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Madonna

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Gli anni Ottanta, naturalmente / Ho tanta

Che cos’hanno in comune un joystick, un fiordifragola, il Ramazzotti (amaro, ma anche cantante tutto sommato) e la scritta “Italians do it better” su una maglietta attillata? Non ci pensate troppo, è meglio: gli anni Ottanta naturalmente. Eccoli ancora, sempre lì, gli amatiodiati anni del mondiale di Paolo Rossi, dei paninari e di Simon Le Bon (un nome e un programma politico, predestinato a sfiorire nel tempo naturalmente), ma anche di piazza Tienanmen e di Solidarność. Anni che non ci guardano ma che amano farsi guardare, titillare la nostra memoria riportando a galla immagini di varia natura, oggetti, situazioni, personaggi e sì, anche qualche fatto, ma non troppi per favore e possibilmente non concatenati. Anni madeleine, che tutti amiamo assaggiare con il tè per riportare indietro la memoria purché, appunto, non ne vengano fuori i sette volumi della recherche proustiana. Sette no, ma uno sì, e magari proprio quello di Paolo Morando dal titolo ’80 L’inizio della barbarie (Laterza, 231 pagine, 16 euro) che quel periodo rievoca con notevole precisione, fornendo dettagli che spesso sfuggono e chiarendo le relazioni che diversi fatti intrattengono con il presente. Una...

Capsule collection

La moda non si divide solo in collezioni A/I e P/E, ma spesso e volentieri ama proporsi in capsule, in elementi concavi con funzione di rivestimento, in altre parole come involucro metadiscorsivo che raccoglie pochi capi e accessori, spesso afferenti a ideologie stilistiche diverse. Il concetto di “capsula” si lega alla moda negli anni Settanta grazie all'inventiva della proprietaria della boutique londinese Wardrobe Susie Faux, che individua i capi e gli accessori essenziali per comporre un guardaroba che resiste ai corsi e ricorsi storici della moda, il Capsule Wardrobe, appunto. Nel 1985 la stilista americana Donna Karan ha lanciato la prima capsule collection sulla scorta di questo concept, proponendo 7 easy pieces da indossare e abbinare in ogni occasione d'uso.   Da sinistra: Seven Easy Pieces by Donna Karan, 1984; Alexandre Wang per H&M, 2014   Nella contemporaneità il concetto di capsule collection si è, come anticipato in apertura, spostato sull'asse dell'edizione limitata e della collaborazione artistica ed economica, offrendo ai brand del settore moda e beauty, ma invadendo anche altri tra cui l'hi-tech,...

Milo De Angelis. Millimetri

Sono passati trent’anni dalla pubblicazione di Millimetri, il secondo libro di Milo De Angelis, nella collana di poesia dell’Einaudi. Una nuova edizione celebra degnamente l’anniversario arricchendo quel capolavoro, esile e definitivo, con la riproduzione di alcuni dattiloscritti originali e una postfazione firmata a quattro mani da Giuseppe Genna e Aldo Nove (Il Saggiatore).   All’epoca, i due scrittori milanesi avevano più meno sedici anni, e leggevano Millimetri sull’autobus che li portava a scuola. Era ancora un tempo, quello, nel quale chissà come, chissà perché, i libri di poesia trovavano il modo di finire nelle mani dei lettori più intensi, inaffidabili, e difficili da conquistare: ragazzini di periferia insaccati nei loro giubbotti, con tutti i desideri affilati come lame, a scintillare nell’anomimato dell’inverno.     Genna e Nove in fondo scrivono una variazione sul famoso tema di Stendhal: «Ariosto ha formato il mio carattere». Con la differenza che qui siamo in pieno Novecento, si potrebbe dire che il secolo trasuda ancora da tutte le cose. E i...

#140cine: da venerdì 8 giugno al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 8 giugno (e anche un po’ prima) in sala: 7 Days in Havana di Laurent Cantet, Benicio Del Toro, Julio Medem, Josh Hutcherson, Daniel Brühl, Emir Kusturica, Ana de Armas, Elia Suleiman (7 Days in Havana, Francia, Spagna 2012) #140cine 7 giorni, 7 (a volte ottimi, a volte medi) registi, 7 (non sempre ottimi) corti. Idea vecchia, città stupenda. La mia vita è un zoo di Cameron Crowe (We Bought a Zoo, Usa 2011) #140cine Ci prova da tempo, Cameron Crowe, ad aggiornare il vecchio mélo. Non che gli riesca, però ci mette l'impegno. W.E. - Edward e Wallis di Madonna (id., Gb 2011) #140cine Mancava in effetti una storia di principi e principesse all’universo queer di Madonna: fatta anche questa. Project X - Una festa che spacca di Nima Nourizadeh (Project X, Usa 2012) #140cine Dopo le due notti da leoni, ecco quella da coglioni totali: e naturalmente in patria si fa gara a imitare. In...

