Categorie

Elenco articoli con tag:

Psicoanalisi

(273 risultati)

Identità, sessualità, spiritualità / Erotico vs. sessuale. Una conversazione

Questa conversazione è un estratto dal nuovo numero della rivista aut aut Prove di spiritualità politica.   L'idea di questo fascicolo nasce dal desiderio di condividere una riflessione sul rapporto tra “io” e “noi”: esiste un nesso tra la dimensione soggettiva e quella collettiva? Tra i processi di trasformazione personale e quelli in cui ci si raccoglie e si avanza insieme per provare a cambiare il mondo? Si tratta senz’altro – in ogni caso è l’ipotesi da cui siamo partiti – di uno dei problemi più acuti e sensibili del nostro tempo. Se provassimo per esempio a chiederci se, per fare filosofia e fare politica, sia davvero sufficiente “parlare” o “scrivere” di filosofia e di politica? È così che abbiamo deciso di provarci, cercando di condividere il più possibile questo esercizio attraverso le pagine di “aut aut”. Le prove cui si fa riferimento nel titolo del fascicolo hanno il sapore impreciso, balbettante, precario degli esercizi che precedono l’andata in scena; ma sono anche l’esperienza stessa del provarci, di averci provato o di stare magari ancora lì a provarci. Pur rivisitando alcuni “luoghi” della ricerca foucaultiana, nel fascicolo la presenza di Foucault è una...

Un ritratto / Michele Mari, il ritorno del Demone

La porta socchiusa è logora, macchiata; la maniglia, in basso, annerita di ruggine annosa. Dall’apertura sporgono le dita di una mano: le dita della persona che sta entrando. Una persona? Quelle dita sono deformi, raggrinzite e bitorzolute, la pelle scorticata d’un rosso violaceo e malsano. Quelle dita non hanno unghie. Il Demone attende il momento di ghermirci. Ci si ricorda della scena famosa di Shining: Jack Torrance (Jack Nicholson) fa toc toc alla porta del bagno in cui s’è rifugiata, in preda al terrore, la moglie Wendy (Shelley Duvall): «Wendy? Sono a casa, amore… cappuccetto rosso? Su, apri la porta… non hai sentito il mio toc toc toc? Sono il lupo cattivo!». Per poi mettere mano all’ascia. Il lupo cattivo, come ben sa chi conosca le statistiche sui fatti di sangue che per lo più si producono all’interno dei nuclei famigliari, non è un’entità estranea. Non viene da fuori. Il mostro, il demone, è una voce di dentro. Quello che perturba, che perseguita, non ci invade; è dentro casa, è la nostra stessa casa anzi (l’ambiguità, più precisamente la preterizione, del termine Unheimlich non può essere resa dalla canonica traduzione italiana del termine freudiano). Quel mostro...

Una possiblità / Che cos'è la noia?

Durante la sua famosa passeggiata sulle Dolomiti in compagnia di Freud, che avrebbe ispirato a quest’ultimo, guarda caso, il testo “Caducità” (1915), Rilke, pur ammirando la bellezza della natura, non riesce a trarne gioia tanto è turbato dal pensiero che tutta quella bellezza sia destinata a perire, la transitorietà delle cose genera in lui un doloroso sentimento di “tedio universale”. Questo noi lo sapremo dallo stesso Freud la cui risposta al giovane poeta è che la caducità delle cose non ne sminuisce il valore, al contrario, lo accentua. Una posizione consolatoria solo a uno sguardo superficiale e che in realtà ribadisce in termini meno crudi quanto egli aveva già affermato pochi anni prima nel saggio Considerazioni attuali sulla guerra e la morte: la vita va vissuta e può essere vissuta solo accettando ciò che non è eliminabile, ossia la morte. Si vis vitam, para mortem. Freud si accorge tuttavia che la sua affermazione non produce alcuna impressione su Rilke. Conclude quindi che lo svilimento del bello, “l’interferenza perturbatrice del pensiero della caducità” (Freud 1915), debbano essere dovuti ad una ribellione al lutto, ad una impossibilità a rendere disponibile la...

