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Lara Favaretto

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Tavoli | Lara Favaretto

Il tavolo è pieno, ma per nulla caotico. Su di esso gli oggetti giacciono compostamente, come in un magazzino di museo, in un archivio, come fossimo al cospetto di una Wunderkammer piana. La casualità appare quale strumento d’ispirazione creativa, sfruttata con cura, ma sempre tenuta a bada da una regola sotterranea. La varietà degli spunti è evidente: possiamo quasi immaginare l’artista ferma, in contemplazione di questa collezione, meditare sui possibili utilizzi di queste forme molteplici, qui esposte come calme reliquie.   Sul tavolo vediamo anche quello che non c’è, i coriandoli di New York, i rottami di Kassel, la terra di Venezia, memorie di un percorso artistico che non cede il passo al disordine, pur corteggiandolo. E, ancora più impalpabili, su questo tavolo si poggiano le ombre della Storia; gli oggetti, queste povere tracce minime, cantano vicende che il lavoro dell’artista lascerà trasparire solo in parte, forse. Non esiste ancora un quadro d’insieme, per ora ascoltiamo molteplici, brevi dialoghi. Un lato del tavolo non guarda all’altro, i piccoli arnesi comunicano solo...

Arte Povera oggi

Come tutti sanno, di recente Germano Celant ha disseminato tutta la penisola di mostre sull’Arte Povera: Milano, Roma, Torino, Bari, Napoli. Ho visitato quella di Milano e, senza avere la presunzione di tirare le somme sul movimento, o solo di abbozzarne un ritratto complessivo, un bilancio seppur parziale alla fine si può trarre. L’impressione che ne ho riportato, passeggiando per le sale della Triennale in compagnia di Alberto Garutti, è che a quarant’anni di distanza quelle opere sono più vive che mai.   La sensazione, netta, era di stare in mezzo a opere di oggi, più che di ieri. Non capita lo stesso, per dire, guardando la Pop Art (per rimanere sul coevo). Guardi Warhol ed è, inevitabilmente, invecchiato: è come se le sue opere portassero addosso un cartello con la data; e subito ti immagini la sua Polaroid, James Dean, l’AMERICA (maiuscolo, come il sogno che si guardava da qui, in quegli anni); e poi i Kennedy, i Beatles e i Rolling Stones, l’emporio dei miti degli anni ’60 al completo, per finire con tuo padre che fuma Nazionali alle manifestazioni fuori dall’università....

Italia tra parentesi

L’Italia come argomento. Che cosa rende questo paese così particolare tanto da divenire oggetto o soggetto di un’opera d’arte? Nessun paese al mondo è stato tanto ritratto quanto lo è stato nei secoli l’Italia. Non certo soltanto per i paesaggi, la storia o l’arte, ma anche e soprattutto per una materia costituita da una umanità che sfugge ad ogni definizione o categoria. Una materia umana creata dalla stratificazione e ibridazione di culture ed etnie diverse, risultato di scontri e integrazioni secolari, forzata alla coabitazione su un piccolo e vario territorio e che solo di recente ha cercato di immaginare una storia comune, alla ricerca di una possibile identità condivisa.   Laboratorio permanente dove si testano sino al limite le pulsioni più profonde dell’animo umano, tra tragedia e commedia, per gli artisti l’Italia rappresenta un principio di realtà, un territorio da cui nascono e si mettono alla prova etiche, poetiche ed estetiche. Un territorio in cui la realtà offre una infinità di trame, di storie, di situazioni, di personaggi tali da rappresentare gi...

Il libro di Bartolomeo Pietromarchi / Arte e identità italiana

Ai bei tempi dell’idealismo, quando la Storia andava sottobraccio al Progresso, e le Nazioni non facevano che seguire i loro presunti Destini (per lo più dominare il mondo e far fuori le rivali, ma questa è un’altra questione), l’Arte sembrava avere un mandato indiscutibile: esprimere l’Anima, il Genio, insomma l’essenza dei popoli, fosse questa la spiritualità dei Tedeschi o l’anima razionale dei Francesi ecc. Gli Italiani, prima ancora che questo termine coincidesse con un’entità nazionale, avevano per parte loro un compito ancor più difficile: mettere insieme le molte Anime ereditate dal passato – classica, cristiana, rinascimentale, barocca ecc. – e inventarsene possibilmente una moderna. La storia, quella vera, non è stata generosa con nessuna di queste due missioni: l’arte si è sottratta alla sua supposta condizione passiva ed è stata ripensata radicalmente lungo il corso del Novecento come attività che produce anziché riflettere il mondo, come una invenzione, anziché come l’effetto di un’origine qualsiasi, ovvero, rovesciando l’assunto storicista di partenza, come qualcosa che sfida appunto le nozioni correnti su cosa e come debba essere un’opera di un determinato tempo e...

Nuovi monumenti italiani

6 aprile 2009. Trema L’Aquila e crolla il suo centro storico, bellezza un po’ nascosta tra le montagne. Crollano gli edifici antichi, si sbriciolano le palazzine anni ’60, rimangono in piedi i soli palazzi fascisti. 2 novembre 2010. Buona parte del Veneto è sommerso da una grande alluvione. Forza della natura o incuria ambientale? Troppa natura o troppa civiltà? 6 novembre 2010. Crolla una parte della Casa dei Gladiatori di Pompei, vestigia arcinota in tutto il mondo. La pioggia le è stata fatale. Qualche giorno dopo, ancora uno smottamento. I ministri si difendono, l’opposizione protesta, i benpensanti s’indignano. “Il nostro patrimonio culturale! La nostra Storia!” Il Belpaese si sbriciola, si sfalda, va in rovina. Come la faccia del suo Primo Ministro, l’Italia crolla sotto l’inesorabile peso del tempo. Non sono serviti gli interventi straordinari, i salvataggi in extremis, le infinite puntellature. Non basta la cipria e il fondotinta, la chirurgia estetica e il botulino. Senza una strategia di lungo termine il tempo, prima o poi, presenta il conto. Ma per un paese che nel passato ha sempre rischiato di sprofondare, che a queste rovine si è attaccato spesso come a un...