Categorie

Elenco articoli con tag:

Josef Koudelka

(4 risultati)

Foto Industria / Etica ed estetica al lavoro

Quest’anno la rassegna “Foto Industria”, organizzata a promossa dalla Fondazione Mast, giunge alla terza edizione. A Bologna si possono vedere quattordici mostre nei palazzi storici più belli della città e il tema è il lavoro. Quali sono le aspettative che il nostro sguardo esige da altri sguardi? Stiamo osservando ciò che vediamo o ciò che vorremmo vedere? La risposta sta nelle parole che Alexander Rodchenko rivolge a se stesso verso la fine degli anni Venti: “Mi interessa a tal punto il futuro, che voglio vederlo subito, con qualche anno di anticipo”. Le aspettative non sono cambiate: ogni spettatore nelle immagini fotografiche vorrebbe vedere il futuro, o almeno intuirne la forma. Questa mostra sembra offrirne la possibilità. Ma andiamo con ordine.   Rodchenko fotografa il mondo della fabbrica con lo sguardo di chi ha una smisurata fede nella produzione e nella possibilità di una trasformazione “costruttiva” della vita. Il lavoro può generare un cambiamento, allo stesso modo delle potenzialità racchiuse nel modo di produrre le immagini: ampliamento del campo visivo, distorsione dell’obiettivo, vedute dal basso, dall’alto, in diagonale. Qui l’etica e l’estetica, evocate dal...

Steve Sabella. Archaeology of the future

“Everything is a mental state, the place itself doesen’t exist”. (Steve Sabella, catalogo della mostra)     Archeologia del futuro è una mostra ospitata dal Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona. Si tratta di un’esposizione singolare che insieme alle immagini espone anche la vita dell’artista: il palestinese Steve Sabella.   Nato a Gerusalemme nel 1975, e poi trasferitosi a Londra e in seguito a Berlino, egli racconta alla curatrice Karin Adrian von Roques la difficile permanenza nella città natale e la sua strategia di sopravvivenza: “Gerusalemme divenne un’immagine e io mi sentivo intrappolato in essa. Poi però lentamente, dopo aver rappresentato Gerusalemme in una forma, ho capito che il mio sforzo era diretto proprio a capire le immagini, la loro funzione e origine, per trovare una via e liberare me stesso (…) dall’esilio, o dall’immagine dell’esilio, ricorrendo alla mia immaginazione. Ciononostante, ho realizzato che ero stato imprigionato in altre immagini”. Per questo la vita stessa, afferma l’artista, diventa “un processo...

Fotografia – Festival Internazionale di Roma

Quasi inevitabile quest’anno la scelta di Fotografia – Festival Internazionale di Roma alla sua undicesima edizione, curata da Marco Delogu e come sempre allestita negli spazi del MACRO a Roma, di portare l’attenzione sul tema del lavoro. In tempi di crisi economica, un soggetto scontato ma anche difficile da realizzare nella sua complessità. Lavoro, al giorno d’oggi, significa tutto e niente: il lavoro che c’è, che non c’è, il lavoro che ha perso la dignità di potersi chiamare tale, il lavoro che toglie lavoro e partecipa attivamente alla crisi, e non ultimo, il lavoro stesso del fotografo, che non è semplice artista, ma anche professionista con impegni da portare a termine.   Chris Killip, Netting Seacoal Lynemouth, 1983, inkjet print 50 x 40 cm. Courtesy l’artista   C’è dunque in Fotografia: Work un numero enorme di volti, dai lavoratori migranti di Ulrich Gebert agli avvocati immersi nei contratti di Lars Tunbjörk, ma soprattutto c’è lo spazio, lo spazio della terra colonizzata e trasformata in piantagione, uffici stracolmi di carte, le piazze...

Monica Haller | The Veterans Book Project

Ha detto una volta William Saroyan: “Una foto vale mille parole. Sì, ma soltanto se la si guarda e si dicono o si pensano quelle mille parole”. È proprio così: tanto più quando si ha a che fare con quella specie di iper-immagine che è la fotografia di guerra. Come hanno spiegato Susan Sontag in Davanti al dolore degli altri e Georges Didi-Huberman in Immagini malgrado tutto, ancora meno delle altre l’immagine di guerra può “parlare da sé”: perché nella sua traumatica nudità questa “terapia d’urto” può “suscitare reazioni opposte” (Sontag). Viceversa necessita di un corredo di parole, una cornice argomentativa che con quell’immagine si combini in un “montaggio di intelligibilità” (Didi-Huberman). Sontag faceva l’esempio dell’anarchico Ernst Friedrich, il quale nel 1924 agli insostenibili primi piani delle gueules cassées, i reduci sfigurati della Grande Guerra, nel volume Guerra alla guerra associò didascalie come “L’eroismo è menzogna. L’orrore è realtà” (...