Categorie

Elenco articoli con tag:

Massimo Rizzante

(4 risultati)

Letteratura / L’arte del saggio

Leggendo il manoscritto de L’albero del romanzo, penso a quell’arte grande e sempre più trascurata, abbandonata, che è l’arte del saggio. Oggi un saggio letterario, e soprattutto un saggio letterario sulla letteratura, sembra situarsi fuori da ogni serio contesto, non appartenere a nessun luogo, farsi carico di un’impresa dilettantesca. Chi si vota all’arte del saggio rinuncia volontariamente alla dignità scientifica, declina ogni diritto di essere menzionato nelle «bibliografie» pubblicate nelle ultime pagine degli studi universitari, si priva di un’influente società di lettori formata da ricercatori, professori, studenti. Un saggio si riconosce da quello che non c’è, ovvero: una terminologia destinata agli esperti; una griglia interpretativa comune a un’armata di specialisti (nessuna professione oggi può farne a meno, né i medici né gli storici della musica); la scelta di argomenti che, grazie a un tacito accordo collettivo, meritano o meno un certo interesse. Ricevo spesso da parte di studenti o dottorandi tesi e tesine sui miei libri. Lo affermo in tutta sincerità: resto sempre piacevolmente sorpreso dal loro livello di analisi, erudizione, intelligenza. Soltanto dopo un po’...

Walter Nardon. Sibber

Walter Nardon lo conosco abbastanza bene. Una decina d’anni fa abbiamo fondato, assieme a Massimo Rizzante, il Seminario Internazionale sul Romanzo all’Università di Trento. Ho curato con lui alcuni di libri di taglio più o meno accademico prima di prendere le distanze da un mondo universitario che si ostinava a non darmi da vivere.   Ho letto vari suoi lavori critici, dai saggi contenuti in quei volumi alla sua tesi di dottorato, dedicata alle poetiche di Gianni Celati e Milan Kundera. Ho presente anche il suo primo libro di racconti, Il ritardo, la sua lingua sorvegliata, l’incedere esatto. Sono stato più volte a casa sua, in un paesino a 666 metri di altitudine tutt’altro che diabolici, in una ubertosa valle del Trentino in cui si producono ottimi vini bianchi. Fui persino ospite al suo matrimonio e potrei dirvi quale genere di film predilige sua moglie.   Per tutte queste ragioni dovrei forse astenermi dal riflettere in pubblico sul suo ultimo libro, che è anche il suo primo romanzo. Se contravvengo a questa etichetta, è perché mi sembra l’unico modo per completarne la lettura e, al tempo...

Clara Usón. La figlia

In una nota tradotta da Massimo Rizzante, Danilo Kiš rivendica la natura squisitamente letteraria dei personaggi di origine ebraica che abitano le sue opere, nel senso che essi “non sono che letterarietà, straniamento […] questo perché il mondo degli ebrei dell’Europa centrale è un mondo scomparso, un mondo di ieri, e come tale si trova nel campo di una realtà non-reale. Nel campo, quindi, della letteratura”. Continua, qualche riga più in là: “Se le mie origini non fossero immerse nella nebbia, mi domando quali ragioni avrei di fare letteratura”(L’ultimo bastione del buon senso, in Nuova Prosa, n° 40, giugno 2004, p. 27).   E’ proprio dalla rivendicazione di questa stessa illegittimità che muove la voce di Danilo, omonimo dell’autore jugoslavo. Appassionato di Joyce, Danilo vorrebbe scrivere un saggio su Leopold Bloom, ebreo poco convincente ai suoi occhi, così come lui stesso si è sempre considerato poco plausibile: alto, curvo, vistosamente pel di carota, con la testa che sotto il sole di mezzogiorno pare un incendio, non ha mai avuto...

Vladimir Nabokov

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli       A cent’anni dalla nascita, mentre la critica internazionale lo indica, insieme a Beckett e Borges, nella triade maggiore del secondo Novecento, persiste intorno a Nabokov un alone di elusività. Notissimo il suo nome - legato soprattutto a Lolita - relativamente poco frequentati i suoi testi, molti dei quali scomparsi dai cataloghi editoriali, alcuni appena riaffiorati negli ultimi anni. Eminente scrittore russo nella Berlino degli émigrés, diventa negli anni ’40, con una stupefacente metamorfosi, un grandissimo scrittore americano, trasferendo negli Stati Uniti lo straordinario impasto di cultura russa, inglese e francese...