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Silvio Berlusconi

(125 risultati)

Il tocco della folla

Un tempo le mamme alzavano i figli perché il Papa, o il leader politico, potesse toccarlo, quasi possedesse il tocco magico che un tempo s’attribuiva ai reali di Francia. Tutto avveniva in piazza, nel corso di una cerimonia, di un’inaugurazione o di un raduno. Da Mussolini a Stalin il bimbo in braccio, o il tocco della folla, erano d’obbligo e segnano il XX secolo, l’età della massa, come ha detto Elias Canetti, per cui la sua forza appare superiore alla somma delle singole parti, gli individui, che alla fin fine contano davvero poco. Il XXI secolo è probabilmente cominciato quando Andy Warhol ha detto o scritto – dove non si sa con certezza – che ciascuno poteva aspirare a quindici minuti di celebrità: l’età degli individui. Tutto è cominciato con la televisione, dove bastava apparire per “essere”.   I leader politici sono stati veloci a capirlo, e poiché a loro non bastano quei quindici minuti, ma aspirano a tempi ben più lunghi, hanno cominciato a studiare strategie differenti per apparire dopo il tramonto dei capi taumaturghi. Il nuovo maestro nel campo...

Gabriele Turi. La cultura delle destre

Fino agli anni settanta un modello storiografico tendenzialmente diffuso assegnava tout court il fascismo alla sfera dell'incultura e ne sconsigliava lo studio dei presupposti ideologici; tale comprensibile  atteggiamento, da parte di chi dentro le retoriche del  fascismo era cresciuto, paradossalmente finiva per rendere con il tempo poco conosciuto il territorio mentale dei nemici della democrazia e per consegnare il discorso sul tema alle tendenze revisioniste interessate a modificare la damnatio memoriae post-bellica del fascismo o più in generale occupate a sviluppare un discorso polemico contro l'antifascismo.   Solo quando “cultura” è stata intesa in senso antropologico anche l'autorappresentazione della destra, reazionaria, fascista e poi neofascista è potuta diventare oggetto di studio: la destra è stata così mostrata nella sua composita articolazione, nella sua genealogia e nell'imparentamento con la cultura borghese o con le controculture politiche, nelle varie correnti e nella varie contaminazioni, nelle sue versioni grottesche e ipersemplificate (che abbondano) e in quelle più...

Il socialismo sessuale di Craxi

Pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Luca Scarlini, Il sesso al potere (Guanda) da oggi nelle librerie.     Bettino Craxi, l’uomo della Milano da bere, il decisionista a ogni costo, quello che aveva trasformato il PSI in una macchina di consenso e potere economico, aveva un noto debole per le signore. Francesco Alberoni in uno dei suoi inevitabili comunicati pro-Bettino era stato chiaro: «Oggi c’è un solo leader che cerca di apparire superiore al suo partito: Craxi. Molti lo giudicano antipatico, molti spregiudicato. Non importa. Il suo modo di agire dà una impressione di sicurezza, di forza. Per questo ha possibilità che nessun altro ha».   Quasi la profezia di un nuovo Duce del futuro. Nel sistema macho di potere del PSI craxiano, la rappresentazione delle belle dame era una parte rilevante. Questo non vale tanto per la consorte, Anna Maria Moncini, amore di giovinezza e di una vita, che a dire il vero non ha troppo commentato le imprese amatorie del marito nel corso degli anni e che compare ogni tanto sui media soprattutto per dichiarare categoricamente che il corpo del consorte non sarà mai...

