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Silvio Berlusconi

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Le serali

Sarà perché io che ci insegno lo chiamo “il serale”, ma già dall’espressione “le serali” con cui Berlusconi e Santoro si sono più volte e vicendevolmente apostrofati nel confronto televisivo di qualche sera fa, viene fuori tutto un mondo e il suo stile di pensiero. Che sa di vecchio, soprattutto. Che odora di percorsi pulitini, di studenti perbene che fanno il liceo e l’università e di studenti senza qualità destinati ad arrancare e ad arrangiarsi fino a quando, grazie a programmi adeguati ai loro q.i. sottodimensionati e alla compiacenza di insegnanti di scarse pretese, conquistano accidentalmente un diploma destinato però a rimarcarne ab aeterno l’appartenenza ad una specie reietta.   È evidente che non c’è niente di più lontano da quanto è o potrebbe essere un corso serale contemporaneo (come ho scritto in altra circostanza). In tal modo, facendo ironia “sulle serali”, Berlusconi – ma Santoro non è molto distante – ha rivelato di essere un mediocre umorista zuppo fino al midollo di luoghi comuni stantii, un...

Pulire le sedie

Il gesto che più colpisce nella trasmissione di Santoro, “Servizio pubblico”, è quando Silvio Berlusconi torna a sedersi sulla sedia poco prima occupata da Marco Travaglio – la sua sedia – trono nella trasmissione, qui priva dei suoi soliti cuscini di rialzo. Prima passa e ripassa i fogli ripiegati che tiene in mano (usati come un’arma intellettuale in molte delle trasmissioni precedenti, ma anche come un ampliamento dei gesti delle mani), a mo’ di spolverino avanti e indietro, quindi estrae a colpo sicuro dalla tasca destra il fazzoletto e lo agita come uno straccetto sulla seduta. Un gesto rituale di purificazione, ma anche un segnale insultante, stando alle definizioni date di questi comportamenti da Desmond Morris in L’uomo e i suoi gesti. Berlusconi ha da sempre l’ossessione del pulito, come dimostrano le istruzioni fornite ai suoi candidati nelle precedenti elezioni (abito pulito, alito profumato, toelette, controllo del sudore, visi glabri e capelli cortissimi, sino alla pulizia dei bagni dopo l’uso).   Una serie di ritualità che mostrano l’attenzione posta sul corpo e sulle sue...

Scena

Berlusconi vorrebbe rientrare sulla scena politica,  ma tentenna. La scena europea gli è rubata da Monti, quella italiana da Grillo e dalle scenate dell’antipolitica.     Templi e scenate   Chiediamoci non tanto “che cos’è una scena”, ma cosa fa o come si produce. Tutti sanno come si fa. Un genitore, ad esempio, sa riconoscere benissimo le “scenate” dei figli, e un marito quelle della moglie (e viceversa). La psicanalisi ha costruito un enorme edificio teorico e clinico su tale distinzione: l’inconscio non si dà a vedere, non “parla” solo attraverso scene, non è forse lui stesso nient’altro che un immenso “teatro”? Del teatro la scena è infatti la cellula originaria. La scena, non la rappresentazione, che è cosa assai più complessa. Se, come si dice, il teatro è un fenomeno originario connesso alla stessa antropogenesi, ciò lo deve proprio al suo essere innanzitutto scena. E se ha radici religiose, se ha rapporti ancestrali con il culto, è sempre per lo stesso motivo. Il templum, dopotutto, come lo si...

La Mummia

“Il ritorno della mummia”, così titolava giorni fa la prima pagina del quotidiano francese Libération che mostrava una foto di Silvio Berlusconi in un’espressione particolarmente corrucciata. Parlare di “mummia” riguardo all’ex Presidente del Consiglio italiano non è solo una boutade, ma coglie qualcosa di profondamente vero. Anni fa circolava la voce che una linea elettrica di grandi dimensioni fosse installata nella Villa di Arcore per alimentare il mausoleo che il tycoon televisivo ha fatto erigere con il contributo dello scultore Pietro Cascella, luogo postmortem ricco di simboli massonici. Secondo questa leggenda metropolitana si tratterebbe dell’energia necessaria per far funzionare una macchina atta a ibernare il corpo del leader politico, e quello dei suoi cari, in attesa di nuove terapie per prolungare ad libitum la vita. Una strumentazione simile a quella che compare in un racconto Primo Levi, La bella addormentata nel frigo, dove viene conservato nei secoli, in stato di morte apparente, il corpo di una bella fanciulla, risvegliata a intervalli di decenni dai proprietari della casa in cui riposa....

