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Musica

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Cisco: una famiglia operaissima

Stefano Bellotti, in arte Cisco, è del 1968. È nato e cresciuto a Carpi. A ventiquattro anni incontra i Modena City Ramblers e diventa uno dei due cantanti del gruppo. I MCR riescono a fare convivere nei loro dischi la passione musicale per l’Irlanda e per il suo folk insieme a testi di lettura e critica della realtà del proprio tempo. Attraverso alcune canzoni come ‘Bella ciao’ o ‘Al Dievel’, Cisco e i MCR attuano un particolare recupero della memoria della guerra e della Liberazione che riesce a coinvolgere anche i più giovani tra il loro pubblico raccontandogli storie lontane nel tempo. Dal 2005 Cisco ha intrapreso una carriera da solista.   Il testo che segue descrive qualche aspetto della vita di Cisco: l’infanzia a Carpi, gli anni Settanta e i suoi ricordi, l’immaginario in cui è cresciuto. Un’Emilia molto di sinistra, in balia di forti cambiamenti come l’abbandono delle campagne e la crescita del lavoro industriale, ma ancora fortemente ancorata alla memoria della Resistenza, ritenuta una esperienza che fonda il nuovo vivere nel dopoguerra.     Enrico...

Animali da palcoscenico

Se abitate con un gatto, vi sarà capitato a volte di lasciargli la radio accesa “per tenergli compagnia” mentre era a casa da solo. Magari qualcuno di voi riterrà di conoscere addirittura i gusti musicali del suo micio: “è un appassionato di indietronica”, oppure “preferisce il punk-rock dei Ramones”. “Si rilassa con i notturni di Chopin”, e sicuramente “gradisce la discografia completa di Cat Power”.     Mi spiace disilludervi, ma alcuni scienziati (tra cui Charles Snowdon, un psicologo per animali dell'Università di Wisconsin-Madison) hanno scoperto che gran parte della musica “umana” (dalla classica al metal) suona sgradevole alle orecchie feline (ma anche degli altri animali). Infatti, essendo la loro estensione vocale e il loro battito cardiaco molto diversi dai nostri, semplicemente non sono “programmati” per apprezzare le nostre canzoni. Ma, se generalmente gli animali rispondono alla musica umana con totale disinteresse o perfino fastidio, sono comunque in grado di apprezzare una musica diversa, creata su misura per loro. Come quella che...

Sotterranei di velluto. Per Lou Reed

Con la celebre banana di Andy Warhol in copertina, vera icona dell’arte del consumo e del consumo come arte (niente dura così poco sugli scaffali come le banane), nel 1995 uscì Peel Slowly and See, “Pela piano e guarda”, il cofanetto “definitivo” dei Velvet Underground. Oltre ai quattro album in studio conteneva numerosi demo, outtakes e registrazioni dal vivo. E quando si ascolta la prima versione di Venus in Furs, cantata dal solo John Cale con accompagnamento di chitarra, si rimane sbalorditi.     Possibile che quella gentilissima ballata inglese—dalle parole un po’ singolari, sì, e dove un certo Severin non vede l’ora di sottomettersi alla sua spietata dominatrix come nel romanzo di Sacher-Masoch, ma che suona pur sempre come una canzone “folk”— sia la stessa che ascoltiamo in The Velvet Underground & Nico? La versione definitiva è forse la song più “viziosa” mai concepita, ancora più di Vicious che Reed avrebbe scritto pochi anni dopo (“Sei vizioso, mi colpisci con un fiore, lo fai a tutte l’ore”; l’idea,...