L'amnistia e la formica argentina

“così fu un triste ritorno, ed era prevedibile. Ma a me spiaceva soprattutto aver visto come quelle donnette s’erano comportate. E mi venne un fastidio per chi va in giro a piagnucolare delle formiche che non l’avrei più fatto in vita mia, e mi veniva voglia di chiudermi in un orgoglio straziato come quello della signora Mauro, ma lei era ricca e noi poveri, e non trovavo la via, la maniera per continuare a vivere in questo paese, e mi pareva che nessuno di questi che conoscevo e che pure fino a poco prima mi erano parsi così superiori, l’avesse trovata o fosse sulla strada di trovarla” Italo Calvino, La formica argentina Il protagonista del romanzo di Calvino deve combattere, assieme agli altri abitanti del villaggio, l’invasione della formica argentina. C’è chi cerca di utilizzare insetticidi, chi le tortura, chi come il signor Baudino le nutre con una melassa leggermente avvelenata. “ Avevamo di fronte un nemico come la nebbia o la sabbia, contro cui la forza non vale”.   La cattiva gestione dell’emergenza della formica argentina, che affronta il protagonista del...

Berlusconi: Dudù!

Berlusconi scende dall’auto, ha gli occhiali da sole nonostante la giornata di pioggia, la mascella serrata. Il video pubblicato da Oggi  riprende il suo arrivo a palazzo Grazioli il giorno dello strappo col governo Letta. Inopinatamente, sulla spalla del capo compare Dudù, il barboncino. Lo tiene come un sacco dal peso lieve. Dudù, dopo un rapido movimento della testa, sembra inanimato, più simile ad una sciarpa voluminosa che ad un cane.     Una foto, scattata qualche giorno prima, ritrae Berlusconi da dietro, a villa San Martino. Si vede la nuca, mezza schiena fasciata dalla giacca blu, frammenti d’arredamento. Dudù è appoggiato alla spalla sinistra del presidente. Lo sguardo – due piccoli occhietti neri - va in avanti, verso l’obiettivo, secondo una prospettiva inusuale per un cane. Il terreno, inevitabile punto di riferimento per chi si orienta con l’olfatto, si allontana. Pare tranquillo, probabilmente è abituato a questo  trattamento, come testimoniano le numerose foto che lo colgono insieme a Francesca Pascale, in cui è raro vederlo  a terra, libero di essere...

Berlusconi. Quel che resta del corpo del capo

Cosa resta del corpo del Capo nel videomessaggio, nell’ultimo appello del 18 settembre ai tifosi e agli elettori? Poco. Il viso sembra privo di intensità, sotto lo spesso strato di cerone, la mimica facciale quasi assente: non riesce a tenere dietro ai toni di voce, ai passaggi più forti ed emotivi del discorso. Opaca è tutta la fronte e la testa nella parte alta. Anche il tronco, imbustato dentro il doppiopetto blu di antica memoria democristiana, non produce nessun effetto mimico. Rimane congelato, statuario: un manichino. Così appare nel mezzobusto che emerge da dietro la bianca scrivania, vuota, salvo il testo del discorso, che però legge dal gobbo, vicino alla telecamera, la penna, e un misterioso libro, di cui si scorge alla sua destra solo la costa azzurra (un tocco intellettuale mentre la libreria dietro è inespressiva come lui).     L’espressività è ora tutta demandata alle mani, che commentano i punti salienti del discorso. Le tiene appoggiate sul sottomano di cuoio, che afferra a tratti per manifestare intensità, e su cui le cala di momento in momento per dimostrare forza,...

Berlusconi. Sfondi per un pensiero libero

Sua eccellenza SB,  sempre più orientale dopo gli ultimi ritocchi di fotoshop, vestito di blu in doppio petto, inizia a fare un suo discorso di sedici minuti e trenta secondi, in cui dichiara il proprio interesse al destino dell’Italia. Termina il suo manifesto con un accorato: Forza, Forza, Forza Italia. Agita le braccia come un Pinocchio che si sia staccato dai fili di Mangiafuoco, e alza il tono della voce.     Lo sfondo è una Arcore talmente decolorata da somigliare a una stanza di Casa Vianello o al set di un mobiliere della vicina Brianza, in cui gli antichi opifici stentano vicino ai cancelli della villa suprema. Libri dello stesso colore e della stessa forma danno l’effetto di quelli che si ordinano per riempire una scena di film. Nel mezzo alla libreria, sono annidate le foto di famiglia, che testimoniano dell’affetto del padre per i suoi rampolli e per quelli della patria, di cui si sente responsabile.     Quando rivela agli italiani che c’è la crisi economica, colpa del bombardamento fiscale (un lemma degno di sua eccellenza FT Marinetti), SB svela i suoi modelli retorici. Quelli...