Ascesa e declino della scrivania

Dopo aver sputato fuori dal finestrino e acceso un sigaro sfregando il fiammifero sulla suola dello stivale, il pistolero Frank (Henry Fonda) si siede dietro alla scrivania di Morton (Gabriele Ferzetti), l’industriale delle ferrovie per il quale ha fatto qualche lavoro, «per togliere i piccoli ostacoli dai binari». È un momento di C'era una volta il West di Sergio Leone  (1968); i due si trovano in un vagone ferroviario lussuosissimo perché è la sede del capo e anche la scrivania è come si deve. Per qualche minuto il pistolero si siede alla scrivania, mentre l’uomo di affari sta in piedi dall’altra parte. «Che cosa si prova a stare seduto lì dietro, Frank? », chiede Morton.     «È come stringere una pistola …», risponde il bandito accarezzando il bordo del mobile. E poi distendendo le mani sul piano in legno: «Solo molto, molto più in grande». La battuta di Frank, come è naturale, si accorda molto più agli anni Sessanta che all’epoca in cui il film è ambientato; la scrivania, infatti, aveva ormai una...

Spaesati traghettatori tra rovine e futuro

Un atlante delle rovine, soprattutto se dedicato a un Paese come l’Italia, è creatura troppo variegata e stratificata, mutevole e ingannevole, perché possa accasarsi dentro le pagine di un solo libro, pur intenso e attentamente costruito quale Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro (pp. 250, € 18), che Antonella Tarpino ha appena pubblicato da Einaudi. Già c’è qualcosa di paradossale e contraddittorio, di speranzoso e scorato al tempo stesso (che sia “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo etc etc…”?) nel progetto di dar vita a una costruzione, seppur fragile come un libro, attingendo a rovine.   Rovine, non macerie, come già nelle pagine iniziali precisa l’autrice: poiché “la maceria… è traccia inerte del passato, sequenza muta di un tempo che non parla più”, mentre la rovina è il suo contrario: “irriducibile alla storia, o almeno alla cronologia (in quanto… incrocio di passati multipli, tutti inesorabilmente “in rovina”) essa dà tuttavia ancora segni di vita”....

Teatro delle Albe: Pantani

Sono tre ore e mezza di passione e intelligenza con il ritmo stringente del buon giornalismo e il respiro epico del grande teatro. È uno spettacolo che sale fino alle vette del trionfo sui tornanti delle montagne più irte con gli scatti brucianti e le fughe solitarie di Marco Pantani e poi precipita, seguendo il Pirata, nelle cadute che ne segnarono la meravigliosa, turbinosa, sventurata carriera, dalle montagne di Coppi e Bartali fin verso il mare di una Romagna antica. Attraversa il sogno e l’amicizia, naufraga nella rovina della terribile sospensione dal Giro d’Italia del 1999 per ematocrito alto, fino al precipizio degli ultimi anni e alla morte drammatica. Debutta venerdì 16 novembre il Pantani del Teatro delle Albe, più di cento pagine di testo scritto da Marco Martinelli partendo dal libro del giornalista francese Philippe Brunel, Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli), un viaggio nel mito del campione e nella sua distruzione, in quell’Italia “impantanata”, mediatica degli anni ‘80-’90, che vede emergere Berlusconi e rinverdirsi l’ideologia del successo facile.   Ha il respiro dell...

Dove sta la forza di Grillo

La vecchia foto di Giuseppe Grillo, in arte Beppe, che emerge dagli Archivi Farabola, ci mostra il comico in abito di scena, tra Superman e il Mago Zurlì, l’extraterrestre e il pupazzo infantile. Un’immagine di altri tempi, che ci rivela qualcosa di importante circa il carattere profondo di questo attore, nato a Savignone in provincia di Genova nel 1948. La sua è una lunga carriera che parte da un teatro-cabaret del capoluogo ligure, L’Instabile, per arrivare al Movimento Cinque Stelle, passando per una serie quasi interminabile di trasmissioni televisive, spettacoli teatrali, film.   Tuttavia in Grillo sembra agire qualcosa che va al di là della figura del semplice attore, così da collocarlo nell’universo dei trickster, figura che gli antropologi e i mitologi chiamano il “briccone divino”: personaggio mitologico appartenente a un tempo al regno animale e a quello umano, al novero degli déi e a quello degli uomini. Dio del passaggio tra l’alto e il basso, il dentro e il fuori, il sublime e l’abietto, tra la follia e la ragione, il trickster prende le forme dell’idiota creativo, del...