Kaki King. Glow

A raccontare la sua storia sembra di parlare di una qualunque ragazza americana con il pallino per la musica. Sembra di tracciare le linee di un personaggio di uno dei più classici film sul sogno americano, ma non quello di una volta, quello di oggi, quello che sopravvive anche alla crisi perché in America si può.   Katherine Elizabeth King, in arte Kaki King, comincia a prendere lezioni di chitarra a 4 anni, passa alla batteria per poi tornare alla chitarra. Studia a New York e per mantenersi inizia a suonare in strada e nelle metropolitane, naturalmente lavora come cameriera in un pub, o meglio, lavora in uno dei locali dove si esibiscono molti artisti interessanti e proprio qui riesce ad attirare l’attenzione di una casa discografica, la Knitting Factory, e da lì il gioco è fatto: 10 anni fa pubblicava il suo primo album Everybody Loves You.     Raccontata così però manca un pezzo, manca la parte fondamentale: manca la magia che Kaki King riesce a creare quando suona una delle sue chitarre. Compositrice, chitarrista, ogni tanto cantante, ma soprattutto artista visionaria. Ecco chi è...

Non sentirsi in colpa con Spotify

Questo articolo nasce da una domanda personale. Era appena uscito il disco di un musicista che amo, Bill Callahan. Dieci anni fa sarei andato in un negozio di musica e avrei comprato il cd. Cinque anni fa lo avrei acquistato su iTunes. Quella sera invece lo stavo ascoltando su Spotify, con grande godimento e soddisfazione, perché invece di spendere 10 euro per gli mp3 del suo nuovo disco, con la stessa cifra ogni mese su Spotify ascoltavo molti più dischi. Faccio evidentemente parte di quella generazione di ascoltatori cresciuti più col digitale che con il vinile (a parte il meraviglioso regno di mezzo delle audiocassette C-90). È colpa nostra, dicono, se dal 1999 (anno di fondazione di Napster) al 2012 l'industria musicale mondiale ha perso continuamente soldi (da 25 miliardi di entrate nel 2000 a 16,2 nel 2011, secondo Wikipedia).   Eppure, per me che sono un maniaco della musica ma non un feticista del supporto, la vita da ascoltatore ossessivo non è mai stata più bella, ricca e interessante di adesso, nel pieno dell'era dello streaming. Ma la domanda che mi feci quella sera è questa: per un musicista oggi la...

Lou Reed: un cuore da rock'n'roll

Lou Reed se n’è andato lasciandoci il grande rimpianto per delle bellissime canzoni, borbottate o urlate con un’aspra voce e suonate con un’energia che faceva facilmente dimenticare la non eccelsa tecnica chitarristica, ma anche l’interrogativo su perché tanti di noi hanno amato uno così antipatico e scostante, e si sono profondamente identificati con le sue ribollenti storie di abissi umani. Pongo la domanda da un punto di vista personale: perché un borghese come me, che non ha manco per sbaglio fumato nemmeno una canna, non ha mai provato un soffio di turbamento per un uomo e si è sempre tenuto lontano da bettole e bassifondi, si sente così vicino a Lou Reed e “rappresentato” dalle sue canzoni?     Può bastare come spiegazione il ricorso a Dostoevskji e la facile constatazione che è l’ombra ciò che crea la luce e non viceversa? Fa più riflettere che il Cardinal Ravasi, alla notizia della sua morte, abbia twittato proprio i due versi conclusivi di Perfect day, mostrando con una citazione evangelica (“Non fatevi illusioni: Dio non si...

Francesco De Gregori: frammenti e souvenir

Adius, Piero Ciampi e altre storie (2008) è un film di Ezio Alovisi che tenta di fondere la storia del cantautore livornese - a lungo dimenticato e negli ultimi anni felicemente recuperato in più occasioni -, con la Storia d'Italia, quella degli anni '60 e '70, del Movimento Studentesco, della nascita di quel gruppo di autori più o meno inseribili nell'etichetta che risponde al nome di cantautorato italiano.   Un'idea interessante purtroppo distrutta nella realizzazione da una serie di animazioni e ricostruzioni in forma di fiction che tendono a oscurare la missione originaria, quella di assegnare finalmente e platealmente a Ciampi una giusta posizione chiave nella nostra storia musicale.   Guardando questo film ci si imbatte in registrazioni di repertorio, alcune rarissime, altre più note, che appartengono in larga parte agli anni della Contestazione che da noi, come altrove, coincisero strettamente con quelli della nascita della canzone d'autore. In questo senso, in Italia, fu centrale l'esperienza del circolo culturale Folkstudio di via Garibaldi, a Roma, dove nel 1962, davanti a circa quindici persone...

