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Tom Wolfe

(10 risultati)

25 giugno 1925 – 18 settembre 2018 / Robert Venturi, architetto gioioso

Dunque il 2018 si porta via due grandi americani della East Coast, Tom Wolfe e Robert Venturi. Di Richmond, Virginia, il primo, di Filadelfia, Pennsylvania, il secondo, nonostante tutte le loro differenze stilistiche resteranno entrambi legati alla città di Las Vegas scoperta letteralmente da Wolfe in uno dei primi reportage del New Journalism, Las Vegas (What?) Las Vegas (Can’t Hear You! Too Noisy) Las Vegas!!!!, pubblicato su “Esquire” nel febbraio del 1964. «Las Vegas è l’unica città al mondo in cui lo skyline non è costituito da edifici come a New York o da alberi come a Wilbraham, Massachusetts, ma da segnali stradali» è la sintesi del suo paesaggio urbano. In quel periodo Venturi stava preparando il suo primo libro, Complexity and Contradiction in Architecture, pubblicato poi dal MoMA nel 1966 (e in Italia da Dedalo nel 1980), un saggio teorico che impostava similitudini fra architetture antiche e moderne con estrema disinvoltura, pescando anche tra autori più rimossi che proibiti come gli architetti italiani compromessi col fascismo Armando Brasini e Luigi Moretti, detestati da Bruno Zevi e dal direttore di “Casabella Continuità” Ernesto Nathan Rogers. Formalista allora era...

Paradisi artificiali / LSD

Prima scena. Il 16 aprile 1943, quasi un anno prima che le truppe alleate sbarchino in Normandia, il vice direttore del laboratorio chimico della “Sandoz” di Basilea, Albert Hofmann, sta lavorando sugli alcaloidi dell’ergot, un fungo che aggredisce la segale. Cinque anni prima ha aggiunto all’acido lisergico un gruppo di dietilamidi formando la dietilammide dell’acido stesso, battezzata Lysergäurediathylamid e abbreviata in LSD. Nel corso del nuovo esperimento in quel giorno di primavera assorbe una dose molto piccola della sostanza. Si sente irrequieto e prova un senso di vertigine. Lascia il laboratorio e si dirige a casa. Steso sul letto prova un piacevole stato di delirio: un intenso gioco caleidoscopico di colori. Dopo due ore l’effetto svanisce. Nei giorni successivi prova su se stesso la sostanza: ingerisce 250 microgrammi di acido lisergico dietilmide. Dopo quaranta minuti ha un leggero stordimento e disturbi visivi associati al riso. Si fa accompagnare a casa dal suo assistente. Vanno in bicicletta. Albert fatica a parlare e gli sembra di non avanzare nonostante che pedali, come gli dirà l’assitente, a forte andatura.   La realtà intorno appare deformata con...

Contro il conformismo dei nostri anni / Tom Wolfe il bastian contrario

Adesso che se ne è andato a 87 anni tutti saranno lì a ricordare l’omino in bianco, il dandy del New Journalism, l’autore del Falò delle vanità (1987), il reazionario dei Radical chic (1970), che dileggia il party di Leonard Bernstein a NY con le Black Panthers e il bel mondo intellettuale della città. Del resto, è tutto vero. Come negare che abbia scritto il romanzo sui padroni di Wall Street, con tanto di degradazione del milionario che investe il giovane nero nel Bronx, uno dei libri chiave degli anni Ottanta, da cui vengono molti dei guai che stiamo scontando ancora oggi, populismi inclusi? E poi Lo chic radicale, come traduceva nel 1973 l’editore di destra Rusconi quel saggio magistrale, apparso insieme a Mau-Mauing the Flak Catchers, non è forse un libro divertente, insolente e eccessivo? Tutto maledettamente vero, come Maledetti architetti del 1981, dove distrugge l’architettura modernista in America accusandola di aver imbruttito il mondo, con Gropius alla sbarra dei giudicati, subito condannato. Uno controcorrente, un bastian contrario. Più bravo come giornalista che come scrittore, e, nel giornalismo, più scrittore che giornalista.   La vera stagione di Tom Wolfe...