Porci a Roma

Non vi è solo il grottesco e l’assenza di pudore, negli scatti della “festa romana” che occupa le prime pagine dei giornali. Al trionfo del cattivo gusto nei volti e nei corpi completamente offerti, si aggiunge la novità della maschera e della romanità interpretata come orgia del piacere.   Tutto mescolato: da Circe, che con la romanità c’entra poco, alle “ancelle”, come se i romani usassero le ancelle come “escort”, alla scena dell’Olimpo in cui l'unico assente è Zeus. Non si tratta di una libera interpretazione del tema, ma di isolare i dettagli più facili, quelli che paiono efficaci per suggerire la trasgressione. Tuttavia manca, in questa sceneggiata, ogni tensione e quella la linea di divieto attorno cui giocare una continuo e provocatoria trasgressione. Tutto falso, anche il porno.   Circe ammaliava e trasformava in porci con la magia di un gesto, qui invece anonime signorine, più o meno attempate, più o meno fidanzate, ragazze immagine, escort, intrattengono uomini che si illudono sia di poter giocare ai maiali, sia di poter smettere il gioco...

Il discorso grigio della politica

Sembra un pugile prima di salire sul ring, un atleta che si riscalda, un divo che si carica prima di affrontare le telecamere o il pubblico delirante di un concerto. Movimenti frenetici, parole in libertà, compulsive scariche di adrenalina, gesti che paiono mossi da una misteriosa forza estranea. Fanny & Alexander con Discorso grigio (drammaturgia di Chiara Lagani, regia di Luigi de Angelis, suono The Mad Stork) costruisce quello che sembra il suo spettacolo più politico, continuando in realtà una riflessione sulla retorica del dominio, sulle correnti che muovono l’arte di persuadere più o meno occultamente.   L’attore è lo stesso di Him, lo strepitoso Marco Cavalcoli. La sua faccia qui ti sembra un momento simile a quella di Berlusconi e subito dopo a quella di Matteo Renzi, mentre la sua voce passa dai timbri profondi di Obama all’inflessione caratteristica dell’ex presidente del consiglio, dallo svagato metaforeggiare di Bersani all’esse soffiata del sindaco di Firenze, dalla zeppola rivoluzionaria dell’eloquio tardo-togliattiano e emozionale di Vendola al grigiore di Monti agli eccessi di...

Yo Soy 132 e il futuro della democrazia messicana

Antonio Attolini, studente universitario di 22 anni, è uno dei leader giovanissimi del movimento Yo Soy 132, movimento sociale messicano scaturito prima e dopo le elezioni presidenziali del luglio 2012. Il loro percorso si sta strutturando a partire da una richiesta di base (la democratizzazione dei media), una fitta rete di relazioni con altri movimenti e intellettuali, manifestazioni pubbliche, oltre a concretissime proposte di legge per il miglioramento della democrazia messicana. Una democrazia corrosa dal narcotraffico e dalla corruzione, con alcune evidenti consonanze con la storia italiana... Queste sono le domande che in un piovoso pomeriggio di luglio ho proposto a Antonio, per offrire maggior luce sul movimento Yo Soy 132.       ALESSANDRO RAVEGGI – Le prime domande che ti faccio sono alcune domande basilari sul movimento Yo Soy 132: come è nato? Come si è formato e quando, il famoso hashtag di Twitter #YoSoy132?   ANTONIO ATTOLINI – Il movimento Yoy Soy 132 è nato una settimana dopo la visita di Enrique Peña Nieto alla Universidad Iberoamericana a Città del Messico, una universit...

Taranto. Veleni e un Apecar

Per anni ci sono tornato solo d’estate. Prima di arrivare al mare, venti chilometri a sud della città, Taranto si annunciava con i chilometri di odore acre dell’Ilva e con gli sbuffi di fumi di diversi colori che emanavano dalle ciminiere non del tutto occultate dagli alberi che cercano, pateticamente, di non far percepire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.   Da adolescente, quando studiavo in un liceo della città, ci portarono a visitare l’altoforno e i laminatoi (allora la fabbrica si chiamava ancora Italsider e era un’industria di stato). Mi sembrò di precipitare nell’Inferno di Dante, con la lava incandescente delle colate, le scintille, il caldo, il frastuono. L’unico pensiero che ricordo: come si può sopravvivere tutti i giorni, per anni, a fare un lavoro del genere?     L’anno scorso una delle delizie dell’estate tarantina ci fu negata. Le cozze, quelle prodotte nel primo seno di quel mare interno salmastro che si chiama Mar Piccolo, furono dichiarate contaminate da diossina e ne fu vietata la vendita. Già, ma chi si azzardava a...

