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Luca Rastello

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Piove all’insù e la violenza del ’77

Due anni fa moriva, a pochi giorni dal suo cinquantaquattresimo compleanno, Luca Rastello. Intellettuale tra i più lucidi e impegnati della sua generazione, autore di reportage memorabili nella sua attività di giornalista, Rastello è stato innanzitutto e perlopiù un grande scrittore, la cui opera ancora aspetta di ricevere l’attenzione critica che merita. Qui è dell’esordio romanzesco di Rastello, Piove all’insù (Bollati Boringhieri, 2006), che vorrei parlare: non solo il suo capolavoro, ma anche un romanzo cui, nel quarantennale del 1977, spetta un posto d’onore nella bibliografia in continua evoluzione su quel periodo storico e sul movimento multiforme che lo ha attraversato.   Piove all’insù si apre in una cornice pseudo-epistolare collocabile con ogni probabilità nel 2002: Pietro, narratore e protagonista, ha appena saputo del licenziamento ingiustificato della compagna e, «tanto per distrar[la] un po’» (p. 7), decide di svelarle un dettaglio risalente agli inizi della loro storia che gli è riaffiorato alla mente di recente – un pretesto, in realtà, per raccontarle la sua giovinezza e rincontrare il se stesso di fine anni Settanta. Così, tramite le vicende personali e...

Luca Rastello. Due anni dopo / Piove all’insù e la violenza del ’77

Due anni fa moriva, a pochi giorni dal suo cinquantaquattresimo compleanno, Luca Rastello. Intellettuale tra i più lucidi e impegnati della sua generazione, autore di reportage memorabili nella sua attività di giornalista, Rastello è stato innanzitutto e perlopiù un grande scrittore, la cui opera ancora aspetta di ricevere l’attenzione critica che merita. Qui è dell’esordio romanzesco di Rastello, Piove all’insù (Bollati Boringhieri, 2006), che vorrei parlare: non solo il suo capolavoro, ma anche un romanzo cui, nel quarantennale del 1977, spetta un posto d’onore nella bibliografia in continua evoluzione su quel periodo storico e sul movimento multiforme che lo ha attraversato.   Piove all’insù si apre in una cornice pseudo-epistolare collocabile con ogni probabilità nel 2002: Pietro, narratore e protagonista, ha appena saputo del licenziamento ingiustificato della compagna e, «tanto per distrar[la] un po’» (p. 7), decide di svelarle un dettaglio risalente agli inizi della loro storia che gli è riaffiorato alla mente di recente – un pretesto, in realtà, per raccontarle la sua giovinezza e rincontrare il se stesso di fine anni Settanta. Così, tramite le vicende personali e...

I buoni siamo noi

La lettura mi ha tirato fuori tutto quello che in questi mesi, in questi anni, avevo nascosto in fondo a me stesso. Ha acceso un riflettore da un'altra angolazione (non la mia) e ha messo in luce quel cono d'ombra che ho vissuto, ma mai guardato e affrontato, riletto, analizzato. Quelle cose con cui avrei dovuto fare i conti e che invece ho preferito nascondere, nel tentativo di dimenticarle. Sento la necessità di parlarne, con chi era con me in quel periodo, con gli amici di una vita e con i conoscenti, con tutte quelle persone che per oltre tre anni mi hanno visto assente, profondamente impegnato in quello che facevo, e senza altro tempo per altro e per altri. Troppo spesso in quel periodo mi sono sentito dire oppure ho sentito dire: "Daniele non c'è, deve salvare il mondo!". Non ho salvato nessuno. Io sono salvo, ma vinto, e ho bisogno di raccontare quello che è successo […]   [status Facebook di Daniele R., 17 maggio 2014, in seguito all'uscita de I buoni di Luca Rastello, 133 “mi piace”, 21 condivisioni]   Poi, un giorno, capita che parta un ultimo giro di telefonate, messaggi, whatsapp, e...

Un racconto della strage di Srebrenica

In questi giorni è mancato un amico, il grande giornalista e scrittore Luca Rastello. Non gli sarà concesso di vedere l'uso politico, ideologico e identitario che verrà fatto in occasione del ventennale della strage di Srebrenica dell'11 luglio 1995, un atto genocidario nel quale persero la vita circa ottomila uomini e ragazzi musulmani per mano delle milizie serbe di Ratko Mladić, i “cetnici”. Un episodio recente della storia europea che ci parla anche e soprattutto delle responsabilità delle potenze occidentali in quella guerra, dell'Unione Europea e delle missioni di pace dell'Onu. Degli “angeli”, i Caschi blu canadesi e olandesi che Luca ha raccontato ne La guerra in casa (Einaudi 1998), pubblicato a tre anni dalla fine del conflitto. Quasi vent'anni dopo, le sue parole sono ancora di sorprendente attualità.   Per ricordare Luca pubblichiamo alcuni stralci del libro, che ci restituiscono almeno in parte il suo sguardo lucido, lontano dalla retorica passe-partout e sempre accompagnato dai fatti: Luca riuscì a tirare fuori da quella guerra decine di persone, e ad aiutarle a costruirsi...

Contro il no profit. A che pro?