From Sex To Punk

In scena va la rabbia, lo sfregio di una generazione no future. Londra 1974, 430 di King’s Road, Chelsea: “Sex” viene ribattezzato il negozio di abbigliamento e dischi rock che Malcom McLaren si è ritrovato interamente sulle spalle nel 1972, dopo l’abbandono di un tizio che lo subaffittava. Con la compagna Vivienne Westwood ha già lanciato la moda di trasformare, tagliare, ricucire le magliette dello stock “teddy boy” ereditato dal fuggitivo.   Ph. Castorp   Ora, fino al 1976, quando il locale cambierà ancora nome per chiamarsi “Seditionaries” e assumere un aspetto minimale e post-apocalittico, sugli scaffali appaiono capi di abbigliamento e oggetti in gomma, lattice e vinile. Sex punterà su commesse che sembrano un catalogo vivente della nuova moda punk, con le chiome decolorate in tonalità di biondo squillante o trasformate in vere e proprie opere d’arte screziate, con trucchi degli occhi all’antica egizia, bistratissimi. Sono lontani i tempi dei sandali e delle camicie a fiori hippie, come quelli degli stivaletti e dei chiodi rock ‘n’ roll. Le magliette...

Il padrone della voce

San Calimero, esterno giorno 12 settembre 2013. Michael Chance, brillante controtenore inglese, specialista dei repertori rinascimentali d’Albione si esibisce per Mito insieme a Paul Beier, virtuoso di liuto e tiorba. Lo spazio della chiesa è pienissimo, malgrado siano le cinque del pomeriggio. Il pubblico è assiepato fino ai gradini dell’altare, dove una pedana rossa accoglie i due interpreti.   Chance, noto anche per lavori in teatro, memorabile nella sua performance come Apollo in Death in Venice di Britten, ultimo disco un bel Danyel: Like as the Lute Delights, da poco edito da Stradivarius, avanza a passo di carica. Ha un quaderno in mano e un paio di occhiali: apre la bocca e canta. Mirabili pagine di John Dowland, come il famosissimo Lachrymae e di Henry Purcell, tra cui Music for a While, si susseguono. Il lavoro, notevole per cesello d’analisi e potenza a un tempo, è su ogni intonazione dei testi poetici, in inglese e in latino.   Colpisce la “naturalezza” della sua presenza. Come spesso succede negli eventi in chiesa, le campane recitano il loro credo e non si interrompono. Con un garibaldino “...

Amanda Fucking Palmer

Tocca ammetterlo, la realtà è che esiste ancora una nutrita schiera di sessisti che pensano che il fatto che una parte di universo sia in possesso di attributi femminili costituisca una notizia. Quanti di noi moriremmo per potergliene dire un paio? La signora Palmer (in Gaiman - Neil, lo scrittore britannico) è andata anche oltre e gliel'ha cantate in rima. 

     I protagonisti della vicenda sono il tabloid inglese Daily Mail da un lato e la funambolica musicista, nota anche con il nome-che-è-tutto-un-programma di Amanda Fucking Palmer, dall'altro. Tutto ha avuto inizio lo scorso giungno quando nel corso del festival di Glastonbury ad Amanda scappa un seno dalla biancheria intima e il Daily Mail pubblica l'immagine in un articolo intitolato Making a boob of herself (gioco di parole traducibile più o meno con "Amanda fa una figuraccia" ma con un elegante richiamo alla parte del corpo in questione).     La cantante non è certo il tipo che le manda a dire e in risposta all'uscita scrive subito una lettera che "interpreta" nel corso di una esibizione alla London's...

