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Musica

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Intervista a Jennifer Egan

C’è una certa somiglianza fisica tra Jennifer Egan e il suo ultimo romanzo: una radiosità contagiosa, una speciale attrattiva derivante dalla scelta di parole elettrizzate dal gusto di esprimersi nel modo più aderente possibile ai propri pensieri, che non essendo i pensieri di altri non vogliono parole abusate, ma al tempo stesso si tengono alla larga dalla tentazione di scivolare in una qualche ricercatezza. Chi avrà la possibilità di ascoltarla, venerdì 9 marzo al Teatro Parenti di Milano, e sabato 10 all’auditorium di Roma, nell’ambito del Festival “Libri Come”, lo verificherà di persona.   Il romanzo di Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo (Minimum fax, traduzione impervia e riuscita di Matteo Colombo, pp. 391, euro 18) è una consistente scossa tellurica al paludato terreno della narrativa contemporanea: non a caso si chiude il libro con ammirato stupore, uno stupore che sarebbe difficile far risalire a qualcosa di specifico, mentre è facilissimo addebitarlo alla sommatoria delle novità che introduce e che sono ascrivibili all’ordine della struttura...

Puritani

Un gruppo è corpo di corpi, Gustave Le Bon (1841-1931) e Wilfred Bion (1897-1979) descrivono il gruppo come un soggetto indipendente, autonomo. Si creano fenomeni sovra-individuali.   Viene in mente quel gruppo di fedeli che appoggiarono la rivoluzione di Cromwell e, dopo la sconfitta, s’imbarcarono sulla Mayflower per raggiungere quei luoghi che ancora oggi chiamiamo New England. Portavano il dolce nome di Padri Pellegrini. Così li canta candidamente Paul Simon:     We come on the ship they call the Mayflower We come on the ship that sailed the moon We come in the age’s most uncertain hour and sing an American tune     Arrivammo con la nave, chiamata Mayflower Arrivammo sulla nave che attraversò la luna Arrivammo nell'era delle ore più incerte e cantammo un canto Americano   (Paul Simon, 1973)   Viene da piangere a sentirla. Invero i puritani mostrano, fin da subito, le ambiguità di una seconda immagine, meno rassicurante. Nel 1975 Sacvan Bercovitch pubblica The Puritan Origins of the American Self e indaga le vicende che...

Life in the Fast Lane, ovvero una modesta proposta

Life in the Fast Lane, la vita nella corsia di sorpasso, si intitolava una canzone degli Eagles degli anni settanta, vita spericolata, vita “al massimo” che “surely make you lose your mind”, cioè “ti fa perdere di sicuro la testa”. Ma certo il gruppo californiano non poteva immaginare quanto alla lettera fosse vitale quella corsia di sorpasso, cosa che invece a noi, specie dopo aver letto l’articolo che apriva ieri l’edizione on line del “Guardian”, appare ormai fuori di dubbio. Con grande lungimiranza, gli organizzatori delle prossime Olimpiadi di Londra hanno infatti disegnato su strade, raccordi, svincoli e viadotti, delle Games lanes o “corsie dei Giochi”, dove, ci informa il giornale inglese, dignitari e sponsor sfrecceranno sulla flotta di lussuose berline BMW messe a loro disposizione. Per proteggere la tranquillità dei VIP, e la velocità dei loro spostamenti, il transito sulle corsie in questione sarà ovviamente proibito a tutti gli altri, incluse le ambulanze e le automediche, che dovranno accontentarsi delle corsie di normale traffico.   Come c’era da...