Demenza senile / Trump e il narcisismo

Negli ultimi tempi i commentatori fanno a gara nel cercare di inquadrare Donald Trump in termini psicopatologici. Alcune riviste mi chiedono una sorta di cartella clinica del presidente americano. Ad esempio, mi si chiede se si può parlare di infantilismo di Trump, a 71 anni.   Parlerei nel suo caso non di infantilismo quanto piuttosto di inizio di demenza senile. Oggi il termine “malattia senile” tende a essere bandito – come quello di “stagnaro” per dire idraulico – perché suona offensivo per i vecchi. Essendo io quasi settantenne, mi sento in diritto di parlar male degli anziani. Il demente senile si infantilizza, da qui l’impressione che Trump sia infantile. Nel senso che si incrociano deficit cognitivi con deficit morali, in particolare, chi invecchia male non ascolta più chi non la pensa come lui o lei. Mi ha colpito quando Trump denunciò un terribile attentato in Svezia mai avvenuto; semplicemente aveva visto la sera prima alle Fox News un’inchiesta sulla Svezia in cui si diceva che il tasso di criminalità era aumentato in quel paese per colpa dell’afflusso di immigrati. Trasformare un aumento statistico in un attentato terroristico rivela una grave deficienza nel...

Una polemica e i suoi significanti / Recalcati, Renzi e PPP

Nel mondo intellettuale italiano da tempo covava un risentimento diffuso nei confronti di Massimo Recalcati. “Troppo” successo non può essere perdonato. Almeno in Italia. Niente di nuovo, dunque, nell'attacco concertato di cui è stato vittima e che ha visto come protagonisti colleghi, i quali, per alimentare la loro scarsa potenza di fuoco, hanno chiesto il soccorso  dell'antico maestro di Recalcati, Jacques-Alain Miller, indiscusso punto di riferimento del lacanismo nel mondo. Perché il colpo inferto fosse durissimo sono stati utilizzati strumenti eticamente discutibili. Ad esempio, sono stati resi di dominio pubblico frammenti dell'analisi di Recalcati. Chi scrive non può che rinnovare la sua solidarietà all'amico. Ma la questione che mi interessa sollevare è un'altra. Riguarda i “significanti” che in questa polemica sono stati utilizzati per far coagulare un rancore finora taciuto o comunicato solo indirettamente. Per un lacaniano, ricordiamolo, un significante non è un segno convenzionale apposto su di una cosa. Un significante è una potenza performativa, vale a dire un segno che produce degli effetti sensibili sui corpi, che li costituisce, li trasforma e può anche...

La forza primordiale da cui trae linfa il terrorismo / Simbolico

Tutte le culture sociali, com’è noto, fanno uso di simboli e sviluppano dei più o meno articolati linguaggi simbolici. Ma per gli antropologi il simbolico è qualcosa di notevolmente differente. Si tratta infatti di una dimensione particolare della realtà sociale. La dimensione propria del mito, della magia e dell’irrazionale, la quale sembra possedere al suo interno una specie di forza primordiale che è difficile da comprendere e controllare per gli occidentali contemporanei. Essi, infatti, riescono facilmente a riconoscere la presenza del simbolico all’interno delle cosiddette «civiltà primitive», come d’altronde hanno fatto per molto tempo gli antropologi, mentre sono in difficoltà quando il simbolico opera dentro le società occidentali, che si sono sviluppate proprio cercando di rimuoverlo dal loro primario territorio d’azione. Perché il processo di civilizzazione dell’Occidente ha via via definito delle regole che impongono il controllo delle emozioni e una rigida regolamentazione dei comportamenti.   Lo ha dimostrato Norbert Elias nel suo celebre volume La civiltà delle buone maniere, che ha fatto vedere come lo sviluppo in Europa del processo di civilizzazione tra l’XI...