Miley Cyrus nel mondo di Terry

Cos'hanno in comune Barack Obama, Yoko Ono, Courtney Love, Catherine Deneuve, Paris Hilton e Miley Cyrus? Tutti loro hanno fatto una foto accanto a Terry Richardson, un uomo di mezza età che al loro fianco appare sempre sorridente e con il pollice alzato quasi a dire: "Eccomi qui! Ce l'ho fatta un'altra volta!" Chi è Terry Richardson? Sicuramente un fotografo, un blogger, un ex punk rocker, una figura di punta della cosiddetta scena alternative statunitense.   Terry Richardson e Barack Obama. Ph. Terry Richardson   Almeno, lui arriva da lì, ma con gli anni si è avvicinato sempre di più alla cultura mainstream non rinnegando però del tutto le sue origini. Se guardiamo il suo blog possiamo scorrere le sue opere, per meglio dire i suoi scatti, giorno dopo giorno. Ogni giorno lui incontra una celebrità e la fotografa nel suo studio, solitamente su sfondo bianco, solitamente in bianco e nero.   Alyssa Arce. Ph. Terry Richardson   Nei giorni in cui guardavo il suo blog era la volta di Abel Ferrara, Linda Evangelista e Jared Leto. Per tutti e tre abbiamo la stessa sequenza. Prima...

Madchester, andata e ritorno

Sono trascorsi venticinque anni dall'uscita di Bummed (Factory Records, 1988), il secondo album dei mancuniani Happy Mondays. Per celebrare l'anniversario, la band capitanata da quella canaglia di Shaun Ryder darà il via, a novembre, a un tour britannico di quindici date. Pare che il gruppo, che nel 2012 si è riformato con la line-up originale, abbia intenzione di suonare gran parte delle canzoni del “famigerato” album.   Happy Mondays   I loro concittadini The Stone Roses, che si sono riuniti l'anno scorso dopo una separazione durata circa quindici anni, hanno invece fatto ventilare la possibilità di un nuovo disco. In attesa di notizie su quello che sarebbe il loro terzo album, a giugno è intanto uscito un documentario (diretto da Shane Meadows) sul ritorno della band intitolato: The Stone Roses: Made of Stone.   Un po' più contorta la storia degli Inspiral Carpets, anche loro provenienti dai dintorni di Manchester (Oldham, ad essere precisi). Separatasi nel 1995, la band si era riunita nel 2003. Tom Hingley, il cantante che aveva rimpiazzato il frontman originale Stephen Holt (che se n...

Steve Earle. Non uscirò vivo da questo mondo

Steve Earle ė uno dei cantautori più conosciuti e controversi della musica country-rock contemporanea. La sua fortunata carriera – interrotta più volte da turbolente vicende personali – ha inizio nei primi anni ’70, quando si introduce, ancora giovanissimo, nella scena underground texana, entrando in contatto con alcuni tra più dotati songwriters dell'epoca. Tra questi spiccano, per qualità della scrittura, tre nomi: Townes Van Zandt (considerato da Steve Earle il proprio maestro), Guy Clark (recentemente indicato da Bob Dylan come uno dei suoi cantautori preferiti) e Blaze Foley (meno conosciuto degli altri due a causa della prematura scomparsa, nel 1989, durante una sparatoria).   Nel bellissimo documentario Heartworn Highways, girato da James Szalapski nel 1976, Steve Earle, appena ventunenne, viene invitato da Guy Clark ad eseguire alcune delle sue prime composizioni, che colpiscono per la maturità e la pulizia della scrittura. Durante l’assidua e prolungata frequentazione del circuito underground del Texas e del Tennessee, il giovane cantautore non apprende solo il mestiere, ma assimila...

Scintille rock sul mare Adriatico

Qualche giorno fa sono stati annunciati i vincitori della Targa Giovani MEI 2.0: il gruppo che il 28 settembre salirà sul palco del Teatro Masini di Faenza per ritirare il premio come Migliore Band dell'anno sono i pesaresi Brothers in Law.   Nella foto di gruppo in copertina su La Repubblica XL di luglio/agosto troviamo un'altra pesarese DOC: la cantautrice pop Letizia Cesarini, meglio nota come Maria Antonietta. È da qualche anno che la “scena pesarese” fa parlare di sé a livello nazionale e, addirittura, internazionale. Se ai Be Forest è stato chiesto di aprire tutte le date del tour europeo dei Japandroids, i Brothers in Law sono stati invitati a partecipare al SXSW Festival 2013 a Austin, Texas. I Soviet Soviet sono un'altra band che spesso gira l'Europa in tournée, riempiendo i locali, come pure gli STRi. In Italia, afferma Marco Roscetti di Villa'n'Roll, “Maria Antonietta è sulla bocca e sulle cuffie di tutti, tanto da essere tra le artiste del nuovo manifesto politico-culturale di Manuel Agnelli 'Hai Paura Del Buio?'”, mentre “Gli Ebrei finiscono ad essere...

