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Roberto Calasso

(13 risultati)

Le sconcertanti carte disegnate da Opicino / Europa violata e diabolico mar Mediterraneo

“Sono stato più volte coinvolto in azioni illecite” scrive il chierico Opicino de Canistris nella sua tormentata autobiografia, illustrata da una serie di tavole ispirate alle mappe dei cartografi genovesi. Ruotandole per orientarle rispetto ai punti cardinali, ciò che prima appariva come sfondo muta sorprendentemente in figura e viceversa. Si tratta del noto fenomeno percettivo studiato da Edgard Rubin.   Figura 14 tratta da Edgar Rubin, Synsoplevede Figurer. Studier i psykologisk Analyse, Gyldendalske Boghandel Nordisk Forlag, Copenhagen 1915. Alla sconcertante autobiografia di Opicino e alla tavole che la corredano, lo storico medievista Sylvain Piron ha dedicato un saggio (Dialettica del mostro. Indagine su Opicino de Canistris, Adelphi, Milano 2019) nel quale descrive il fenomeno d’inversione figura/sfondo come “percezione simultanea del negativo e del positivo” (p. 16). In realtà determinate aree di un campo visivo hanno forma solo per un dato tempo: non si possono vedere simultaneamente ma solo alternativamente. Non è un distinguo irrilevante perché l’alternanza al cambio di funzione di una linea di contorno è ciò che dirige l’attenzione. Lo spiega David Katz in La...

A Bloomsbury e altri racconti / La controversa Mary Butts

Poco prima di quello che Roberto Calasso ha chiamato nel suo Innominabile attuale il più grande e ben riuscito tentativo di autoannientamento che il mondo abbia compiuto, in Europa si aggirava una delle generazioni più colte, aperte e cosmopolite della storia. Lo racconta, per esempio, Klaus Mann nel suo La svolta (Saggiatore, 2016), oppure Annemarie Schwarzenbach in romanzi come Gli amici di Bernhard (L’Orma, 2014) e nei suoi scritti di viaggio in cui riporta, quasi come se niente fosse, quei mesi tra il 1939 e il ‘40 in cui se ne andava in giro in macchina con la svizzera francese Ella Maillard per la Turchia, la Persia e l’Afghanistan. Per non parlare dei diari di Anaïs Nin, delle memorie di Simone de Beauvoir e dell’immaginario che tutti abbiamo della Parigi di quegli anni. Una generazione di giovani che si spostavano fra Londra, Parigi e il mondo mitteleuropeo, che parlavano sempre il francese, molto spesso l’inglese e altrettanto il tedesco, che godevano di una libertà sessuale che negli anni precedenti e negli anni seguenti sarebbe parsa inimmaginabile, spesso politicamente impegnati (si pensi alla giovane Erika Mann che girava per la Germania a dissacrare Hitler con il suo...

L'innominabile attuale / Roberto Calasso, terroristi e turisti

Roberto Calasso è interessato ai terroristi. Non quelli del passato, ma a quelli del presente: i terroristi islamici. Sono l’incarnazione di una questione che lo ossessiona dai tempi della Rovina di Kasch (1983): il sacrificio. I giovani terroristi suicidi di Parigi, Londra, Berlino, Nizza, Barcellona con il loro sacrificio protraggono nel mondo contemporaneo – l’età dell’inconsistenza, come la chiama Calasso – un rituale fondamentale che sembrava scomparso nel regno della modernità. Attraverso i ragazzi dell’Isis e di al-Queda il sacrificio celebra nuovamente i suoi fasti: “Il terrorismo islamico è sacrificale: nella sua forma perfetta, la vittima è l’attentatore”. Un ritorno al passato? Non proprio. C’è una differenza sostanziale rispetto al sacrificio arcaico del mondo ciclico evocato nella Rovina di Kasch. In quel libro, costruito per frammenti, giustapposizioni, montaggi, l’antica macchina sacrificale “era concepita per stabilire un contatto e una circolazione tra visibile e invisibile”, mentre l’attentatore che oggi uccide morendo è perfettamente visibile, misurabile, quantificabile, fotografabile. In L’innominabile attuale, volume appena pubblicato da Adelphi, Calasso...

