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Virgilio Sieni

(25 risultati)

Una macchina dei sogni / A Roncisvalle con Mimmo Cuticchio e Orlando paladino

Carissimi, poiché mi avete chiesto: ma cosa avete fatto a Roncisvalle, eccovi un sunto.   Alti, immensi, boscosi, pieni di d’acqua, gole profonde, pendii dolci, fiumi e torrenti spettacolosi sono i Pirenei. Là, appena dentro la Spagna, nel paese basco, a 1.000 metri d’altezza, c’è Roncisvalle. In basco si chiama Orreaga – che vuol dire, come Roncisvalle, la spinosa, la piena di brughi. A dicembre dell’anno passato ecco che vengono a trovarmi Mimmo Cuticchio ed Elisa sua sposa. Erano a Firenze per quello spettacolo con Virgilio Sieni. A pranzo (dal burattinaio Jellinek, alla Sinagoga) mi hanno esposto l’idea: un’azione in tre tempi, a Palermo La macchina dei sogni, a Roma dal papa per fargli Tancredi e Clorinda coi pupi, a Roncisvalle per fare il cunto là dove la leggenda dice essere morto Orlando. Vieni? Sì che vengo. E sul tovagliolo di carta gialla abbiamo buttato giù schizzi e idee, ed Elisa ha detto quella frase meravigliosa di Totò nelle Nuvole di Pasolini: La straziante meravigliosa bellezza del creato. Il titolo per la trilogia e per i giorni lassù. Negli schizzi sul tovagliolo c’era anche scritto: da Roma ai Pirenei per nave, con veliero.  E sogna e sogna,...

Teatro Pasolini

Il teatro di Pasolini è un fantasma o Pasolini si aggira come uno spettro per il teatro italiano? A vedere i due spettacoli prodotti, tra le tante iniziative, nell’ambito della rassegna bolognese Più moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna, entrambe queste affermazioni suonano vere e false allo stesso tempo. In modi diversi, Archivio Zeta e Andrea Adriatico con i Teatri di Vita hanno voluto dimostrare la disperata vitalità di questo autore anche nel teatro, un’arte da lui amata, ma non praticata con la stessa tenacia di altre.     Pilade   Archivio Zeta articola il suo Pilade/Pasolini in tre episodi situati, con la complicità di un bellissimo 1 novembre di Ognissanti di sole, in altrettanti luoghi all’aperto. Il testo è uno dei sei composti tra il 1966 e il 1967 nell’ambito di quello che chiamerà il suo “teatro di parola”, stimolo dialettico e culturale per i settori più intellettualmente avvertiti della società italiana. La compagnia toscana, da poco più di un anno trasferitasi nel capoluogo emiliano, si era avvicinata a questa maratona per l’...

La Biennale Danza a Venezia

Venezia è una città di passaggio, da attraversare di corsa. Per tradizione e per vocazione: nei secoli, crocevia di commerci, culture, idee, porta cosmopolita fra Oriente e Occidente; oggi, altrettanto frequentata, ma da studenti e turisti, mentre i cittadini – sempre meno – si rintanano nei quartieri più popolari, Cannaregio, e poi Dorsoduro e Castello, e l'Isola della Giudecca. Non è forse un caso che proprio in questi quartieri si sia sviluppato il progetto della Biennale di Sieni, irradiandosi dal prezioso cuore di San Marco – dove si colloca la sede dell'istituzione e il suo centro pulsante – in campi, palazzi e calli. Anche quest'anno l'approccio del direttore artistico disegna, più che un festival, una scommessa ormai vinta sulla transitorietà e l'impermanenza ogni giorno rivendicata dalla città lagunare. Prima di tutto perché va a intercettare le persone proprio laddove non se l'aspettano, nella quotidianità del loro viaggio – per turismo, studio o lavoro – nel dedalo di viuzze della città. Per chi volesse approfondire, il racconto di quelle...

