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Lorenzo Lotto

(7 risultati)

Il demonio dell’iconologia / Jean-Claude Lebensztejn, Figure piscianti

Nel 2013 Jean-Claude Lebensztejn aveva raccolto in volume una serie d’interventi disparati (e alcuni inediti) che tracciavano un perimetro d’azione a prima vista difficilmente identificabile. Vi si trattava, fra l’altro, della punteggiatura di Lautréamont, delle diverse versioni di Perdita del centro dello storico dell’arte nazista Hans Sedlmayr, della magia dell’arte secondo Diderot. Osservando il sommario si poteva essere colti dalla stessa sensazione di spaesamento suscitata da un’ideale bibliografia completa dell’autore. Che cosa riusciva, infatti, a tenere assieme quelle pagine? Tutti gli scritti del volume erano riuniti esplicitamente sotto il segno degli “spostamenti” – Déplacements, appunto, il titolo del libro. Fra i testi si poteva scorgere un contributo, centrale, sul decorum, scaturito da una rilettura della lettera (novembre 1545) di Pietro Aretino a Michelangelo. Per le brevi: l’accusa a Michelangelo era di aver dipinto figure che avrebbero dovuto stare altrove – «in un bagno delitioso, non in un choro supremo si conveniva il far vostro». Da qui, in Mauvais lieu (p. 136 e sg.), Lebensztejn ripercorreva proprio le occorrenze e possibili accezioni di “decoro” in...

Palazzo Buonaccorsi, Macerata / Lotto l'oscuro

Vedere o rivedere i quadri di un pittore che si ama è un ottimo motivo per viaggiare. Le Marche sono belle da attraversare longitudinalmente, lungo l'autostrada che scende verso sud. Si capisce perché hanno un nome plurale. Ogni Marca ha le sue colline. E ognuna fa bella mostra di sé e si crede più bella della vicina. Osimo, Loreto, Recanati. Anche se si fronteggiano in pochi chilometri ogni collina parla la sua lingua. Scendendo più a sud le città storiche non sono più sul mare, ma nelle loro piccole valli protette da montagne e alte colline. Macerata, bella e sorniona sul suo luminoso altopiano, ospita una mostra bellissima dedicata a un suo antico pittore, veneziano ma marchigiano d'adozione, Lorenzo Lotto l'oscuro, il fuggitivo, l'incompreso, lo scrutatore d'anime, maestro di composizione e superbo ritrattista del sedicesimo secolo.   La mostra, suscitata da una serie di mostre di grande rilievo internazionale (al Prado di Madrid e alla National Gallery) è ospitata con stile nello storico palazzo Buonaccorsi. Le Marche partecipano a pieno titolo a questo non programmato anno dedicato al Lotto. Nei suoi diversi passaggi, in età giovanile e in età avanzata, Lotto ha...

Humor melanconico ed enigmi / Lorenzo Lotto: ironico sguardo

Incline al tormento dei melanconici, Lotto agisce sulla forma e sui temi da esprimere avvicinandosi e prendendo le distanze continuamente dall’iconografia rinascimentale. Come se il demone della sua creatività sentisse l’urgenza di cogliere nuove soluzioni con un passo retrogrado – anche solo per differenziarsi dalle ricerche dei grandi suoi contemporanei – con continue rivisitazioni delle migliori intuizioni espresse nel Medioevo, per tentare nuovi passi in avanti. Progredire retrocedendo, dunque, per infondere alle immagini la forza di una tradizione icastica, con un approccio pervaso da una intimità pacata, che esplode a volte con lampi di visioni straordinarie, e con larghe concessioni al senso dello humor.   Lorenzo Lotto, Pala di Santo Spirito, 1521, Bergamo, Chiesa Santo Spirito.   L’ironia di Lotto è dissimulazione e insieme anche interrogazione di matrice socratica, che il pittore utilizza nel suo procedere speculativo mentre immagina formalmente le sue opere e dipana la sua poetica concettuale. Vi sono nei suoi quadri dettagli e immagini che significano qualcos’altro rispetto a ciò che sembrano di primo acchito rappresentare, inseriti in un determinato...