Tommaso Labranca, vivere di istinti

«Mo guarda, è rimasto normale! È sempre normale!». Non mi sento legittimato a riferire chi e in quale occasione ha espresso questo giudizio su Tommaso Labranca (1962-2016), uno scrittore e studioso che rivendicava una normalità che però sembrava mostrarsi impossibilitata a essere incarnata da lui. Ma la persona e l’occasione, persino, davano senso a quel giudizio inverosimile, proprio in forza dell’eccezionalità e della normalità di Tommaso.   Tommaso Labranca è morto all’improvviso, di notte, da solo, il 29 agosto del 2016. Da un paio di giorni accusava malesseri che a lui erano parsi passeggeri e invece erano i sintomi di una severa crisi cardiocircolatoria. Molti conoscevano solo vagamente il suo nome; per altri è stato uno dei principali intellettuali italiani, a partire da metà degli anni Novanta, quando propose ad Alberto Castelvecchi (allora editore attentissimo alla cultura dei nati negli anni Sessanta) testi che poi andarono a formare un libro dal fantastico titolo di Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash (1994). L’anno successivo lo stesso editore pubblicò Estasi del pecoreccio. Perché non possiamo non dirci brianzoli (1995), che si chiudeva con una...

Calasso, Hyeronimus Bosch e gli attacchi terroristici / Pokemon Go

Pokemon Go è un gioco che rappresenta un momento di svolta. Dopo l’era della digitalizzazione e della scomparsa della realtà dentro agli schermi di televisori intubati da Playstation o Xbox, oppure di video-game su laptop, iPad o smartphone con i vari Minecraft, giochi e giochetti, con questa nuova piattaforma finalmente si sovrappone la realtà digitale a quella tangibile. I giocatori escono dal solipsismo del rapporto unico con lo schermo, dove al massimo si potevano mettere in dialogo con altri sempre tramite l’ucronia della realtà interconnessa, e camminano, corrono, passeggiano per la strada. Da sedentari agricoltori di fattorie digitali che erano, ritornano alla loro identità di cacciatori itineranti.       È bizzarro che questo gioco pervada la vita di tanti giovani occidentali e asiatici proprio in un’estate che finora s’è contraddistinta per la sua violenza terroristica. Si tratta di una violenza specifica che ha trasformato alcuni cittadini di metropoli e borghi europei in tanti Pokemon cacciati da giocatori fondamentalisti che sembrano associare le loro vittime a un punteggio. Basta pensare all’orrore di un camion che cerca di investire passanti come in un...

Precisi, pressappoco

Un giorno, nell’afa agostana, in piscina un bambino in groppa al padre, il braccio teso verso il cielo, gridava: “Alla ricaricaaa!”. In casa il piccino sente evidentemente più spesso parlare di ricarica che di carica militare. Da qui il suo gustoso umorismo involontario. Essendo la sua esperienza del mondo ancora approssimativa lui usa le parole per imitazione, quel suono gli pareva quello più adatto a sferrare un duro attacco all’esercito suo nemico. Il fatto è che, purtroppo, l’approssimazione nell’uso del linguaggio non è un appannaggio dei bambini, ma un patrimonio negativo e consolidato della società adulta. Ed è un indicatore assai rivelatore di un più generale comportamento.   Quando si parla del più e del meno si vaga senza orientamento tra un tema e un altro, un navigare in mare aperto senza rotta. Può essere una sana attività a cui spesso ci dedichiamo, un riposo, una pausa dalle tensioni quotidiane, un aperitivo tra amici. Winnicott lo definiva uno stato di “funzionamento al minimo della personalità non integrata” (Gioco e realtà,...