Yves Citton. Mitocrazia

Al centro del discorso sta il rapporto tra mito e politica, che è fondativo della dimensione del politico stesso e che si rivela sempre più attuale in anni di attività politica mediatizzata, spettacolare e 'liquida'. Nelle società contemporanee lo spazio pubblico è stato egemonizzato da una civiltà delle immagini di derivazione televisiva, e via via digitali, multimediali e transmediali, capace di mettere in crisi una consolidata tradizione di pensiero critico. In Italia, la cui crisi politica può essere pienamente spiegata da vent'anni di mitologia berlusconiana trionfante (farsesca versione di quella neoliberale) che hanno oscurato nel senso comune oltre cento anni di epos dell'emancipazione legata al movimento operaio e sindacale. […] In ogni caso, anche in Europa, è in gioco la questione della legittimazione delle democrazie moderne con i suoi diversi addentellati, che siano la crisi della sinistra o il dominio della destra. Il problema principale rimane il fatto che se da un lato è  necessaria la critica di un modo di comunicare autoritario e ideologico, incantatorio e mitologico...

Da Franti a Grillo (via GianBurrasca e Berlusconi)

Giusto cinquant’anni fa, nel 1963, Umberto Eco pubblicò il suo famoso Elogio di Franti, nel quale si faceva beffe dei melodrammi deamicisiani di Cuore per schierarsi dalla parte dell’“infame”, il cattivo senza speranza. Eco si concentrava su un aspetto specifico del personaggio: Franti ride. Ride di ogni cosa sacra alla comunità, dal re alla mamma. E tracciando una diretta connessione a Rabelais e al ridere come atto eversivo contro il potere costituito, faceva assurgere il giovinastro a icona della ribellione che si stava preparando. Il Sessantotto era alle porte: “Sarà una risata che vi seppellirà…”. Ridere, ridere amoralmente di ogni cosa è ciò che caratterizza il protagonista di un altro famoso libro per ragazzi uscito una ventina d’anni dopo: Il giornalino di Gian Burrasca. La celebre versione televisiva con Rita Pavone ha molto sfumato un inquietante tratto del personaggio originale: la totale mancanza di senso di colpa. I danni anche seri provocati da Gian Burrasca non solo lo fanno ridere a crepapelle, ma gli ispirano pensieri di questo tipo: “E’ colpa mia se ho dato...

Il corpo di Andreotti

Ma Andreotti ha avuto un corpo? Al di là degli occhiali, delle orecchie, della “gobba”, cosa altro ha definito per quasi settant’anni di storia repubblicana la corporeità di uno dei suoi personaggi più celebri? Se la posa, come ha scritto Roland Barthes, è l’affermazione dell’essenza di un individuo, nel caso del Divo Giulio la postura ieratica è stata per molti decenni la prova provata che non possedeva un corpo, o meglio lo nascondeva con efficacia sotto il doppiopetto ministeriale democristiano, prima, e poi gli abiti grigi del nuovo look post-degasperiano di governi più o meno balneari, e di tanti altri incarichi ricoperti da Andreotti con lo stesso passo e la stessa gestualità che avevano i papi almeno fino a Pio XII e a Paolo VI, ultimi eredi di un potere spirituale, e insieme temporale, tutto racchiuso nei riti di Santa Romana Chiesa.     Si racconta che il primo incontro tra il giovane Giulio e il maturo leader tridentino, Alcide De Gasperi, sia avvenuto nelle sale della Biblioteca Vaticana, dove l’austero capo dei popolari aveva trovato rifugio dalla persecuzione del...