È ancora uno sballo l’Acid Test di Tom Wolfe

Un gran bagliore al centro dell’autorimessa. Tom entra e vede uno scuolabus che brilla: “arancione, verde, magenta, lavanda, blu, cloro, ogni color pastello fluorescente immaginabile in migliaia di motivi decorativi, sia grandi che piccoli, come un incrocio tra Fernand Léger e Doctyor Strange che strepitano insieme e vibrano l’uno per l’altro come se qualcuno avesse dato a Hieronymus Bosch cinquanta secchi di vernice Day-Glo e uno scuolabus International Harvest del 1939 e gli avesse detto di mettersi all’opera”. Siamo in Harriet Street a San Francisco, e mentre Tom Wolfe, reporter del “Washington Post”, poi di “Herald Tribune”, futuro scrittore di successo, inventore del “new journalism”, sente la voce di Bob Dylan strascicata e catarrosa che esce da una cassa, può finalmente scorgere il mitico “Furthur”, l’autobus con cui Ken Kesey e Neal Cassady insieme ai Pranksters, i Burloni, hanno viaggiato attraverso gli Stati Uniti per propagandare l’uso del LSD nel corso del 1966. È l’Acid Test e il “Magical Mystery Tour”. Pubblicato nel 1968, prontamente...

Salman Rushdie a Parigi

Presso l’auditorium del Louvre, è una platea impaziente quella che aspetta l’ospite d’onore della serata conclusiva della prima edizione del Festival des Ecrivains du Monde 2013 a Parigi, organizzato dalla sede francese della Columbia University e dalla Bibliothèque Nationale de France. A mettere fine alla prima tappa del festival, domenica 22 settembre, è Salman Rushdie, autore di origini indiane naturalizzato britannico, universalmente noto per i suoi libri e, purtroppo, per la fatwa che il 14 febbraio del 1989 l’ayatollah Khomeini scagliò contro la sua persona in seguito alla pubblicazione del libro I versetti satanici.   “Come ci si sente a essere condannato a morte?”, aveva chiesto a bruciapelo una giornalista della BBC il giorno della fatwa, al telefono di casa Rushdie. “Non è molto piacevole”, la risposta di un uomo ignaro di quello che sarebbe successo nei dieci anni a venire.     Il suo ultimo libro Joseph Anton è l’autobiografia degli anni più bui, fino al 24 settembre 1998, giorno in cui Mohammed Katami dichiara che avrebbe rinunciato ad...

Bartezzaghi. Combustioni sedicenti innovative

‘Novità’ non è anagramma di ‘vanità’. Ma ci si approssima molto, e sotto sotto ambirebbe esserlo. Sta qui, per molti versi, il senso dell’ultimo libro di Stefano Bartezzaghi, Il falò delle novità (Utet, pp. 238, € 12,00), che pone il problema già dal titolo, facendo il verso a quello del celebre romanzo di Tom Wolfe, ma anche, più indietro, al celebre episodio savanaroliano che lo ha ispirato o, più avanti, al bel film che Brian De Palma ha tratto dal libro. Difficile pensare che Bartezzaghi – che sui titoli riflette settimanalmente in una sua specifica rubrica, per non parlare degli anagrammi, alla cui realizzazione dedica gran parte della sua più verace esistenza – non abbia volutamente giocato con questo piccolo slittamento di significante, assai produttivo in termini di significato. Dunque: è vanità rincorrere le novità. Ma anche e soprattutto: quello a cui oggi assistiamo è un vero e proprio falò delle novità, analogo se non peggiore di quello delle vanità. Al rogo l’originalità, l’arditezza, l...