Gli spazi della politica

Viceversa è una nuova rivista di architettura online. Diretta da Valerio Paolo Mosco, ha appena pubblicato il primo numero dedicato a “Gli spazi della politica”, curato da Giovanni La Varra. La rivista uscirà con periodicità bimestrale, il secondo numero, dedicato al cantiere e curato da Pietro Valle, uscirà a fine maggio 2015. Viceversa #1 si trova su 011+ o su ISSUU.   Del primo numero pubblichiamo l’articolo del curatore.         Si potrebbe datare con una certa precisione il crollo dell’influenza del comunismo in Italia, in Europa e nel mondo. Nell’estate del 1986, dopo anni nei quali la Festa dell’Unità milanese veniva organizzata sul Monte Stella – la “montagnetta” pensata da Piero Bottoni a conclusione del disegno del QT8 – il più grande partito comunista dell’occidente, il PCI, decise di spostare la festa alle pendici del Montestella, nel parcheggio e nello spazio appena inaugurato del Palatrussardi, ove tuttora si svolge. Il Palatrussardi, un luogo per “eventi”, opera temporanea e smontabile, era allora uno dei...

Una conversazione con Tatti Sanguineti / Io, Sonego e gli altri

Non avevo mai parlato con Tatti Sanguineti prima di questo pomeriggio. Al telefono, dove subito ci siamo dati del tu, abbiamo fissato l'intervista per la sera, intorno alle nove, perché, mi ha spiegato lui, «preferisco lavorare di notte, nella penombra, quando nessuno ti scoccia con le telefonate e ti puoi dedicare con tranquillità alle cose da fare». L'oggetto dell'intervista è Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema (Adelphi 2015), versione riveduta e parecchio accresciuta de Il cinema secondo Sonego, edito nel 2000 dalla Cineteca di Bologna.   Durante la nostra chiacchierata, mi accorgo che Tatti non utilizza mai il termine “riscrivere”, ma sempre parole come “ricostruire” o “rifare”. Evidentemente, per lui questo libro è qualcosa di più e di diverso da un libro di cinema, e non soltanto per le dimensioni (poco meno di seicento pagine): man mano che ci si inoltra nella lettura, si ha sempre più l'impressione di avere a che fare con un folto romanzo di avventure, una cavalcata a rotta di collo attraverso cinquant'anni di cinema italiano. Il protagonista è un personaggio tutto sommato poco noto al grande pubblico: Rodolfo Sonego (1921-2000), ex...

Contro il colonialismo digitale. Una risposta

Un autore che volesse capire se quello che scrive “funziona” ha diversi “indicatori” a sua disposizione, molti dei quali assai brutali e quantitativi (numero di citazioni, di pagine web che parlano di quello che hai scritto). E anche quelli qualitativi sono un po' rischiosi. Uno va volentieri alla ricerca di messaggi entusiastici, e scrolla le spalle quando trova il post cattivo. Contro il colonialismo digitale è per me un libro sofferto; quale non lo è, si dirà, ma questo lo è stato particolarmente, dato che sono uscito dall'universo descrittivo che mi è più consono per affacciarmi a quello normativo. E se si è normativi su un tema come quello del digitale il pericolo della polarizzazione è fin troppo evidente.   Se il libro ha funzionato, mi sembra, è proprio nel fatto che chi si è pronunciato sul tema che affronto non ha concepito la nostra conversazione come un “dibattito”. Cito spesso e volentieri una frase di Chomsky che sostiene che i dibattiti sono istituzioni profondamente irrazionali; per come sono fatti, obbligano i “contendenti” ad...

In difesa dei lettori

Arrivo in questo dibattito per ultimo, o tra gli ultimi: il vantaggio è quello di poter approfittare degli interventi precedenti, lo svantaggio è che non c’è più nulla o quasi da aggiungere (ma anche questo può essere un vantaggio). Premetto, per non ripetermi, che un ragionamento abbastanza articolato sull’editoria digitale l’avevo già fatto a margine dell’ultimo libro di Calasso: lì affrontavo il tema prevalentemente dal fronte produttivo, che Casati non tratta ma che mi sembra il più urgente, e rivendicavo l’esigenza di un’assunzione di responsabilità a tutto campo da parte degli editori, in un momento di transizione in cui il nuovo paradigma è ancora piuttosto aperto (per molti ambiti più aperto, a mio parere, di quanto Casati sembra presupporre) con tendenze alla rapidissima chiusura su altri fronti.     In una parte significativa del suo pamphlet Casati affronta il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie nell’educazione. Se questa parte fosse tutto il libro applaudirei senza riserve o quasi. La scuola anche su questo fronte...