Fanny & Alexander. Una conversazione su Discorso grigio

Michele Dantini: Subito sulla cosa. Discorso alla nazione mi colpisce per il cambio di archivio e di repertorio. Niente più testi letterari paradigmatici ma una differente testualità: quella del discorso politico. È un mutamento di interessi drastico e sospinto (posso immaginare) da un’esigenza in qualche modo impellente. Confrontarsi con la lingua al suo livello miserabile, di estrema servitù o distorsione: dove l’enunciazione non ha più intimità con alcunché di integro né di vivente, ma produce opacità, ottundimento, tedio attraverso l’inesorabile ripetizione. È sviamento, Maschera. Ricordo la conferenza stampa di Silvio B. a Cannes, nei primi giorni del novembre 2011. Eravamo vicini al collasso finanziario, ma l’uomo affermava: l’Italia è ricca, le sale dei ristoranti sono piene, così come i voli aerei. Forse abbiamo conosciuto da vicino, particolarmente in Italia, quello che Conrad definiva l’“orrore”. Ricorderemo un’intera epoca come retta da incuria, avidità, vanagloria. Per contro, adesso che quell’epoca possiamo augurarci...

Ernest Jones e il quislinguismo

Al convegno Tipi umani particolarmente strani, tenuto presso l’Università di Bergamo lo scorso novembre, Marco Dotti, durante un suo intervento su Knut Hamsun, ci ha ricordato il fenomeno del quislinguismo. Che cos’è? Ne parla Ernest Jones (1879 - 1958) in un breve saggio, quattro paginette, pubblicato per la prima volta nel 1940 e riapparso nel 1951 sul primo di due volumi - Ernest Jones Essays on applied psychoanalysis (London, Hogarth) - che ancora si possono trovare, stravecchi e gualciti, in vendita online, benché il libro sia da tempo fuori stampa.   In molti sanno che Jones è stato il primo biografo di Freud, qualcuno ha letto che fu tra i sostenitori della permanenza in Inghilterra di Melanie Klein, che lavorò per far ottenere a Freud il trasferimento a Londra durante l’avvento del nazismo in Austria. Le parti eroiche dell’uomo sono abbastanza note. Nessuno, o quasi nessuno, ricorda il Jones che gestì, negli anni Trenta, le pagine più inquietanti riguardanti l’espulsione di Wilhelm Reich dalla società di psicoanalisi, accusato di marxismo, e le sue manovre parallele per...

Look

Piccola di statura, il Ministro del lavoro Elsa Fornero porta giacche corte, proporzionate, e manifesta una preferenza per Chanel, o marchi simili nell’uso di tessuti a rilievo. Il suo stile è quello della professoressa di greco e latino del Liceo Classico appartenente ad una famiglia bene della città. I tailleur sono vagamente maschili, il tocco del foulard è l’unico colpo di vita. Niente scollature, sempre sobria, è il perfetto esempio dell’eleganza borghese piemontese, anche un pelo sottotono: né originale né sofisticata, e neppure moderna. Il suo look è confortevole, piuttosto rassicurante, privo di tratti distintivi, senza essere per questo ripetitivo.                                                                             ...

Scope e politica

C’è sempre qualcosa da spazzare nella vita politica. Durante la manifestazione della Lega a Bergamo del 10 aprile scorso, nelle mani dei sostenitori del partito ha fatto la sua comparsa un oggetto inatteso: la scopa. Si trattava di tutto meno che di un’iniziativa improvvisata; era stato annunciato due giorni prima che i “Giovani padani” della Lombardia si sarebbero presentati con delle scope in mano. Era necessario riprendere visivamente l’invocazione che Roberto Maroni aveva scritto su Facebook: “pulizia, pulizia e pulizia”. Insomma bisognava ripulire l’immagine della Lega sporcata dalle notizie provenienti alle inchieste giudiziarie in corso, arrivate fino alla cerchia e alla famiglia di Umberto Bossi.     Scope per fare pulizia, una pulizia metaforica dunque. Del resto, se c’è un’idea che piace da sempre, in politica, è proprio questa di ripulire. Naturalmente una cosa è ripulire al proprio interno, tutta un’altra è rivolgersi agli avversari, tanto è vero che la metafora, da rassicurante, può diventare improvvisamente inquietante (“...