Vedi che non capisci? / Le parole terribili che si dicono ai bambini

Giorni fa ero con mia figlia al supermercato e tra le file di scaffali abbiamo incontrato dei conoscenti. Marito e moglie sui sessantacinque anni. La signora si è chinata sorridente verso la bambina e le ha domandato: “Ti vende il babbo? Ti vuole vendere? Ti lascia qui?”. Senza ottenere risposta ha continuato a sorriderle, fissandola, per alcuni secondi. Poi si è tirata su, ha guardato me e ha detto “bellina che è”. Un attimo dopo non c'erano già più. A quel punto ho guardato la piccola e l'ho vista immobile, gli occhi spalancati sulla schiena di quei due e muta. Ha aperto bocca solo per infilarci il dito. Ha ricambiato il mio sguardo per capire se fosse tutto a posto. Le ho detto qualcosa per tranquillizzarla, poi abbiamo ripreso velocemente il giro.   Ancora prima di arrivare alla cassa mi sono messo a pensare a tutte le cose orribili che si dicono ai bambini senza avere alcuna intenzione di farli soffrire, solo “per gioco”.   Come sempre, tutto si riduce alla scelte delle parole. Credere che i bambini non ascoltino è stupido, e credere che non capiscano lo è ancora di più. Lo scoprii per la prima volta qualche anno fa, quando non ero padre ed ero a fine turno, in...

“Mamma se tu vuoi che io la odio, la odio” / Fanatismi al femminile

In un’epoca fanatica di guerre e odi sembriamo non tollerare più neppure l’ambivalenza dei legami intimi e privati. “Non si fanno mai cattiverie che per il bene di qualcuno”, sostiene Lacan e poi aggiunge: “Salvo che si fallisce.” Dal punto di vista psicoanalitico la cattiveria è, dunque, un atto mancato. La versione femminile della cattiveria non fa eccezione: quando si è assolutamente certe di fare il bene dell’altro facilmente lo si danneggia. Il movente di Medea, come quello delle madri infanticide è precisamente salvare il figlio da un male, dalla follia – la stessa che le possiede – o da un pericolo, ad esempio un marito che avendo fatto del male a lei “non potrà che farne ai suoi figli”. L’assoluta e fanatica proprietà dei figli impedisce di pensare che essi hanno una storia diversa, separata, e quindi un altro destino. La cattiveria è legata al fanatismo: si pensa di conoscere meglio dell’altro qual è il suo bene. Scrive Amos Oz: “Il fanatico si preoccupa assai di te. Il fanatico è più interessato a te che a se stesso”.   La relazione tra fanatismo e femminilità è poco frequentata; più spesso quel tratto è declinato al maschile sotto la forma di terrorismo politico o...

La stanza dell'analisi e la società psicotica / Il discorso interiore oggi

Dell’ultimo libro di Nicole Janigro, Psicoanalisi. Un’eredità al futuro (Mimesis 2017), colpisce innanzi tutto il titolo, che colloca la psicoanalisi tra due poli temporali: il passato, ciò che è arrivato a noi del pensiero e della pratica analitica, e il futuro, ciò che potrà rappresentare per una civiltà che dà segni allarmanti di crisi, sfiducia, insicurezza e disumanizzazione. In effetti, basta leggere le prime pagine per capire che il ponte mancante è un presente dominato da un “traumatismo diffuso” – la “società psicotica” –, da un “terrore senza nome”, da un “dolore estremo” che non sembra trovare altro significato che provocando la sofferenza estrema all’altro. Viene da pensare che sia per questa resa a una condizione di impotenza che l’importanza della dimensione psichica è “confutata” e l’ indagine del profondo ritenuta una “materia strana, che suscita perplessità e sospetto”.   La patologia, scrive Nicole Janigro, si annida oggi nel corpo: un discorso pubblico che volendo essere solo razionale finisce per farsi sopraffare dalle emozioni, pericolose per le nazioni e le famiglie; manifestazioni somatiche che riconoscono i limiti di ogni vita, la fragilità, l’...

