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Will Eisner

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L’equivoco del graphic novel

Graphic novel, ossia romanzo grafico: da qualche anno questa nuova, ancorché vecchia definizione si è imposta con tale forza che non c’è libreria di varia senza uno scaffale dedicato alle nuvole disegnate. Ma se già ben prima che questa espressione si imponesse le librerie più fornite non esitavano a ospitare di tanto in tanto qualche bel fumetto, va aggiunto che la storia del graphic novel comincia nel non più vicinissimo 1978, in corrispondenza della pubblicazione di quel che è unanimemente considerato il primo romanzo grafico, quel A contract with God di Will Eisner che in realtà fu una raccolta di quattro racconti brevi del celebre fumettista statunitense. Will Eisner, A Contract with God È opinione comune che la differenza fondamentale tra i fumetti e i graphic novel consisterebbe in una maggiore elaborazione di scrittura, illustrazione e soprattutto contenuti nei secondi rispetto ai primi. Maggiore densità che farebbe dei graphic novel non un genere del fumetto, ma un linguaggio a sé stante rispetto al fumetto stesso, qualcosa di altro e soprattutto di “alto”, degno di suscitare nel lettore il senso del sublime, di sviluppare tematiche universali o quanto meno di...

Sam Zabel e la penna magica di Dylan Horrocks

Di tutte le forme e i generi narrativi il fumetto è probabilmente quello che più di ogni altro è legato alla dimensione dell'evasione, utilizzato com'è da milioni di lettori come strumento a buon mercato con il quale, senza fare nemmeno troppo sforzo, ci si può proiettare in universi più o meno lontani dal nostro, infiniti mondi finzionali dove regnano codici e regole facilmente riconoscibili e governabili. La sedimentazione della pratica del romanzo grafico, per come questa è stata sintetizzata da Will Eisner in poi, ha certamente mescolato le carte, ampliando in modo esponenziale le potenzialità del fumetto e facendo della narrazione sequenziale uno strumento attraverso il quale affrontare temi complessi e ambiziosi con l'immediatezza dell'incontro fra parola scritta e disegno.   Non è un caso dunque che sulla copertina italiana di Hicksville campeggi la dicitura "Un romanzo di Dylan Horrocks". Autore neozelandese considerato fra i giganti del graphic novel contemporaneo, Horrocks sale alla ribalta internazionale nel 1998 con questo suo primo lavoro annoverato fra le pietre miliari...

Nominare il fumetto oggi

Com’è facile immaginare, il termine “fumetto/i” è una prerogativa solo italiana. Facciamo allora una piccola panoramica mondiale, perché, come ha scritto Luca Raffaelli (Il fumetto, Il Saggiatore, 1997), il modo con cui una cosa viene chiamata ci dice molto di come una data cultura la “vede”. Nei paesi francofoni li si chiama bandes dessinées (bd), ‘strisce disegnate’: nome che ha avuto la meglio sul primigenio histoires en images coniato nell’Ottocento dall’autore svizzero Rodolphe Töpffer. Bandes dessinées è una definizione indovinata perché indica la principale caratteristica della costruzione di ogni fumetto, costituito di strisce (a loro volta formate da vignette poste l’una dopo l’altra che restituiscono sequenze di avvenimenti) rese col disegno. Nei paesi anglofoni e germanici si parla di comics, ‘storie comiche’, termine sopravvissuto all’altra definizione delle origini, funnies, di significato analogo. Questo perché i primi fumetti americani, derivati dalla tradizione del disegno satirico europeo, erano di argomento lieve e...