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Piero Gilardi

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Ritratto e conversazione / Piero Gilardi. Natura espansa

Simone Ciglia – Il tema della natura è uno degli assi portanti del tuo lavoro di artista, e su questo vorrei incentrare il nostro dialogo di oggi. Per farlo, ho pensato di seguire le occorrenze del termine “natura” – e le sue evoluzioni – nella tua opera. Credo che la prima volta in cui la parola compare sia nel titolo Tappeti natura, una serie iniziata nel 1965. Opere ambigue, che vivono nella dialettica fra naturale e artificiale e rivelano da un lato il rimpianto per una realtà ‘naturale’ che si sta perdendo – siamo in pieno boom economico – dall’altro il tentativo di riportare la natura – per quanto artificializzata – all’interno di un contesto privato.   Piero Gilardi – Sì, ma anche per una componente di fiducia nelle tecnoscienze, che avevano portato la chimica italiana a vincere il premio Nobel. Nella mia ambivalenza – almeno quella che superficialmente si percepisce – c’è un investimento sulla natura ma anche sulle tecnoscienze. Oggi, in una dimensione post-human, il mondo macchinico può essere considerato un mondo non-umano col quale dobbiamo rapportarci attraverso uno scambio che arricchisce: come l’ibridazione uomo-animale ha arricchito nella storia dell’umanità...

Progetto Jazzi / Piero Gilardi: la natura come paradosso

Un nuovo contributo a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Si è aperta il 13 aprile al MAXXI la mostra Nature Forever, curata da Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini, e dedicata a Piero Gilardi. Profondamente influenzata dal pensiero critico di Michel Foucault, Gilles Deleuze e Felix Guattari, e tra gli esempi italiani più interessanti di impegno attraverso l’arte in questioni quali, l’ambiente, l’ecologia, il nucleare, la speculazione edilizia, la ricerca di Gilardi è stata tra le prime a interessarsi del rapporto tra uomo e natura, a utilizzare materiali industriali e tecnologici, per proporre una reinvenzione di luoghi, relazioni e paesaggi, convertendo l’evento artistico in un rito collettivo dalla caratterizzazione sociale e politica. Con questa mostra – ricca di opere e documenti – e il suo catalogo (Nature Forever. Piero Gilardi, a cura di Anne Palopoli, Quodlibet) il MAXXI rende omaggio a una delle ricerche più coerenti e impegnate dell’arte italiana, indirizzata a ribadire le energie creative e critiche del...

La Vegetazione come agente politico

Il modo in cui oggi si fa esperienza del mondo vegetale è ancora legato all’ordine di discorso che si apre con le scienze naturali. Il metodo scientifico moderno, che nelle scienze naturali ha trovato il primo campo di applicazione, è caratterizzato da una ricerca di costanti e leggi con le quali ridurre e catturare la molteplicità del reale, dal dominio del quantitativo sul qualitativo e dalla costruzione di un apparato di senso normativo e necessitante. Nate in contemporanea all’emergere del capitalismo e all’accumulazione originaria, le scienze naturali agiscono per classificazione e distinzione (seguendo le cartesiane idee chiare e distinte), sono vere e proprie scienze del dominio, precondizione per l’utilizzabilità generale del reale da parte del soggetto borghese moderno. La botanica in particolare si è rivelata un sapere importante per l’organizzazione delle piantagioni all’interno del sistema coloniale, a partire dal XVII secolo quando si ridefinirono nuovi sistemi di controllo e tecniche di sfruttamento per il monopolio delle spezie. Con l’avanzare dello sviluppo capitalistico, il metodo...

Marisa Merz. Scarpette 1968

Abbiamo due scarpette abbandonate su una spiaggia La spiaggia è quella di Amalfi. Il mare è il Mediterraneo. Le scarpette sono tessute: la loro trama getta un’ombra tenue sulla sabbia. Di che si tratta? Di semplici calzature in filo di nylon, di imbarcazioni pronte al viaggio o di piccole soglie dischiuse su segrete dimensioni? Tutto questo assieme. E in più di un bizzarro, voluttuoso passatempo.   Marisa Merz, Scarpette, 1968 (fotografia di Claudio Abate)   Non molto tempo fa ho chiesto a Marisa Merz di scegliere una parola come emblema del suo lavoro. Le ho chiesto di considerare una mia lista. La lista era: “distanza, instabilità, Lascaux, origine, parola, riparo, stanza, viaggio, volo”. L’artista ha scelto “volo” perché, mi ha detto, “il volo le trasporta tutte”. Spesso trascuriamo di considerare la dimensione del tempo in relazione all’attività di Marisa Merz. O per meglio dire trascuriamo di considerare la dimensione del disegno, inteso come tempo. Nulla dies sine linea: l’antico motto adottato da Paul Klee vale anche per l’autrice delle scarpette. Per...

Franco Toselli, gallerista re

Franco Toselli dal 1967 organizza mostre d’arte nella sua galleria a Milano, attraverso la quale sono passati i nomi più importanti dell’intero panorama dell’arte contemporanea. Solo per aver lavorato con gli artisti più rappresentativi della storia dell’arte recente, aver organizzato mostre memorabili e prodotto libri d’artista leggendari, Franco Toselli già merita di sedersi tra le prima fila nell’olimpo dei galleristi. La sua avventura nell’arte dura da 45 anni. È iniziata con Gio Ponti passando per l’arte concettuale (Vincenzo Agnetti, Michael Asher, John Baldessari, Mel Bochner, Gino De Dominicis, Jan Dibbets, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, On Kawara, Lawrence Weiner), l’arte povera (Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Mario e Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Gilberto Zorio), la “transavanguardia” (Francesco Clemente, Nicola De Maria, Mimmo Paladino), artisti come Daniel Buren, Giuseppe Chiari, Dan Graham, Joan Jonas, Jan Knap, Gordon Matta Clark, Luigi Ontani, Charlemagne Palestine, Gianni Piacentino, Salvo, Richard Serra,...

Bruno, poeta e collezionista d’arte

Ho sempre pensato di venire da una provincia che, nel corso degli anni, ha dato alla luce tipi antropologici interessanti, figure che si sono alimentate di una vitalità segreta e variopinta, forse annusando il salmastro del Tirreno o forse sbirciando tra le frasche delle colline ai piedi delle Alpi Apuane. Fatto sta che in terra apuana, di personalità curiose ne sono vissute tante e meritano di essere conosciute, raccontate o ricordate. ma sono ancheconvinta che nelle province, rispetto ai grandi centri urbani, si possa più facilmente osservare la fioritura di caratteri psicologici eccentrici ed estremamente consapevoli.   Dove la povertà di stimoli si infittisce, la palude culturale crea un certo disagio esistenziale e il differenziale fra ambizioni e risposte si allarga, i caratteri bizzarri emergono con maggior spontaneità e le storie particolari possiedono a tratti valori o connotati universalmente condivisi, che nulla hanno a che fare col tono folkloristico ed esotico spesso diffuso nell’immaginario comune.   E così, in una provincia di sessantamila abitanti adagiata sulla costa a nord della Toscana, capita...