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Nietzsche

(14 risultati)

Giuseppe Longo / La gerarchia di Ackermann

“L'età d'oro della sicurezza”, la chiamava Stefan Zweig e spiegava che “nella nostra monarchia austriaca, quasi millenaria tutto pareva duraturo e lo Stato medesimo appariva il garante supremo di tale continuità.” Dopo la prima guerra mondiale quell’edificio fatto di tradizione, di buone regole e di pacifiche gerarchie sociali andò irrimediabilmente in frantumi. La monarchia danubiana sparì, ma a preservarne la memoria e le tracce ancora visibili e soprattutto a conservarne le voci, gli stili, l’arte della conversazione, l’identità culinaria e la nostalgia per una felicità che sembrava infinita s’incaricò la letteratura che diede rappresentazione al crollo di quell’epoca. Una fine apparentemente inattesa ma in realtà preparata quasi con cura nelle pieghe della follia della macchina burocratica, nella gigantesca rimozione collettiva del disastro politico che si stava apparecchiando e di cui erano visibili, a chi li voleva vedere, gli indizi. Quel mondo che improvvisamente diventò passato, quella Welt von gestern, come s’intitola il celebre libro di Stefan Zweig, costituisce la filigrana nascosta del romanzo di Giuseppe O. Longo La gerarchia di Ackermann, già uscito in una prima...

Andres Serrano, la scrittura, i volti e la morte / Parole ultime

Certo, l’argomento è tragico e delicato, peraltro riportato alle cronache da recenti casi eclatanti, ma al di là degli aspetti personali e sociali, il tema del suicidio è uno di quelli che turbano perché pongono questioni al limite e che riguardano il limite. Non ci chiediamo tanto, dunque, che cosa spinge una persona a suicidarsi, quali motivi o circostanze, bensì in che situazione si trova una persona, cosa pensa, cosa crede di pensare, nei momenti che precedono immediatamente il gesto estremo? Tanta letteratura e cinematografia ha affrontato il tema, ma qui c’è qualcosa di originale e peculiare: cosa dice, cosa crede di dire nei messaggi che lascia, nelle sue “ultime parole”? E per noi: sono esse anche “parole ultime”?   Gabriele Tinti ha raccolto in un piccolo volume, intitolato appunto Last Words (Skira, Milano 2015), alcuni testi di quei biglietti che i suicidi lasciano – a chi? – prima dell’ultimo gesto. Di diversissima lunghezza e tenore, contenuto e tono, a volte sembrano delle poesie, altre delle lunghe tirate assurde o penose. Sì, anche di fronte alla morte si ripresentano tutte le sfumature dell’essere umano. In che senso allora sono “ultime”? Qual è la loro...

Filosofia, psicoanalisi e altre circoncisioni / Il gesto del sarto. Cosa può un taglio?

«Cosa può un corpo?». Questa era la domanda che l’ebreo scomunicato Baruch Spinoza poneva come punto di partenza della sua monumentale architettura degli affetti, e che ad ogni passo insisteva nelle sue parole, doppiando e tagliando con un’urgenza elementare la geometria cristallina della sua opera. Non sappiamo neanche cosa può un corpo. La raccolta di testi curata da Gianluca Solla, Cosa può un taglio? Filosofia, psicoanalisi e altre circoncisioni (Orthotes, Napoli-Salerno 2016, pp. 142) riecheggia esplicitamente la domanda spinoziana, e tuttavia sembra spostarne altrove la questione, nel momento stesso in cui porta la propria attenzione sul taglio – e in particolare sullo specifico taglio della circoncisione –, vale a dire su qualcosa che si farebbe nel corpo, nella carne. È infatti attorno a questa parola, alla suggestione che lascia aperta, che ruota il carosello di testi i quali articolano, ognuno a suo modo, la domanda che non cessa di farsi nei pressi del taglio, e vanno così a comporre un panorama eterogeneo dove sarebbe vano cercare una risposta – che d’altronde non è nell’ottica degli autori, come non era in quella di Spinoza e forse nemmeno in quella della filosofia...

