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Raffaele La Capria

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L'attenzione / Una disattenzione volontaria: il romanzo della fine di Moravia

Archiviata e passata sotto silenzio una ricorrenza certo minore quale quella dei centodieci anni dalla nascita, sulla figura di Alberto Moravia non si sa più bene come esprimersi: fare di quel convitato di pietra al tavolo della letteratura italiana, di quell’assente ingombrante e incombente un comune scocciatore è stato un passo che molti hanno compiuto senz’alcuna remora, anzi con la soddisfazione e l’agio degli spregiatori di monumenti che siano a libro paga dell’amministrazione. Negli ultimi due decenni, perciò, a fronte di rarissime e felici eccezioni come quella più recente di Matteo Marchesini, innumerevoli anti-moraviani o a-moraviani sono sembrati passarsi la palla e procedere verso la più scontata delle mete, specialmente in quel mondo di mezzo sub- o para-accademico della critica online, nel quale ogni stanco soprassalto iconoclastico continua a riscuotere facili applausi.   Per la precisione, non si sa su che cosa, ancor più che come, esprimersi, perché non è tornando a ragionare sul Moravia più classico che si possa pensare di instillare il dubbio o determinare un ripensamento: per chi abbia l’ardire di contrapporsi alle idee ricevute e dominanti, i materiali non...

Raffaele La Capria

«Dove comincia l’opera di La Capria?». Terminando la sua memorabile introduzione alla prima edizione del «Meridiano» di Raffaele La Capria, Silvio Perrella aveva trovato una risposta dal sapore vagamente taoista, privilegiando il movimento e la metamorfosi ai danni di un’idea tradizionale di «opera» lineare nel suo progresso e raggelata in una successione di titoli. L’opera di La Capria, infatti, a parere del critico, «comincia da dove finisce, e da lì riparte da capo».   Era il 2003, e il «Meridiano» in questione festeggiava degnamente gli ottant’anni appena compiuti dello scrittore napoletano. Tutto sommato, poteva sembrare una partita chiusa, e chiusa in bellezza. Non perché, ovviamente, non si possa scrivere ancora, e scrivere cose importanti, dopo gli ottant’anni e la pubblicazione di un «Meridiano». Si dice che Giorgio Caproni considerasse un segno di malaugurio la raccolta delle sue poesie complete. E rimise tutto in questione con un ultimo capolavoro, capace di modificare il senso di tutto quello che aveva fatto.   Ma il caso di La Capria, meno...

Napoli a piena voce

“Napoli vuol farti sapere che sei uno dei suoi figli migliori”: difficile non commuoversi ogni volta che si riascolta il discorso funebre che Nino Taranto pronunciò in occasione dei funerali di Totò. Napoli è infatti una città madre e questo è soltanto uno dei molti archetipi che concorrono a fissarne l’identità. Da La Capria in giù esiste un fiorente e dannoso filone editoriale che conferma gli stereotipi napoletani su una città sulla quale ognuno sembra avere un’opinione, una ricetta salvifica o, semplicemente, vuole trovare la conferma dei propri pregiudizi.   Per questo è particolarmente benvenuto Napoli a piena voce. Autoritratti metropolitani (Bruno Mondadori), opera collettiva a cura di Luca Rossomando, un libro che prosegue il lavoro del mensile “Napoli Monitor” che da oltre mezzo lustro offre un’informazione critica su quello che avviene in città e nel suo territorio metropolitano. Marco Borrone, Andrea Bottalico, Alessandra Cutolo, Salvatore De Rosa, Carola Pagani, Salvatore Porcaro, lo stesso Rossomando, Riccardo Rosa, Viola Sarnelli e Davide...

Zanzotto decabrista

Nella poesia, diceva Andrea Zanzotto, “si trasmette per una serie di impulsi sotterranei, fonici, ritmici, ecc. Pensate al filo elettrico della lampadina che manda la luce, il messaggio luminoso, proprio grazie alla resistenza del mezzo.” Il filo sottile oppone resistenza alla corrente elettrica ed è proprio questa specie di attrito che produce il fatto strano della luce.   Per quanto riguarda la poesia di Zanzotto, ripercorrendo l’opera con l’ausilio della lunga e attenta introduzione di Stefano Dal Bianco a Tutte le poesie, che la sorte con geometrica tempestività ha fatto uscire da Mondadori nei giorni in cui l’autore se ne andava, trovo tutti gli argomenti di questo effetto dispiegati in bell’ordine, un panorama composto e pacificato di un’umanità straordinaria. Lalìe primordiali messe in gioco con i nervi tesi di certi by-pass mentali, vertigini e shock della lingua, che hanno costruito brani di mondo, attraverso vere e proprie prove d’esistenza a cui il poeta, che ha pagato non poco in termini di dazio psichico, si è sottoposto per portare in salvo il paesaggio, direbbe lui....