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Marco Revelli

(10 risultati)

Raccontare, raccontare, raccontare / Working Class Storytellers

Non avrai altro Dio all’infuori di Steve Jobs. Non desiderare la start up di altri. Ama la mission come te stesso. Ricordati di santificare le skills.   Era già successo ai borgatari raccontati da Pasolini.  Una progressiva perdita della propria identità e di una cultura autonoma. L’iniziare a vergognarsi di chi si è, il voler dimenticare il mondo a cui si appartiene. La voglia di aderire ad altri modelli, vivere le vite degli altri.  E poi quelle carte d’identità modificate, il sottoproletario che scrive “studente” nel campo della professione per non dire chi è veramente.  È risuccesso anche dopo, se volete una data la mettiamo, così, per capirci: 14 ottobre 1980. Il giorno simbolico della cesura, la retorica della fine: da lì in poi possiamo chiamarla sconfitta, preferibilmente accompagnata dal suffisso «storica». È la «marcia dei quarantamila» di Torino, quella dei quadri, dei colletti bianchi, dei capi. Che fossero meno, più o meno spontanei, poco importa. Da lì in poi non c’è più la «centralità operaia», stop a quell’idealtipo sociale: austero, fiero, dignitoso. La narrazione politica sino a quel momento aveva forgiato il mito.  Negli anni Settanta c’...

Il 5 febbraio 2004 ci lasciava lo scrittore cuneese / Nuto Revelli e i vinti dello sviluppo

Il 5 febbraio 2004 all’età di 85 anni ci lasciava Nuto Revelli. Ha saputo scrivere della guerra come pochi in Italia, una guerra vissuta sia da ufficiale dell’esercito che da partigiano. Ha passato il resto della vita a lavorare sulla memoria e a raccogliere le testimonianze di vita di quella che riteneva la sua gente. Questo articolo riflette su una parte della sua eredità.   Sono rimasto sull’uscio per qualche minuto. Entrando mi pareva di disturbare. Anche se in quel piccolo studio con le pareti rivestite di legno, non c’era nessuno. Non ero mai stato prima nella casa di Nuto Revelli in corso Brunet 1 a Cuneo. Oggi è la sede della fondazione che porta il suo nome. Laddove c’era la camera da letto condivisa con l’amata Anna, sono ora conservati i documenti di una vita che compongono l’archivio in fase di riordino. La stanza del figlio Marco si è invece trasformata in un ufficio. Mentre il salotto non sembra aver mutato destinazione d’uso: gli amici di un tempo lo ricordano come luogo di lunghe chiaccherate. Se una persona l’hai conosciuta esclusivamente attraverso le parole dei suoi libri, fa un certo effetto essere a un paio di metri dalla sua macchina da scrivere. Per...

Doppiozero al Circolo dei lettori / Parole del contemporaneo

  Ci sono parole che circolano sui mass media, nei giornali e nel web, parole che rinviano a loro volta ad altre parole e suggeriscono campi semantici. Questo ciclo di incontri, in collaborazione con il Circolo dei lettori, sceglie alcuni di questi termini che sono il nostro vocabolario quotidiano e cerca di capire non solo quello che significano, ma anche i riferimenti che implicano, i rimandi impliciti. Le parole non sono mai neutre, segnano il nostro rapporto con il mondo: indagarle è una delle vie per fare chiarezza sul mondo contemporaneo e sul nostro collocarci in esso.   Condivisione Ugo Morelli 25 gennaio 2018, ore 18.30.   Follower Tiziano Bonini 22 febbraio 2018, ore 18.30.   Poliamore Marta Dore 29 marzo 2018, ore 18.30.   Cittadinanza Gustavo Zagrebelsky (in dialogo con Marco Belpoliti) 18 aprile 2018, ore 18.30.   Sfruttamento Marco Revelli 23 maggio 2018, ore 18.30.   Stellati Gianfranco Marrone 31 maggio 2018, ore 18.30.   Salario Andrea Brandolini 25 ottobre 2018, ore 18.30.   Periferie Luca molinari 28 novembre 2018, ore 18.30   Torino – via Bogino 9 +39 011 432 68 27 info@circololettori.it   Novara – via F....

Conversazione con Marco Revelli / Povertà, status sociale e beni relazionali

  È stato presentato di recente il “Rapporto Coop 2017” (si legge all’indirizzo www.italiani.coop) sulla vita quotidiana degli italiani curato dall’Ufficio Studi COOP. Sono dati che fotografano la situazione dei consumi, ma anche quella economica delle famiglie italiane. Il 28,7% delle famiglie è a rischio povertà e esclusione sociale, un italiano su 4, poco lontano dal 35,7% della Grecia. Mentre i consumi crescono: più 1,2%. Domina l’ossessione della salute e della rincorsa al benessere: cosmesi e chirurgia estetica; poi emerge l’abbandono progressivo delle religioni tradizionali a favore di forme più soft di spiritualità (buddismo, yoga, vegan); si fuma meno e anche il desiderio sessuale sembra in calo; si mantiene alta la propensione al gioco d’azzardo, una vera piaga sociale. Il 68% si dice disposto a farsi curare dai robot; mentre aumenta il timore per le catastrofi ambientali e quello verso l’immigrazione. Il cibo terapeutico è in cima alle ricerche alimentari degli italiani e il “carrello del lusso” supera l’8% di crescita nel primo semestre dell’anno. Ne abbiamo discusso con Marco Revelli, sociologo, storico e politologo. Dal 2007 è presidente della Commissione di...