Quel che resta del Padre

Gustavo Pietropolli Charmet è uno psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, ha insegnato Psicologia dinamica all’Università di Milano-Bicocca e oggi presiede il “Minotauro”, un istituto che si occupa dell’analisi dei codici affettivi. L’ultimo suo libro, uscito in questi giorni s’intitola, La paura di essere brutti. Gli adolescenti e il corpo (Cortina Editore). Un grande clinico, uno dei massimi studiosi dell’età evolutiva. Subito dopo le elezioni di febbraio c’eravamo rivolti a lui per capire cosa era successo, in particolare per comprendere le ragioni profonde del successo della lista di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle. Pietropolli Charmet aveva descritto il cambiamento avvenuto nella società italiana rispetto alla figura paterna, parlando del nuovo adolescente, fragile e spavaldo, com’è il titolo di un suo libro. Ne era emerso così il ritratto contradditorio e originale della “generazione 5 Stelle”. Pietropolli Charmet chiedeva alle classi dirigenti di facilitare il ricambio generazionale, di non accentuare il conflitto. Ora, dopo le vicende della votazione...

Napolitano e lo stallo repubblicano

DOMANDA
 Per il paese non sta diventando un accanimento terapeutico? Non è forse meglio mirare a elezioni a ottobre?   PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
 Questa questione non mi interessa. Io sono Presidente della Repubblica in pieno semestre bianco che è ritornato operante dopo la elezione del nuovo Parlamento. Quindi, non mi occupo di problemi che non posso risolvere oggi nelle mie funzioni.       Accanimento terapeutico. Avviene quando l'intervento su un paziente, anziché migliorarne la condizione, la peggiora. Si presenta come il principale fattore di rischio sanitario, come si sostiene nel titolo di un libro di Marco Bianciardi e Umberta Telfener Ammalarsi di psicoterapia. Spesso accade quando ci si trova di fronte a uno stallo.In terapia familiare lo stallo di coppia è un gioco a due avversari. Il paragone è la partita a scacchi. I due sono costretti a fronteggiarsi in eterno, senza via d'uscita. Secondo Mara Selvini Palazzoli (1916-1999) la situazione può protrarsi all'infinito senza crisi o rotture: “Uno dei due a volte esibisce una serie appariscente...

Beppe Grillo, il culto dell'esperto contro la «kasta» scientifica

Non è vero che Grillo ce l’abbia coi giornalisti italiani. Laura Margottini, ad esempio, è riuscita ad intervistarlo. Ma lei aveva un asso nella manica: Margottini lavora per la prestigiosa rivista scientifica inglese New Scientist e Grillo non poteva certo tirarsi indietro. Infatti, Il rapporto tra scienza, tecnologia e cittadinanza, cui gli altri partiti dedicano al massimo qualche stanco convegno, è al centro del suo discorso politico. I gruppi che animano il MoVimento discutono molto sui rischi e sulle manipolazioni cui la scienza ci espone. Lo dimostrano le recenti sparate sui vaccini o i tanti messaggi di questi giorni sui forum di www.beppegrillo.it a favore della “terapia Vannoni” basata sulle cellule staminali mesenchimali, da impiegare su quattro bimbi gravemente malati ma unanimemente bocciata dalla comunità scientifica.   Qualunque bufala scientifica ha trovato terreno fertile nel MoVimento, ma sarebbe sbagliato liquidare i grillini come un popolo credulone e oscurantista. Beppe Grillo dà spazio anche a campagne di contro-informazione serie e documentate, come quelle contro il Tav in Val di Susa: d...