Editori sul lettino dello psicanalista digitale

Ho tra le mani L’impronta dell’editore di Roberto Calasso, che celebra con eleganza e discrezione i primi cinquant’anni di vita dell’Adelphi. Il libro è una raccolta di interventi perlopiù apparsi altrove, di vario tenore e intenzione: da quelli che rievocano momenti e figure fondamentali della storia editoriale europea, e sono i più belli, a veementi orazioni sulla crisi prima di tutto identitaria che ormai da anni attraversa questo settore, e sulla decadenza rispetto a un modello primo-novecentesco di “editore come forma” che Adelphi incarna al meglio; nel suo catalogo di pezzi unici e profondamente solidali, frutto in gran parte postumo delle idee chiare e trascendenti di Roberto Bazlen, si è realizzata un’opera pari alle migliori creazioni dell’intelletto umano: è questa, appunto, la forma di cui parla Calasso.     Nella sua accezione militante il libro è dunque la difesa di un mestiere antico quanto Manuzio, tanto più appassionata quanto desolante è il quadro generale: il ruolo dell’editore si annacqua e diventa sempre meno essenziale, a vantaggio...

Il sabato del villaggio / Addio confort

Con le scuole ormai chiuse, gli esami di maturità in dirittura d’arrivo, l’estate, tra alte e basse temperature, sembra essersi ormai avviata e si avvertono i primi timidi tentativi di fuga dalla città. Ritrovare la natura, lo spazio selvaggio, ma senza perdere i confort: una natura a misura d’uomo sembra essere il bisogno da soddisfare. Addio alla natura quindi, ma soprattutto un addio alla sua idea culturale e falsificante, questo l’auspicio contenuto già nel titolo dell’ultimo libro di Gianfranco Marrone recensito questa settimana da Marco Belpoliti e Franco Farinelli e su La Repubblica da Maurizio Ferraris in un ampio articolo. Uomo e natura, due conviventi che mal si sopportano, ma anche una corsa ciclistica, la Milano-Sanremo, tra le più affascinanti ed estreme del mondo. Un percorso vario ed imprevisto, un paesaggio naturale, sorprendentemente nel cuore di uno dei territori più urbanizzati d’Europa: ce lo racconta Igor Pelgreffi. Di tutt’altra natura la sparizione che si materializza sotto gli occhi di Giuseppe Montesano, ossia quella della spazzatura napoletana in parte spostata dalle...

Ridi, disperato

  Alle prove, in un mercoledì pomeriggio in cui gli altri lavorano, siamo in trenta, quaranta, al Teatro Gobetti del Teatro Stabile, Torino. Sul palco i cinque giovani attori della compagnia guardano scanzonati il Maestro, seduto esausto a un gracile tavolino: ha i lunghi capelli bianchi incollati al cranio, quando s’alza è curvo, si appoggia a un bastone ortopedico. Dice che questo è il suo ‘Finale di teatro’, perché “le restrizioni implacabili della vecchiaia” gli stanno togliendo un diletto durato 41 anni. “È dal ’91 che ho mollato il mio Teatro dei Sensibili, ma tutti continuano a dirmi che io faccio le marionette. Ma io sono un suonatore ambulante di organetto di Barberia! è bello cantare ballate in una strada, mentre la gente passa e poi si ferma e ti ascolta. Una volta, all’Eur, a Roma, passando con il cappello in mano, raccogliemmo 700.000 lire”.   Non ha avuto molto tempo per provare Finale di teatro, il pensatore, scrittore, saggio, filosofo, saggista, drammaturgo Guido Ceronetti: “Effettivamente sì, chiamatelo pure collage, quello che vedrete:...