Oggetti d'infanzia | Le audiocassette

Io secondo me la colpa è di Zucchero Sugar Fornaciari. Che stamani mentre il gommista diceva Porta pazienza mi è tornata in mente la cassetta di Zucchero Sugar Fornaciari. Una volta lo chiamavano così, completo; e poi una volta per cassette si intendevano le audiocassette. Va beh, dice, una volta un cazzo, sarà vent’anni fa, venticinque toh. Eh, ti pare poco a te, che io di anni ne ho 34 abbondanti e fatti due conti, poi vedi se non è una volta. Io mica lo so perché ho detto che le audiocassette sono il mio oggetto d’infanzia.     Cioè potevo dire le fettine fritte con le patatine che me le ricordo calde quando Altobelli ha battuto il centro contro la Bulgaria ai mondiali dell’86. Che io ero fuori a giocare a bocce con Gianluca e la mamma ha urlato dalla finestra Inizia. E sono corso su e Gianluca voleva continuare e ha tirato le bocce per tutto il prato per farmi restare ma quando ha visto che correvo ha detto Vaffanculo, però io, sordo, sono salito in casa e ho visto l’inizio della partita e le fettine calde e mi sono sentito sicuro. Mica lo so, ripeto, perché ho detto le...

Barolo: Collisioni 2013

Collisioni è il festival musicale e letterario che da cinque anni si tiene tra le colline delle Langhe, nel cuneese. Inizialmente a Novello, la kermesse ha preferito successivamente appoggiarsi all'ospitalità del Comune di Barolo e ha progressivamente aggiustato il tiro rispetto alla propria natura di festival, passando, nel giro di poche edizioni, da momento dedicato prevalentemente alla letteratura a rassegna musicale in grado di richiamare nomi di altissimo livello della scena nazionale e internazionale. La particolarità di questo festival è quella di contaminare tra loro pubblici diversi, appartenenti grossomodo alle tre aree di interesse di Collisioni, quella letteraria, quella musicale e quella enogastronomica. Per centrare questo obiettivo la strategia degli organizzatori è puntare tutto sulla popness dell'evento, declinando i tanti appuntamenti in calendario di conseguenza. Questo vuol dire, per quanto riguarda i concerti, scegliere nomi di richiamo come Jamiroquai, Gianna Nannini, Elio e le storie tese, Fabri Fibra, Elton John (il cui concerto è stato annullato per motivi di salute). Stessa cosa dicasi degli incontri...

Un disco per l’estate

Ormai ci siamo, cotti al punto giusto per spegnere la testa e accendere le nostre diavolerie elettroniche in modalità "musica da ascoltare spatasciati sotto l'ombrellone". Non mi riferisco certo al tormentone estivo scatena anca e truzzaggine. La hit del tramortimento previo insolazione apre scenari incontaminati dalle brutture terrestri per farci scivolare in una dimensione evanescente fluttuante evaporante, in cui svolazzare liberi e rappacificati con qualche stupidaggine che sicuramente abbiamo fatto durante l'inverno. E allora giù con l'ambient, il dream pop, lo shoegaze, il post rock, l'art rock, l'idm (intelligent dance music) tra tappeti elettronici ed esplosioni chitarristiche.   Negli anni passati la colonna sonora del mio nirvana estivo era composta soprattutto dai grandi classici del viaggio mentale come Mogwai o M83, ma anche da gruppi un po' meno noti come The American Dollar. Ho letteralmente consumato l'album Atlas del 2010 (solcatissimo in punti come Second Sight), che forse non sarà il migliore del duo newyorkese ma i dischi so' piezzi 'e core.
Quest'anno invece mi sono...

