Categorie

Elenco articoli con tag:

Tommaso Campanella

(7 risultati)

Il Re è Fuso / Velli macchiati, villi titillati. Il refuso e i suoi sensi

«[Anziché Machiavelli] La mia macchina da scrivere aveva scritto Pacchiavelli, e l'inaspettato accadimento della romanesca voce “pacchia”, così eloquente ed espressiva nel cognome del Segretario fiorentino, non me la sento di considerarlo fortuito. Il machiavellismo è la teoria del comodismo messa in buon toscano».  Fra macchia, pacchia e macchina, Alberto Savinio non solo teneva conto delle produzioni involontarie della sua dattilografia, non solo si proponeva di interessarne la psicoanalisi ma ne traeva anche alcune conseguenze logiche. Le trattava cioè come dati, premesse di ragionamento fra le altre. I loro lettori sanno che qui e là le opere di Savinio offrono sempre spunti del genere, per esempio nel saggio sulla Città del Sole di Tommaso Campanella dove l'autore menziona un «deificio» e decide che il neologismo è assai più adeguato del termine corretto che aveva in animo di scrivere (ovviamente, «edificio»). È probabile che Savinio non conoscesse la leggenda medioevale del diavolo Titivillus, altrimenti forse ne avrebbe messo il nome in congetturale relazione etimologica con quello dell'autore di Belfagor arcidiavolo: velli e villi dall'uno macchiati, dall'altro...

Una distopia catastrofica / Ermanno Cavazzoni, La galassia dei dementi

Com’è noto, una delle differenze principali fra l’utopia classica (l’utopia positiva) e l’utopia negativa o distopia consiste nel diverso peso della dimensione narrativa. Un mondo ideale tende alla staticità, e perciò mal si presta a generare storie: tant’è vero che nell’eponima Utopia di Thomas More o nella Città del Sole di Tommaso Campanella la descrizione prevale sul racconto. Un mondo imperfetto – guasto, opprimente, infernale – offre invece grandi risorse all’immaginazione romanzesca. Ma anche in questo caso si può istituire una distinzione fondata sul diverso equilibrio tra lo sfondo (i lineamenti generali del mondo inventato) e il primo piano (l’intreccio propriamente inteso). In alcune distopie il punto di forza è l’idea di partenza, la trovata iniziale, e l’azione non fa che svolgerne gli effetti. Tale, ad esempio, è il caso del celebre Brave New World di Aldous Huxley (1932): ciò che accade ai personaggi è secondario rispetto all’applicazione del principio della divisione del lavoro e della produzione su catena di montaggio alla biologia umana. Lo stesso dicasi per il romanzo di Michel Houellebecq La possibilità di un’isola (2005). Se la vicenda non manca di interesse,...

Suse Vetterlein. Amorizzazioni

Nel romanzo Amorizzazioni (Verbavolant Edizioni, pp. 229, euro 13) di Suse Vetterlein accadono fatti strani. All’inizio, nel paese di Alpo, tutto va a gonfie vele: i prati sono in fiore, il sole splende luminoso, gli uccelli cantano nel cielo, la Ciocchindustria è fiorente e  gli alpigiani - sgrammaticati esperti di grammatica - si nutrono di cioccolato e allucinogeni. Il migliore dei mondi possibili direbbe ironicamente Voltaire. Forse.   Poi il pentagramma si attorciglia e la musica cambia:  le mucche smettono di ruminare e diventano “postmoderne”, gli asini iniziano a scioperare, l’economia si blocca e per giunta Maidy, la protagonista dalle lunghe trecce bionde, non suona le campane una volta all’ora, bensì al ritmo del suo cuore, affetto dalla tachicardia degli  innamorati.   A salvare le sorti di Alpo dalla crisi economica arriva John, missionario per lo sviluppo ed esperto di problemi economici, che vorrebbe imporre come antidoto la filosofia del “Back to the nature”, un ritorno alla natura tanto “autentico” quanto strampalato: nessuno vuole lavare i panni nel fiume o...