Parigi. Sarkozy nel blu dipinto di blu

L’uso dei media aggressivo e spregiudicato accomuna di certo Sarkozy a Berlusconi, la resa decisamente no. Se Berlusconi si è garantito una lunga permanenza al potere grazie anche al controllo di giornali e televisioni, Sarkozy è stato subito messo sotto pressione dall’informazione, nonostante i suoi evidenti tentativi di assoggettarla. Ha peccato di presunzione e probabilmente d’ingenuità: il sistema berlusconiano è valido sotto molti aspetti, ma non è facilmente esportabile. Il presidente francese che si era posto come l’uomo della rupture, del cambiamento radicale della Francia, è stato costretto ad una continua ed incessante serie di giravolte. Il suo mandato, inizialmente aperto a sinistra con l’inclusione nel governo e nelle commissioni di importanti esponenti socialisti, si è poi fortemente radicato a destra, nel disperato tentativo di recuperare un consenso da sempre in calo.   Sarkozy non va sottovalutato; è un leader scaltro e fortemente carismatico che ha attraversato la propria carriera politica senza mai temere le cadute. A sconfiggerlo non sarà un’inchiesta...

Non ho mai detto

Francesco Tullio Altan ha appena pubblicato Tunnel (Gallucci, pp. 245, € 16,50), una raccolta delle vignette disegnate per “L’Espresso” e per “La Repubblica” negli ultimi anni. Nelle scorse settimane ne abbiamo pubblicate alcune, affiancando un breve commento di Marco Belpoliti.   Pubblichiamo qui, grazie ad Altan, altri disegni tratti dal libro, lasciando ai lettori il compito di pubblicare dei loro commenti. Chiediamo solo di non superare le 500 battute.

Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa

Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla. Ma se dare sfoggio di virtù profetiche è spesso esercizio ozioso, mentre le ore passavano, le notizie latitavano e la benzina finiva, noi plebei-chic inoccupati e figli di papà siamo stati costretti a passeggiare e a esercitare l’arte del pensiero in una forma diversa del solito “vaffa” contro un suv scelto a caso.   A quanto pare, per lo meno dalle mie parti, esistono una protesta di destra e una protesta di sinistra che fanno a testate. E se durante le cinque giornate siracusane si sono visti i cartelloni “Contro il malgoverno Monti”, nessuno ha mai letto o sentito slogan “Contro il malgoverno Berlusconi” durante il regno incontrastato del partito delle libertà. Due squadre irriducibili non parlano tra di loro: gli intellettuali salottieri guardano con sospetto i padroncini e lavoratori plebei, rei di aver creduto per vent’anni alle parole del ringmaster. E internet amplifica...

Berlusconi o l’obesità realizzata

Il pamphlet di Mario Perniola è un’utile provocazione. Almeno potenzialmente. Ma, come tutte le provocazioni, anche le più stimolanti, appartiene alla breve durata, all’effimero, e la sua utilità può essere recepita solo oltrepassandolo. Qual è il limite di Berlusconi o il ’68 realizzato? Quello di essere un pamphlet, quello di cercare la formula che riassume un’epoca. Ma nessuna epoca si lascia riassumere in una formula. Nessun movimento. Quello che chiamiamo “il ‘68” non è una cosa sola. Ciò che manca allo scritto di Perniola (e che lo apparenta alle semplificazioni che vorrebbe contrastare) è la capacità di fare buone distinzioni.   Eppure molte affermazioni di Perniola sono condivisibili. Nella sua descrizione del ‘68 egli individua subito un tratto permanente di ogni ideologia di sinistra: l’egualitarismo, l’odio per le differenze, il rancore per i più dotati: ogni preminenza intellettuale sarebbe un attentato all’eguaglianza tra gli uomini. Questa indicazione critica è condivisibile, a patto però di precisarla: la...