Tavoli | Luciano Ligabue

C’è una chitarra. Un microfono. Un computer e due signore casse e cuffie professionali per l’ascolto. Cd. Libri. Vedete tutto anche voi, non devo scrivere una didascalia, mi dico. E poi: per forza, Luciano Ligabue è un cantautore rock, ed è uno scrittore. Cosa dovrebbe esserci sul suo tavolo?   Ma c’è anche una biro, e un bloc notes. E questi magari non sono così scontati. E soprattutto Dizionari. Questi non ve li sareste aspettati. E invece eccoli qui. A dire che scrivere – anche quando si tratta di una grande passione – è un lavoro. Un lavoro che ha bisogno, fra le altre cose e non è una tautologia in questo caso, di appropriati strumenti  di lavoro. Questi Dizionari per me non sono solo una presenza strumentale (strumenti, strumenti come la chitarra), sono “segnali stradali”, indicano una via, una direzione, un metodo, che peraltro conosco direttamente: a questo tavolo si gioca (ma non è un tavolo da gioco), ci si diverte, ma si fatica anche. Si cercano le parole: per una canzone, per un racconto, per un romanzo, per una poesia.   Si intravedono anche...

L’artista elettronico e il grande pubblico

Artisti elettronici. Computer artists. Artisti digitali. New media artists. Nel corso del tempo sono stati chiamati in molti modi. Ma la base del loro lavoro è sempre la stessa: coniugare la ricerca artistica con quella tecnologica, sperimentando nuove forme d'interazione tra uomo e macchina, nei territori meno esplorati dall'arte e dalla cultura ufficiali. Al crocevia tra robotica, architettura, cinema, musica, sound art, design, pittura, programmazione, teatro, danza. La storia dell'arte elettronica arriva da lontano. È la storia dell'uomo che si interroga sui propri limiti, su come piegare la tecnologia alla volontà e trovare il meraviglioso nelle macchine.   Ogni nuovo media ha sempre attirato l'attenzione di artisti e creativi. Se la musica elettronica aveva trovato in Stockhausen un padrino d'eccezione già nei primi anni '50, e la video-arte si era diffusa nei '60, è solo negli anni '80 che si inizia a distinguere un vero circuito dell'arte elettronica tout-court. Con alcune notevoli eccezioni, si tratta ancora di un sotto-mondo dell'arte, come quelli della pittura degli...

Saga. Il canto dei canti

In una manciata di millenni l'uomo ha costruito la propria storia, l'ha voluta Civiltà; ha sviluppato la propria dimensione psichica e comportamentale avvalendosi della complicità di un animale che facendosi cavalcatura ne ha potenziato le doti fisiche: l'ha fatto più alto, più veloce, più potente: l'ha fatto cavaliere. Una linea di frattura ha diviso l'umanità che ha potuto fare affidamento sui cavalli da quella che ha dovuto farne a meno. Cavalcare ha modificato la forma mentale dell'uomo e l'Era delle Macchine non è che lo stadio terminale di uno sviluppo abbastanza cosciente da siglare cavallo\vapore l'unità di misura della potenza meccanica. Era ieri e sembra preistoria. Un buco nero da cui affiora il vuoto.   Come pestilenza un anonimo delirio da contatto per connessione copia e incolla, scarica e  mixa, propaganda un vuoto di esperienza e conoscenza stipato di notizie ed intimità esibite. Digitare. Invio. Ai cavalli è rimasta la dimensione sportiva, l'agonismo sfrenato, la selezione genetica; una funzione alimentare sempre più...

Giovanni Lindo Ferretti

Giovanni Lindo Ferretti appare e scompare dalla scena, viene avvistato sporadicamente mentre passa a cavallo attraverso il suo tempo. 
L'ho incrociato la prima volta nell'ottantacinque a Monza, dove con un entusiasmo sconsiderato organizzai un concerto all'ISA, l’Istituto Sperimentale d'Arte che frequentavo.   Quell'happening mescolava almeno cinque bande giovanili: skinheads, rockabilly, metallari e punk e new wavers. La miscela era esplosiva, gli head liner erano i CCCP. In molti subivano il fascino della loro iconografia, senza comprendere realmente la lettura critica e dissacratoria che il gruppo di Giovanni dava sia alla socialdemocrazia in cui era immerso nella realtà emiliana, sia a certe espressioni del punk. La loro forma di concerto teatrale, mitteleuropeo, krautrock orientato, era veramente una manifestazione concreta e reale dell'esclamazione "I'm so bored with the USA". 
Io ero Clashiano sino al midollo, affascinato da un'iconografia anglo-americana-caraibica, ma tutto il segno grafico architettonico russo dal costruttivismo in poi mi affascinava, e quel gruppo si chiamava CCCP e si orientava...

