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Paolo Morando

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Gli anni Ottanta, naturalmente / Ho tanta

Che cos’hanno in comune un joystick, un fiordifragola, il Ramazzotti (amaro, ma anche cantante tutto sommato) e la scritta “Italians do it better” su una maglietta attillata? Non ci pensate troppo, è meglio: gli anni Ottanta naturalmente. Eccoli ancora, sempre lì, gli amatiodiati anni del mondiale di Paolo Rossi, dei paninari e di Simon Le Bon (un nome e un programma politico, predestinato a sfiorire nel tempo naturalmente), ma anche di piazza Tienanmen e di Solidarność. Anni che non ci guardano ma che amano farsi guardare, titillare la nostra memoria riportando a galla immagini di varia natura, oggetti, situazioni, personaggi e sì, anche qualche fatto, ma non troppi per favore e possibilmente non concatenati. Anni madeleine, che tutti amiamo assaggiare con il tè per riportare indietro la memoria purché, appunto, non ne vengano fuori i sette volumi della recherche proustiana. Sette no, ma uno sì, e magari proprio quello di Paolo Morando dal titolo ’80 L’inizio della barbarie (Laterza, 231 pagine, 16 euro) che quel periodo rievoca con notevole precisione, fornendo dettagli che spesso sfuggono e chiarendo le relazioni che diversi fatti intrattengono con il presente. Una...

La letteratura è indispensabile per affrontare la complessità? / La tenebra letteraria

Ho appreso i segreti dell’arte del parcheggio frequentando lunghi corsi di guida all’“école des hautes études” del traffico genovese dove o sai parcheggiare millimetricamente in retromarcia in salita o sei finito, puoi vendere la macchina. Mi colpiva ieri una giovane donna (questo naturalmente è irrilevante) che stava tentando di parcheggiare l’auto e credeva, ma con l’aria molto perplessa, che su quella direttrice sbagliata che aveva preso la macchina entrasse bella dritta nello spazio angusto che aveva a disposizione. Valle a spiegare che è una questione di traiettorie precise che si devono imboccare, che non puoi pretendere che la macchina entri se l’angolo di sterzata è troppo stretto. Non si parcheggia se non sai parcheggiare. Se si crede di avere sempre a disposizione la semplificazione degli spazi larghi, piani e liberi del centro commerciale, allora l’idea chiara di che cosa sia la realtà del vero parcheggio sfugge. È la suprema gara tra la semplificazione e la complessità. Noi abbiamo bisogno di complessità, di maneggiare le cose difficili, ma il sapere condiviso che teniamo in tasca dentro allo smartphone, l’informazione totale e gli infiniti services offerti dall’...