Il rischio della reductio ad nullum fabiovolista / Una ciancia cool

Credo che non sarebbe difficile mettere rapidamente insieme una lista di libri nei quali il nucleo di interesse sta tutto in pochissime righe e tutto il resto è un cumulo di pagine pressoché inutili. Una buona battuta, breve, una riflessione fulminante preceduta e seguita da una inconcludente e sfibrante lunga chiacchiera. È la “poetica del dado”, un minimo nucleo densissimo diluito in una quantità d’acqua. Se il fine è fare una minestrina va tutto bene, ma se un libro è una brodaglia allora non ci siamo. (Per onestà e completezza va detto che ci sono anche non pochi libri che non contengono nemmeno quel piccolo nucleo di sostanza…).   Ogni giorno a una qualche ora diamo una prima scorsa al web, ciascuno di noi ha il suo proprio panorama, la sua finestra da cui si affaccia sul mondo per capire che succede. In questo panorama ci sono sempre anche un mucchio di fiorellini, di graziose piantine decorative che ingentiliscono la finestra, una sorta di packaging edulcorante che infiocchetta le crudeltà del reale. Sono quelle antologie di aforismi, citazioni e brillanterie varie di cui tutti ci circondiamo e con cui pensiamo di allietare il (nostro) mondo.    Ci sono siti...

È morto il poeta che pensa / Yves Bonnefoy: la poesia dell’immagine

Di Yves Bonnefoy  potrei dire quello che Nietzsche diceva di Leopardi: amo i poeti che pensano. Infatti la  poesia di Bonnefoy è un pensiero che mentre evoca presenze interroga i confini stessi del pensiero. Mentre ospita un albero, una pietra, uno spicchio di cielo, un colore scrostato di pittura, si spinge sulla soglia dell’invisibile, leggendo le sue ombre. Mentre ascolta un passo nella sera, un rumore di vento o d’acqua, mentre accoglie figure provenienti da un sogno, cerca un radicamento nel qui, nella opacità della terra. E allo stesso tempo libera l’ala dell’altrove, il pensiero dell’impossibile. E tutto questo accade nel ritmo aperto, da adagio meraviglioso, del verso. O nel ritmo di una prosa che ha portato la tradizione francese dell’essai, del saggio, verso forme nuove. Verso forme in cui la descrizione di un’opera d’arte è racconto, il ricordo è meditazione, l’analisi è evocazione di figure e di luoghi, insomma la scrittura è esercizio di una libertà inventiva estrema, ma anche discreta, quasi confidenziale: esperienza che mette in campo un sapere conoscendo la fragilità del sapere, la sua debolezza dinanzi alla presenza insondabile del vivente.  ...

Hodor: come si diventa ciò che si è / The Game of Thrones: come funziona

L'articolo contiene informazioni sul finale della puntata trasmessa dalle reti italiane in prima visione il 30 maggio 2016.   Kill ’em all   The Game of Thrones, in italiano Il trono di spade (scompare quindi nel titolo tradotto il riferimento al gioco, presente nell’originale, e fondamentale per capire la machiavellica costruzione della narrazione), è una serie televisiva che ha introdotto un elemento del tutto nuovo nelle narrazioni popolari contemporanee. Se già serie come The Walking Dead, Breaking Bad e, forse in misura ancora maggiore, Sons of Anarchy avevano cominciato a utilizzare lo strumento della morte di un personaggio principale come effetto scenico scioccante e inaspettato, che crea una sensazione di insicurezza nello spettatore, di solito abituato a dare per scontata la presenza dei “suoi” protagonisti per l’intera durata dello show, The Game of Thrones eleva questo espediente a sistema. Viene presentata una serie lunga (e a tratti quasi stucchevole) di protagonisti, divisi geograficamente, per lignaggio, per ascendenza e per ruolo. Lo spettatore, all’inizio, è quasi confuso dal proliferare delle casate e delle ambientazioni, dai nomi altisonanti e dalle...