Gaia, il futuro secondo Casaleggio

Due anni fa Silvio Berlusconi si presentò in tv esibendo una visualizzazione grafica per dimostrare lo sbilanciamento nelle dispute giudiziarie a suo sfavore. Raffigurava degli omini dentro i due piatti della bilancia. I medesimi omini, in forma più stilizzata, ora li trovate in Gaia. Il futuro della politica, il video realizzato da Gianroberto Casaleggio. Nella versione web sono diventati silhouette più stilizzate: uomini che indossano una tunica e si trasformano nel corso della animazione in frecce, per indicare la convergenza futura della web-democrazia. Quello che hanno in comune le due comunicazioni è l’ambiente PowerPoint, mentre siamo passati dall’immagine fissa a quella in movimento.     Edward R. Tufte, genio della comunicazione visiva, critico del pensiero dell’immagine, ha spiegato in The Cognitive Style of PowerPoint (2003) che questo sistema grafico, adottato dalle aziende per la loro comunicazione, obbliga a esprimere i concetti in schermate che ammettono un massimo di quaranta parole, e che devono essere lette in una manciata di secondi, per lo più con un tono icastico, così che il...

Rivoluzione Grillo

Il movimento Cinque Stelle di Grillo è un movimento “tecnicamente” rivoluzionario.  “Tecnicamente” vuol dire che, indipendentemente dai contenuti e, forse, anche al di là delle intenzioni dei suoi animatori, ha come sua finalità la sovversione del sistema. Ne consegue che, come accade ad ogni movimento rivoluzionario in una fase rivoluzionaria, il suo principale obiettivo è la distruzione della forza politica che, all’interno del sistema, rappresenta il polo riformista. Non c’è dunque nessuna speranza per il Partito Democratico di poter trovare un punto d’accordo con i grillini.    La divergenza è strategica e annulla a priori ogni possibilità di convergenza tattica. L’inconciliabilità tra le due agende è assoluta. Non bisogna, credo, farsi ingannare dalle somiglianze di famiglia tra i programmi o dalla composizione dell’elettorato che ha votato i due gruppi.  Per il Partito Democratico, erede in questo della tradizione del Partito Comunista Italiano,  l’obiettivo strategico resta il sistema paese. Che esso vada comunque salvato...

Dibattito | Fare caos! Ovvero Accendere la luce!

To be insulted by these fascists it's so degrading And it's no game     David Bowie, It’s No Game (part I)     Febbraio è finito ieri. Il Ventunesimo secolo italiano sembra meno noioso di come l’avevano disegnato negli anni novanta, catch me if you can / I’m going back, cantano i Byrds, le gambe sono deboli e la testa piena: a little bit of courage / is all we lack, continuano a cantare i Byrds, mentre si susseguono le agenzie e i lanci di Beppe Grillo e le proposte, invero inevitabili e apprezzabili come e più di qualsiasi altra scelta, di Pierluigi Bersani. Non possiedo alcuna coerenza nei pensieri politici,  perché la Realtà mi fa cambiare idea spesso e volentieri, anche se di rado la Realtà mette in crisi un principio veramente valido. Da bambino spegnevo la luce all’improvviso, mentre i miei stavano parlando con gli amici, e urlavo: faccio caos!. Talvolta pubblico su Fb status contraddittori, me ne pento e li cancello. Provo a capire, oscillando sempre. Forse sbaglio. Forse no. Non lo so. Chiamo ‘fascista’ Beppe Grillo in una discussione on line, lo chiamo...

