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Umberto Fiori

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Frigoriferi Milanesi, 19 giugno ore 19 / UN DONO DI VERSI

C'è sempre uno schermo tra le parole e i corpi, anche se ci sentiamo vicini ogni giorno. A due mesi dalla festa di Ravenna, Doppiozero organizza una serata offline per incontrare i propri collaboratori e lettori, cercando, attraverso la poesia, un nuovo senso dello stare insieme. La poesia, diceva Fortini, non vuole comandare, persuadere, indurre, dimostrare; la poesia non serve a niente, ed è per questo che la mettiamo al centro del nostro operare.   19 giugno alle ore 19 Frigoriferi Milanesi   Con noi, questa volta a Milano, alcune delle più belle voci della poesia contemporanea: Mariangela Gualtieri, Giulia Niccolai, Umberto Fiori.     Frigoriferi Milanesi Via Piranesi 10 20137 Milano per info: redazione@doppiozero.com

Utopia e Distopia nell’ultimo libro di Umberto Fiori / Le lettere di Leopardi da Londra

Nel Maggio 2010 ebbi la fortuna di ascoltare Edoardo Sanguineti a Savona (sarebbe stata l’ultima volta perché il poeta era destinato a morire di lì a pochi giorni): divagando, come amava fare, Sanguineti raccontò di un’esperienza di qualche anno prima quando, nel palazzo della sua università, alla ricerca del “giusto” ufficio cui rivolgersi, gli venne indicato lo sportello “Risorse Umane”. “Allora capii – raccontava il poeta – che il mondo non era più fatto per me ed io non ero più fatto per lui”.  L’aneddoto mi è tornato alla mente leggendo il ritratto che il protagonista dell’ultimo libro di Umberto Fiori fa di se stesso: “‘Io…penso di far parte…diciamo/che sogno di far parte di quegli uomini/che quando uno li chiama, rispondono./Che fanno quello che bisogna fare /(…) Che ti guardano/in faccia, ti salutano/con la bocca e con gli occhi,/da pari a pari. Persone che ricevono/il mondo, e lo regalano’”: l’autoritratto è quello stesso implicito nell’affermazione di Sanguineti; il mondo per cui noi siamo “risorse” alla pari di un giacimento petrolifero o minerario, è estraneo al poeta milanese come lo era al poeta di Genova.   Chi conosce la lingua poetica di Umberto Fiori sa...

E i platani, hanno ragione / Umberto Fiori: la profondità dell’evidenza

La luce sul muro è il titolo del documentario dedicato a Umberto Fiori. Prima che poeta Fiori è stato negli anni Settanta la voce del gruppo musicale “Stormy Six”, oltre che autore di alcuni dei testi eseguiti dal gruppo. Il film, opera di Giovanni Bonoli e Massimo Cecconi, è stato proiettato di recente a Milano. Racconta attraverso brani d’interviste con l’artista e interventi di suoi amici ed estimatori, la multiforme attività di Fiori.  Negli Ottanta il gruppo si scioglie e Fiori si trova a ricominciare da capo. La poesia sarà il suo approdo. Pur avendo scritto anche alcuni saggi e un romanzo, e pur presentandosi ancora di tanto in tanto sulle scene come cantante, da allora si è mantenuto fedele alla poesia con la pubblicazione di diverse opere che, dopo essere uscite singolarmente per editori come San Marco dei Giustiniani, Marcos y Marcos e Mondadori, sono state raccolte qualche anno fa in un unico volume (Poesie 1986-2014, Oscar Mondadori, 2014) con l’aggiunta di un poemetto inedito che lascia intendere come l’attività poetica sia destinata a continuare. Dunque non è forse ancora giunto il momento di fare un bilancio della sua carriera letteraria. Tuttavia, a questo...

