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Wu Ming

(8 risultati)

«A/traverso» e lo spirito del tempo / 77. Conversazione con Bifo

Luca Chiurchiù: «A/traverso»: una rivista che ha fatto scuola a tutte le testate indiane del ‘77, ma anche a quelle odierne, soprattutto per le sue tecniche grafiche e il suo linguaggio innovativo. A quarant’anni da allora, qual è secondo te il primo aspetto per cui «A/traverso» dovrebbe essere studiato e riletto?   Bifo: Prima di tutto non credo che ci sia qualcuno così pazzo da leggere «A/traverso», né qualcuno che ci riesca. Io stesso non l’ho mai letto veramente. È difficile leggere le sue pagine, si fa fatica e ci si perde: le colonne sono sbagliate, gli articoli non si sa dove vanno a finire… Credo che sia la dimensione grafica ad acquistare un’importanza decisiva, così come nel Punk, perché il messaggio ha caratteristiche simili all’effetto di una droga, di una dimensione alterata della coscienza. La grafica non spiega qualcosa attraverso i passaggi logici, ma presenta il messaggio brutalmente, in maniera sinestetica e immediata.  Direi che «A/traverso» rappresenta un segno del mutamento dello spirito del tempo. In questo senso è piuttosto filosofia che letteratura, ma poi questa distinzione non significa quasi niente: ce lo hanno insegnato le avanguardie, Deleuze...

Tabloid inferno di Selene Pascarella / La ballata delle narrazioni tossiche

Diversi anni fa, alla prima collaborazione con un quotidiano, ebbi un assaggio del mondo della comunicazione nel terziario culturale avanzato del nuovo millennio. In breve, non si riusciva a trovare un collaboratore disponibile in tempo zero a scrivere l'obituary di un intellettuale; ero il redattore che doveva risolvere il problema e dopo un po' di telefonate andate a vuoto presi una decisione impulsiva. Scrivere il pezzo, senza saperne niente, ma proprio niente. Dopo un'ora di ricerca in rete e di stesura mi trovai con un buon pezzo che piacque a tutti, pronto per andare in pagina. Era solido e rigoroso, persino toccante: sembrava l'omaggio, breve e intenso di un vero specialista, un allievo devoto, un lettore attento e di lungo periodo. Problema risolto, grande soddisfazione di tutti. Fui portato ad esempio di efficienza e professionalità con altri giovani collaboratori. Mi presi le pacche sulle spalle e restituii i sorrisi. Non sapevo se essere felice o sentirmi un falsario. Sembrava il pezzo che avrebbe dovuto essere e, in qualche modo, lo era.   Avevo realizzato il potere del registro, del tono, della misura. Mi spaventai di quello che sarebbe potuto diventare il mio...

Luoghi comuni: Padani

“Quel pidocchio lì, che tra l'altro poi ho pensato non era neanche un pidocchio non era, che infatti mia sorella m'ha detto sarà mica una bacca che la Giovanna ha preso su in bicicletta a Cavezzo. Il fatto è che se lo sapevo che non era un pidocchio neanche stavo lì a ripensare a quel racconto russo pieno di pidocchi e pensavo magari alla Giovanna, un po' m'innamoravo anche. Perché te a volte pensi delle robe che non sono neanche quelle che dovevi pensare e perdi solo un gran tempo. Oh, non è che io c'ho un gran daffare, che intanto m'era venuta una depressione ma una depressione che non rispondevo neanche più ai miei amici giù a Novellara e stavo lì chiuso in casa a saltellare in cucina sulle piastrelle come un pidocchio.”   Un quiz per il lettore: si tratta di una facile eco prodotta dallo scrivente, o di un pezzo di Benati, di Nori, di Cornia, o ancora un patchwork montato da Cornia Nori Benati; forse addirittura viene per li rami da Cavazzoni o Celati? Certo il “gusto delle fole”, del parlare per parlare è del maestro primo, ma in fondo il gioco diventa...

Wu Ming: sopravvivere alla controrivoluzione

In occasione dell'uscita de L'armata dei sonnambuli di Wu Ming, il nuovo romanzo storico ambientato durante la fase più radicale della Rivoluzione francese, Doppiozero ha incontrato il collettivo bolognese di scrittori e ne è nata una conversazione sulla violenza, sulla politica, sul teatro, sulla storia, sul rapporto con i lettori, sulla militanza, sulla scrittura.     Il libro si apre con un pezzo della bellissima lettera di Babeuf alla moglie, profetica perché scritta nel luglio-agosto 1789, e trova una conclusione nel gesto di giustizia privata di Marie Nozière, la cui storia è snodo centrale del romanzo; la violenza politica è al centro del libro, le donne la agiscono e, in assoluto, hanno un ruolo decisivo.   Marie Nozière, a nostro avviso, è il personaggio più importante del libro. È lei a mettere in collegamento le vite degli altri personaggi, è seguendo come si muove lei che il lettore può orientarsi e capire dove si andrà a parare. Di tutti i personaggi, è quello che vive un'autentica evoluzione, che è davvero in divenire e, anche...