Perché la clinica si occupa di radicalismo / Manchester. Chi sono gli estremisti?

Ancor una volta una strage. Manchester, ancora una volta il radicalismo colpisce nel nome di un dio distruttore, il volto coperto, la voce quasi soffocata. Un fatto politico, un fatto storico, un evento clinico: come pensa quel volto nascosto dal velo? Perché la clinica si occupa del radicalismo? Come si permettono gli psicoterapeuti, che dovrebbero stare chiusi nel mondo della patologia del soggetto, di occuparsi del sociale? Con quale diritto? Con quale competenza? Spesso gli stessi clinici, nonostante le riflessioni di Freud a partire dalla Grande Guerra, hanno sottovalutato le patologie individuali che portano ai disastri sociali, come accadde al Processo di Norimberga (1945-1946).  Gustav Gilbert (1911-1977) e Douglas Kelley (1912-1958) ricevettero l’incarico di valutare le condizioni psicopatologiche di alcuni tra i più importanti gerarchi nazisti, tra costoro Hermann Goering. Usarono alcuni test diagnostici, in particolare il test delle macchie di Rorschach e il Test di Appercezione Tematica (TAT) di Murray.    I risultati di queste somministrazioni negavano la presenza di psicopatologia in termini legali. Tuttavia Gilbert, al contrario di Kelley, concluse...

Dalla "scoperta dell'infanzia" all'infanzia oggi / Pedofilia

Confesso di aver paura di scrivere o parlare di pedofilia – oggi, è come attraversare un campo minato. Il vespaio provocato dal romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, il cui protagonista è un prete che desidera i bambini ma casto, mostra bene che la pedofilia tocca certi nostri nervi scoperti. Siti in un’intervista (“Il caso Siti”, La Repubblica, 20 aprile 2017) si è sbagliato quando ha detto che desiderare i bambini senza farci nulla non è reato. Invece, si incrimina qualcuno anche solamente per aver visitato siti pedopornografici. Non solo gli atti pedofili, ma il desiderio pedofilo in sé oggi è criminalizzato. Come il decimo comandamento, il solo che proibisca un desiderio – dei beni altrui, compresa la donna altrui.   Anni fa una rivista di psicoanalisi mi chiese un intervento sulla pedofilia, e io scrissi un saggio in cui esaminavo alcuni casi di pedofilia presi dalla letteratura clinica. Con mia sorpresa il saggio fu rifiutato; il compianto amico Pietro Barcellona, membro della redazione, mi disse che quel mio scritto era apparso una lancia spezzata a favore dei pedofili. Caddi dalle nuvole. Il mio pezzo, almeno così credevo, era un’analisi scientifica, cioè distaccata...

Il fascino delle merci / Consumo. Possedere tanto, non possedere tutto

Da alcuni decenni, le società occidentali vengono spesso definite «società dei consumi». Con ciò si intende sottolineare la notevole importanza che ha assunto al loro interno il mondo dei consumi. Un mondo che è stato in grado di generare una vera e propria “cultura dei consumi”, la quale si espande in continuazione su territori sociali sempre nuovi. Tende infatti a moltiplicare le dimensioni e la quantità dei luoghi dove poter acquistare i prodotti (supermercati, ipermercati, centri commerciali, discount, negozi specializzati, ecc.), ma allo stesso tempo tende progressivamente a occupare anche degli spazi che in precedenza erano del tutto estranei ad essa (alberghi, ristoranti, aeroporti, cinema, ecc.).    Va considerato inoltre che la cultura del consumo invade in maniera crescente anche ambiti di tipo culturale che in passato nelle società occidentali erano lontani da essa: educazione, arte, politica, sport, salute, ecc. Per i sociologi, infatti, era chiaro da tempo che le società moderne, per potersi sviluppare, avevano avuto bisogno di differenziarsi, cioè di istituire una serie di ambiti sociali (la politica, l’educazione, il diritto, ecc.) ciascuno dei quali era...

