No Other Choice. Uomini di carta e tagliatori di teste

22 Gennaio 2026

Registi e attori, anche i più affermati, sono condannati alla precarietà professionale: ogni volta che termina la lavorazione di un film, sono disoccupati fino all'eventuale film successivo. È questa sensazione di incertezza sul futuro, a suo dire provata direttamente, che ha portato il regista coreano Park Chan-wook a immedesimarsi nel personaggio principale del libro The Ax: cacciatore di teste di Donald E. Westlake: un dipendente di un'azienda cartaria rimasto disoccupato perché licenziato dopo molti anni al servizio della stessa impresa.

Park ha impiegato molto tempo a trarre un film da quel romanzo pubblicato nel 1997, perché la precarietà del mondo del cinema si manifesta anche nella difficoltà di trovare finanziamenti: il risultato di questo desiderio rimandato a lungo è No Other Choice - Non c'è altra scelta. Presentandolo in concorso all'82a Mostra del Cinema di Venezia come un progetto molto personale, aveva fatto intendere che la differenza tra un artista che non lavora a nessuna nuova opera d'arte e un ex impiegato senza più un impiego non è sostanziale, come se chiunque potesse scoprire all'improvviso di essere superfluo, in ogni ambito; sarà venuto qualche brivido anche ai giornalisti che lo intervistavano, forse destinati a essere sostituiti dai chatbot che, nei festival del futuro, prepareranno resoconti sui film realizzati da intelligenze artificiali generative.

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La storia ideata da Westlake trent'anni fa - un thriller atipico che funzionava anche come riflessione satirica sulle trasformazioni del mercato del lavoro di fine millennio - si è rivelata duratura, perfettamente adattabile a diversi contesti geografici nel corso dei decenni successivi. Era un thriller, perché il protagonista Burke Devore si presentava al lettore raccontando in prima persona la pianificazione di un omicidio; era anche una satira, perché il motivo che lo aveva spinto a diventare un killer era l'eliminazione fisica della concorrenza più qualificata di lui nel suo stesso ramo di competenza, in modo da porre fine a mesi interminabili di disoccupazione e ottenere un impiego nell'industria della carta equivalente al precedente. Un proposito così esagerato gli sarebbe stato impensabile, se l'azienda per cui aveva lavorato a lungo non avesse deciso di sacrificare una parte del personale portando a termine una pesante riorganizzazione produttiva: l'idea geniale del romanzo era il sistema estremo scelto dal protagonista per immettersi di nuovo in un mercato del lavoro, da cui era stato brutalmente escluso, che spingeva i quadri intermedi altamente specializzati in una condizione di concorrenza feroce tra loro.

Nel 2005, Costa-Gavras ne aveva diretto un primo adattamento. Cacciatore di teste era piuttosto fedele nella trama, ma l'azione era stata spostata nel nord della Francia: Bruno Davert aveva più o meno la stessa età di Burke Devore (e le stesse iniziali), aveva anch'egli una moglie e due figli, ed era stato licenziato da un'azienda cartaria. Tutto si svolgeva allo stesso modo, un decennio dopo, in un altro continente: sia il dramma della disoccupazione nel settore industriale, che aveva conseguenze nefaste anche sulla serenità familiare, sia la soluzione criminale ideata per rimettersi in gioco. Costa-Gavras, interessato al sottinteso politico della scelta avvilente di ricorrere a una lotta intra-classe contro persone sconosciute ma affini, anziché colpire i veri artefici delle politiche industriali, aveva reso il protagonista serioso e tormentato, ancora più sensibile della controparte del romanzo.

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Park, che non ha potuto conservare l'ambientazione nordamericana perché non ha trovato i fondi per girare negli Stati Uniti, si è spostato in Corea e ha recuperato esplicitamente tutte le allusioni ironiche della vicenda, realizzando una commedia grottesca: cambia il tono, ma non la catastrofe di perdere il lavoro, un timore che non conosce confini né epoche. Anche nella variante coreana, il protagonista Yoo Man-soo (Lee Byung-hun, noto al publico generalista come il Front Man della serie Squid Game) lavora per l'azienda cartaria Solar Paper: nel suo proficuo quarto di secolo di servizio, ha persino vinto lo stravagante premio di "Uomo della Carta dell’Anno" che, oltre alla soddisfazione e una riga in più da inserire nel curriculum, gli ha lasciato in dono uno di quei pesanti trofei da esporre in salotto che possono essere riciclati come oggetti contundenti, in caso di necessità.

Il premio del 2019 ha coinciso con l'acquisto della casa con giardino dove vive assieme alla moglie Lee Mi-ri (Son Ye-jin), al figlio adolescente Si-one e alla figlia minore Ri-one: rappresenta un simbolo di rivincita personale da esibire, perché era la stessa casa dove era nato ma poi la sua famiglia aveva dovuto abbandonare. Tra i molti aggiustamenti che Park ha introdotto per appropriarsi completamente del soggetto, avere anticipato l'inizio della narrazione a prima del licenziamento, anziché entrare in medias res come nel romanzo, ha l'effetto di chiarire la violenza del trauma che sconvolge la vita felice e quasi perfetta di Man-soo mostrando il prima e il dopo, e quindi la sua incapacità di reagire prontamente. Il colmo della sua ingenuità è scambiare le costose anguille regalategli dall'azienda per un riconoscimento al suo impegno passato e futuro, senza capire che sono l'annuncio del benservito: le passa alla brace senza immaginare che subirà a breve lo stesso destino, perché anche a lui verrà "tagliata la testa", come si dice in Corea di chi viene licenziato (anziché usare la metafora anglofona dell'accetta: to be axed, appunto).