Dibattito | Impegno, delega e “me ne frego”

Whatever. Un voto di protesta, consenso espressione del populismo e tratto di qualunquismo di ritorno, pervasivo e corrosivo, anelito della società in affanno e consumata dalla crisi. Viceversa, il Movimento 5 stelle (M5s) quale momento catartico dell’italico spirito dopo vent’anni di anti-Stato e civismo alle vongole, voto illuminante e illuminato. Istanze post-materialiste (di destra o di sinistra?), politiche ‘ambientaliste’ e new style of life, coniugate con istrioniche metafore, dotte citazioni e invettive personali. Il luddismo vetero francescano, l’enfasi per le ‘nuove tecnologie’ e i social network. L’autarchia stile ventennio (quello del Novecento) e il mondialismo della Rete. L’anti-mondialismo doganale condito da dosi di nichilismo dannunziano e voglia di citoyenneté active, Marinetti, il futurismo politico, la partecipazione 2.0, visioni tecnologiche à la Stanley Kubrick, e l’orto sotto casa. Le masse, le folle più o meno oceaniche e le traversate maoiste come le mietiture mussoliniane, l’’uno vale uno’ e la leadership centralizzata. O forse autoritaria e a...

Per chi voti?

Le domande, si dice, è lecito farle. Ma certe risposte sarebbero da vietare, da bandire dal frasario italiano. Due in particolare: “Non si chiede l’età a una donna” e “Il voto è segreto”. Le domande cui queste frasi fanno da risposta è facile intuirle e se sulla prima non è questo il momento di esprimersi, vorrei soffermarmi sulla seconda. Sì perché ora, a una settimana dalle elezioni, a me viene spontaneo chiedere: “Ma tu per chi voti?”.   Che si sia davanti a un caffè, o in ufficio, o in ascensore col vicino di casa, io questa domanda la faccio sempre, senza pudore. E quasi mi fanno vergognare di averla fatta, tanto che a volte mi sembra di chiedere le preferenze sessuali dell’interlocutore. E allora ecco quella fatidica risposta, spesso fra risolini o facce arrossate dalla vergogna (per me che ho fatto una tale e insolente domanda) e addirittura a volte sguardi indispettiti per la durezza, presunta, del quesito. Finisce sempre così: “Il voto è segreto”. Ma chi l’ha detto? Da quali remote epidemie di ansia generale viene questa...

Cani in politica

All’improvviso, li abbiamo visti con i cani, preferibilmente cuccioli. Ci sono tutti (o quasi), Berlusconi e Monti, Bersani e Grillo. Chi sul web, chi in tv, chi in foto studiate, chi in immagini apparentemente casuali. Come i potenti d’America, Obama che ricorda il suo Bo nel discorso d’insediamento, George Bush che fa il necrologio di Barney, lo scottish terrier morto dopo otto anni di convivenza. Ma se un animale domestico alla Casa Bianca è ormai da tempo quasi obbligatorio, in Italia, invece, esibire il cane non ha precedenti (lo spiega bene Carola Vai in un curioso libro davvero anticipatorio, In politica se vuoi un amico comprati un cane, uscito nel 2011). E inoltre tutto è accaduto repentinamente, nel volgere di appena due mesi. Ha iniziato Berlusconi prima con Puggy, il carlino di Michela Biancofiore, poi con la meticcia dono di Vittoria Brambilla, quindi è arrivato Monti, con il suo Empy. Mero calcolo elettorale? Certamente è così, perché chiamare sulla scena il cane è operazione ricca di sensi, capace di evocare emozioni e di stabilire sintonie irriflesse, subliminali. Una specie di scorciatoia...

Intimità

La campagna elettorale in corso ha davvero delle caratteristiche sorprendenti. Ma dopo trent’anni di televisione berlusconiana si poteva forse prevedere che le sue due figure più eclatanti sarebbero state un imprenditore istrione e un attore comico. Silvio Berlusconi con le sue esternazioni clamorose, compreso il gesto con cui ha pulito la sedia di Marco Travaglio a “Servizio pubblico”, e Beppe Grillo con i suoi comizi-spettacolo, la traversata a nuoto dello Stretto, le battute e i gesti, sono senza dubbio i dominatori apparenti della competizione in corso. Se tutto questo si tradurrà davvero in un successo elettorale, non è affatto certo. E nonostante l’uso propagandistico dei sondaggi, arma di manovra e di persuasione degli incerti, nessuno sa bene cosa succederà al momento di andare alle urne. Tuttavia qualche riflessione su quello che è accaduto, e sta ancora accadendo, possiamo farla.   La prima cosa che colpisce è che la nostra società si manifesta anche in questo frangente come una “società dell’intimità”. Cosa significa?  Alla fine degli anni Settanta...