Catherine Millot “Con Lacan, la vita" / L'enigma Lacan (guidatore spericolato)

Il film celeberrimo di Orson Welles Citizen Kane (Quarto potere) si snocciola come una ricostruzione biografica. Un giornalista deve ricostruire la vita del magnate della stampa e tycoon Charles Foster Kane, giusto dopo la sua morte. Il giornalista compone una sorta di puzzle intervistando varie persone che hanno condiviso parte della vita di Kane. Le molteplici testimonianze vengono a comporre un’immagine sfaccettata del personaggio, ma il giornalista vuole capire soprattutto perché prima di morire Kane abbia pronunciato la parola rosebud. Chi o che cosa era questo Rosebud? Questo significante sembra indicare un pezzo mancante nel puzzle.   Rosebud letteralmente significa bocciolo di rosa, ma viene usato anche come bocca di rosa, una bocca con labbra delicate e rosee. Come orifizio con mucosa, il termine evoca anche le piccole e grandi labbra della vagina. Rosebud sembra insomma riferirsi a una donna, ma è anche significante di qualcosa che in francese si chiama béance, ciò che resta aperto come una vena tagliata o una bocca socchiusa. Il giornalista non scoprirà nulla, la rivelazione finale – un MacGuffin come si dice nel cinema – è riservata allo spettatore, una...

Infanzia di Nathalie Sarraute / La battaglia delle parole

Accade spesso che qualcuno mi chieda perché scrivo libri per ragazzi. Difficile trovare una risposta per qualcosa che non è precisamente frutto di una decisione. Fra l’altro, non mi sono mai pensata come “scrittrice” e continuo a non pensarmi come tale. Sulla carta d’identità, alla voce professione ho riportato editore. Non mi è mai capitato di utilizzare per me stessa la definizione di “scrittrice”. E non per scelta: semplicemente quando accade di dovermi definire, non ci penso. Il problema, con le parole, è questo: la medesima parola appartiene a domini diversi e in questi domini fissa permessi e divieti specifici. Nel mio dominio, il termine scrittrice non è riferibile a me.  È interessante, e non facile, cercare di venire a capo del momento in cui e delle modalità con cui il proprio personale dominio delle parole ha cominciato a formarsi. Il racconto della nostra infanzia, della nostra storia, delle nostre origini nasce in un tempo e in uno spazio precedenti a noi. E noi ci ritroviamo in esso ben prima di saper parlare. Quando cominciamo ad articolare qualche sillaba, l’inizio della storia è già stato raccontato.      Ricordo che il professor Vittorio...

Un altro colpo al narcisismo umano / Prima di essere io. Cosa ci rende propriamente umani?

Che non siamo padroni in casa nostra e che l’effetto della nostra volontà, delle decisioni, della nostra agency sulle direzioni che la vita prende è qualcosa di parziale, tutto ciò è forse una delle più importanti lezioni che la psicoanalisi ha dato alla cultura moderna. Celebre quel passo in cui Freud dice che la psicoanalisi è il terzo grande colpo che il genere umano subisce al cuore del proprio narcisismo e sistema di credenze, dopo la rivoluzione copernicana e l’evoluzionismo di Darwin. È chiaro, tuttavia, che il sapere psicoanalitico sull’inconscio non potrà mai diventare un’acquisizione della cultura, pena l’inceppamento della macchina, del lavoro della civiltà. La civiltà si fonda sul discorso del Padrone, un tipo di logica che ha un solo e unico interesse, secondo Lacan: “che la cosa funzioni”; la psicoanalisi ha invece la sua causa in ciò che non funziona.   Formazioni e istituzioni umane sono dunque dell’ordine del necessario. Far parte del consorzio umano significa rappresentarsi nella e alla civiltà in forma riconoscibile, dirsi, vedersi, percepirsi secondo i canoni e i significanti dell’Altro. In psicoanalisi questa ‘forma riconoscibile’ prende il nome di io. L’...