Il flauto magico di Fanny & Alexander

Da quando hanno iniziato a lavorare, giovanissimi, nel 1992, Luigi De Angelis e Chiara Lagani hanno esplorato l’infanzia, le sue meraviglie, le sue immaginazioni, i suoi smarrimenti, le sue perfidie, i suoi espedienti per attrezzarsi a un mondo sostanzialmente inospitale. Hanno inventato cimiteri, tombe gotiche, strutture a scatole cinesi dove erano sacrificati o dove sopravvivevano ragazzi e adolescenti, burattini di carne incapaci (per scelta) di diventare rassicuranti rassegnati ragazzini per bene. Forse per questo avevano scelto come nome del loro gruppo, Fanny & Alexander, quello dei due eroi bambini di un film di Bergman. Ora, dopo anni di spettacoli belli e meno belli, tutti rigorosi, tutti immaginosi, tutti di cuore e intelligenza, il cerchio si chiude con la favola della ragione e dell’amore per eccellenza, Il flauto magico di Mozart e Schikaneder, allestito nientemeno che per il teatro Comunale di Bologna, con la direzione musicale di Michele Mariotti, un interprete molto amato dal pubblico, meno che quarantenne.   Il flauto magico, ph. Zapruder   Qui merita subito, prima di parlare dello spettacolo, rilevare una novità e un...

Virgilio Sieni: Cena Pasolini, la vita brulicante

È come guardare una distesa di erba alta battuta dal vento ricordandosi che davvero il vento «soffia dove vuole». Viene con il respiro della voce che da un punto absidale dello spazio del Salone del Podestà, dove la Corale Savani di Carpi forma a una lunetta con al centro il suo direttore, entra nella navata e scompiglia le figure, le solleva, le incurva, le abbatte: Cena Pasolini di Virgilio Sieni (la conclusione del progetto Nelle pieghe del corpo, un mese di spettacoli a Bologna) all’inizio si presenta proprio così, con un uomo che è già salito su uno dei tavoli, e una fila di donne al lato opposto del rettangolo che stese a terra alzano lentamente un braccio disegnando nell’aria un semicerchio, con quell’aspetto “rituale e quasi ginnico” che il coreografo fiorentino nei suoi appunti riprende da Roberto Longhi intento a studiare La morte di Adamo di Piero della Francesca. Con lo spettatore che, varcata la porta, si ritrova nel mezzo della sala tagliata dai cinque tavoli, lungo foglio di pentagramma sul quale i corpi dei bambini, delle donne, dei giovani, degli adulti, degli anziani imprimono note...

Intervista a Virgilio Sieni

Camminare in una città, intercettarne le logiche e distrarle, stupirne l’abitudine percettiva, rifarla in un’altra forma, nella mente e negli occhi di chi la abita, coltivare la durata degli incontri. Bologna sembra essere fatta apposta per accogliere e moltiplicare la bellezza liberata dagli artisti che l’attraversano. Così, dopo il progetto speciale dedicato a Romeo Castellucci lo scorso anno, valso al Comune di Bologna e alla curatrice Piersandra Di Matteo un Premio Ubu, dopo il Festival Focus Jelinek, dopo essere stata abitata più di una settimana da Rafael Spregelburd e poi dalla Compagnia della Fortezza, è tempo di Virgilio Sieni. Nelle Pieghe del corpo_Bologna: per oltre un mese, dal 27 febbraio al 4 aprile, il danzatore e coreografo, direttore della Biennale Danza e della Compagnia Sieni Danza, tra i maestri della ricerca artistica attuale, attraverserà la città e i suoi teatri, dal Comunale, all’Arena del Sole, da Teatri di Vita, al Dom e a La Soffitta (ma non solo) con un intenso progetto, a cura di Emilia Romagna Teatro Fondazione, articolato in spettacoli – capolavori di repertorio come Solo...

Vie Festival

Vie, lo hanno chiamato. Perché quello creato da Emilia Romagna Teatro è un festival fatto di strade che si intrecciano, di sentieri percorsi per la prima volta che apriranno nuovi orizzonti, di grandi tracciati che provengono magari da paesi lontani. Anche perché in questa rassegna in movimento si viaggia tra i teatri di Modena e della sua provincia, da quest’anno anche verso Bologna, in auto, in treno o con una comoda navetta dove si discute, ci si incontra, ci si confronta. Si vedono spettacoli appena nati, esperienze agli inizi che poi germineranno l’anno dopo, due anni dopo, e lavori di grandi protagonisti della scena nazionale e internazionale. C’è attenzione programmatica al teatro della regione (che poi può voler dire Albe, Raffaello Sanzio, ma anche gruppi meno noti), si lavora a coproduzioni internazionali, si intrecciano con nomi come Virgilio Sieni o Danio Manfredini progetti di durata o continui ritorni. Si entra profondamente nel territorio, con laboratori con i ragazzi delle scuole o con gli abitanti di zone come quelle che hanno subito il sisma di due anni fa.   E allora in apertura del festival diretto da...