Pubblichiamo con piacere la replica di Giovanni Moro alla recensione al suo libro scritta da Nicola Villa e che potrete leggere qui.     Nella sua recensione pubblicata in questo sito qualche settimana fa, Nicola Villa giudica il mio libro Contro il non profit «un testo in ritardo, fuori tempo massimo, un’occasione persa», e ancora «deludente e superato». Ohibò. Sinora mi ero solo sentito dire: "È il libro che avrei voluto scrivere", e: "Finalmente qualcuno ha tirato il sasso nello stagno". E le stesse critiche di alcuni addetti ai lavori mi hanno fatto pensare che il libro almeno un po’ abbia colto nel segno. In questo caso, invece, il mio lavoro riceve una vera e propria stroncatura globale, che va dal linguaggio ai contenuti.   Non conosco il recensore né il suo lavoro e di questo faccio ammenda. Però cerco di capire le ragioni di tanta hybris, non prendendo nemmeno per un attimo in considerazione la ipotesi che essa sia dovuta al semplice gusto di stupire e di cantare fuori dal coro. Sfuggo quindi alla tentazione alla moda di dire che me ne farò una ragione, perch...

Giovanni Moro: contro il non profit, ma in ritardo

Nella Bibbia si legge che quando Gesù andò verso Gerico, Zaccheo, che era basso di statura, salì su un albero di sicomoro fuori dalla città per vedere per primo il profeta e annunciare alla popolazione della città il suo arrivo. Il "vedere prima" non è una caratteristica degli individui egoisti, ma al contrario è una dote di quei soggetti sociali che capiscono prima degli altri il nuovo, le trasformazioni del proprio tempo. Con altre parole Margareth Mead alla vigilia del '68, analizzando il nuovo ruolo degli studenti, parlava in modo più calzante di prefiguratori. Il "vedere prima" è stato il talento dei nuovi soggetti sociali in diverse epoche storiche, e anche una responsabilità delle avanguardie politiche e sociali. Per questo, si potrebbe dire, Zaccheo è uno dei primi avanguardisti sociali della storia, o almeno il simbolo di questi.   Dalla saggistica sociale e politica ci si aspetta questa capacità. Il saper leggere, prima di tutti, i cambiamenti e le tendenze della nostra realtà sociale. Tuttavia, leggendo Contro il non profit, il provocatorio pamphlet...

Città frontale

Pubblichiamo un estratto dall'ultimo libro di Luca Rastello, I buoni (Chiarelettere). Il volume che sarà presentato a Milano martedì 8 aprile alle 18.30 (Frigoriferi Milanesei, Via Piranesi 10) - interverranno con l'autore Daniele Giglioli, Antonio Scurati e Francesco M. Cataluccio - è il primo titolo della collana narrazioni di Chiarelettere. Sul senso della nuova collana tutta dedicata alla narrativa ne parliamo con il direttore editoriale, Lorenzo Fazio, subito dopo l'estratto.       Dalla strada non si vedono i fuochi, frustati dal vento che batte gli scheletri d’acciaio. Prima erano templi del lavoro, capannoni alti come basiliche o grattacieli, centrali d’energia al servizio di un sogno d’industria, officine, luoghi della fatica feriale difesi con orgoglio da quelli che dentro scontavano il loro ergastolo e sbuffavano e smadonnavano per otto ore almeno, su tre turni, ogni giorno che Dio posava sulla terra, luoghi dannati eppure desiderati. Ora la città vive una sua vita sghemba da insetto, o da serpe bastonata, un nuovo sogno sognato con meno tenacia, che moltiplica i cantieri, parassiti di un...

In difesa di Erri De Luca

“Per mare non ci sono taverne” è un detto napoletano che lo scrittore Erri De Luca ama ripetere e che è un po’ il riassunto della sua filosofia della vita. De Luca si sente di dover star sempre là dove il mare è in tempesta e così ha dichiarato, di recente, in più occasioni, di appoggiare l’opposizione di molti abitanti della Val di Susa nei confronti del progetto della linea ferroviaria di Alta Velocità, in quanto opera inutile, costosa e, soprattutto, dannosa. Si è audefinito “sabotatore” dei cantieri e ha affermato: “Essere incriminati di resistenza è una medaglia al valor civile, tutti dobbiamo esser incriminati di resistenza… Ogni volta che c’è un nuovo arresto, si allarga l’albo dei resistenti. Si entra a far parte di una comunità che dimostra di non lasciar passare l’insulto, l’infamia, l’oppressione, la violenza”.   In risposta alle dichiarazioni di Erri De Luca le autorità hanno tirato fuori la sconcertante accusa di “apologia di reato”, mentre alcuni commentatori si sono lanciati in...

Il parcheggio salva-bici

Appena il freddo si sarà allentato, dovrò comprare una bicicletta. La precedente me l’hanno rubata tempo fa, e da allora non ho più osato prenderne una nuova. Da settimane la sto cercando usata, ma non è facile da reperire. Quelle che mi propongono sono di due tipi: non mi piacciono o sono riverniciate. Tutte le bici verniciate sono bici rubate. Secondo i dati diffusi dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta, il 18% delle bici in circolazione è rubato. Una su cinque. Capita spesso di vedere in giro, sui marciapiedi, o incatenate, bici riverniciate: verde, nero, rosso, giallo, blu. Sarebbe il caso che in quest’ondata d’indignazione, e moralizzazione, che attraversa il Paese si ponesse il problema delle bici rubate da non acquistare in nessun caso. Una piccola campagna di stampa, magari a carattere locale, non guasterebbe.   Nelle città le due ruote si stanno diffondendo sempre di più; per risparmiare benzina, diventata carissima, sempre più persone pedalano. L’aumento annuo dei ciclisti è valutato del 12%; 32 milioni gli italiani possiedono una bicicletta, più di met...