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Man-soo è un quadro intermedio, stretto tra la dirigenza e gli operai sottoposti; ha certamente ceduto alle implicite pressioni aziendali per non sindacalizzarsi, quindi non ha nessuno che lo aiuti a tutelarsi e ciò spiega perché il sindacato sia completamente assente (è curioso ricordare che Park, assieme a Don McKellar che figura anche tra gli sceneggiatori di questo film, è stato espulso dalla Writer Guilds of America, cioè il sindacato degli sceneggiatori che lavorano negli Stati Uniti, per avere continuato a lavorare alla serie HBO The Sympathizer durante lo sciopero del 2023). La classe operaia, forte anche dell'essere una massa numerosa, ha storicamente imparato a lottare unita, affinché i benefici ottenuti valessero sempre per tutti: chi invece si trova nel mezzo, tra il proletariato e i padroni, non ha una rete di supporto. I corsi motivazionali generosamente offerti al personale congedato, cui Man-soo partecipa pur disorientato dal trovarsi lì, sono grotteschi e sconfortanti nella loro palese inutilità: è un'attività da svolgere in gruppo ma i partecipanti non sono spinti a interagire, anzi restano sempre distanti tra loro, posti in un cerchio che non crea mai un gruppo. Imparano a usare rigorosamente l'io mentre il noi non esiste, cosicché vengono ammaestrati all'idea che ognuno debba cavarsela per conto suo.

Non c'è nessun incentivo a colpire il vero nemico, i proprietari statunitensi che sfuggono abilmente al confronto, andando contro i quali farebbe scoppiare esplicitamente il conflitto sociale. Man-soo ne impara, anzi, il crudele meccanismo matematico per cui ridurre la forza lavoro è la soluzione più rapida ed efficace per ottenere un vantaggio competitivo: per aumentare la percentuale di successo nella conquista dell'impiego desiderato, dopo che la proprietà ha agito sul numeratore (diminuendo la quantità di posizioni disponibili), Man-soo decide di agire sul denominatore (diminuendo la quantità di candidati per le posizioni disponibili, fino a non avere più una valida concorrenza e diventare la prima scelta). Quando si convince ad accanirsi sui compagni di sventura, anziché sui veri responsabili intoccabili e inarrivabili, rinuncia alla vendetta e la sua tragedia sociale diventa una guerra farsesca tra perdenti.

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Man-soo, peraltro, non prende mai seriamente in considerazione l'idea del suicidio, che pure non sarebbe così inverosimile per chi ha il terrore di una catastrofica disoccupazione senza via d'uscita. Ma ogni volta che si appresta a uccidere qualcun altro, uccide comunque anche una parte di sé perché ogni sua vittima, che deve affrontare faccia a faccia senza potersi permettere né la precisione né la pulizia dei killer di professione, lo costringe a individuare qualcuna tra le paure della sua stessa vita. In uno dei suoi concorrenti, riconosce la paura di cedere all'alcolismo per disperazione e poi di essere rifiutato e tradito dalla moglie, e gli viene qualche dubbio sull'ostinazione di non voler cambiare settore lavorativo; un altro, però, che come lui è anche un padre, gli fa percepire l'imbarazzo e la disistima che proverebbe ad accontentarsi di un lavoro diverso, più umile e meno remunerativo, che costringerebbe i suoi figli a proseguire coi sacrifici e le rinunce. L'ostacolo più insidioso - il dirigente che ha esattamente il tipo di lavoro cui ambirebbe - possiede una bella villa che non ha nulla da invidiare alla casa che Man-soo rischia di perdere, ma ci vive da solo e non gode mai della compagnia di qualcuno cui preparare una grigliata. Non può che perdere in partenza, trovandosi di fronte un uomo tanto risoluto nell'avere indietro il suo lavoro perché rivuole indietro soprattutto le felici grigliate all'aperto con una famiglia che teme si allontani da lui, e in particolare dalla persona che sta diventando.

È illogico che un uomo capace di trasformarsi, senza alcuna preparazione, da addetto dell'industria della carta a serial killer pronto ad agire in condizioni sempre diverse (e con sempre maggiore abilità) abbia come fine ultimo il ritorno al rassicurante punto di partenza: a cosa serve scoprire di avere coraggio e talenti organizzativi insospettabili, se poi si vuole tornare a essere esattamente la stessa persona di prima, e riavere la stessa vita di prima, la cui precarietà non può più essere messa in dubbio?

Se non fosse troppo concentrato sul suo piano, noterebbe che invece sua moglie Mi-ri ha abbracciato il cambiamento; prima per pura necessità, poi perché capisce di non avere alcun controllo sugli eventi, ma è proprio la sua adattabilità alle circostanze ad alimentare in Man-soo l'illusione di poter ripristinare lo status quo tanto agognato. Mentre gli adulti affrontano i loro grossi problemi, la piccola Ri-uno si chiude sempre più nella sua mente neurodivergente: ne tira fuori disegni che solo lei può decodificare, e frasi sentite in precedenza a cui dà un nuovo significato quando le ripete in contesti diversi. È l'unica a ragionare davvero fuori dagli schemi, per creare e sperimentare qualcosa di inedito: mentre suo padre rischia di trovare nell'intelligenza artificiale un nuovo avversario che potrebbe frantumare ancora una volta la sua condizione sociale, lei è già pronta ad affrontare il futuro.

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