Orizzonti a Chiusi

Un bambino osserva il padre costruire un racconto per lui. Parole e musica sono scarpe veloci e fiato lungo per saltare in braccio alla fantasia. Ma da sole non bastano, rimangono segni inanimati su un pezzo di carta. È la presenza del figlio sul palco che dà ad Ascanio Celestini il coraggio di credere a Pierino e il lupo di Prokof'ev davanti a una piazza intera, è quell’attenzione ferma e schietta che guida la sua voce nella serata conclusiva del Festival Orizzonti di Chiusi (provincia di Siena) tra Pierino, il nonno, l’uccellino, l’anatra, il gatto, il lupo, i cacciatori e i fucili dell’Orchestra da Camera del Maggio Musicale Fiorentino, diretta dal Maestro Sergio Alapont.   L’affetto più grande ha ispirato e reso vincente il debutto da narratore ‘classico’ di Celestini, Premio Orizzonti alla carriera artistica. Allo stesso modo, la XII edizione del Festival (1-10 agosto) sarebbe rimasta un’ambizione velleitaria se non ci fosse stata una città comprensiva, attenta e partecipe del progetto di Andrea Cigni, al primo dei tre anni da direttore artistico: una manifestazione di tutti e per...

Biennale Danza: la città risvegliata

Occupano lo spazio con levità nella grande sala delle colonne di Ca’ Giustinian. Sulle note del Bolero di Ravel si slanciano a due a due, a tre, soli a scoprire lo spazio, a giravoltare, a creare immagini con leggerezza e farle svanire, proiettati e risucchiati dalla forza magnetica di una porta. Sei bambine e un bambino. Compunti, qualcuno con un indecifrabile sorriso (compiacimento? scherzo? gioco? impegno?).   Cristina Rizzo, Bolero. Photo Akiko Myiakepg   Bolerò di Cristina Rizzo è la prima istantanea che cogliamo dalla Biennale Danza di Venezia diretta da Virgilio Sieni, un vero festival quest’anno, dopo l’esperienza principalmente laboratoriale del College nel giugno 2013. Poi incontriamo in Campo Sant’Angelo un incantato angolo definito Boschetto: due Cappuccetti rosso (Ramona Cuia e Sara Sguotti) si celano tra erba e cespugli di una scenografica macchia tra le pietre. Si imitano, si invidiano, si inseguono, si specchiano l’una nell’altra, con movimenti lenti. Guardano stupite il pubblico.   Fanno guardare il loro smarrimento in quel surrogato di bosco urbano, tradotto in pose intrecciate, in...

StartUp: teatro sotto le ciminiere

Taranto, Tamburi.   Il quartiere a un passo dall’Ilva, attraversato dalle polveri tossiche e dalle cronache giornalistiche, oggi racconta un’altra storia. La storia di un ostinato lavoro sul territorio portato avanti senza sconti in una delle zone più incandescenti della Puglia.   fotoCastorp   Taranto, Tamburi diventa allora TaTà, lo spazio teatrale dove la compagnia Crest abita dal 2008 e dove si è svolto, negli scorsi 26, 27, 28 Ottobre, il festival StartUp. La costruzione dove sorge il TaTà avrebbe dovuto essere un Auditorium universitario – ci racconta il direttore artistico Gaetano Colella – ma non è mai stato utilizzato: oggi è uno spazio vitale, frequentato da giovani, tappa obbligata per chi in Puglia si occupa di teatro. Due sale teatrali, un foyer con tavolini e connessione wireless, un’area per gli incontri. Tornare a guardare fuori, dopo aver passato qualche ora in uno spazio che potrebbe trovarsi nel centro di qualsiasi città italiana, è un piccolo shock: il TaTà si trova nel pieno di un vero e proprio deserto abitativo sul quale incombono le...

