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Marija Stepanova

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Paraloup / Un museo di racconti

Sono a Paraloup nella baita che ospitava l’armeria dei partigiani della banda di Italia libera, Giustizia e Libertà, al comando di Duccio Galimberti (quello che ricorre anche nelle strofe di Morti di Reggio Emilia), Dante Livio Bianco, Nuto Revelli, Giorgio Bocca di cui si è celebrato da poco il centenario della nascita. L’antica borgata in abbandono, alpeggio tra Otto e inizi Novecento, accolse una delle prime bande (se non probabilmente la prima banda partigiana regolare per così dire) d’Italia.  Ora nella baita c’è il grande schermo, con postazione touch screen, del Museo dei racconti. Le stagioni di Paraloup. Sento le note, emozionandomi pur conoscendole a memoria, della canzone della banda. Col gelo di notte a dormire nei fienili a quasi 1400 metri (“ci si svegliava al mattino con la neve sui piedi che passava sotto la porta” racconta uno di loro nelle testimonianze che scorrono sul grande schermo) pidocchi per tutti (la posta in gioco spesso nelle corse dei parassiti per contendersi sigarette o proiettili) il clima giocoso a fronte degli addestramenti snervanti in armi.    Tutta la durezza di una scelta compiuta da ragazzi di vent’anni che mi fa pensare a...

Ogni cosa, ogni sorte, ogni persona / Marija Stepanova, memoria della memoria

Dove inizia e dove finisce il ricordo? E il ricordo è una fotografia che fissa il passato o una fantasia che lo trasfigura? Sono queste alcune delle domande attorno alle quali si muove Memoria della memoria, di Marija Stepanova (Bompiani, 2019). L’opera della scrittrice russa non è definibile come libro che inizia e libro che finisce, ma come organismo mercuriale, che il lettore coglie nella sua letterale interminabilità. Scrive Bruno Schulz rivolgendosi al poeta Lesmian: «[…] Allora siamo come libri. I libri iniziano in un secolo e poi continuano in un altro, terminano chissà dove. Le frasi si rincorrono come lepri. Ma la nuova casa c'è... una casa piena di rami carichi di uccelli variopinti [...] Solo per caso il tuo libro è fatto di parole e ha forma di libro. In realtà è aria che si appoggia all'aria delle cose, e così tutto diventa canto...». Le parole di Schulz sembrano commentare, in anticipo di un secolo, la natura inafferrabile, stregante e complessa del libro della scrittrice russa – un archivio della memoria personale che diventa archivio di una memoria storica e collettiva. Sul retro del libro, nell’edizione italiana, sono riportate tre frasi: «Mostrare tutto....