Le regine del semifreddo

Un tempo erano le divine del jazz: Bessie, Sarah, Billie, maestre di stropicciature della vita da sgranare tra le pieghe del blues struggente delle loro voci. Avvolte in una coltre torbida, si stagliavano irraggiungibili come stelle del firmamento, cose che noi umani possiamo solo immaginare. In tempi più recenti quei modelli sono stati rielaborati in chiave meno fascinosa ma parecchio patinata. Eravamo nel bel mezzo degli anni '80 quando svettava in cima alle classifiche il sound morbido di Smooth Operator di Sade Adu, allora acclamata dal Times come The Queen of Cool. Con un mix di r'n'b, jazz e pop e un'immagine raffinata e sexy la bella Sade generava atmosfera felpata. Mentre il mito delle divine iniziava inesorabilmente a farsi un puntino lontano.     E di questi tempi chi rimpinza il nostro soul system generando atmosfera? Ritrovare quell'insieme di ingredienti esplosivi è cosa rara ormai. Di maledetto c'è poco, le nostre signore della scena musicale sono spesso professioniste rigorose e tecniche impeccabili, e l'ambiente dei club fumosi lo si può ricreare senza dannarsi troppo l'anima grazie al...

Scrivere una canzone

In altri contesti culturali (penso soprattutto agli Stati Uniti) manuali come questo Scrivere una canzone si trovano ad ogni angolo; in Italia sono una rarità. Nella nostra cultura – ancora profondamente crociana, nonostante tutto – l’idea che la scrittura “creativa” (la poesia!) possa essere oggetto di insegnamento, continua a incontrare molte resistenze. Gli autori del volumetto, Giuseppe Anastasi e Alfredo Rapetti (figlio di Giulio, in arte Mogol), si sono lasciati il problema alle spalle: da tempo, in qualità di affermati parolieri professionisti, mettono la loro esperienza a disposizione degli iscritti al Centro Europeo di Toscolano (CET), l’“università della canzone” fondata da Mogol. Da loro ci si aspetterebbe dunque un approccio pragmatico, artigianale, alla composizione di testi per musica.     In effetti, alcuni capitoli (i meno stimolanti, inevitabilmente) sono dedicati agli aspetti tecnici della scrittura per musica, al verso, alla rima, alla metrica in genere, al rapporto con la melodia e con l’interpretazione vocale. Ma i due non sono americani. Al loro italianissimo amor...

David Bowie is everywhere

“All art is unstable. Its meaning is not necessarily that implied by the author.  There is no authoritive voice.  There are only multiple readings.” (David Bowie)     All’entrata un fluire di creste gialle e rosse, di eyeliner marcati, di capelli lunghi diventati bianchi. Mamme con figlie di vent’anni di meno, uguali e irrimediabilmente diverse; una ha vissuto anni da celebrare, l’altra forse non ancora. Padri trentenni con in braccio neonati, signori che camminano appoggiati a un bastone. Sembra che non manchi nemmeno una generazione qui all’ingresso della mostra. “David Bowie is everywhere”. Raramente una massa di teste davanti a un quadro o a una foto in una galleria d’arte suscita interesse anziché irritazione. La mostra migliore è quella deserta. Ma ci sono eccezioni e l’exhibition in corso a Londra su David Bowie è una di quelle. Creste colorate, capelli cotonati che si interpongono, si sovrappongono e si stagliano su videoclip anni ’70, le ombre della gente che cadono sui vestiti di scena disegnati da stilisti eccentrici, tutto questo contribuisce a...