Categorie

Elenco articoli con tag:

Maximilien Marie Isidore Robespierre

(3 risultati)

Taranto. Veleni e un Apecar

Per anni ci sono tornato solo d’estate. Prima di arrivare al mare, venti chilometri a sud della città, Taranto si annunciava con i chilometri di odore acre dell’Ilva e con gli sbuffi di fumi di diversi colori che emanavano dalle ciminiere non del tutto occultate dagli alberi che cercano, pateticamente, di non far percepire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.   Da adolescente, quando studiavo in un liceo della città, ci portarono a visitare l’altoforno e i laminatoi (allora la fabbrica si chiamava ancora Italsider e era un’industria di stato). Mi sembrò di precipitare nell’Inferno di Dante, con la lava incandescente delle colate, le scintille, il caldo, il frastuono. L’unico pensiero che ricordo: come si può sopravvivere tutti i giorni, per anni, a fare un lavoro del genere?     L’anno scorso una delle delizie dell’estate tarantina ci fu negata. Le cozze, quelle prodotte nel primo seno di quel mare interno salmastro che si chiama Mar Piccolo, furono dichiarate contaminate da diossina e ne fu vietata la vendita. Già, ma chi si azzardava a...

Il sabato del villaggio / Analisi di un pavimento

Macchie, cicche, lacche, bottiglie vuote. Quel pavimento è il pavimento sporco della nostra vita.   Questi versi che Franco Marcoaldi dedica all’artista Gianfranco Ferroni non sono che un elenco analitico di una serie di oggetti sparsi su un pavimento. E lo stesso si potrebbe dire del quadro dell’artista livornese da cui Marcoaldi prende spunto, se non fosse che Ferroni stesso, intitolando il quadro Analisi di un pavimento, ha predisposto lo sguardo poetico di Marcoaldi. L’indicazione dell’artista è determinante perché pone l’opera tra lo sguardo, in questo caso del poeta, e la realtà come fosse un vetro che filtra la memoria degli oggetti, da privata a pubblica.   Qualcosa di simile avviene con le bellissime fotografie di Dino Pedriali, in cui vediamo attraverso il vetro di una finestra un Pasolini sfocato che ci osserva dall’interno di una stanza. Il vetro ci impedisce di vedere il corpo nudo di Pasolini, ma al contempo rivela il corpo del poeta superando l’anatomia privata per mettere in mostra il nostro corpo di uomini e quello della società in cui viviamo. Il corpo a...

Il culto politico della morte

Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore un estratto da un lavoro di prossima pubblicazione sul tema del culto della morte nella cultura di destra.     Per entrare nel merito della nostra analisi è il caso di rilevare che, al contrario della sinistra, che – compresa la sua componente rivoluzionaria – si è sempre considerata un’articolazione della modernità, stabilendo con quest’ultima un rapporto positivo, tanto da immaginare la nuova società come il necessario prolungamento storico e logico del capitalismo, la destra, in particolare quella estrema e antipluralista, ha sempre vissuto un rapporto sofferto con la modernità.   Questa sofferenza l’ha condotta a interrogarsi sul destino dell’uomo, e dunque sulla morte. Che senso aveva la morte, se la vita dell’individuo era un confronto sofferto con la modernità? Esisteva un rapporto fra questa sofferenza del vivere e l’approdo biologico e naturale della vita umana? Che senso aveva la morte, se la vita era esperita in un panorama storico contrassegnato dal materialismo e dall’edonismo...