Mike Kelley: l’arte della disobbedienza

L’improvvisa scomparsa di Mike Kelley, morto suicida il 1° febbraio a Los Angeles, priva l’arte del nostro tempo di una delle sue figure più ispirate e originali. Artista visivo e musicista (aveva fondato nel 1974 il gruppo noise Destroy All Monsters), Kelley ha utilizzato lungo il suo percorso, dagli anni settanta in avanti, una esuberante commistione di linguaggi e medium (disegno, pittura, installazione, performance, video) in cui risuona un’ispirazione intensa e multiforme, centrata su tematiche di ordine psichico, sociale e culturale – la repressione del desiderio, l’autorità, la religione, l’infanzia, il potere dell’immaginazione e la sostanza emotiva dell’esperienza quotidiana – e su tonalità e caratteristiche espressive molto personali, al tempo stesso comiche, scatologiche, drammatiche, paradossali.   Nutrita di psicoanalisi, letteratura, filosofia, cosparsa di riferimenti colti e pop, alternativamente caotica e lirica, quella di Kelley è una magistrale esplorazione del cattivo gusto, del sentimentalismo vernacular, della televisione trash, delle sottoculture giovanili, in cui...

Musica facile, musica difficile

Siamo abituati ad affrontare con naturalezza compiti che in una fase della nostra vita si sono erti di fronte a noi come un muro apparentemente invalicabile. Nuotare, andare in bicicletta, guidare la macchina, ma anche camminare e leggere ci sono sembrate per un periodo più o meno lungo, delle sfide che siamo riusciti a superare solo grazie alla nostra pazienza e alla cocciutaggine. O anche semplicemente a causa del fatto che eravamo obbligati a superarle. Ciononostante una volta consolidata la nuova abilità, quasi sempre questa ci è sembrata “naturale” e inevitabile, così istintiva e inserita nella nostra vita, da sembrare quasi impossibile che avessimo potuto farne a meno fino ad allora. Anche ascoltare, mettiamo, un brano di musica classica, può sembrare a qualcuno un compito faticoso, magari anche noioso e poco gratificante. Ma se si tratta di un brano che ci piace e che conosciamo bene, ascoltare diventa subito facile e naturale. Sembrerebbe quindi che si possa parlare di musica facile e musica che invece è difficile da ascoltare, per non parlare della musica “impossibile” e che magari non ci sembra...

Le donne di Vasco

Si preannuncia un tutto esaurito a Zocca per la festa di compleanno di Vasco Rossi. Il 2011 è stato un anno intenso per il rocker: canzoni, malanni fisici, polemiche sul web, un’autobiografia. E soprattutto l’annuncio dell’abbandono dei concerti negli stadi che, secondo i media, ha gettato nel panico i fans. In effetti si può scindere il Vasco dalla rockstar? Per lo meno nella prima fase della carriera ne ha incarnato il vitalismo, l’esistenzialità dolente, l’autocombustione. Tuttavia, scorrendo l’ormai vasto repertorio del nostro alla ricerca dell’elemento decisivo che spieghi l’attaccamento transgenerazionale, si nota qualcosa di evidente ma forse un po’ snobbato: sono in gran parte canzoni d’amore. Dunque che modello di donna propone al pubblico femminile e maschile questa fitta galleria?   “È uscita col negro la troia”, cantava Vasco con doppia, formidabile scorrettezza nell’80, aggiungendo, con vocina imitante, che proprio lei, poco prima, gli aveva chiesto: “mi puoi portare a casa questa sera, abito fuori Modena” (Colpa di Alfredo). E lui, ora...

Melodie nostalgiche

“La nostalgia propria degli Svizzeri, la quale li coglie quand’essi sono sospinti in altri paesi, è l’effetto dell’aspirazione, suscitata dal ritorno delle immagini della serenità e delle compagnie giovanili, verso quei luoghi, ove essi godevano le gioie semplici della vita; ma essi poi, dopo una visita a quei luoghi, si trovano molto delusi nella loro aspettativa, e così anche guariti; ritengono che ciò sia perché colà tutto si è profondamente alterato, ma in verità è perché non vi ritrovano più la propria giovinezza” (Kant, Antropologia pragmatica, 1798).   Dolore del ritorno. Nelle aree malfamate di Montevideo e Buenos Aires si parlava il lunfardo, che ora è entrato nella conversazione ordinaria. Non è una vera e propria lingua, benché esistano dizionari di lunfardo, si tratta piuttosto di un gergo, parte integrante del castigliano. Emerge dalle parole dei migranti di allora, italiani, portoghesi, ebrei, turchi, greci. Parole distorte, cha assumono significazioni diverse, mai completamente differenti. Marcano il fenomeno della nostalgia,...