Conversazione con Jonathan Simon / Pericolo, crimine e diritti

Questa conversazione - tradotta da Giovanni Vezzani - è un estratto dal nuovo numero della rivista aut aut, di cui riportiamo la prefazione scritta da Mario Colucci e Pier Aldo Rovatti.   Questo fascicolo prosegue l’indagine sulla pericolosità avviata nel n. 370, mantenendone il titolo e ampliando i diversi percorsi collegati o collegabili a una questione che riteniamo attuale e decisiva. Il passaggio dall’individuo pericoloso alla società a rischio viene inizialmente sviluppato attraverso alcuni materiali: un’inedita conversazione che Michel Foucault tenne negli Stati Uniti nel 1983, la ricostruzione di Bernard Harcourt di come si è imposto il concetto di analisi attuariale e due interventi della scuola belga di criminologia a firma di Fabienne Brion e Christophe Adam. Ma il fascicolo apre anche una serie di altri fronti che vanno dal terreno giuridico e dal problema del carcere all’emergenza sociale e politica del “pericolo” immigrati, oggi molto dibattuto in Italia e in Europa, a quella della violenza sulle donne, indagata dalla prospettiva della psicoanalisi. Siamo una rivista che cerca di mettere alla prova ogni volta il pensiero critico: l’allargamento della...

Sempre in gara / Compulsione psichica: performare

Negli ultimi anni, appare esplosivo l'uso degli psicostimolanti legali o illegali. Che tipo di farmaco sono? E come mai, negli ultimi anni, gli psicostimolanti hanno soppiantato gli allucinogeni degli anni Sessanta e Settanta e l'eroina degli anni Ottanta e Novanta? Il soggetto nevrotico, moderno Dottor Jekyl, si trasforma in sociopatico, moderno Mister Hyde, usando cocaina, anfetamine, meta-anfetamina e altri stimolanti, legali o illegali. Secondo il New York Times, i manager americani usano farmaci legali per stare dietro agli impegni, gli stessi che vengono somministrati ai bambini con disturbi dell'attenzione. La ragione principale riguarda il lavoro, o meglio, la performance.  Il termine lavoro, nei sistemi psicotici contemporanei, è vecchio, fuori moda. Queste persone performano attività stressanti e necessitano di carburante extra, come dicono in molti, per starci dentro, cioè rispondere agli impegni diurni e notturni della performance. Baristi, ristoratori, manager, animatori da discoteca, imprenditori, lavoratori sottoposti a turni frenetici: queste sono le categorie che fanno maggiore uso di psicostimolanti. Se l'alcol serve a dimenticare – droga per la memoria –...

Tzedeq, Tzedeq, Tirdof, giustizia, giustizia inseguirai / Enzo Bonaventura e la psicoanalisi

Quel che mi è accaduto ha dell’incredibile. Una vicenda che ha qualcosa di misterioso e attraente mi spinge a scriverci sopra. Ma cominciamo dall’inizio. È uscita dopo molti anni, per Marsilio, una nuova edizione critica del libro di Enzo Joseph Bonaventura (1891-1948): La psicoanalisi, a cura e con introduzione di David Meghnagi.   Bonaventura non era medico, era laureato in filosofia e si occupava di psicologia sperimentale. A quei tempi la psicologia sperimentale era altra cosa rispetto alle attuali “scienze cognitive”.  In quegli anni gli autori più importanti, i fondatori della psicologia sperimentale, erano Wilhelm Wundt (1832-1920) e Franz Brentano (1838-1917). Brentano, era, a sua volta, maestro di Edmund Husserl (1859-1938), il fondatore della filosofia fenomenologica, e di Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicoanalisi. Entrambi, Husserl e Freud, avevano ascoltato Brentano a lezione.  Di particolare importanza era la nozione di “intenzionalità”, che Brentano aveva ripreso dalla filosofia medievale, distinguendola dal concetto di “intenzione”. Il tema dell'intenzionalità sarebbe stato al centro della filosofia di Husserl, fino al concetto di...