Marsiglia 2013: la danza utopica di Virgilio Sieni

Davanti a tutti c’è Aulo, artigiano alabastraio di Volterra, 82 anni, con cappellino di carta, sgorbi, ceselli, lime. Virgilio Sieni con lui ha portato a danzare a Marsiglia sogni santarcangiolesi e arlecchini picassiani, signori baresi e ragazzine di undici anni, contadini di Pezze di Greco (Puglia) con i loro pomodori e orecchiette, madri e figlie di vari paesi e colori, non vedenti italiani e catalani, donne nate e cresciute sotto le esalazioni micidiali dell’Ilva di Taranto, anziane signore di San Gimignano, di Firenze, di Marsiglia e Catalogna, un boxeur maghrebino di Marsiglia, giovani neri dai corpi di dei residenti in Toscana, il coro di Carpi.     Un popolo, composito, fatto di più di centocinquanta persone, che danzano o semplicemente mettono in scena i loro gesti antichi o contemporanei. È la conclusione del progetto itinerante Art du geste dans le Méditerranée, che ha visto il coreografo fiorentino muoversi per alcuni anni a scolpire danza dai movimenti quotidiani tra Italia, Francia e Spagna, in un lavoro sulla memoria e sul futuro di spessore unico.   Per Marsiglia 2013 capitale europea...

Cartoline da Santarcangelo

Un ragazzino con gli occhi ben aperti che fluttua assieme ad altri compagni in un’acqua densa che lo immerge completamente. Nei suoi occhi lo spaesamento e la meraviglia, lo stupore e la curiosità della scoperta. È questa l’immagine simbolo, il manifesto della 43esima edizione del Festival internazionale del teatro in piazza di Santarcangelo in programma dal 12 al 21 luglio 2013. Si tratta del secondo anno di un percorso triennale sotto la direzione e condirezione artistica di Silvia Bottiroli e Rodolfo Sacchettini e segna anche l’arrivo in squadra di un nuovo collaboratore, Matthieu Goeury, un operatore teatrale francese attivo in Belgio che ha avuto il compito di rafforzare quella naturale tendenza che la rassegna ha sempre avuto verso la scena internazionale. Ne è risultato un “festival policentrico” come lo ha definito Rodolfo Sacchettini, non tanto caratterizzato da un tema o da un’unica direzione, quanto pervaso da differenti direzioni o discorsi. Ad alimentare Santarcangelo 13 ci sono dunque stati tre indirizzi di ricerca che hanno orientato nel corso dei mesi la costruzione del programma, la convergenza su diversi...

Inequilibrio: teatro come viaggio

La geografia – non solo da questi anni di iPhone, Google Maps eccetera – è qualcosa che si guarda dall'altro, che esclude l'osservatore e lo rende uno sguardo esterno, oggettivo, pacificamente onnisciente. “Un occhio extra-terrestre”, diceva Il viandante nella mappa di Calvino. Diversi dagli estremi di queste astrazioni sono la vita reale, l'esperienza, il viaggio: includendo il punto di vista, il vissuto, convertono la cartografia in “geografia interiore”, tengono a mente sussulti, stati d'animo e relazioni. Non si tratta solo di tracciare un percorso, da un punto a un altro, ma di sceglierlo, viverlo. Spazio e tempo si intrecciano nell'itinerario, qualcosa di dinamico e instabile che sa far incontrare passato e futuro, in cui gli orizzonti, non statici, si spostano sempre un poco più in là – a ogni passo compiuto o incompiuto, a ogni incontro vissuto. L'occasione di raccontare l'edizione 2013 di Inequilibrio, festival della nuova scena che si svolge a Castiglioncello a inizio luglio, al terzo anno di direzione di Andrea Nanni, rappresenta la possibilità di calarsi negli...