New Wave

L’inizio non cade negli anni ottanta, ma qualche anno prima. Siamo attorno al 1977: il compito generazionale di attaccare alle fondamenta il rock, un edificio che si era fatto a tratti pomposo ed enfatico, lo aveva già assolto in modo fulminante il punk. Una grande tensione creativa segnava il periodo e la sensazione era quella di una continua rincorsa alla novità per riempire il vuoto. La New Wave (declinata al femminile, mentre IL punk è maschile…) è il desiderio durato non più di un lustro, di andare oltre, ricercando nel rock, per quanto possibile, suoni e immagini innovative. Sin dal nome (“nuova ondata”) si intuisce una contrapposizione con quella old wawe che si chiamava rock. Via le melodie cantabili e le narrazioni compiute del folk, via i binari compositivi costruiti sulle strutture del blues, via l’idea di un mondo musicale chiuso e autosufficiente che oramai da un decennio aveva stabilito i suoi miti e i suoi riti (divismo, groupie e folle da stadio).     Assieme a tutto questo volavano via anche le certezze dell’utopia giovanile. La New Wave (NW) nasce come opposizione a cliché e ripetizioni banali, e contiene per natura un’attitudine critica, talvolta...

La Flor de la Canela

La pigrizia ha sempre dominato la mia vita. Da bambina detestavo camminare, a volte persino uscire, una resistenza tenace ad abbandonare la tana, i giochi, i libri. Nelle gite ero quella che voleva fermarsi a riposare, che aveva fame, che aveva sete, che le facevano male i piedi, Ay Maria Dolores..., sfotteva mia mamma che era una sveltona animata da un nervo sotterraneo che emergeva in ogni gesto. Aveva un passo rapido, deciso, "airoso", "... jazmines en el pelo y rosas en la cara, airosa caminabaaa la flor de la canelaaa...", faceva il ritornello d'un valzerino peruviano che andava per la maggiore in casa, lo ballava ridendo e muovendo i fianchi e mio padre le dava corda sicché lei si credeva la Flor de la Canela stessa e anche noi lo credevamo, bella era bella, profumata pure e camminava così ariosa che starle dietro era uno strazio, Amàaa... Anda despacio por favooor..., lei si voltava sbuffando, l'avrei uccisa. Dell'infanzia ricordo una sola passeggiata da me voluta e goduta.   Playa de Ondarreta. I 4 dell'Avemaria   Seguendo le istruzioni d'una rivista, mia madre ci aveva fatto dei costumi da...

Black and White Trypps Number Three

  Non so se Ben Russell insegni ancora cinema (parli di immagini mobili) all’università. Di certo, programma serate cinematografiche nelle cineteche e nei musei che hanno la gentilezza di invitarlo. È un artista. Realizza film. Ha presentato recentemente a Venezia il suo ultimo lavoro, River Rites. Parte della sua produzione si compatta in un unico progetto (sette film per ora) che, ispirandosi all’inglese antico, egli ha denominato Trypps. In tutto 65 minuti che tentano di cogliere ciò che lo stesso Russell considera una forma di “etnografia psichedelica”. Sono viaggi, nel senso più ampio del termine, a cui non è estranea la dimensione chimica, o l’idea di trance.   Come fare cinema con mezzi che la tradizione considererebbe nulli? Ben Russell sembra aver perfettamente assimilato la lezione di Jean Rouch. Action painting, cinema sperimentale, capitalismo globale, ritrattistica, performance: i Trypps colgono alcuni aspetti, alcune espressioni umane contemporanee, filmandole in 16mm, con o senza suono, a colori o in bianco e nero, viaggiando a Dubai, Malobi oppure restando più vicino a casa,...

