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Nelson Mandela

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Minneapolis, giugno 2020 / La passione del razzismo

Abbiamo a lungo pensato che l’idea di un tempo ciclico fosse cosa da “primitivi”, da selvaggi, a cui contrapporre il nostro tempo lineare, una linea retta, che corre in avanti verso un futuro sempre più radioso. Invece no, tristemente sembra che cose già viste e che speravamo dimenticate, ritornino ad affacciarsi. Così la Minneapolis del giugno 2020, sembra la Selma del 1965, ancora violenze della polizia su individui dalla pelle scura, ancora discriminazioni. Possibile che nulla sia cambiato? Sì, è possibile. «È accaduto, potrebbe accadere ancora» aveva scritto Primo Levi e infatti accade. E non si tratta solo di un episodio, del gesto folle di un poliziotto criminale, ma di uno stillicidio di violenze contro gli afroamericani, che si perpetuano da sempre. Una segregazione che la legge non ha cancellato, che passa attraverso gli sguardi, il rifiuto di un lavoro, di un alloggio, nella diffidenza delle forze dell’ordine. «Gran brutta malattia il razzismo. Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri» ha detto Albert Einstein. Una malattia che ha radici profonde e antiche, capace di mutare continuamente, di assumere volti diversi e diverse declinazioni, ma sempre...

Responsabilità e gioia / South Africa. Diario di viaggio

Parte prima   Tra i jacaranda esplosi di violenti rossi e malva, nel quartiere di Linden, a nord di Johannesburg, è l’ora di uscita di bambine e bambini da scuola. C’è il filo spinato elettrificato e le mura sono alte. La zona residenziale è molto curata. All’angolo, di fronte alla scuola, un emporio di formaggi naturali invita coloro che passano in Suv a fermarsi per assaggiare un ritorno alla terra e ai sapori autentici. Gli scolari cominciano a sciamare. Sono ben curati, vestiti con le divise della scuola. I loro genitori aprono le portiere delle grandi auto e dei pick-up perfettamente puliti. Sono tutti a piedi nudi e, senza scarpe, salgono sui veicoli dei padri e delle madri. È una scuola boera, frequentata dalla minoranza bianca che per ventisei anni ha dominato questa terra con l’apartheid, il regime segregazionista rimasto in vigore fino al 1991. Allevati dai genitori per essere dei veri africani, orgogliosamente afrikaaner, attaccati alla terra e alle tradizioni, sono pronti a dimostrarlo con tenacia e con tutti i mezzi, farmer nel cuore anche se gestiscono banche e miniere. I piedi nudi sono il simbolo del loro non essere viziati dalle comodità cittadine e dal...

Dell'Africa

English Version     Siamo felici di pubblicare la prefazione del libro Dell'Africa di Wole Soyinka, uno dei più rispettati e influenti scrittori contemporanei africani, premio Nobel per la Letteratura del 1986.  Il testo è stato gentilmente offerto dall'autore per la pubblicazione su Why Africa? Buona lettura.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson   Che cosa possiede il continente noto come Africa che il resto del globo, o una sua gran parte, non abbia già in sovrabbondanza? Naturalmente non possiamo limitarci a considerare beni materiali o inerti – come risorse minerarie, località turistiche, punti strategici – senza dimenticare la secolare destinazione del continente a vivaio di esseri umani per fornire manodopera a basso costo ad altre società, orientali e occidentali. Ma esistono anche beni dinamici: i modi di vedere, di rispondere, di adattarsi o semplicemente di fare, che variano da popolo a popolo, nonché le strutture dei rapporti umani. Tutto ciò costituisce potenzialmente oggetto di scambio – non negoziabile come il legname, il petrolio o l’uranio, ma...

Of Africa

Versione italiana   We are happy to publish the preface of Of Africa by Wole Soyinka, one of the most respected and influential contemporary African writers, the winner of the Nobel Prize for Literature in 1986.  The text has been generously offered by the author for publication on Why Africa?. Enjoy your reading.   Wole Soyinka, ph. Graeme Robertson     What does the continent known as Africa possess that the rest- or a greater part- of the globe does not have already in superabundance? These, obviously, cannot be limited to material or inert possessions-such as mineral resources, touristic landscapes, strategic locations-not forgetting the continent’s centuries-old designation as human hatcheries for the supply of cheap labor to other societies, East and West.  There also exist dynamic possessions-ways of perceiving, responding, adapting, or simply doing that vary from people to people, including structures of human relationships. These all constitute potential commodities of exchange-not as negotiable as timber, petroleum, or uranium perhaps, but nonetheless recognizable as defining the human worth of any people-and could actually...

Chi sono gli eroi?

Chi sono gli eroi? Eroe è certamente Nelson Mandela, che ha guidato il popolo sudafricano alla liberazione dall’apartheid e alla conquista della democrazia, ma eroe è anche Michael Schumacher, che ha saputo emozionare le folle con le sue imprese in Formula Uno. Marco Revelli ha sostenuto su Repubblica del 12 dicembre dell’anno scorso che abbiamo bisogno di eroi, perché gli eroi sono coloro che resistono all’infelicità e al male di cui l’umanità e la storia sono intrise, i caduti all’inferno che accedono infine al cielo, le mosche bianche che sanno mostrare la mediocrità morale del conformismo di massa, «quelli che continuano testardamente a tener fermo il proprio dovere in un contesto di diffusa e prevalente corruzione, servilismo, illegalità». Gli ha fatto eco Antonio Pennacchi sul domenicale del Sole 24 Ore del 5 gennaio di quest’anno, quando, a proposito di Schumacher, ha affermato che «quelli che vanno in cerca di guai ci servono come il pane, svolgono una fondamentale funzione cosmica, prima ancora che sociale», perché «se non fosse per loro staremmo...

Mandela e Gandhi

Nei giorni in cui i giornali e le televisioni di tutto il mondo accompagnavano Mandela e il suo corteo di capi di stato, mi colpiva un costante riferimento alla figura di Gandhi. Si diceva, nella sostanza, che ambedue erano uomini buoni, che avevano espunto la vendetta dalle loro vittorie, uomini pacifici e sorridenti, icone di un modello di convivenza civile tra nemici, tra avversari, che per quanto riguarda Gandhi ci ha accompagnato per decenni, e ora, immagino, così sarà per Madiba.
   Mi domando però se sia questo il modo giusto di raccontarlo. Se sia giusto, quando un uomo di stato ci lascia, costruire attorno a lui una leggenda che dimentica pezzi importanti della realtà del mondo come è davvero. Ghandi non come un leader e, a tutti gli effetti, un condottiero, ma come una particolare personalità positiva: l'uomo buono. Racconterei questa favola ai miei figli (se ancora fossero nell'età in cui sono io nella condizione di insegnare qualcosa a loro, e non piuttosto il contrario)?
 No, non la racconterei così. Racconterei che Gandhi, e Mandela, erano grandi uomini di stato, e quindi dei combattenti. Che...