La polis in danza di Virgilio Sieni

La città e il corpo. Virgilio Sieni disegna con la sua prima Biennale Danza una polis utopica, dove si ritrovi spazio per l’ascolto, per la relazione, per i tempi lunghi della conoscenza, per la bellezza che nasce dall’incontro e dallo scontro, dalla solitudine e dal rapporto con gli altri, in un’idea nuova di cittadinanza opposta alla fretta furiosa del consumo. “Abitare il mondo” l’ha chiamata, mescolando coreografi di fama internazionale e allievi danzatori, bambine delle scuole di ballo, mamme e figli di diverse età, interpreti giovani e affermati, persone anziane e abitanti di luoghi speciali del Paese marchiati da qualche superfetazione del reale, come le donne del rione che vive e muore sotto l’Ilva, protagoniste del bellissimo Visitazione Taranto. La danza per Sieni è maestria, scavo, perfino virtuosismo, ma anche ricerca di bellezza nei gesti quotidiani, liberazione delle potenzialità espressive della gente comune. È cammino, attraverso il movimento, verso una coscienza individuale e sociale più sensibile.   Madri e figlie   “College” si chiamava questa...

Teatri in città

In estate teatro è sinonimo di festival. Ma cosa succede nelle città?  Chiusi i teatri principali, pullulano proposte variegate, a volte semplicemente destinate a riempire i vuoti di serate calde, senza una programmazione culturale coerente e di respiro, a volte prototipi di nuove possibilità. Viaggiamo da Milano a Roma, attraverso Venezia e Bologna, in questa estate in minore, che spesso si completa con gite fuori porta nelle sedi dei festival. Mai come quest’anno sguarniti anch’essi, i festival, messi in ginocchio dalla crisi, costretti a fare di necessità virtù, eppure incapaci di lanciare un grido forte di protesta e sempre disponibili a festeggiare le nozze con i fichi secchi, in attesa di tempi migliori. Ma di questo parleremo nelle prossime cronache D’estate a Milano nessuno è normale   Mentre sui siti web dei teatri milanesi compaiono vistose campagne abbonamenti per 2013/2014, a fornire una qualche contropartita alla sospensione delle programmazioni è solo il Teatro Franco Parenti, che rilancia con “Quest’anno al Parenti l’estate è donna” una coda di...

Pippo Delbono. Orchidee

È la disperata vitalità, la cifra teatrale di Pippo Delbono. La voglia di strappare un significato allo stare nel mondo, in una scena che non ha limiti, che si apre all’esterno e si richiude su se stessa per continui flussi di coscienza, popolata da figure che puoi incontrare per le strade del mondo e non solo attori. Danzano corpi oversize, Gianluca il ragazzo down diventa una splendida ballerina impiumata del Crazy Horse, Bobò, che ha vissuto per quarant’anni e più in un manicomio, con i suoi raschiati, straziati versi di muto diventa voce dolorante del mondo. Non cercate un filo immediatamente visibile: lasciatevi trasportare dai flussi di immagini, suoni, parole; dai molti finali, come se non si volesse mai smettere questa confessione in pubblico che permette di rimanere vivi in una realtà che toglie, di continuo, la voglia di esistere.   Bobò, ph di Mario Brenta e Karine De Villers   Lasciatevi avvolgere dai mille profumi dell’ultimo spettacolo, selvaggi, sensuali, carezzevoli, esotici, domestici, come il fiore che gli dà nome. Orchidee ha debuttato in chiusura di Vie Scena Contemporanea...

Vie del terremoto

Vie Scena Contemporanea, a Modena, dà il la alla stagione dei festival, rivelando subito quelli che saranno alcuni motivi conduttori delle rassegne che si preparano a affollare l’estate. Tra bellezza, sfida intelligente, cliché, banalità senza spessore lampeggia la parola “crisi”, quella che sta devastando, prima silenziosamente, poi in modo sempre più scoperto, il panorama teatrale da alcuni anni. Crisi economica, che rivela quella di strutture fragili, mettendo a nudo quella creativa.   De Anima, ph. Akiko Miyake   Il festival modenese sembra un protocollo di ciò che ci aspetta. Ritorni di artisti già scoperti negli anni scorsi, come il lettone Alvis Hermanis o come Pippo Delbono, adottato da tempo dallo stabile modenese (rivisitazioni che, evidentemente, tolgono spazio a scoperte ulteriori); affondi nell’opera di maestri come Virgilio Sieni, con vari lavori recenti e una produzione, Home_quattro case, pensata apposta per le zone che l’anno scorso furono sconvolte dal terremoto; spettacoli che creano contrasti  tra paesaggio naturale e umano, come Quai ouest di Koltès...