8 e 9 aprile, Ravenna: "Gli irregolari" / Umberto Fiori. La poesia è una comunità a venire

Umberto Fiori sarà tra i protagonisti de Gli irregolari, la festa di doppiozero (Ravenna, 8 e 9 aprile), dove, il pomeriggio di domenica 9, al Teatro Rasi, dialogherà con il critico letterario Roberto Gilodi e poi terrà un concerto in compagnia di Tommaso Leddi   La stanza dove lavora Umberto Fiori è uno studiolo stretto e lungo, fasciato su tre pareti di libri che arrivano fino al soffitto. Nella quarta un’ampia finestra che s’affaccia su una strada di Milano solcata da platani. Il tavolo è incassato dentro la libreria come se fosse un cubicolo nel cubicolo: cella monacale. Computer, fotografie, disegni, libri e riviste aperte. La sua carriera di autore è divisa in due parti. Nel 1973 entra negli Stormy Six, gruppo musicale fondato in anni precedenti, di cui diviene il cantante, ma anche autore. Sono dieci anni in giro per l’Italia e l’Europa. Poi nel 1983 si scioglie il gruppo. Fiori va a insegnare. Ha trentaquattro anni e dietro le spalle un pezzo consistente della propria vita. Tre anni dopo da San Marco dei Giustiniani, un piccolo e raffinato editore, esce Case, suo primo volume di poesie. Nel decennio successivo Marcos y Marcos stamperà Esempi, Chiarimenti, Parlare al...

Case e bambini

Chi segue Mariangela Gualtieri sa che, negli ultimi anni, le sue letture si concludono con un canto di ringraziamento dal titolo Bello mondo, incluso nella raccolta da poco uscita per Einaudi, Le giovani parole. Uno dei passaggi più belli dice: «Io ringraziare desidero […] per la quiete della casa / per i bambini che sono / nostre divinità domestiche».   In questi tre versi, il modo che hanno i bambini di abitare, il risuonare della loro presenza in muri e oggetti, acquista una dimensione portentosa. Mi sono venuti in mente leggendo la sezione Satelliti, nella raccolta Dal corpo abitato (tavole di Guido Scarabottolo; Luca Sossella Editore 2015) che l'autore, Matteo Pelliti, dedica a sua figlia Sara. In particolare la poesia In auto: Quando torniamo a casa, di notte, mentre dormi nell'auto che diventa casa del tuo sonno itinerante tra case, so che il tuo sonno sarebbe un carburante sufficiente per continuare la strada oltre ogni destinazione. Quel sonno mi veglia, mi rende attento alla strada più d'ogni caffè imbarcato prima del casello d'avvio e fa dell'abitacolo, per il tempo breve del...

Campioni # 12. Massimo Gezzi

Resistono negli occhi, oppure nella mente, le lamelle di luce che stamattina incidevano losanghe sul pavimento della camera. Sopra il letto gli ammennicoli di sempre: valigia, vestito, zaino, per un percorso che ricomincia tutti i giorni, a ogni svolta di corridoio. Ma dopo, quando nell’atrio qualcuno ti incrocia o ti fa cenno, ancora confidi che i colori più accesi del mattino o il fondale di una finestra sappiano stringerti le spalle, a te e ai tuoi compagni innominati di viaggio: «Perde il lavoro e si getta dal cavalcavia», avete letto poco fa sul giornale che uno compitava a pagine spiegate, sbadigliando per il sonno. Rimandi uno sguardo al paesaggio, alla luce del primo giugno, alle stazioni. La vostra dimenticanza è gentile: non lo fa di proposito a lasciare ogni cosa com’è. Il suicida risale sul ponte col rewind. Adesso lui ha girato, è già alla pagina di sport.   (da Il numero dei vivi, p. 65) Massimo Gezzi, ph. Daniele Maurizi   Dimenticanze fa parte di Il numero dei vivi, la terza raccolta di poesie di Massimo Gezzi. A sei anni dal libro precedente, L’attimo dopo (...

Le scarpe di Van Gogh

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli   Questa storia comincia con L’origine dell’opera d’arte che Martin Heidegger stila alla metà degli anni ’30: che cos'è un'opera d'arte? Quale la sua origine? Heidegger si interroga a partire da un quadro di Van Gogh che raffigura delle scarpe. Uno storico dell’arte americano, Meyer Schapiro, gli contesta l'interpretazione dell'opera e inizia un dibattito che sottende da allora in poi il rapporto tra arte e filosofia, ripreso dai grandi del pensiero della seconda metà del XX secolo e qui ricostruito e ripercorso: Jacques Lacan, Jacques Derrida, Fredric Jameson, Massimo Cacciari, Gottfried Boehm... Le scarpe di Van...

