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L’invenzione della tradizione

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Una nuova rivista / Evento, trauma, storia

Una storia che voglia andare nel profondo della comprensione psichica degli avvenimenti forse non può accontentarsi di concentrare la propria attenzione soltanto su ciò che è fattualmente successo, ma deve anche cercare in ciò che è stato desiderato, voluto, benché non sia accaduto nel tempo deputato. Ciò non per fare l’inutile avvocatura dei sé e dei ma, bensì per comprendere come, a volte, proprio ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato, può emergere successivamente dal suo spazio negativo e contribuire a produrre, après coup, fatti storici positivi di grande portata. Molti sarebbero gli esempi in tal senso. Ne farò alcuni. Si pensi alla “pugnalata alle spalle” con cui il nazionalismo tedesco, subito dopo la fine della prima guerra mondiale, preparò la strada a quella che avrebbe dovuto essere la rivincita della seconda. Si pensi anche a un paese vincitore del primo conflitto mondiale, quale fu l’Italia, e alla “vittoria mutilata” che forte influenza ebbe nel nutrire e incanalare il risentimento sociale del belpaese, derivato dalla delusione seguita alle aspettative dall’esito vittorioso. L’enfasi propagandistica arrivò perfino a istituzionalizzare la figura del mutilato...

Nuove forme dell’identità collettiva / Trattoria, Paesello, Territorio. I conti con l’oste

Molte e molti di noi hanno iniziato a cucinare tra l’asilo e le elementari. Chi disponendo di pongo multicolore, magari sassi; chi trasportando sapidi secchi di sabbie adriatiche o tirreniche; fino a chi mesceva insalate di bucce di cipolle e torsoli di mele o, come Tommaso Melilli, «zuppe di fiori», decorate da formiche morte e coccinelle.  Mi guarderei bene dal dire che i nostri intrugli d’infanzia esprimevano alcuni tratti identitari dell’italianità, tuttavia non è ardito suggerire l’inerenza di un elemento generazionale: bimbi di cinquanta, o sessant’anni fa potevano per esempio più spesso essere istruiti, come in un gioco, ad abbattere una gallina o un coniglio destinati alla tavola, e oggi sono in vendita decine di modelli di cucine giocattolo a tema Masterchef.    Forse, poi, la gallina del cortile di casa e la cucina giocattolo con pentole «effetto antiaderente» sono immagini che rimandano a due poli valoriali di un’era post-gastromaniacale (Marrone, Gastromania, Bompiani 2014). Come se una volta ritiratasi la prima grande ondata dell’ossessione nazionale collettiva verso il cibo, ci ritrovassimo cambiati, ci dovessimo pensare naufraghi su una nuova terra...

Ritorno al futuro / Benedict Anderson, Comunità immaginate

Comunità immaginate, pubblicato negli Usa nel 1983 dallo studioso sino-irlandese Benedict Anderson, affronta la questione della genesi e della struttura del nazionalismo. Mi è sembrato necessario affrontare la lettura di questo classico di fronte ai cambiamenti dello scenario politico occidentale, alla ricerca di un quadro interpretativo fondamentale che riconoscesse dignità al nodo del nazionalismo, tornato in grande auge nella nostra attualità. La lettura del libro mi avrebbe auspicabilmente aiutato a (ri)posizionare il mio punto di vista di semiologo, indicandomi cosa guardare, da dove cominciare per tentare un’interpretazione dei testi e degli artefatti che circolano nel nostro scenario sociale al passo coi tempi, al passo cioè con la nuova sensibilità che l’egemonia del nazionalismo in Occidente incarna al giorno d’oggi.  L’edizione che ho usato per questa rilettura è stata quella del 1996 di Manifesto Libri, introdotta da Marco D’Eramo. Al momento della pubblicazione dell’edizione italiana, lo scenario politico sociale era molto diverso da quello attuale. Era il tempo della globalizzazione e dell’atlantismo trionfante, del villaggio globale promesso da Internet e del...

Un libro di Maurizio Bettini / Contro le radici

«Eravamo disposti ad ammettere qualsiasi cosa, ma non di essere cominciati dai piedi». Sono parole del grande paleontologo André Leroi-Gourhan, uno dei maggiori specialisti dell’evoluzione umana, che continua affermando che la storia del nostro genere è fatta con i piedi, perché gran parte del nostro essere umani dipende dalla posizione eretta, per conquistare la quale i piedi sono fondamentali. Senza i piedi saremmo ancora tutti in una torrida depressione della Dancalia dove è nato l’Homo Sapiens. Nonostante questo, mai come negli ultimi decenni nelle retoriche politiche di certi movimenti localistici, identitari e spesso xenofobi si è sentita evocare così spesso la parola “radici”. I dibattiti politico-mediatici ne sono ormai intrisi, e le “radici” sono una sorta di fondamento per rivendicare una identità forte, altro elemento divenuto la cifra politica di alcuni partiti xenofobi a partire dalla Lega in Italia, fino al Fronte Nationale dei Le Pen padre e figlia in Francia, al movimento di Geert Wilders in Olanda, al Perussuomolaisset (i veri finlandesi) in Finlandia e a gruppi politici affini in Ungheria, Austria, Danimarca che hanno fatto dell’etnicità la loro chiave retorica...