Wu Ming. L'armata dei sonnambuli

L'uscita de L'armata dei sonnambuli di Wu Ming, il nuovo romanzo del collettivo bolognese che ha già avuto tre ristampe in poche settimane, è l'occasione per ragionare su un'officina letteraria che è anche un cantiere di riflessione sociale e politica vasto e ramificato, fortemente radicato in rete e su Giap in particolare. Un factory che ha ormai quindici anni – da quando cioè Q conquistava l'attenzione dei lettori con un romanzo storico ambientato durate la riforma protestante che era anche un vero e proprio western teologico.   Da allora romanzi di gruppo e opere soliste hanno messo in scena conflitti e creato cortocircuiti in diversi ambiti, dalla Resistenza di Asce di guerra alla questione di Trieste e del confine orientale con 54, alla Rivoluzione americana e alla questione nativo-americana di Manituana; dal jazz radicale di New thing al post-umanesimo apocalittico e forestale di Guerra agli umani alla narrativa di non fiction di tema post-coloniale di Timira e Point Lenana; e intanto hanno aperto la cassetta degli attrezzi ai lettori discutendo problemi e sviscerando interessi e ossessioni culturali, con New...

Grillo: oltre il teatro della crudeltà

Due vendicatori si aggirano in questi stessi giorni per l’Europa: lo Scaramouche giustiziere di Incredibili sulle ceneri del Terrore robespierriano raccontato da Wu Ming (L’armata dei sonnambuli, Einaudi) e il Beppe Grillo mattatore della Vecchia Politica sulle macerie di due incompiute repubbliche italiane analizzato da Oliviero Ponte di Pino nel bel libro Comico & Politico (Raffaello Cortina Editore), recensito su queste pagine da Marco Belpoliti.   Entrambi i volumi prendono le mosse (casualmente?) dalla Rivoluzione Francese e dal ruolo che vi ebbero gli artisti di teatro come gruppo ai margini della società costituita, che li aveva in passato ghettizzati; piccola enclave instabile ma dotata di una sapienza antica, disponibile a sovvertire ogni cristallizzazione sociale. Ambedue avanzano l’idea che gli attori, grazie alla loro tecnica dell’emozione e alla loro capacità di rappresentazione, emergono nelle tempeste della storia a cavalcare i venti della rivolta, dell’atto spettacolare qui e ora, del “colpisci uno per educare cento”, esibendosi piuttosto che in spettacolini didattici e consolatori in atti simbolici...

4 - Wu Ming + Terraproject

Una premessa: ben prima che Doppiozero mi proponesse di parlare di questo libro, io avevo partecipato alla sua “produzione dal basso”, versando 25 euro potenziali in cambio di un libro potenziale. “4” di Terraproject e Wu Ming 2 (curato da Renata Ferri e disegnato da Ramon Pez), infatti, non esiste ancora: andrà in produzione se almeno 520 “quote” saranno acquistate attraverso l’apposita piattaforma.   Un modello, quello del crowdfunding, che altrove ha avuto molta fortuna – si pensi che Matthew Inman di Oatmeal è riuscito a raccogliere in pochi giorni oltre un milione e trecentomila dollari per comprare il vecchio laboratorio di Tesla e farne un museo – ma che in Italia, per via anche del basso livello medio di alfabetizzazione web, tende a funzionare solo quando sono coinvolte figure di grande rilevanza. Per fortuna, è questo il caso, e infatti il progetto ha già quasi raggiunto il numero minimo di adesioni perché il volume possa vedere la luce (e io, dunque, aspetto contento la mia copia).     Se il collettivo Wu Ming – qui rappresentato dal #2 –...

Missoni e il club degli "Inglesiani"...

Alla notizia della morte di Ottavio Missoni penso che anche lui – prigioniero in Egitto degli inglesi, per quattro anni, sino al 1946 – ha fatto parte della tribù degli “Inglesiani”. 
 Chi sono “gli Inglesiani”? Sono gli italiani che durante l’ultima guerra mondiale paradossalmente si apparentano sempre più allo stile degli inglesi, e non per snobistica imitazione o elitaria cooptazione ma per sfida e per opposizione.
   Perché, come si sa, agli avversari si tende, un colpo dopo l’altro, ad assomigliare sia nel bene sia nel male. Per questo bisognerebbe scegliere, se possibile, avversari di valore. 
Gli “Inglesiani” diventano tali a stretto contatto con gli ex-nemici inglesi, con cui si confrontano non più sul campo di battaglia ma nei campi di prigionia.   In Africa e in India, in Australia e nel Regno Unito.
 “Gli Inglesiani”: un club mai pienamente raccontato nell’intreccio di vite notevoli sparse nei campi di prigionia tra Africa e Australia, India e UK. Recentemente, con Point Lenana (Einaudi Stile Libero) - il libro di Roberto Santachiara e Wu Ming...