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Le parasite

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5 / Parasitus in fabula

C’era una volta un topo di città. Dopo essere stato ospitato a un frugale pranzo dal topo di campagna, ricambia l’invito per fargli assaggiare i cibi succulenti della sua ricca dispensa; mentre i due stanno mangiando, si sente un terribile latrato di cani e lo spavento induce il topo campagnolo a tornarsene alla sua misera ma sicura vita. La favola, scritta da Esopo nel VI secolo a.C., sarà ripresa nella sesta Satira di Orazio per comporre l’elogio della semplicità della vita campestre. Anche nella versione che ne proporrà Trilussa, all’onestà della vita rustica si contrappone l’universo ipocrita ed ingiusto della città: “er sorcio de campagna” è allarmato dalla presenza delle tagliole nel lussuoso locale in cui è stato invitato dal “sorcio de città”; ma quest’ultimo lo rassicura, in campagna per i topi che rubano c’è pronta la “tajola”, ma in città nelle trappole ci finiscono soltanto “li sorcetti poveri”, quelli ricchi possono stare tranquilli. Nella versione che ne proporrà La Fontaine, la serenità del pasto raffinato, consumato su di un tappeto di Turchia nel palazzo del Topo di città, è turbata da rumori alla porta. I due topi spaventati decidono di recarsi in campagna dove...

4 / Parassiti in guerra

Ben poche malattie vengono sconfitte per la semplice forza della scienza e l’efficacia della tecnica, ha mostrato Bruno Latour in I microbi. La vittoria su di esse non si spiega con l’evidenza della ragione, non si piega alla logica del progresso; occorre tener conto anche della folla di alleati che entrano ad ingrossare le truppe degli scienziati. Fra i primi ad accogliere il pasteurismo sono i medici militari. Giovani in piena salute muoiono anche in tempo di pace nelle caserme che non sono poi molto diverse dai laboratori, spazi circoscritti dove i parassiti si diffondono ma dove si possono controllare i protocolli sperimentali. In tempo di guerra poi, le epidemie sono da sempre le armi più potenti; lo sappiamo dalla peste che diciamo manzoniana attorno al 1630, prima ancora alle “orrende guerre d’Italia” a fine Quattrocento, dove fa la sua comparsa la sifilide, forse importata dalle Americhe in quello scambio, diseguale anche in termini batterici, fra colonizzatori e indigeni. Nel 1802, più di 50.000 soldati francesi, sbarcati a Santo Domingo, vengono sterminati dalla febbre gialla, senza combattere. Passano una decina d’anni e tocca all’armata di Napoleone venire sconfitta...