Tommaso Campanella / D’Italia

Se per tutto il Rinascimento cospicua è stata la produzione di testi ispirati alla nazione – specie nell’ambito del petrarchismo civile – , nel Seicento, sul versante della poesia, si rinvengono poche occorrenze significative del tema Italia. Tra esse spicca un sonetto di Tommaso Campanella, D’Italia (1622), nel quale torna il topos della personificazione femminile della nazione (La gran donna, ch’a Cesare comparse) e, dello stesso autore della Città del sole, una serie di otto madrigali Agl’italiani, che attendono a poetar con le favole greche, contro la pessima voga per la quale “gli Italiani cantano le bugie de’ Greci, e non le sue veritadi”.     La gran donna, ch’a Cesare comparse sul Rubicon, temendo a sé rovina dall’introdotta gente pellegrina, onde ‘l suo imperio pria crescer apparse,   sta con le membra sue lacere e sparse e co’ crin mozzi, in servitù meschina. Né già si vede per l’onor di Dina Simeone o Levi più vergognarse.   Or, se Gierusalemme a Nazarette non...

Lamezia Terme, 20 novembre 2011

  Torno a Lamezia. Finalmente abbiamo le date ufficiali del debutto di Donne al Parlamento: 20 e 21 novembre, ore 21, al Teatro Comunale Politeama, gestito per il Comune da Piero e Pierpaolo Bonaccurso del Teatrop.   I corsari hanno lavorato benissimo. Ricordate che vi dicevo dei problemi creati dalla innaturale (per la non-scuola) pausa estiva? Bene, sono andati dappertutto, non solo sono ritornati nelle scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze. Nei pub, dove gli adolescenti si danno raduno, e hanno trovato nuove adesioni ed entusiasmo. Come crediamo si faccia il lavoro con i giovani? Si fa così. Impiegando tempo e passione. Le locandine, certo, i manifesti, i dépliant, la conferenza stampa, ma prima di tutto il guardarsi in faccia. Il prenderli sul serio, uno a uno. E forse i giovani stessi possono farlo meglio di tutti, per questo è importante non essere “avari”, ma coinvolgere ragazzi attenti e svegli e appassionati nei progetti culturali, se vogliamo che siano una miccia capace di accendere i loro coetanei.     Le prove procedono. Io oggi seguo solo Praxagora e le altre con Emanuele e Tonino, mentre...

Che razza di destra

“Quella stessa nave che risaliva il Nilo verso Abu Simbel, e che avrebbe potuto benissimo suscitare miti egizi di navi sulle acque dell’al di là, era di fatto ancora una delle navi sopravvissute che erano servite a portare le truppe inglesi a reprimere la ribellione del Sudan. Se di mito si doveva parlare, in quell’occasione c’erano molti miti del potere che si affollavano verso i confini nubiani, sotto le costellazioni”.   Questa pagina, tra le più belle di Furio Jesi (germanista, storico delle idee, antropologo culturale, morto a soli 39 anni di enfisema polmonare), riassume bene il rapporto con il mito di una delle intelligenze più sottili, eclettiche e inquiete del dopoguerra. L’improvvisa associazione fra remoto e presente, fra numi egizi e colonialismo, illumina i due lati di Jesi che “nel mito vede un richiamo simbolico al profondo, a una struttura originaria carica di senso e di destino” (Gianni Vattimo) e al tempo stesso coglie le mistificazioni e i giochi di potere di cui il mito nella storia delle civiltà antiche e moderne è stato strumento. È un passo, quello sul Nilo,...

I neoborbonici a “Piazza Garibaldi”

Ermanno Rea ha l’età di mio padre e per il lettore impaziente aggiungo che mi ritrovo a navigare con una certa sorpresa verso i sessanta. Credo che il suo ultimo La fabbrica dell’obbedienza sia stato piuttosto sottovalutato: ci si è soffermati sulla diagnosi dell’origine controriformistica dell’inciviltà degli italiani, peraltro condivisibile, trascurando il coraggio ammirevole mostrato nel tracciare le coordinate di una possibile via d’uscita, e nel darle un nome. E quando scrivo di coraggio, intendo quello proprio degli eretici, come proverò a spiegare. C’è un innegabile furore nella costruzione argomentativa di Rea ed io a quel furore intendo rendere omaggio. Per quanto sappia che l’intransigenza oggi non paga e che, come in tanti ci ricordano, la complessità dei giorni nostri non sopporta semplificazioni.   Gli eroi del libero pensiero meridionale sono, per Rea, Giordano Bruno, Tommaso Campanella e l’Università napoletana postunitaria, quella di Francesco De Sanctis e, soprattutto, di Bertrando Spaventa. Alla storia meravigliosa di quel “cantiere napoletano di...