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Massimo Montanari

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Miti d’origine / Gli spaghetti: ricostruzione storica di un simbolo

Il 26 luglio 1860, terminata l’impresa garibaldina in Sicilia, Cavour informa i suoi ambasciatori a Parigi: “Le arance sono già sulla nostra tavola e siamo decisi a mangiarle”. Il 7 settembre dello stesso anno i Mille entrano a Napoli, e Cavour manda una seconda missiva ai suoi uomini oltralpe: “I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo”. Nell’immaginario dell’epoca le arance connotano insomma il territorio siciliano mentre i maccheroni sono lo stereotipo napoletano per eccellenza. E il Piemontese, apprestandosi a mangiarli, intende inglobare le sorti politiche del Meridione al resto della costituenda Italia.   È sempre stato così? Ovviamente no. Anche se troppo spesso si intende a pensare il contrario, dato che l’immaginario collettivo si nutre ingenuamente di simboli alimentari, andando a cercarne le supposte origini storiche che dovrebbero giustificarne il senso e il valore. Ma i simboli alimentari, come tutti i simboli e come tutti i prodotti alimentari, sono entità costruite nel tempo e nello spazio, frutto di conflitti e negoziazioni, casualità e causalità, mille rivoli che temporaneamente si incrociano per poi misteriosamente divergere. Come dire che se i maccheroni...

Patrimonio Gastronomico / Le orecchiette delle origini

La scena del delitto è sotto i riflettori mondiali: una taverna a piano terra dal diffuso olezzo di umido. Tra crocifissi, immagini votive, e paccottiglia cinese, tutti appiattiti dalla gelida luce color neon, spicca un artefatto vernacolare, un segno di riconoscimento secondo gli inquirenti: si tratta di uno schermo piatto trentadue pollici, installato con la complicità dei nipoti. Emerge dall’inchiesta come le losche attività delle bandite avessero gioco facile nel quartiere, ammantate da una D’Urso implacabile e a volumi esplosivi. La prova decisiva: il centro del bunker è dominato un tavolone di legno grezzo, dove la mercanzia viene tagliata con movimenti esperti dalle signore. Il tavolo, perpendicolare alle orribili imposte di alluminio anodizzato, avanza sul marciapiede. La merce viene allora ammassata sopra grossi telai metallici, contigui al tavolo, e data alla mercé di passanti, polvere e piccioni. Il sospetto afflusso di avventori stranieri, attirati dallo spaccio, ha reso il centro di Bari vecchia una piazza internazionale, impenetrabile alla legge.    Sui telai che assediano Arco Vecchio, le spase di manufatti illegali vengono pettinate dalle infaticabili...

Verità del cibo, cucina politica / Il sugo della storia

Il cibo, dovunque, è ormai fuori moda. Il discorso sulla cucina, rifreddo, non s’usa più. E la gastromania, diffondendosi, svanisce. I segnali in questo senso sono parecchi, e tutti di maniera: quando una tendenza, vincendo, s’impone, è già pronta per discendere la scala sociale, spargendosi euforica nei ceti meno abbienti, spopolando nelle province low cost, invadendo gli intimi meandri della cultura più pop, per non dire trash. Così, i tinelli piccolo borghesi si riempiono di ricettari etnici, non c’è massaia che non curi l’impiattamento del polpettone di seitan, i supermercati di quartiere traboccano di biologico, si agitano calici olezzanti di rosso d’annata nei bar della piazza di paese, tremebonde televisioni locali zoomano nottetempo su dettagli di pietanze raffinatissime, cupi dietologi prescrivono alimenti dignitosamente ‘senza’, stracchi turisti si inerpicano per sinuosi itinerari eno-gastronomici messi su da ogni comune sotto i cento abitanti, migliaia di gruppi facebook costituiti da ex compagni d’asilo inneggiano al pane e nutella con olio di palma e chissenefrega.   La ricerca dell’osteria fuori porta, insomma, l’ha infine trovata: e ne sta facendo le spese, fra...

Mangiare da cristiani

Nel 1929 gli storici March Bloch e Lucien Febvre fondarono una rivista, Les Annales d'Histoire Economique et Sociale, che cambiò radicalmente lo studio della storia e ne ampliò gli orizzonti rivoluzionandone la metodologia. Essa diede il via a una nuova storiografia, nota come scuola delle Annales, che ha avuto, e ha tuttora, il proprio laboratorio nell'École des Hautes Études in Science Sociales di Parigi. La storia, che fino allora era intesa come una ricostruzione degli eventi del passato, soprattutto politici e militari (histoire evenementielle), fu concepita piuttosto come proposta di problemi e interpretazione del passato (histoire conceptuel), e le sue fonti si estesero fino a comprendere anche tutte le componenti della vita materiale della gente comune. Nacquero così discipline nuove e fertili, come la storia economica e sociale, l'antropologia, la storia delle mentalità, la storia culturale, la demografia, e così via. Dagli studi di Fernand Braudel sull'economia del Mediterraneo nell'età moderna, di Emmanuel Le Roy Ladurie sul clima e la società contadina, di Alberto Tenenti sul senso della...

Giorgio Boatti intervista Massimo Montanari

 “L'uomo è ciò che mangia”: l'affermazione del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach conosce da quasi due secoli un grande successo. Massimo Montanari - professore medievalista all'università di Bologna ma, anche, il più autorevole storico dell'alimentazione del nostro Paese, autore di opere di solido spessore e di vasto successo, come La fame e l'abbondanza che, con la prefazione di Jacques Le Goff, è stata tradotta in tutta Europa - sottolinea però un fatto. La frase di Feuerbach è piaciuta così tanto da far scordare una cosa non irrilevante: “Mann ist, was er isst”, nella sua versione originale, contiene una doppia suggestione. In tedesco “ist”, con una sola s, vuol dire “è”. “Isst”, invece, con due esse, significa “mangia”. Questo se lo si legge. Nel parlato però, per la pronuncia pressoché identica di “ist” e di “isst”, “l'uomo è ciò che mangia” pare potersi trasformare. Scambiarsi. Diventa “L'uomo mangia ciò che è”. Ovvero...

L’identità in cucina

Massimo Montanari mette in rilievo nel suo breve libro L’identità italiana in cucina (Laterza 2010) che l’Italia esisteva già prima della sua unità nelle pratiche quotidiane, nei modi di vita, negli atteggiamenti mentali, ovvero che la cultura definisce il nostro Paese ben più dell’unità politica. Prima dell’Italia unita sotto il regno dei Savoia, diventato Regno d’Italia proprio in quel 1861, esiste il “Paese Italia”, come l’aveva definito lo storico Ruggiero Romano, ideatore della Storia d’Italia di Einaudi. Nel suo saggio Montanari sostiene che la koinè alimentare italiana si è formata attraverso l’incontro tra romani e “barbari” (termine romano). Si trattò di un incontro-scontro tra la cultura del pane, del vino e dell’olio (civiltà agricola romana) e la cultura della carne, del latte e del burro (civiltà dei “barbari”), legata più alla foresta che all’agricoltura stanziale.   Lo studioso dell’alimentazione riprende un’immagine attuale per proiettarla sul passato: l’Italia come...

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