Venezia danza per tre anni con Sieni

Virgilio Sieni è il nuovo direttore artistico della Biennale Danza di Venezia. La nomina, arrivata qualche giorno fa, per la prima volta a un italiano, riconosce al coreografo fiorentino la statura di artista completo, capace di invenzioni estetiche sorprendenti, tese tra la bellezza e la ferita dei corpi, autore di ricerche che rompono i confini professionali della danza per indagare il movimento insieme a bambini, anziani, cittadini.   Sieni si è ispirato alle favole, ha condotto gli spettatori in percorsi nella natura, in case e orti, davanti ai Cenacoli rinascimentali fiorentini, sui palcoscenici dei teatri. Con Osso ha trasposto in scena in modo essenziale il rapporto con l’anziano padre.Con la sua compagnia, con sede negli spazi di CANGO Cantieri Goldonetta di Firenze, ha esplorato immaginari teatrali e filosofici, ultimamente in collaborazione con Giorgio Agamben, e si dedicato alla trasmissione pedagogica fondando l’Accademia sull’arte del gesto. Ha messo in danza il De rerum natura di Lucrezio, ha fatto ballare performer non vedenti, ha elevato a segno artistico i gesti quotidiani di vecchie signore, il premere un interruttore...

Mercuzio non vuole morire

Il giorno seguente tra le vie di Volterra si respira l'aria della quiete dopo la tempesta; è facile incrociare gli sguardi del popolo di Mercuzio, ben si distinguono da chi è rimasto estraneo alle evoluzioni della Compagnia della Fortezza o dai turisti che questa città continuamente la attraversano. E per far sì che una città sia polis e non solo valico prestato all'attraversamento momentaneo bisogna lavorare per contagio in un tempo lungo, diluito. La Compagnia della Fortezza ha impiegato anni per far maturare il seme rigogliosamente sbocciato nel lavoro di quest'anno, dedicato certo al Mercuzio shakespeariano, ma soprattutto a un intero mondo poetico e politico che congiunge il Bardo a Majakovskij. Perché anche l'emozione in questo caso si fa segno politico e pure l'esortazione di Punzo, dopo i saluti, a continuare l'esperienza fuori dal carcere, nelle piazze di un festival che quest'anno è tutto Mercuzio, non può non aprire una breccia nello stomaco di chi alzando lo sguardo dal cortile del carcere scruta tra le grate delle celle quella libertà negata che alla maggior parte degli attori...

Santarcangelo: il fantasma dell’attore

Dopo vari spettacoli impegnati a cercare la realtà, è apparso il fantasma dell’attore. Di colui che la realtà la travisa, la traspone, la moltiplica, la nega, la svuota, la esalta.   Era notte a Santarcangelo di Romagna. Per caso, fuggendo da uno spettacolo sonoro di Fuocofatuo tutto giocato su sfrigolare di graticole e ribollire di acque elettrificate e amplificate, siamo incappati sotto le stelle in quella che sembrava una conferenza di Piero Giacché, studioso anticonvenzionale e ammaliante, su Carmelo Bene. Ma quasi subito il sipario della notte è stato aperto sulla visione della voce dell’Attore, registrata alla radio nella Salomè del 1964. Teatro della memoria, dell’assenza, che si trasformava in vita pulsante man mano che si sviluppava la storia, con quel profeta Iokanaan che in barese stretto ripeteva a pappagallo, deformandole, le frasi che una voce (Dio?) gli suggeriva, con Salomé bambina viziata, tra le volute levantine della voce di Carmelo, sardonica, disperata, fino a quella parola finale - P-A-U-R-A - rallentata, dilatata: e poi il vuoto.     Il festival Santarcangelo·12...