I bambini, che amore

Come insegna Aristotele, la giustizia non è equa: “L’equo è sì giusto, ma non è il giusto secondo la legge, bensì un correttivo del giusto legale. Il motivo è che la legge è sempre una norma universale, mentre di alcuni casi singoli non è possibile trattare correttamente in universale” (Etica nicomachea, a cura di Claudio Mazzarelli, Rusconi, Milano 1993, libro V, 10). Che poi Aristotele non aveva assistito alla diatriba natura/cultura, dopo la quale tutta una serie di norme di convivenza civile diventano ancor più complicate da scrivere e far rispettare.   Prendiamo la pedofilia, condita da tanti casi di cronaca più o meno interessanti e aneddotici e simbolici ed eloquenti (Tiberio Timperi che racconta di quel padre separato a cui tolgono il diritto di vedere il figlio perché “lo tocca” [!] quando gli fa il bidet; l’articolo di Antonio Armano sull’ultimo numero di Saturno e il caso del video amatoriale Forza Chiara; la docente che si fidanza con l’ex alunno diciassettenne e viene licenziata, salvo poi convolare a giuste nozze con lo stesso...

In Abruzzo

Avrà avuto tanti difetti il compianto “Zi’ Remo” Gaspari, ma le autostrade che collegano l’Abruzzo al resto d’Italia, come già notava Manganelli, sono state una condizione necessaria per la scoperta di una delle regioni più appartate d’Italia. La notorietà di Pacentro, bellissimo borgo conficcato nel Morrone, a qualche chilometro da Sulmona e con la Maiella che incombe alle spalle, è aumentata da quando si sa che i nonni di Madonna, la rockstar di mezza età che di cognome fa, come è noto, Ciccone, vengono da queste parti. E allora servizi televisivi che promuovono improbabili riunioni di famiglia, seguaci di Lombroso che misurano le somiglianze (che ci sono!), hanno dato un po’ di lustro a Pacentro che in realtà brilla di luce propria per chiese, fontane, portali, uniti dall’uso della bianca e nobilissima pietra della Maiella. Ma da qualche anno si viene a Pacentro, anche da parecchio lontano, per un’altra ragione: sedersi alla Taverna dei Caldora del burbero ma per niente fesso Carmine Cercone e farsi belle mangiatine della cucina abruzzese “della montagna...

Videoclip

Rivendicarne la paternità italiana sarebbe scorretto, eppure quando si parla di video musicale è difficile non pensare alla cosiddetta Musica cromatica del futurista Bruno Corra. Anno 1912, così Corra definiva il suo disegno diretto su pellicola, ispirato alla musica di Mendelssohn e Chopin. È trascorso un secolo e il minimo che si posa affermare è che il videoclip è divenuto una forma d’arte ormai a sé stante. L’idea di sviluppare un filmato accoppiato a una musica è in pratica coeva del cinema sonoro. Cosicché il jazz, che alla fine degli anni 20 nel secolo passato andava per la maggiore, cominciò a essere accompagnato dalle immagini. Da Minnie the Moocher di Cab Calloway (il primo vero clip della storia, secondo gli storiografi) a Duke Ellington, dai Beatles a Bohemian Rhapsody dei Queen (il primo videoclip della storia, sostiene a torto la massa di appassionati di musica rock), l’evoluzione di questa “ristretta” forma di linguaggio ha trovato proprio negli anni ’80 il suo massimo amplificatore.     Con lo sviluppo della discografia su scala industriale...

Look

Il look è l’immagine che il corpo rivestito assume per effetto di un’operazione di bricolage tra segni di moda. Il look non si limita però a fotografare il risultato di un processo significativo e creativo, ma rimanda al processo stesso, focalizzandone un aspetto essenziale: la dinamica dello sguardo, del guardare e dell’essere guardati, alla base di qualsiasi costruzione sociale del sé. Illustrare la funzione e il significato del look nel contesto degli anni ottanta significa provare a tracciare una mappa di pratiche culturali ed estetiche ambivalenti o profondamente diverse tra di loro. Ciò a dispetto del fatto che gli anni ottanta sono siano stati archiviati come un’epoca di cattive abitudini relative all’essere e all’apparire, riassumibili tout court nelle spalle iperboliche, non importa se squadrate o arrotondate, se di Armani o di Montana, quale tratto dominante di una silhouette da consegnare alla storia del costume. Proprio questa silhouette, fondata sull’eccesso e sull’enfasi sproporzionata di una parte del corpo, non è mai più tornata di moda, se non in forma di timidi...