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Jean Renoir

(7 risultati)

Leonardo Di Costanzo, “L'intrusa” / Storie di ordinaria estraneità

Negli anni del primo dopoguerra, il riscatto di una nazione sconfitta arrivò inaspettatamente dal cinema, che divenne proprio in quegli anni un fenomeno globale, la principale fonte di svago di un mondo che ricominciava a vivere. Nessuno però aveva mai sentito parlare di quello italiano, che di svago ne offriva ben poco. I film di Rossellini, De Sica, Zavattini e di tutti quelli che seguirono, aprirono la strada a una nuova idea dell'Italia dopo vent'anni di fascismo. Fu chiamato neorealismo, un cinema girato tra città distrutte e campagne sconvolte dal passaggio del fronte, con attori presi dalla strada e che raccontava storie di vita quotidiana: bambini lustrascarpe, operai disoccupati ladri di biciclette, le vicende della guerra e le macerie morali da cui ripartire. L'urgenza di dire è il motivo per cui continuiamo a rivedere quei film che hanno fatto scuola in tutto il mondo e che hanno ispirato tante declinazioni del neorealismo.   È inevitabile richiamare quel modo di fare cinema quando si parla del lavoro di Leonardo Di Costanzo, che nasce documentarista ed è passato al cinema di finzione (categorie in verità un po' logore) con L'intervallo, acclamato in giro per il...

Palermo: al via il Festival internazionale di nuove visioni / Bertolucci. Il ritorno di Novecento

Mantenendo inalterato un certo fascino da opera paradigmatica e cruciale, Novecento di Bernardo Bertolucci si lascia ancora ammirare, a 40 anni dall’uscita, soprattutto come un modello d’ipertrofia autorale, espressione  di quello sguardo esemplarmente radicale e inquieto che, ai tempi della fruttuosa negoziazione etica ed estetica consumatasi sull’asse Europa-Hollywood, la macchina cinema ha voluto e saputo permettersi. Oggi che appare esemplare il suo sofferto e utile interrogarsi sulle contraddizioni dei meccanismi spettacolari del linguaggio cinematografico (al di là di ogni interpretazione “politica” che ha avuto il torto di circostanziarne la magnifica ambiguità), questo capolavoro stratificato e difforme, stralunato e inquietante, sembra aver definitivamente trasformato tutti i propri difetti in pregi. Tanto per cominciare, lo si può leggere come una trasparente metafora del tempo ritrovato del suo autore allora trentacinquenne, pronto a fare i conti con le proprie angosce di stile al crocevia del trionfale scandalo di Ultimo tango a Parigi, che si mescola (psico)analiticamente al tempo così lontano, così vicino della Storia: i 45 anni dell’Italia dal fascismo alla...

Vacanza al lago e in campagna

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Dopo vacanza al mare e vacanza in montagna, questa settimana è la volta delle vacanze al lago, dalle atmosfere passionali di Dirty Dancing alla tranquillità della Scampagnata di Renoir, dai risvolti inquietanti di Venerdì 13 e Femmina folle ai grandi parchi americani di Wild.    Ci rivediamo la prossima settimana con l'ultimo Intervallo di questo agosto 2015, dedicato alle vuote, desolate, a volte bellissime vacanze in città.        

Essere al suicidio, perché far disperare paga

«Quella gente, invece di darti una mano, ti dà la sifilide. Non è vero, Boïeldieu?», chiede il proletario Maréchal. «Ah sì: una volta era un privilegio, ma ora si perde. Come gli altri. Tutto si democratizza: così il cancro, o la gotta, non sono malattie da operai. Ma il popolo ci arriverà, ve l’assicuro», risponde de Boïeldieu. Profezia puntualmente avveratasi (La grande illusione di Jean Renoir, girata nel 1937, finge una conversazione della prima guerra). Anche il suicidio, un tempo appannaggio dei pallidi popoli scandinavi e di qualche anima tormentata, grazie alla crisi finanziaria del 2008 è diventato un fenomeno di massa. Per chi ha fatto caso a questo fenomeno e se ne è lasciato incuriosire, può essere utile la lettura dell’ultimo saggio di Jean-Paul Galibert (Suicidio e sacrificio. Il modo di produzione ipercapitalistico, Stampa Alternativa, Viterbo 2015) che è una sorta di appendice nera alla Società dello spettacolo. Di Guy Debord Galibert condivide il pessimismo di fondo circa il mondo in cui ci è dato di vivere e lo stile secco, semi-...