Una scuola per tornare in montagna

Tra il 2009 e il 2011 si registrano circa 2000 nuovi insediati in tutto l’arco alpino italiano: lo apprendo dalle relazioni tenute al recente Convegno del Politecnico di Torino sul Ritorno in montagna organizzato da Dislivelli e dalla Società dei territorialisti. “Ancora pochi”, “già tanti”: si può commentare come si vuole il dato, sarebbe interessante averne di più attuali. Certo è che il ritorno è comunque una tendenza destinata a crescere e non solo una speranza per chi, come noi, ha dato vita all’associazione Rete del ritorno.   Nuovi insediati, secondo la dizione dei tecnici, o Ritorni ai luoghi dei margini, il Ritorno non è – meglio precisarlo – un movimento all’indietro. Presuppone, anzi, in montagna, in campagna o nelle cascine di periferia dove lo si sperimenta, nuovi saperi e insieme nuove consapevolezze di ordine culturale: un’idea diversa di cittadinanza, di politica del territorio che oltrepassi la mera soglia della polis (esportando al di fuori di sé i suoi antichi modelli), che sappia ricucire la geografia informe dell’Italia, stretta come...

Il paese che non c'è

È un gesto d’azzardo il nostro incontro del 5 aprile alla Fondazione Pini, che riunisce intorno a un tema oggi cruciale – Patrimonio, Paesaggio, Ambiente – specialisti e studiosi di discipline diverse in un aperto confronto con associazioni e amministratori. Azzardo: intanto perché la battaglia preliminare è quella di dar conto, a chi opera nei diversi ambiti, del senso dirompente che proprio questo “nesso ritrovato” fra Ambiente, Patrimonio storico artistico e Paesaggio, ha sul piano culturale e politico in generale.   E poi perché, in questa ri-connessione, c'è un rovesciamento di 360° del discorso tradizionale sulla Tutela in genere (come spiegherà Bruno Zanardi, autore del recente Patrimonio artistico senza tra i principali artefici di questa giornata).   Infine perché, in questo ridisegno di ciò che è fruibile come bene di tutti e in quanto tale soggetto a tutela (il Patrimonio nel suo contesto con il Paesaggio e l’Ambiente), c'è  tutto il potenziale di una battaglia più estesa per la cittadinanza e per i diritti ad essa collegati....

Chi sono gli eroi?

Chi sono gli eroi? Eroe è certamente Nelson Mandela, che ha guidato il popolo sudafricano alla liberazione dall’apartheid e alla conquista della democrazia, ma eroe è anche Michael Schumacher, che ha saputo emozionare le folle con le sue imprese in Formula Uno. Marco Revelli ha sostenuto su Repubblica del 12 dicembre dell’anno scorso che abbiamo bisogno di eroi, perché gli eroi sono coloro che resistono all’infelicità e al male di cui l’umanità e la storia sono intrise, i caduti all’inferno che accedono infine al cielo, le mosche bianche che sanno mostrare la mediocrità morale del conformismo di massa, «quelli che continuano testardamente a tener fermo il proprio dovere in un contesto di diffusa e prevalente corruzione, servilismo, illegalità». Gli ha fatto eco Antonio Pennacchi sul domenicale del Sole 24 Ore del 5 gennaio di quest’anno, quando, a proposito di Schumacher, ha affermato che «quelli che vanno in cerca di guai ci servono come il pane, svolgono una fondamentale funzione cosmica, prima ancora che sociale», perché «se non fosse per loro staremmo...

Tutti profughi

Giovedì pomeriggio 15 dicembre, autostrada Bergamo-Milano, poi tangenziale est per immettermi sulla Milano-Genova: sono diretto a Pavia, dove si proietta “Piazza Garibaldi”. Ascolto Fahrenheit, come faccio sempre quando sono in macchina, e cerco di capire meglio quello che è successo fra sabato 10 a Torino, il pogrom della Cascina Continassa, alle Vallette, e martedì 13 a Firenze, nei pressi del mercato di San Lorenzo, dove Gianluca Casseri ha ucciso Samb Modou e Diop Mor. C’è Marco Revelli alla radio, è stato lui il primo a usare la parola pogrom sul Manifesto: nella sua voce, oltre l’amarezza e l’indignazione, avverto qualcosa di nuovo, un tono quasi spaventato, o forse smarrito, quello di chi ha speso anni per avvertirci dei rischi d’incendio, con tutta quella benzina distribuita dagli “imprenditori della paura”, e vede ormai alzarsi le fiamme fra le pareti di casa, la nostra.  Devo ammettere di aver sentito un brivido scendere dalla nuca e fermarsi fra le scapole, per qualche secondo, come in cerca del suo posto.   Quel pomeriggio a Pavia, un mezzo disastro: pessima la...

Intervista video a Marco Revelli

Marco Revelli è uno degli osservatori più acuti della crisi italiana, della sua evoluzione; è stato il presidente della commissione d’indagine sulla povertà decisa dalla Presidenza del Consiglio durante il governo Prodi e continuata anche sotto l’attuale governo. Ha da poco dato alle stampe il libro Poveri, noi (Einaudi). L’abbiamo incontrato per parlare dell’Italia attuale, dell’idea di Patria, dei federalismo, dell’identità italiana, delle classi sociali e di una situazione che ci riguarda tutti.   Disfare gli italiani     I serbatoi dell'ira     Il tricolore oggi     Poveri, noi     Le Italie     L'età della vittima     Quali idee per il futuro     Pasolini  

Intervista video a Ermanna Montanari

Abbiamo incontrato Ermanna Montanari, attrice romagnola e fondatrice del Teatro delle Albe, all'Elfo Puccini di Milano, in occasione della messa in scena de L'Avaro di Molière (Teatro delle Albe, regia di Marco Martinelli) per parlare del suo rapporto col dialetto, del suo approccio con il teatro e con quello dialettale in particolare, delle sue due Romagne.   Mi sono ridotta a credere Una lingua di ferro Campiano Due Romagne