Fuori sede

Le scuole hanno chiuso: per alcuni sono arrivati gli esami e in certi casi il pensiero va già all’università, magari da frequentare “fuori sede”, in città italiane diverse da quelle di residenza, o “addirittura” in altri Paesi.   Generalmente è una situazione - quest’ultima - che entusiasma le future matricole, e un po’ meno i genitori delle stesse. Vuoi per l’aspetto economico, non indifferente, vuoi per timori d’altra natura, diciamo relazionali. Ecco, se proprio ci si volesse fare del male, la lettura adatta per l’estate è Io sono Charlotte Simmons (2004) di Tom Wolfe. Dove si narra del primo, travagliatissimo anno alla Dupont University della protagonista, che proviene da un paesino del North Carolina ove… “I Simmons non avevano mai dato una festa a casa loro in County Road 1709 e persino quella, per la madre di Charlotte, non era da considerare una festa. Essendo una fedele seguace di una congregazione del Nord, la Chiesa del Vangelo di Cristo, pensava che i party fossero stati inventati da gente oziosa, con più soldi che carattere” (Tom Wolfe,...

Pop Camp 1 e 2

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     «In qualcuno dei tuoi voyages au bout de la nuit ti è mai capitato di imbatterti nella parola camp?». Si era nel 1954, e così Christopher Ishwerwood introduceva il narratore di Il mondo di sera alla sfera del camp, dandone la prima discussione a stampa. Non nella dimensione «totalmente degradata» dei «circoli equivoci» – in cui il termine indicava, ad esempio, «un giovincello svenevole, con capelli ossigenati, cappello e boa di struzzo, che finge di essere Marlene Dietrich» – bensì in quella estetica ed emotiva in cui si esprime «ciò che è fondamentalmente serio in termini di...

Gladwell, scrittore post-Apple

Malcom Gladwell ha poco meno di cinquant’anni, scrive articoli brillanti e acuti sul “New Yorker”. Nelle foto che compaiono nei suoi libri – quattro sin qui – appare come un giovane con i capelli crespi e la pelle leggermente scura; somiglia, seppur vagamente, a Michael Jackson. È figlio di una giamaicana, psicoanalista, e di un inglese, professore di matematica, e rappresenta in tutto e per tutto l’anti-Tom Wolfe, ovvero quello che è diventato il giornalismo americano di punta negli ultimi vent’anni. Gladwell ha un grandissimo talento, quello di insinuarsi nei luoghi comuni e di ribaltarli, o almeno di farli ruotare di novanta, o più, gradi. Da poco è stato tradotto in italiano il suo ultimo libro, What the Dog Saw (Avventure nella mente degli altri, Mondadori), una raccolta di suoi pezzi apparsi sul “New Yorker” tra il 2000 e il 2006, piccole e saporite indagini: perché ci sono tanti produttori di maionese mentre il ketchup della Heinz è unico e risulta insuperabile? cosa voleva davvero fare John Rock, il cattolico che ha creato la pillola anticoncezionale? come è stato...

La baby aerodinamica

Mettiamo il caso che il primo di gennaio, poco dopo essere tornato dal veglione di Capodanno, pieno di alcol e bollicine, mentre cerco faticosamente di infilare la chiave nella toppa della porta, mi si pari davanti un ometto verde che mi chiede nella nostra lingua: Chi è il terrestre che bisogna interrogare per capire questo vostro stranissimo mondo? Interrompendomi un attimo dall’immane sforzo di centrare il buco, non avrei il minimo dubbio e gli direi: Tom Wolfe! Gli metterei in mano – facendolo entrare in casa – il volume: La baby aerodinamica kolor karamella, anno 1965. Lì c’è tutto: l’invenzione della giovinezza, la musica dei Beatles, l’arte pop, l’America dei magnati, un manuale per comportarsi in pubblico e conversare felici e contenti, le istruzioni per il party perfetto, Playboy e la pornografia di massa, i mass media e Mister-il-medium-è-il-messaggio, e altro ancora. Certo, è il mondo occidentale; ma fino a che i nuovi padroni del mondo, là in Oriente, non avranno prodotto il loro T. W. con gli occhi a mandorla, beh, fino ad allora lui è ancora un faro.   Tom Wolfe...