René Girard: la voce inascoltata della realtà

Ci si può chiedere che senso abbia la discussione intellettuale di fronte all’atrocità di eventi come quelli occorsi a Parigi ieri notte. L’impotenza del pensiero di fronte all’atto conclusivo, definitivo e violento. Crediamo in realtà che l’imperativo in questi momenti drammatici sia proprio quella di capire quali siano gli strumenti per descrivere e capire la complessità delle forze in gioco. Le insidie che si nascono dietro all’angolo in un mondo che sta affrontando conflitti inediti. In questo senso, se c’è un pensatore che ci può aiutare a radiografare le metamorfosi della violenza, questo è proprio René Girard.      È sempre difficile ricostruire il profilo intellettuale di un pensatore. In modo particolare se si tratta di qualcuno che come René Girard ha seguito un percorso poco convenzionale, improntato a una libertà esistenziale e di riflessione non comuni, in bilico fra due continenti e fra diversi campi di discussione disciplinare, senza mai tentare di aderire a un profilo accademico propriamente definibile.   Nonostante i tributi...

Un filosofo classico. Gilles Deleuze a vent'anni dalla morte

ll 4 novembre 1995 moriva a Parigi il filosofo francese Gilles Deleuze. Doppiozero lo ricorda, a vent'anni dalla morte, con una serie di scritti suoi e su di lui.     È possibile “situare” con precisione la posizione di Gilles Deleuze nella storia della filosofia. Non aggiungo l'aggettivo “moderna” o “contemporanea” perché la storia della filosofia è una sola dal momento che a definirla non è la successione dei sistemi di pensiero ma la riproposizione costante e monotona di una sola questione, quella che concerne la possibilità per la filosofia di cominciare. Può darsi, cioè, un pensiero puro, un pensiero senza immagine, un pensiero che sia libero dalle presupposizioni della doxa, dalle equivoche “evidenze” del senso comune come dalle direttive morali di un malinteso buon senso? Oppure la filosofia è l'impossibile, è il sogno cattivo di una umanità tracotante che s'illude di potersi spogliare della sua finitezza, della sua mancanza e addirittura del suo limite strutturale, la morte, per coincidere in un punto – la filosofia,...

Dopo l'Italia niente

L’Italia dopo L’Italia di Perry Anderson (Castelvecchi 2014) è un libro sulla recente storia politica del nostro paese, in particolare sulle vicende che hanno decretato la fine della seconda Repubblica e preparato l’avvento dell’epoca renziana. Più che su una struttura sequenziale, l’autore gioca su flashback e approfondimenti tematici che spostano l’obiettivo dalla storia dell’ultimo ventennio a un passato ormai remoto che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni ottanta, oppure come movimento inverso dagli anni novanta verso il nostro presente. Tale effetto di dislocazione temporale è dovuto anche al fatto che alcuni capitoli che lo compongono, pubblicati precedentemente in varie riviste internazionali, sono saggi autonomi che approfondiscono alcuni aspetti tematici come: le vicissitudini della Seconda Repubblica, la fine dell’epoca berlusconiana, il rapporto tra PCI e intellettuali, la Terza Repubblica e l’epoca renziana. Il fatto che tutto il discorso prenda luogo dalla Seconda Repubblica, ovvero da un’epoca di mezzo in cui tutto ancora può succedere, supporta la doppia...

Le nuvole di Sils Maria

Prima delle nuvole di Sils Maria, queste:     L’immagine più bella del cinema di Assayas era il primo piano di una mano che apre un foglio bianco, in L’eau froide. Questa:     Era il finale del film: Christine, la protagonista, ragazza sfuggente, presuntuosa, ovviamente bellissima, simbolo di una stagione, gli anni ’70, pericolosa ed esaltante, e dai un’età, l’adolescenza, fragile e perduta, spariva nell’acqua di un fiume, e dietro di sé, al ragazzo che la amava, lasciava solo un foglio bianco, uno dei tanti oggetti che disseminano il cinema di Assayas, che concentrano e al tempo stesso disperdono il senso di un cinema che insegue l’invisibile respiro della vita.   Anche le nuvole di Sils Maria sono a loro modo un oggetto, una realtà immateriale che si fa concreta. Per un attimo restituiscono ai personaggi l’immagine di loro stessi e al film il senso del proprio racconto. Viene in mente Eliot,   E io vi mostrerò qualcosa di diverso Dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra Vostra che a sera incontro a voi si leva...