Chi ha orecchie per intendere

Girando per le bacheche di musicisti presenti in rete è facile in questi giorni imbattersi in “condivisioni” accompagnate da commenti per lo più entusiastici di un articolo di Quirino Principe intitolato “Quest’Italia non ha più orecchio”. Si tratta dell’appello lanciato l’11 settembre scorso sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore dal musicologo milanese per difendere la presenza dell’insegnamento musicale in ogni ordine e grado scolastico, un appello a cui do la mia completa adesione. Non voglio però entrare nel merito degli elementi che stimolano la discussione di cui l’articolo è piuttosto affastellato e su cui spero di coinvolgere lo spirito critico di qualche collega. Come dicevo, l’iniziativa è di per sé lodevole, come sono lodevoli tutte le iniziative, petizioni, progetti che sono state avviate negli ultimi anni e che hanno lo scopo di consolidare la presenza dell’educazione musicale nella scuola dell’obbligo e non. Fin qui nulla da dire. Purtroppo, e qui mi riferisco proprio all’appello di Principe, urge la necessità di...

La democrazia zippata

  Che cosa ci sta accadendo, cosa sta accadendo a noi come persone? C’è un’agenzia di rating che declassa i nostri titoli morali, il nostro prestigio di esseri umani. In giro vediamo solo facce scontente. L’ardore viene scambiato per follia. Il modello è la rete, è Facebook. Una cosa la dico io, una la dici tu e andiamo avanti. La parola come porta girevole. Siamo in mezzo a questi spifferi. L’occidente occulta la sua bancarotta spirituale mettendoci davanti agli occhi la crisi economica. In Italia discutiamo da anni di un uomo terrorizzato dalla morte senza essere capaci di vedere dove va a inabissarsi ognuno di noi ogni giorno. Siamo inumati nelle fosse comuni dell’autismo corale, la rete è il nostro nuovo cimitero. Al posto della faccia sul profilo di Facebook dovremmo mettere una croce. La soluzione non è tacere, non è andare altrove, verso un reale che non c’è. Bisogna solo avere il coraggio di dire come ci sentiamo, dove pensiamo di trovarci. Questo possiamo fare per il mondo, dire la nostra insofferenza, dire la nostra immaturità, la nostra incapacità di scegliere,...

Universalismi

Una decina di giorni fa mi sono ritrovato al DigiTrok! l’evento organizzato da Trok! e Digicult presso la Cascina Autogestita Torchiera a Milano. Una giornata costellata di banchetti, laboratori e concerti, con la presenza, e qui mi riferisco essenzialmente alla parte musicale, di artisti come Daniela Cattivelli, Nicola Ratti, Teatrino Elettrico, Echran, Otolab e altri ancora; molti di loro con un sound che spesso sfociava in un noise elettronico di ascendenza industriale, quando non direttamente nell’assordante devastazione del rumore bianco. A gran parte del pubblico (tra cui includo me stesso) questa musica da percepire quasi più con il corpo che con la mente è piaciuta o almeno è sembrata molto interessante, a giudicare dall’attenzione e concentrazione con cui venivano seguiti gli artisti. Mi è capitato però di incontrare qualcuno, meno uso alla violenza e alla totale mancanza di armonia o melodia di queste espressioni sonore, che si poneva il problema se esse fossero musica oppure rumore e che indicava nel fatto che il grande pubblico rifugge da questi ascolti la prova che queste sonorità “noise...

I passi di Richard Ashcroft

Nel video di Bittersweet Symphony dei Verve si vede il leader del gruppo rock inglese che con passo spedito percorre la via di una città. A chi cammina come Richard Ashcroft non importa degli ostacoli, dei pericoli, degli accidenti. Anzi, la strada dove tutto può accadere  è il luogo dove questo incedere trova la dimensione ideale e insieme ne cambia lo stato: l’asfalto solido si trasforma in superficie liquida, Ashcroft cammina sulle acque. Capelli troppo lunghi e passi imponenti, la strada scorre inarrestabile sotto di lui. Richard è un vero e proprio punctum in movimento, il nostro sguardo è  catturato dalla sua presenza magnetica, dagli occhi ai piedi, dai piedi agli occhi. Il resto del suo corpo non esiste,  serve solo a collegare sguardo e movimento, a trasformare Richard in un’idea che cammina. Niente di complicato. Non vi sono labirinti tortuosi o spirali che si perdono verso un centro introvabile, solo una linea retta, infinti punti, infiniti passi e quell’unica idea ripetuta sino a convincersi che non esiste via alternativa: “No change, I can’t change, I can’t change, I can...

