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Leonardo Di Caprio

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Cannes 2 / Quentin Tarantino Plays Itself

“L’architettura qui è molto coerente: c’è quella francese vicino a quella spagnola, vicino a quella Tudor, vicino a quella giapponese […] Qui è tutto pulito perché non buttano via la spazzatura, la riciclano negli show televisivi”. È la famosa scena di Io e Annie in cui Woody Allen si rende protagonista di una delle sue celebri tirate contro Los Angeles, la città che i newyorkesi amano odiare. O almeno questo è il luogo comune che ha contribuito a costruirne la reputazione di città per eccellenza dell’America frivola, disimpegnata, culturalmente parvenu, persino reaganiana. L’architettura e l’urbanistica sono come spesso accade la cartina da tornasole, e la condanna per Los Angeles è senza appello: esempio di una nuova configurazione iperurbana a misura di automobile dove non esiste unità di senso, dove gli stili abitativi si giustappongono senza regola e il kitsch la fa da padrone.    Bisognerebbe leggere Città di quarzo (Manifestolibri, 1983) di Mike Davis – uno dei più grandi saggi di geografia sociologica su una città –, o Los Angeles: l'architettura di quattro ecologie di Reyner Banham (Einaudi, 2009), o vedere il film capolavoro di Thom Andersen Los Angeles Plays...

Una meritatissima Palma d'Oro / Cannes 71: "Shoplifters" di Hirokazu Kore’eda

È nota l’interpretazione che Slavoj Žižek diede di Titanic di James Cameron in The Pervert’s Guide to Ideology: quando la sera prima del naufragio Rose (Kate Winslet) dichiara finalmente il suo amore a Jack (Leonardo Di Caprio) e decide, non appena la nave attraccherà a New York, di sciogliere il suo fidanzamento con il ricco Caledon e di iniziare una vita con lui, l’iceberg arriva proprio al momento giusto. È la tragedia del Titanic che impedisce il compiersi di un naufragio ben peggiore, quella della loro vita di coppia insieme (che, dice Žižek, sarebbe finita come quella di una mediocre coppia qualsiasi). Per riuscire a preservare l’eccezionalità di una delle storie d’amore più celebrate da generazioni di innamorati c’è bisogno che la loro realtà venga soppiantata da un’immagine: per riuscire ad amarsi in forma ideale, la storia d’amore reale deve trovare un ostacolo che le impedisca di realizzarsi. Il Titanic funziona da ostacolo esterno al loro amore, proprio perché non li farà mai sapere che ogni amore deve confrontarsi con un ostacolo interno e intrinseco.       È questa la struttura di base di ogni melodramma, da Romeo e Giulietta a Breve incontro di David...

Il Sessantotto di chi non c'era / Per farci coraggio

Se fosse ancora vivo, mio nonno paterno, oggi, avrebbe centoventisei anni. È nato quasi cent’anni prima di me, nel 1892, piccolissimo proprietario terriero di campi di nocciole coltivati di persona, con l’orgoglio di una seconda elementare e un piglio da elegante latifondista. Mio padre, classe 1951, ultimo di tredici figli nati da tre mogli diverse avvicendatesi per casi di ordinaria vedovanza, è cresciuto tra adulti che invecchiavano e morivano presto. È stato per tutta la vita appendice estrema e superstite di un nucleo familiare e di un universo mondo di cui ha interiorizzato un sistema di valori quando era già decaduto. Ha visto più funerali che battesimi, invecchiando con grande naturalezza mentre aveva ancora cinquant’anni. Oggi, poco meno che settantenne, dopo aver lavorato da quando aveva più o meno tredici anni nei cantieri edili, patisce l’allungamento dell’età media della vita come un fatto strano, schizofrenico. Mia mamma è del 1959, ultima di cinque figli di un mastro cestaio nato nel 1922, uomo semplice, buono come il pane. Altra appendice, lei, di una famiglia di tutti già adulti che invecchiavano mentre lei fioriva. In quanto donna, a differenza di mio padre,...

Quentin Tarantino. Django Unchained

Come di tutti gli altri film di Quentin Tarantino, di Django Unchained risulta quasi impossibile dare definizioni, comporre etichette o tentativi di incasellamento in categorie filmiche, ordini estetici o specie cinematografiche. Anzi, per capire meglio di cosa si parla, per comprendere il significato e sviscerare il più possibile i contenuti dell’opera è senza dubbio consigliabile, piuttosto, capire quello che Django non è. E a voler essere precisi, ma anche un po’ pignoli per la verità, Django in prima analisi non è nemmeno un western. Non lo è nell’ambientazione (il sud e non l’ovest), non lo è nelle dinamiche della storia (manca l’emblema del western per antonomasia: il duello) e non lo è nemmeno, cosa più importante, per quel che riguarda le dinamiche stilistico-estetiche della regia di Tarantino. A ben vedere l’unica materia che cala la pellicola nell’universo filmico del genere della frontiera è la miriade di citazioni, più o meno evidenti, con la quale il regista riempie, come di consueto, tutta la pellicola. Prestiti, calchi e omaggi derivanti nella...

#140cine: da venerdì 6 aprile al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Con un voto da #0 a #0000 e il trailer. Aspettiamo sui Social Network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 6 aprile in sala: Piccole bugie tra amici di Guillaume Canet (Les petits mouchoirs, Francia 2010) #140cine Il grande freddo non passa mai, anche d'estate, anche in Francia, anche tra amici parigini e premi Oscar. #00 Pollo alle prugne di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud (Poulet aux prunes, Francia 2011) #140cine Avete presente la Satrapi, l’autrice del meraviglioso Persepolis, fumetto e film? Ecco, dimenticatela. #00   Titanic 3D di James Cameron (id., Usa 1997/2012) #140cine Non è che ora questo ripassa ogni suo film in 3D, vero? Se no al prossimo giro ci ritocca True Lies... #00 Pirati! Briganti da strapazzo di Peter Lord, Jeff Newitt ((The Pirates! Band of Misfits, Gb, Usa 2012) #140cine Un film d’animazione a passo uno, cioè vecchia maniera. Poi lo fanno in 3D, ma il sapore è di archeologia. #00...

Clint Eastwood. J. Edgar

Con J. Edgar  Clint Eastwood ha realizzato un nuovo capitolo della sua personale storia della violenza negli Stati Uniti. Quello definitivo probabilmente, dal momento che affronta la biografia di una figura chiave come Edgar J. Hoover, il potentissimo direttore dell’FBI che guidò e riformò il bureau dal 1924 al 1972, anno della sua morte, e servì il Paese sotto ben otto presidenti. Con uno sguardo complessivo che comprende l’America del Duemila di Mystic River, quella dell’omicidio Kennedy di Un mondo perfetto, della Guerra mondiale di Flags of Our Fathers, della Grande depressione di Changeling, e a ben guardare anche l’America del grande west, in cui anche un assassino come William Munny poteva far fortuna con il commercio, J. Edgar racconta la nascita del sistema di repressione della criminalità come strumento di controllo e potere.   Hoover, in quanto personaggio storico, è dato quasi per scontato, come se tutti gli spettatori fossero a conoscenza dei lati oscuri che hanno segnato la sua parabola in cinque decenni di storia americana (viene in mente il ritratto grandguignolesco che ne fa DeLillo nel...