Letterina alla Befana…

Cara Befana,   scrivo a te perché ho inventato una scienza inesistente che si occupa di sparizioni. Il mondo in fondo è tutto un gioco di apparizioni e sparizioni, non ti pare? Potrei chiederti: come mai tu sei sparita e i cardinali sono ancora al loro posto? Potrei chiederti cose di questo mondo, ma immagino che a te interessino poco e forse anche a me. Quello che indugia a esistere diventa presto palude, fango. E allora ti chiedo di mettere nella tua calza la voglia di sparire o quanto meno di tacere. Ti sto scrivendo alle sette del mattino dal mio paese, un paese sparito. Sono rimaste le case, è rimasto il paesaggio intorno alle case, ma il paese non c’è più. Ieri sera facevano una tombolata al paese nuovo. Ogni volta che si prova ad adunare la comunità, si sente che il secchio è rotto. Io avevo mangiato più del necessario, come succede a tanti. I nostri possiamo chiamarli gli anni di Berlusconi, ma forse è più corretto chiamarli gli anni del reflusso esofageo. Epoca indigesta, mia cara Befana! Stamattina ti sto scrivendo solo perché me lo ha chiesto doppiozero. Sono molti giorni che...

Le mani di Zoff e il tricolore

C’è un’immagine che traduce in emblema la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna, nel luglio del 1982, ed è quella che ritrae su un francobollo le mani del capitano della nazionale, il portiere Dino Zoff, mentre innalzano, tutta d’oro scintillante, la Coppa del Mondo. Il modello è la fotografia che all’indomani di quell’11 luglio apre fatalmente i quotidiani: la firma è di un pittore grande e discusso, senatore comunista nientemeno, Renato Guttuso, il quale si compiace di ignorare il tricolore e lascia viceversa trapelare solamente l’azzurro e il giallo oro. Eppure, per la prima volta, il tricolore sta occupando e persino travestendo le piazze italiane in delirio: la bandiera che pendeva afflosciata dagli uffici pubblici, appannaggio semmai dei neofascisti e della cosiddetta maggioranza silenziosa (gli ultimi sbandieramenti erano stati nel ’54 per Trieste italiana) diviene di senso comune e si presenta addirittura in forma di tatuaggio, come per quei giovani tifosi, nello Stadio “Sarrià” di Barcellona, ripresi mentre esultano, dopo la tripletta di Paolo Rossi al Brasile, seminudi e...

Pregiudizi o conoscenza, per risanare l’Italia?

Leggo in questi giorni: “l’evasione fiscale in Italia raggiunge il 18% del Pil e colloca il nostro Paese al secondo posto nella graduatoria internazionale dopo la Grecia. Ad affermarlo è il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, durante un’audizione in commissione finanze del Senato”. Il dato si aggiunge ai tanti del bloc-notes che immagino riempito d’appunti da chi in questi giorni tenta una strategia economica per risollevare le sorti del Paese. In clima di riassesto, mentre i leader internazionali si dicono rassicurati dal nuovo governo italiano, la fiducia fa proseliti tra istituzioni e cittadini: Istituto sondaggi Piepoli, “un italiano su due si fida di Monti”; Vaticano, “una bella squadra”; Merkel, “l’Europa ha bisogno di Monti”; Berlusconi, “siamo in buone mani” (sic!, perché prima no?), salvo poi a ripensarci per tornare ai soliti temi d’interesse generale: “quella delle intercettazioni è una vergogna”.   Ma nel paese delle scenate in piazza (così almeno lo vedeva E. M. Foster nelle pagine del suo A Room with a View...

Francesco Tullio Altan. Tunnel

Francesco Tullio Altan ha appena pubblicato presso l’editore Gallucci un volume dal titolo Tunnel (pp. 245, € 16,50), che raccoglie le vignette disegnate per “L’Espresso” e per “La Repubblica” negli ultimi anni. Una perfetta cronaca socio-surreale del nostro Paese, riflessioni di natura morale ed etica che pescano più a fondo nella stessa natura umana. Altan fa ridere e fa pensare, entrambe le cose; non si sa bene se prima l’una oppure l’altra (oppure entrambe insieme?). Il settimanale “L’Espresso” mi ha chiesto di scegliere e commentare otto di queste fulminanti vignette. Un breve commento, come si fa con un testo letterario, oppure una canzone, o una fotografia. Li ripubblico qui con il permesso del settimanale (che ha dedicato la sua seconda copertina ad Altan stesso).   Dalla prossima settimana pubblicheremo, grazie ad Altan, per alcune settimane, altri disegni tratti dal libro, e lasciamo ai lettori il compito di pubblicare dei loro commenti, magari seguendo la falsariga dei miei, oppure variando, ma sempre in modo pertinente e illuminante. Chiediamo solo di non superare le 500 battute...