È stato il maggiordomo

Gosford Park di Robert Altman nacque inizialmente dalla semplice considerazione di non aver “mai fatto un film giallo. Uno di quelli in cui tutti cercano di capire chi è il colpevole, ambientato in una villa aristocratica, come Dieci piccoli indiani: un giallo alla Agatha Christie.” Come dichiarato dalle parole dello stesso regista, tra le eredità più interessanti della celebre scrittrice britannica si annovera il film del 2001, formidabile rivisitazione del più classico tra gli inviti a cena con delitto, sceneggiato dalla penna arguta del barone Julian Fellowes, attore, sceneggiatore e scrittore, cresciuto nell’aristocrazia inglese e sposato alla dama di compagnia della principessa di Kent.       Il film Gosford Park si apre con il rumore di un acquazzone e l’immagine fissa di una pozzanghera. La cinepresa si allarga su un prato con una casa signorile sullo sfondo, l’erba ben curata sulla quale continua a scrosciare una pioggia sempre più fitta. Davanti all’ingresso, un autista si fa aiutare da Kelly Macdonald (nel film Mary Maceachran), la cameriera apprendista di Lady Trentham (Maggy Smith...

La grande illusione

In quanti modi si può iniziare un discorso su La grande illusione? Non ne ho idea. In ogni caso, per me può iniziare solo nel modo che segue.     Il capitano de Boëldieu (Pierre Fresnay) giace in un letto, agonizzante: si è preso una pallottola nel ventre per consentire la fuga ai commilitoni Maréchal (Jean Gabin) e Rosenthal (Marcel Dalio). L'ufficiale che l'ha colpito, il capitano von Rauffenstein (Erich von Stroheim), congedato il cappellano militare, si accosta al moribondo con aria affranta: “Vi domando perdono”. “Avrei fatto lo stesso”, risponde l'altro, “Francesi o tedeschi, il dovere è il dovere”. “Avevo mirato alla gamba...”, dice il tedesco, quasi per scusarsi. “Eravate distante, e c'era scarsa visibilità... E poi, io correvo”, replica il francese. Ma von Rauffenstein: “Non ho scusanti. Sono stato maldestro”. “Fra noi due”, riprende de Boëldieu con un filo di voce, “non sono io quello da compatire. Fra poco per me sarà finita. Ma per voi non è ancora finita”. E poco dopo, sempre sullo stesso tono: “Per un uomo del popolo, è terribile morire in guerra. Per voi e me, è una buona soluzione”. “E io l'ho perduta”, conclude l'ufficiale tedesco. Si avvicina ai due la...

Un quaderno di zombie

Quando Pedro Costa parte per Capo Verde, nel 1994, sono passati ormai cinque anni dal suo primo film, O sangue, una storia per certi versi faulkneriana, tra fratelli e padri morti, da seppellire, più una certa intenzione cinefila, che spesso fa capolino nei primi film, dove è facile rintracciare omaggi, citazioni sotterranee a registi e film amati. In questo primo film girato in un bianco e nero molto contrastato è facile ritrovare Charles Laughton (The Night of the Hunter), certa libertà molto nouvelle vague, l'influenza di Paulo Rocha. È insomma un esordio degno di nota, di cui, nondimeno, lo stesso Costa misura certe ingenuità, proprio legate a questi omaggi: è un film completamente immerso nel cinema. Cinque anni dopo, accompagnato produttivamente da Paulo Branco, Costa si appresta a girare il suo secondo film, Casa de Lava.   Il punto di partenza ruota ancora una volta intorno a un omaggio cinematografico. Chi abbia un minimo di confidenza con i suoi film sa benissimo quanto abbiano contato per lui i film di Jacques Tourneur (in particolar modo Stars in My Crown). Qui però il riferimento va al periodo in cui Tourneur collaborava con il produttore Val Lewton. Insomma, il...