Classici in prima lettura / Il carteggio Aspern

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Un classico mai letto. Ci pensi un po’, fai qualche conto, e scopri che sono più quelli che potrai ancora scoprire di quelli che hai già percorso, amato, rifiutato. Ne scegli uno. Ci ragioni su per una settimana, senza toccarlo. Poi capisci che se non lo avevi affrontato qualche motivo c’era. Stessa cosa per un altro. Cosa scriverò? È giunto finalmente il momento di Guerra e pace? No, troppo lungo per i nostri tempi veloci: aspettare la pensione.  Poi, per caso, stai leggendo un racconto su un luogo che ami, che ti rimane misterioso, in parte estraneo, dove hai vissuto per lavoro per qualche periodo e non sei riuscito a trovare la chiave del labirinto. Insomma Venezia, città fluida, liquida, contemporanea perciò e, naturalmente, antica, antichissima, spiattellata ogni giorno a migliaia di turisti e inaccessibile. Stai leggendo il Ritratto veneziano di Gustaw Herling (appassionante, ma non un classico; troppo moderno, con quelle calli e quei campi toccati dal conflitto mondiale finito nel 1945, quella storia di orrori, di amori, di falsari, di...

Il sabato del villaggio / Addio confort

Con le scuole ormai chiuse, gli esami di maturità in dirittura d’arrivo, l’estate, tra alte e basse temperature, sembra essersi ormai avviata e si avvertono i primi timidi tentativi di fuga dalla città. Ritrovare la natura, lo spazio selvaggio, ma senza perdere i confort: una natura a misura d’uomo sembra essere il bisogno da soddisfare. Addio alla natura quindi, ma soprattutto un addio alla sua idea culturale e falsificante, questo l’auspicio contenuto già nel titolo dell’ultimo libro di Gianfranco Marrone recensito questa settimana da Marco Belpoliti e Franco Farinelli e su La Repubblica da Maurizio Ferraris in un ampio articolo. Uomo e natura, due conviventi che mal si sopportano, ma anche una corsa ciclistica, la Milano-Sanremo, tra le più affascinanti ed estreme del mondo. Un percorso vario ed imprevisto, un paesaggio naturale, sorprendentemente nel cuore di uno dei territori più urbanizzati d’Europa: ce lo racconta Igor Pelgreffi. Di tutt’altra natura la sparizione che si materializza sotto gli occhi di Giuseppe Montesano, ossia quella della spazzatura napoletana in parte spostata dalle...

Che fico!

  Ti prende di sorpresa. Dapprima pungente – come una barba soigneusement negligée – un poco acre, un poco tannico. Poi trasuda il dolce lattice che lo innerva. L’ora di canicola, in campagna, ha l’odore maschio del fico (ficus carica). Quello incontrato a Vignana, entroterra di Levanto, è il padrone dell’orto: con la cupola del suo pesante fogliame si impone sui pallidi ulivi, offre meditativo ristoro.     La lingua francese, distinguendo albero (le figuier) da frutto (la figue), accendeva poetiche femminine immagini in Francis Ponge (“Nous l’aimons comme notre tétine”, Comment une figue de paroles et pourquoi). Sarà anche per questioni di genere grammaticale se quest’albero antico mi fa invece pensare a un amante insaziabile, prorompente, vigoroso, prolifico. Spande i suoi semi con abbondanza: con facilità attecchiscono nel cemento fessurato, ai piedi di un altofusto, al mezzo di un cespo fiorito.   Tardivo nel metter foglia, mostra per lunghi mesi le nude braccia: dritte e lisce da giovani, intrecciate e contorte se, lontano da cesoie, sono libere...

Claudio Franzoni. Movimento doppio

  Questo articolo inaugura una serie di interventi che esplorano il tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.     Claudio Franzoni, studioso di arte antica, si è occupato in modo particolare di storia della tradizione classica e del rapporto tra antropologia e immagini. Per Einaudi ha curato l’edizione dell’Atlante della serie I Greci e ha pubblicato Tirannia  dello sguardo. Corpo, gesto, espressione nell’arte greca (2006).   Claudio Franzoni, Movimento doppio   L’appuntamento è alle 15 alla Pro Loco di Trescore, a mezz’ora da Bergamo. L’oratorio Suardi si può visitare solo così perché è di proprietà privata. Seguiamo – una decina di visitatori – il cicerone nel parco fino all’oratorio, saldato al corpo della villa principale da una sorta di passaggio coperto aggiunto nell’Ottocento. Entriamo e comincia la visita guidata che durerà circa un’ora, tempo...