Soundwalking

We hear the sound of wood-chopping at the farmers' doors, far over the frozen earth, the baying of the house-dog, and the distant clarion of the cock,—though the thin and frosty air conveys only the finer particles of sound to our ears, with short and sweet vibrations, as the waves subside soonest on the purest and lightest liquids, in which gross substances sink to the bottom. They come clear and bell-like, and from a greater distance in the horizon, as if there were fewer impediments than in summer to make them faint and ragged. The ground is sonorous, like seasoned wood, and even the ordinary rural sounds are melodious, and the jingling of the ice on the trees is sweet and liquid   (Henry David Thoreau, «A winter tale», in Excursions (1863), Princeton University Press, 2007)           Le considerazione di R. Murray Schafer sulle passeggiate sonore si inscrivono nella sua teoria del soundscape, equivalente sonoro del landscape. L’idea delle passeggiate sonore è insieme pedagogica e teorica: è l’occasione per imparare a sentire i dettagli del paesaggio sonoro nel quale ci muoviamo e...

Macerata / Viaggio in Italia

Fino a cinque giorni fa quasi non sapevamo dove fosse Macerata. Fate un test coi vostri amici: provate a chieder loro dov’è Macerata. C’è da scommettere che ben pochi di loro saprebbero dove piazzarla con esattezza. I più faticheranno anche con la regione d’appartenenza. Macerata è uno di quei posti tipo Isernia: li si sente nominare poche, pochissime volte. Stando ai telegiornali non capita nulla. Invece. Invece ecco cosa ebbe a scriverne Pier Vittorio Tondelli già nell’81: “Macerata… Macerata, ragazzi, non so se avete idea, questa città da tombola geografica, con tutti i suoi gruppi e sottogruppi, frazioni e dividendi: i Paper’s Gang, Punkreas, Exxess, SWBZ, Doctor Sax: ragazzini e adolescenti e giovinastri che suonano e schiattano in un’ondata punk che farà senz’altro saltare le Marche”. Una vivacità musicale che si riverbera ancora oggi grazie all’esistenza di uno dei più forniti negozi specializzati d’Italia (Jukebox all’idrogeno, in pieno centro, con ancora tanto di recensioni ritagliate dai giornali e appiccicate ai dischi esposti:...

Videoclip

Rivendicarne la paternità italiana sarebbe scorretto, eppure quando si parla di video musicale è difficile non pensare alla cosiddetta Musica cromatica del futurista Bruno Corra. Anno 1912, così Corra definiva il suo disegno diretto su pellicola, ispirato alla musica di Mendelssohn e Chopin. È trascorso un secolo e il minimo che si posa affermare è che il videoclip è divenuto una forma d’arte ormai a sé stante. L’idea di sviluppare un filmato accoppiato a una musica è in pratica coeva del cinema sonoro. Cosicché il jazz, che alla fine degli anni 20 nel secolo passato andava per la maggiore, cominciò a essere accompagnato dalle immagini. Da Minnie the Moocher di Cab Calloway (il primo vero clip della storia, secondo gli storiografi) a Duke Ellington, dai Beatles a Bohemian Rhapsody dei Queen (il primo videoclip della storia, sostiene a torto la massa di appassionati di musica rock), l’evoluzione di questa “ristretta” forma di linguaggio ha trovato proprio negli anni ’80 il suo massimo amplificatore.     Con lo sviluppo della discografia su scala industriale...