Dopo Vinitaly

Chi per la prima volta si recasse a Vinitaly, anche senza uno specifico interesse per il prodotto come bagaglio di viaggio, non potrebbe evitare di essere coinvolto suo malgrado in una serie di impressioni forti, contrastanti, talvolta sorprendenti, mai banali.   A cominciare dai numeri, circa 155000 visitatori nei primi tre giorni, più di quattromila espositori distribuiti in una quindicina di padiglioni/aree espositive collocate su una vasta superficie fieristica. Dei visitatori circa un terzo sono buyers, il resto professionisti dell'enogastronomia, amatori, semplici consumatori, curiosi. Tutte le regioni italiane a vocazione enologica rappresentate, un padiglione per vini di provenienza straniera, una larga oasi per vini biologici e biodinamici.   Ancora qualche numero... Quali sono le dimensioni del "fenomeno vino" in Italia ? Nel 2010 erano oltre 500 le etichette dei vini a qualità certificata (docg, doc, igt), 736 sono stati i milioni di euro derivati dall'esportazione di vini spumanti italiani rispetto ai 625 del 2012; secondo Mediobanca l'intero comparto enologico nel 2013 ha aumentato il fatturato rispetto all'anno...

Foucault e lo striscione degli studenti

Questa frase appare nell'opera Nietzsche, la genealogia, la storia, tradotta in Microfisica del potere,  1977. Una lettura che fece riflettere molti giovani intorno ai ventitré, ventiquattr'anni, disseminandoli fuori dal solco dell'ormai frusta sinistra extraparlamentare. Invero si tratta di uno scritto del 1971 all'interno di Hommage a Jean Hyppolite. Stiamo evocando – Jean Hyppolite (1907-1968) e Michel Foucault (1926-1984) - due maestri della cultura francese del Novecento, tra i più importanti. Che cosa vuol dire Foucault in quella frase? Vediamo le premesse: “La storia 'effettiva' - scrive – si distingue da quella degli storici per il fatto che non si fonda su nessuna costante; nulla nell'uomo – nemmeno il suo corpo – è abbastanza saldo per comprendere gli altri uomini e riconoscersi in essi” Niente più possibilità di cogliere la storia nel movimento della sua totalità, niente più possibilità di 'ritrovare' qualcosa, niente più continuità. Si tratta di discontinuità, in noi, nei nostri sentimenti, negli istinti,...

Gulliver

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     È probabile che «Gulliver», la rivista internazionale immaginata alla fine degli anni Cinquanta da tre gruppi di scrittori appartenenti a tre diverse nazioni, sia l’unica rivista europea del secondo dopoguerra. Certo, di riviste europee ce ne sono state più di una, ma sempre realizzate da una redazione ben radicata in uno dei paesi del vecchio continente e sempre con collaboratori stranieri; tutte riviste che si proponevano, e spesso avevano, un respiro sopranazionale. Ma una rivista interamente progettata, scritta e redatta da una redazione francese, una italiana e una tedesca, non c’è mai stata. Per questo «Gulliver...

Intervista video a Duccio Demetrio

  Abbiamo incontrato a Milano, all’Università degli Studi della Bicocca, il prof. Duccio Demetrio, autore di Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea (Cortina Raffaello, 2005). Filosofo e specialista dell’educazione degli adulti, Demetrio ha saputo dar forma negli anni ad un inedito percorso intellettuale che lo rende uno tra gli studiosi più stimolanti oggi in Italia. Di grande interesse è ad esempio la sua Accademia del silenzio di Anghiari, un’iniziativa pensata e sviluppata con Nicoletta Polla-Mattiot, che ha lo scopo di favorire l’apprendimento e la sperimentazione di un “linguaggio del silenzio”.