Generazione TVB / Adolescenza, stato interminabile

“Come va?”, “Tutto ok”, “Com’è andata a scuola?” “Solito”. L’adolescente è laconico. Quando è costretto a comunicare con il mondo altro, quello adulto, adotta un sistema monosillabico e risponde per gentile concessione a quell’evidente tentativo di estorsione. La comunicazione tra i grandi e chi cammina nelle sabbie mobili di un’età storicamente ingrata, ora incerta, è la parte più ardua di quella missione formativa che già Freud definiva impossibile. I testi che parlano di adolescenti appaiono spesso stereotipati, gli usi e i costumi dell’età incappano nelle definizioni della patologia, in ammiccamenti verso le forme che assume la sessualità: lo sguardo dall’alto di una generazione rivolto verso il basso di quella che cresce ripropone, ogni volta e di nuovo, il confronto tra passato e futuro, modelli sociali e aspettative genitoriali e, a ognuno, i propri ricordi di gioventù. Ai miei tempi non era così, né poteva esserlo perché ogni generazione che avanza costruisce il proprio volto in un mondo diverso.    Tiziana Iaquinta, pedagogista, e Anna Salvo, terapeuta di formazione psicoanalitica, evitano le trappole della moralizzazione e della demonizzazione, e partono da un...

Massimo Recalcati. Il mistero delle cose / Il silenzio della psicoanalisi di fronte all’arte

A che cosa serve un sintomo? L’ultimo Lacan lo diceva provocatoriamente ma molto chiaramente: il sintomo non serve a niente. Serve soltanto a godere. È un’affermazione che evidentemente ribalta quello che è ancora oggi uno dei luoghi comuni più diffusi riguardo all’esperienza della psicoanalisi. Ovvero, il fatto che si tratti di una pratica che produce una conoscenza riguardo al sé, alla propria interiorità, al proprio – ma il termine andrebbe chiarito – inconscio. Che cos’è infatti l’inconscio? È un insieme di significati che riguardano noi stessi e che sono nascosti alla coscienza? È un archivio di esperienze passate che sono successivamente state represse per il loro contenuto traumatico? Che cosa vuol dire “fare esperienza” dell’inconscio durante l’analisi?   Giorgio Celiberti, 1992-1995 Teorema magico   La psicoanalisi, inventata dalle isteriche alla fine del XIX secolo, è nata come obiezione nei confronti di un’eziologia medica che non riusciva a trovare la causa di un malessere che pur manifestandosi oggettivamente sul corpo sembrava non avere ragione d’esistere. È stata l’isterica a inventarsi un messaggio cifrato, iscritto sul proprio corpo, indirizzato a un...

Maître del godimento del corpo / I tre passi fondamentali della perversione

Possiamo riassumere l’illusione perversa in tre passi distinti. Il primo passo è quello critico. Il perverso ambisce a denunciare la Legge degli uomini come un’impostura, a smascherarne la falsità e l’ipocrisia, a sviluppare una serrata critica alla dimensione disciplinare, repressiva, assoggettante della Legge. Per Sade la Legge assomiglia ad un “serpente velenoso”. La Legge degli uomini è un veleno perché trasforma la vera virtù – la spinta acefala della pulsione – in vizio, perché associa la virtù al giudizio morale imboccando la strada superegoica dell’esaltazione idealizzante del sacrificio e della colpa.     La critica della Legge è un punto fondamentale del pensiero perverso. Non a caso Sade assume l’atto perverso come una sorta di “negazione della negazione”: negazione di quella negazione morale che la Virtù eserciterebbe sul Vizio. Nega la negazione della vita promossa dalla Legge; solo il Vizio, non la Virtù, sarebbe, infatti, l’espressione naturale – “senza Legge” – della vita. Il carattere di impostura e di artificio simbolico della Legge consiste invece nel fatto che essa allontana l’uomo dalla Natura rendendolo schiavo, prigioniero della Legge stessa, la...