Spleen artico-padano

Tempesta e quiete qui si alternano continuamente, e tu non puoi farci nulla. “Cerco di divertirmi, ma a volte non riesco a sorridere” dice una ragazza di sedici anni di Tasiilaq, nella Groenlandia dell’Est: lo dice a Piergiorgio Casotti, fotografo, videomaker, che lì è andato più volte, collezionando incontri, dialoghi, immagini. Dalle foto è passato a un documentario di poco meno di quindici minuti, Arctic spleen, visto al festival Cinemambiente di Torino, all’International Festival of Ethnographic Film di Londra, al Festival Drets Humans di Barcellona. Si raccolgono fondi per una mostra fotografica e per trasformare questo cortometraggio in un lungometraggio. Una slitta corre sul ghiaccio, tracce di nero nel bianco; il bianco e nero qui non è stile fotografico, è paesaggio di interminabile inverno: neve bianca, cani bianchi, sagome umane in lontananza, casette nere, foche nere abbattute con un annoiato cinico scoppiare di fucile leggero.   Qui c’è la più alta percentuale di suicidi del mondo. Suicidi di giovani. Sepolti vivi nella noia germinata dalla distruzione della civilt...

San Pier d’Arena / Paesi e città

Dovrei parlare di Genova perché secondo i certificati che ho all’anagrafe è lì che sono nato. Però fino a quasi trent’anni ho vissuto in un posto dove la gente quando andava in centro diceva “andiamo a Genova”. Allora vuol dire che non ci vivevo a Genova e infatti sui miei documenti di allora, a controllarli bene, dopo il nome del capoluogo ci si vedeva un trattino e poi quello di un’altra cosa, Sampierdarena. Ho scritto cosa apposta perché ancora adesso non la saprei definire, città no perché non ce l’aveva mica il sindaco, quartiere nemmeno visto che era lei a essere divisa in quartieri, il Canto, la Coscia, il Campasso, San Gaetano…: insomma un po’ meno di una città e qualcosa di più di un quartiere. Infatti il maestro ci faceva scrivere delegazione, una parola che non afferravo del tutto, come senso, e che poi ho capito che stava a Genova come un’agenzia sta alla banca. Così Genova diventava un’entità inafferrabile che viveva nelle sue singole parti senza però confondersi con loro, e questo mistero non accadeva solo a Sampierdarena...

Il Mondo di Letizia

Con la grazia e la generosità di una perfetta padrona di casa d’altri tempi, Letizia ci spalanca la porta e ci fa entrare nel suo mondo privato, mettendoci a parte dei suoi gusti, delle sue preferenze, nella forma molto attuale della playlist. Quale meravigliosa occasione per conoscere meglio il candidato sindaco al comune di Milano!   Partiamo dunque dai film. Il primo della lista è Luci della città: più che il povero vagabondo Charlot che incontra la fioraia cieca, viene da pensare che a Letizia questo film e questo titolo facciano venire in mente la propria città e la sua illuminazione, della quale va evidentemente fiera. Non a caso, secondo una strategia del “buon vicinato” che ricorre di sovente in queste playlist, i due titoli successivi sono Fantasia e Miracolo a Milano. Scorrendo l’elenco si scopre poi una Letizia fortemente volitiva e amante delle avventure: troviamo infatti La donna che visse due volte (ogni riferimento alla sua possibile rielezione non sembra affatto casuale), 007: Licenza di uccidere (il suo avversario è avvertito), I duellanti (dal quale sembra aver appreso l’arte...

MTV

A mezzanotte del 1 agosto 1981 nasce MTV. La M sta per musica, quindi la sigla si legge Music Television. Al momento della fondazione la library del canale è piuttosto sguarnita: 250 video appena, destinati ad aumentare nell’arco di poco tempo. Il primo videoclip mandato in onda è dei Buggles, ma più che di una canzone si tratta di un presagio: Video Killed the Radio Stars. Mentre in Italia la cosiddetta “musica da vedere” è relegata dentro esperimenti da seconda serata Rai (tipo Mister Fantasy di Carlo Massarini, MTV sarebbe arrivata qui solo a metà degli anni ’90), il primo canale televisivo integralmente musicale assolveva a due bisogni. Da una parte, negli Stati Uniti, l’emergente tv via cavo necessitava di contenuti specifici originali (la musica, in questo caso) per definire meglio l’offerta destinata a nuovi target di consumatori. Dall’altra si trattava di un potente veicolo commerciale per far vendere più dischi. O almeno, così la pensava Robert Warren Pittman, il giovane manager (25 anni appena all’epoca) chiamato a generare un’idea che rendesse redditizio il nascente...