Ugo Stille. L'uomo nato due volte

Alexander Stille nel suo recente libro La forza delle cose. Un matrimonio di guerra e pace tra Europa e America uscito da Garzanti, va a raccontare, a prima vista, la storia di due straordinarie persone. Sono sua madre Elizabeth Bogert – donna ribelle e fascinosa, colta e irriverente, figlia di un algido giurista wasp di Chicago – e suo padre Ugo Stille – leggendario corrispondente del Corriere della Sera negli USA per oltre quarant’anni e dal 1987 al 1992 direttore dello stesso quotidiano.     L’uomo nato due volte   Dei due viene ricostruito l’ambiente famigliare – due universi quanto mai diversi, visto che da un lato c’è la colta e benestante borghesia puritana alla quale appartengono i Bogert e dall’altro c’è l’odissea dei Kamenetzki, la famiglia ebrea nella quale, nel 1919 a Mosca, nasce Mikhail Kamenetzki, destinato a non poche traversie: abbandona con i suoi la Russia bolscevica, approda nell’Italia mussoliniana, compie brillanti studi a Roma e stringe fondamentale amicizia con Giaime Pintor con cui condivide una decisa opposizione al fascismo. Dopo le leggi...

Alla mano

C’è ancora qualcuno che crede che la televisione non sia poi così importante nell’orientare le scelte politiche dei cittadini. Sta di fatto che anche in questa campagna elettorale vediamo leader di partito presenziare per ore in televisione, in qualunque programma e in qualunque stazione nazionale o locale. Tranne Beppe Grillo, che (finora) ha optato per uno spazio immateriale (la Rete) e per uno più che mai concreto (le piazze), tutti gli altri non rinunciano a passare per gli studi televisivi, lasciando una parte marginale ai vecchi manifesti da strada, compresi quelli 6 per 3.   Insomma, ecco ancora una volta davanti a noi il politico seduto in poltrona; ha davanti a sé un giornalista oppure discute con altri politici seduti come lui, ed è seduto anche il pubblico di contorno. Poi, dopo le trasmissioni, ci si lamenta che si è parlato di tutto meno che dei “programmi”, dei “contenuti”, dei “problemi”. Eppure sappiamo da tempo che le apparizioni televisive dei politici non servono tanto a descrivere “programmi”, “contenuti” o a spiegare come si risolveranno...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

Bersani, mi ricordo di te

“Pensa:/ cangiare in inno l’elegia, rifarsi;/ non mancar più.”, scrive Eugenio Montale in Riviere (1920). Trasformare l’elegia in un inno: cosa significa? Che cos’è, un’elegia? E in che senso l’inno dovrebbe esserne l’auspicabile superamento?   Detto molto semplicemente, l’elegia è un genere poetico associato in origine a riti funebri, poi comunque a temi malinconici, nostalgici; il suo carattere è quello della dolente riflessione, del ripiegamento su se stessi. L’inno, all’opposto, è un’aperta celebrazione, un pubblico appello (“Fratelli d’Italia…”; “Debout, les damnés de la terre…”); anche musicalmente ha di solito un carattere corale, esortativo, ottimistico; suona come una chiamata all’azione, una marcia verso il futuro.   La canzone di Gianna Nannini (con la collaborazione di Isabella Santacroce) scelta da Pierluigi Bersani come “bandiera” musicale del Pd per la campagna elettorale del 2013 si intitola, appunto, Inno. Saputo il titolo, uno va ad ascoltare il pezzo...