Santarcangelo Festival, laboratorio del futuro

Conversazione con Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini, Cristina Ventrucci (Santarcangelo 12-14) con la partecipazione di Massimo Marino e Bruna Gambarelli.   Santarcangelo è il festival forse più denso di storia della cosiddetta ricerca teatrale italiana. Dopo qualche anno di incertezza, il festival ha avuto nuova vita grazie al progetto triennale in cui tre artisti romagnoli hanno diretto un’edizione a testa (dal 2009 al 2011 si sono alternati Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, Enrico Casagrande di Motus, Ermanna Montanari del Teatro delle Albe). Ma forse la vera novità del passato triennio è stata la nascita di quello che è stato chiamato “coordinamento critico-organizzativo”, tre figure che hanno assunto un ruolo vitale di collegamento nei tre anni, garantendo una continuità di pensieri e azioni. Il triennio che si apre nel 2012 vede alla direzione Silvia Bottiroli e alla condirezione Cristina Ventrucci e Rodolfo Sacchettini, membri del coordinamento precedente. Con loro abbiamo parlato del presente di Santarcangelo e dei desideri futuri, anche alla luce del lavoro svolto da gennaio ad...

Il teatro dei festival

Scaldano i motori per la partenza, sontuosi o tribali, di ricerca o di resistenza. I festival. Se pure uno deraglia subito al via, finisce fuori strada ammaccato e non si sa se potrà rimettersi in pista (Primavera dei Teatri), gli altri preparano la loro proposta, mirabolante per quanto precaria, a vasto raggio anche se sempre provvisoria.   I festival sono uno dei migliori esempi del genio italico, specchio mutante della nostra società quanto poche altre manifestazioni. Capaci di fare le nozze coi fichi secchi, piccole e medie imprese (anche nel senso di “intraprese” da antichi cavalieri) che collegano cultura e intrattenimento, attenzione alle esigenze di marketing turistico e di ricerca d’anima dei nostri smarriti territori, sperimentazione e consenso, di massa o perlomeno di campanile, con tutti i problemi che l’italica nozione di “locale” e di manifestazione “radicata” può suscitare.   I festival sono sempre stati considerati un miracolo anche perché le normali stagioni teatrali sono diventate progressivamente sempre più insostenibili. I festival erano (sono) l’...

Reality Inequilibrio

Nessun commento. Nessuna emozione. Solo la realtà. I fatti. Nudi. Accumulati in una vita: le visite non annunciate e quelle previste, i regali ricevuti e quelli donati, le telefonate, le colazioni, i pranzi, le cene, le offerte elargite durante la messa, i film visti, i libri letti... Annotati per 57 anni, fino all’11 novembre del 2000, quando Janina Turek, una donna di Cracovia, muore d’infarto per la strada.   Ha raccontato la storia dei suoi meticolosi diari il giornalista Marius Szczygiel in un libro pubblicato da Gransasso Nottetempo intitolato Reality. Gli hanno dedicato uno spettacolo di rara temperatura emotiva, proprio perché giocato sul baratro di una fredda oggettività che nasconde il precipizio del vuoto dei giorni, degli anni, della vita, Daria Deflorian, intensa indimenticabile protagonista del caso teatrale della stagione, L’origine del mondo di Lucia Calamaro, e Antonio Tagliarini, performer dall’ironia affilata. Lo spettacolo è cresciuto a tappe: dopo una prima presentazione al festival romano Short Theatre nel settembre scorso, ha viaggiato tra un centro anziani dalle parti di Porretta Terme e varie...

Il corpo fragile. Virgilio Sieni / Ritratti

Forse si studia e si lavora tutta la vita non per costruirsi, ma per tornare quelli che si era, per riuscire a perdersi nuovamente nella semplicità del gesto.      Virgilio Sieni        L’oscurità di questo tempo inghiotte opere e idee nella fatica incongrua della sopravvivenza, eppure ci sono artisti capaci di sfidarla, tale oscurità, a volte con il tocco incandescente di una scintilla fugace, a volte con la possanza ringhiante del fuoco. Ma per creare un vero incendio la bellezza non basta: essa deve reagire con la libertà, con la capacità di uscire dai sentieri battuti, dalle abitudini indotte, dalla prospettiva economica che muta il gesto in profitto. E come atto di libertà si presenta la danza di Virgilio Sieni, una danza a un tempo feroce e delicata, sacra e prosaica, fragile e portentosa, figlia di un artista oggi imprescindibile nel panorama internazionale delle arti performative. Si tratta di un percorso, quello di Sieni, che nello svolgersi di una carriera ormai trentennale ha saputo mutare pelle e sembianze, senza mai abbandonare l’esigenza verticale della...