Verona / Paesi e città

Da qualche anno vivo nella città dell’Amore, a Verona. Credo che la propaganda comunale l’abbia definita così per via di un balcone: Giulietta, Romeo, la tragedia di Shakespeare… Tutto il mondo conosce a pezzi e bocconi la vicenda. E gli amori sfortunati sono sempre degli ottimi stimolanti per sciogliere le ghiandole lacrimali degli uomini e delle donne di ogni latitudine. Così tutti, innamorati o solitari, da Shangai a Los Angeles, desiderano stare almeno un minuto sotto il balcone di Giulietta, con gli occhi velati di malinconia, fotografando l’assenza, pigiati in uno spazio minuscolo, incatenati al palo della Storia e dell’arte.   Ma non solo. Tutti vogliono lasciare un segno del loro passaggio, una traccia della loro esistenza. Per questo i muri dell’androne sono interamente ricoperti di meravigliosi messaggi: dall’universale “I love you” a frasi amorose comprensibili solo a qualche migliaio di abitanti della foresta amazzonica… Non bisogna sottovalutare la Conquista, Cortés, Bartolomé de Las Casas, i missionari gesuiti e che cosa può l’amore cristiano nei...

Nicola Guiducci

La prima volta che ho sentito la voce di Nicola Guiducci era in una cassettina registrata, piena di musiche strane, divertenti, messe insieme secondo un criterio personalissimo, degno di un capriccio del Guardi, con prospettive sonore personalissime, apparentemente sbilenche eppure coerentissime. Quella era solo una delle migliaia di compilation che nel tempo ha dato a me come a tutte le altre persone che hanno attraversato il suo itinerario, facendo ballare in vari paesi al loro ritmo. La presentazione era avvenuta per via di un’amica, Carla Chiti, pistoiese come lui, che si occupa da sempre di musiche radicali ed eccentriche. Forse il ritratto più vero che si può trovare rimane quello di una capacità notevole di mischiare ambienti e persone, di far risuonare una disco delle rivisitazioni strazianti delle chansons del cabaret (luogo in cui il nostro aveva mosso i primi passi a Firenze ancora al tempo del liceo) o dei ritmi ambigui della memoria, sospesi tra parodia e seduzione, remixati come per costruire un percorso narrativo di immagini da ballare. Sulla casa milanese, piena di musica e immagini dal soffitto a terra, sovrintende come nume tutelare...

La Costituzione e Fahrenheit 451

Sembra una versione estrema di Fahrenheit 451 quella messa in scena da queste manifestazioni in cui si sfila per difendere la Costituzione. Non ne manco una, credo siano momenti di politica importanti, ma dopo un po’ mi sembra di vivere in una sorta di incubo: un mondo in cui tutti, ovunque, bambini, vecchi, declamano a memoria articoli della Costituzione, donne con le Hogan ai piedi e il collo avvolto di fucsia che si avvampano per Calamandrei – una retorica da popolo viola che sta contagiando ogni possibile opposizione politica. L’ideologia dell’autoreferenzialità: ribadire l’ovvio, sottolineare il sottolineato, un discorso molto spesso copiativo, e difensivo.   La resistenza, il Risorgimento, la storia d’Italia tutta sta diventando in quest’anno di celebrazione una specie di grande mito fantasmatico che nessuno ha mai raccontato prima. Metterlo in crisi, attraversarlo, rielaborarlo, non pare possibile. Se lo si discute lo si violenta: il leghismo da una parte; dall’altra questo meridionalismo improvvisato di un Pino Aprile o di un Giordano Bruno Guerri, che sta diventando un altro piccolo filone memorialistico tutto...