Atelier dell'Errore, Atlante di zoologia profetica / Cosa sono i mostri

Luca Santiago Mora e gli artisti dell'Atelier dell'errore saranno presenti alla Festa di doppiozero (qui il programma).   “Atelier dell'Errore nasce nel 2002 da un progetto di Luca Santiago Mora come laboratorio di arti visive al servizio della neuropsichiatria infantile della Azienda Sanitaria Locale di Reggio Emilia”. Così si apre la nota che chiude il formidabile Atlante di zoologia profetica (Corraini edizioni, 2016). Il catalogo presenta i lavori dell'Atelier commentati con passione e dottrina da poeti, psicoanalisti, critici e scrittori. Operazione mirabile di cui non saremo mai sufficientemente grati a chi l'ha promossa (in primis Luca Santiago, che è il responsabile dell'Atelier e Marco Belpoliti, che ha curato il catalogo). E, tuttavia, quella breve nota è costruita ad arte per omettere tutta una serie di parole-stigma che affiorerebbero naturalmente alla bocca di chi, anche con le migliori intenzioni, volesse spiegare in poche battute chi sono gli artisti dell'Atelier. Inutile elencarle. È sufficiente indicare il tratto che le accomuna tutte: è la mancanza, una mancanza che incrina i corpi e che lacera l'unità della mente. Ma se quelle parole non ci sono ciò non si...

Psicoanalisi. Un’eredità al futuro / Al di là del principio di prestazione

La psicoanalisi è un fenomeno di cui si può parlare solo al plurale e ben oltre i differenti indirizzi delle sue principali scuole (freudiana, junghiana, lacaniana) perché la sua pratica è sempre legata all’unicità di “due persone che s’incontrano in una stanza”. Senza mai venir meno alla sua originale vocazione clinica, la psicoanalisi si è sempre vissuta anche come una teoria critica, uno straordinario armamentario di chiavi ermeneutico-simboliche per leggere le diverse dinamiche che innervano il mondo umano, si è apertamente proposta come un’etica del riconoscimento dello straniero e del minaccioso che ci abitano, come una pratica di comprensione ed elaborazione della propria Ombra e come luogo in cui esercitarsi a coltivare la possibilità di dirsi la verità, di prendere sul serio le proprie fantasie, di guardare in faccia le proprie illusioni, di prendersi cura del destino del proprio desiderio, facendo al contempo i conti con un serio esame di realtà. In questa sua feconda ed irriducibile polimorficità è possibile scorgere quella che, con una bella formula, Nicole Janigro chiama “un’eredità al futuro” (Psicoanalisi. Un’eredità al futuro, Mimesis).   Questa “scaturisce...

La disponibilità degli individui alla sottomissione / La passività delle masse

Le società contemporanee hanno bisogno della massa, ma questa ha costituito un problema sin dal momento della sua apparizione, nelle prime forme di metropoli sviluppatesi durante l’Ottocento. Non a caso scrittori lungimiranti come Poe e Baudelaire, all’epoca, hanno avvertito l’esistenza di tutto ciò. La massa è problematica perché si presenta come un aggregato estremamente ampio di individui, ma privo di organizzazione e composto di soggetti isolati e incapaci di interagire tra loro in modo significativo. Gustave Le Bon, alla fine dell’Ottocento, nel celebre volume Psicologia delle folle (Longanesi), ha interpretato la massa come il risultato di un processo di omologazione: «Quali che siano gli individui che compongono la folla, per simili o diversi che possano essere il loro modo di vita, le loro occupazioni, carattere e intelligenza, il solo fatto di essere trasformati in massa li dota di una sorta di anima collettiva, in virtù della quale essi sentono, pensano e agiscono in modo del tutto diverso da quello in cui ciascuno di essi, preso isolatamente, sentirebbe o penserebbe e agirebbe. Certe idee, certi sentimenti nascono e si trasformano in atti soltanto negli individui...