Campioni # 6. Umberto Fiori

Umberto Fiori, Esempi da Id., Poesie 1986-2014 (introduzione di Andrea Afribo, «Oscar» Mondadori, gennaio 2014), p. 25   Esempi   Come in treno nei tratti di gallerie: il fresco, poi di colpo la luce acceca e buio, luce, buio e luce di nuovo, e subito buio luce e via, buio: nemmeno il tempo di guardare, di affezionarsi.   Una volta lontani, di tutto questo cinema alla fine in testa cosa rimane? Una fila di esempi, una serie di facciate di case, rapide e serie.   Stanno lì, queste case, come le spiegazioni che i bambini pretendono e che poi mai che le ascoltino.     *   Un esempio, di nome e di fatto. Spunto migliore, a posteriori, era difficile trovarlo, ed è l’autore stesso a fornircelo, nella persona della prima poesia della seconda raccolta (Marcos y Marcos 1992), entrambe intitolate, tutto tranne che a caso, Esempi. Come giustamente evidenzia Andrea Afribo, nell’introduzione all’Oscar che raccoglie tutta sua la parca produzione poetica, strutturale nella poesia di Fiori è l’esplorazione a tutto campo della figura della similitudine, come specchio per...

Gli oggetti di Fiori

Umberto Fiori (Poesie 1986-2014 - Mondadori, 2014) si aggira per la città, camminatore solitario, vigile, attentissimo. Osserva scene, situazioni, eventi urbani, luoghi, oggetti, cercandone sempre la parte in ombra, quella che sfugge allo sguardo consueto, strappando luoghi e oggetti al loro uso e alla loro funzione. Ed è proprio questa disfunzione che getta su di loro un altro significato, ci spiega Fiori con la classica forza della similitudine, come quando cade dal tavolo una carta dei tarocchi e noi vediamo sul pavimento il viso della papessa finalmente unico, sottratto alla sua allegoria. La poesia di Fiori racconta questa unicità in cui gli oggetti si presentano allo sguardo veritiero e dentro tale sguardo accadono nuovamente. È una poesia dell'accadere. E questo accadere, queste apparizioni urbane, queste teofanie senza dio si impongono a noi. Sono loro che ci chiamano. Ci chiamano a giudizio, secondo un'istanza morale e lombarda tipica della poesia di Fiori, come nota Andrea Afribo nella sua bella nota introduttiva. Sono loro che ci interpellano, ci interrogano, ci costringono all'incontro. Ecco, l'incontro. È una parola...

Tavoli | Umberto Fiori

La scrivania. Come un sudario dovrebbe essere l’impronta dello scrittore assente, come un calco dovrebbe testimoniare il suo passaggio e, ça va sans dire, il suo valore, soprattutto quando, come in questo caso, è la scrivania di uno dei pochi che oggi possono giustificatamente aspirare al titolo di poeta. Ma non funziona così. La fotografia in questione non è un indizio: è un catalogo degli Oggetti.   Dalla chitarra allo spartito, dal libro - Benjamin su Baudelaire! – all’immagine del ragazzo riccioluto, dalle foto di spigoli di case celebrate, al Mac, tutto fa segno in modo univoco, ogni cosa vuole dire. Il significato vi domina sovrano. Siamo di fronte ad una descrizione: non solo un poeta, ripeto un grande poeta, ma anche un musicista, anche un lettore raffinato, anche un viaggiatore (il passaporto), perfino un fumatore di sigaro. Classico esempio di quella fotografia che Barthes chiamava unaria, priva cioè di oscillazioni interne, la scrivania fotografata contrasta in modo quasi brutale con la poesia di Umberto Fiori e credo anche con la sua vita. E non perché vita e poesia di Fiori stiano dalla...