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Wisława Szymborska

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Sassi e altri animali / Lettera a un sasso

Busso alla porta della pietra. Sono io fammi entrare.   Così comincia Conversazione con una pietra, poesia in cui Wisława Szymborska esercita uno dei suoi talenti più caratteristici: il passaggio, senza soluzione di continuità, dal sé più prosaico alla metafisica. Come entrare in un taglio di Fontana con le borse della spesa. Dalla materia al suo mistero insoluto. Quel che si dice in medias res.    Con gli stessi due versi si aprono sei delle undici stanze di cui la poesia è composta: una lunga perorazione da parte della poetessa alla pietra affinché questa disserri il segreto che la abita, spalancando il suo dentro, il palazzo che nasconde, le sue grandi sale vuote. La pietra oppone per cinque volte un secco rifiuto:    – Vattene – dice la pietra – Sono ermeticamente chiusa. Anche fatte a pezzi saremo chiuse ermeticamente. Anche ridotte in polvere non faremo entrare nessuno.   Szymborska cerca di convincerla prima con l'argomento della curiosità, poi commuovendola, ricordandole la propria mortalità. Infine, più o meno a metà componimento, prova con un'altra tattica:   Non cerco in te un rifugio per l'eternità. Non sono infelice. Non sono senza...

La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska

Pubblichiamo un estratto di La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, libro + dvd, scritto da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista del Film.       Ho conosciuto Wisława Szymborska in viaggio. Ci siamo incontrate a Palermo e in seguito abbiamo visitato splendidi angoli di Sicilia, colline toscane assolate, misteriose falesie in Irlanda, stradine strette a Amsterdam, piazzette a Bologna, Padova, Ravenna e in molte altre cittadine italiane. Ci siamo viste spesso anche a Cracovia, sua e mia città natale. Ricordo Szymborska come un’infaticabile cacciatrice di cose belle o insolite che si entusiasmava per ogni nuova scoperta. Quei viaggi assieme hanno cambiato sia me sia il mio modo di guardare il mondo, perché grazie a lei ho potuto vedere sotto un’altra luce molti luoghi che già conoscevo, e imparare a goderne in tutt’altro modo.   Wisława Szymborska amava il caffè nero, non troppo forte e con una gran quantità di acqua. “Caffè lungo”, insomma. Con il caffè, necessariamente, una sigaretta. Ma il caffè non si può bere così,...

Wisława Szymborska, una e trina

Ora che Wisława Szymborska se n’è andata nella sua Cracovia, all’età di ottantotto anni, e rimane già il rimpianto della sua amara ironia, dell’acutezza del suo sguardo e della grande maestria nell’uso delle parole, non ci rimane altro da fare, come quando muore un poeta, che leggere e rileggere le trecento poesie che ci ha lasciato e provare a trovare delle chiavi per le porte discrete del suo mondo. Per me, il suo epitaffio (che sintetizza, concisamente, meglio sua visione della vita) è racchiuso in una delle ultimissime poesie (Vermeer, 2009), dove si torna a ripetere, dopo tanto scetticismo, che soltanto l’Arte ci può salvare:           “Finché quella donna del Rijksmuseum       nel silenzio dipinto e in raccoglimento       giorno dopo giorno versa       il latte dalla brocca nella scodella,       il Mondo non merita       la fine del mondo”.    Ci si potrebbe fermar qui e non dire altro della sua...