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Teatro

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Lettere a Romeo Castellucci | Le visioni di Orfeo

Quando Joseph Niépce ebbe la possibilità di fare la prima fotografia della storia volse lo sguardo verso la finestra e riprese la realtà che gli si offriva di fronte.   L’evoluzione dello sguardo fotografico ha cercato, nel tempo, punti di vista e soggetti sempre più sorprendenti. Ma, per quella rappresentazione furono sufficienti i tetti delle case di fronte. Il desiderio di mondo ritrovava tutta la sua potenza.   L’opera di Romeo mi riporta incessantemente verso quella “prima volta”, una paralisi visiva che diventa condizione e soluzione per affrontarla. Un semplice specchio di fronte alla Medusa.   L’assessorato alla cultura del Comune di Bologna dedica una rassegna a Romeo Castellucci e alla Socìetas Raffaello Sanzio, E la volpe disse al corvo, a cura di Piersandra Di Matteo, con numerosi appuntamenti da gennaio a maggio 2014. Doppiozero ospita alcune lettere di critici, artisti, operatori culturali che raccontano da molteplici punti vista chi sia questo regista-artefice esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di Doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino...

Il poeta muratore, l'attrice partigiana

Ritroviamo, da qualche parte, in qualche tempo nascosti, una scrittura e un teatro minore che si intrecciano con la vita. Versi e spettacoli che servono come chiavi di qualcos’altro, di incontri, di sguardi al paesaggio, di ritmo delle opere e dei giorni, di passione civile, di amicizia. Laura Artioli, studiosa, ricercatrice, antropologa e storica (ma è stata anche assessore alla cultura di Reggio Emilia ed è organizzatrice culturale), figlia di Eneide, nipote di Euridice di Sveno e di altri figli e figlie di Domenico Notari, muratore, poeta e maggerino di Marmoreto di Busana detto Minghin, ha curato un libro sulla zio Sveno, anche lui un muratore che poetava, suonava e cantava tra le montagne di Reggio, sotto il monte Ventasso e sopra la pietra di Bismantova. Ne ha scritto un altro poi, Laura Artioli, su Lucia Sarzi, figlia di Francesco, comico vagante, nipote di Antonio, burattinaio itinerante, sorella di Otello Sarzi, mitico maestro di tanta parte del teatro ragazzi emiliano. Lucia, oltre essere lei stessa attrice di tradizione girovaga, magnetica e appassionata anche se  di piccola complessione, fu amica dei fratelli Cervi e donna della Resistenza, l...

Dieci anni di Buone Pratiche

Crisi cronica, assenza di risorse, istituzioni sorde e impossibilità di ricambio generazionale: il teatro italiano degli ultimi dieci anni potrebbe essere riassunto così. Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, con Le Buone Pratiche del Teatro, hanno provato a raccontare (e a far raccontare) un’altra storia. Era il 2004: il sito ateatro.it lancia una convocazione a tutte le realtà del teatro per un confronto orizzontale e una condivisione di formule innovative per l’auto-organizzazione. “Sappiamo – scrivevano allora i promotori dell’iniziativa – che in questa progressiva desertificazione esistono esperienze e pratiche di un teatro vivo e diverso”.   Da allora l’appuntamento (organizzato in modo indipendente e senza budget) si è trasformato spontaneamente negli Stati Generali del teatro italiano e oggi, a un decennio dall’inizio dell’avventura, diventa anche un libro. Le Buone Pratiche del Teatro (FrancoAngeli 2014, pp. 260) è inevitabilmente l’occasione per un bilancio: “Nelle pagine di questo libro”, spiega Ponte di Pino, “c’è la storia di un...

Krypton, il teatro e la critica

La critica teatrale è la ricerca di una presenza che si riverbera dalla scena al suo racconto. Devi uscire dalla casa sicura delle certezze, sfidare il viaggio in un luogo altro, entrare in comunicazione con l’ascolto. Gli occhi diventano lo specchio della memoria. “È una continua, viva illusione, di fermare qualcosa che ti sta scappando via – racconta Simone Nebbia – la materia continua a evolversi. In quanto tale, però, si poggia solo sulla testimonianza, fa le persone responsabili di ciò che passa nel loro tempo. Siamo ambasciatori di esperienze”.   Il tempo e il vissuto Un passo da storico del presente, dunque, “attraverso” fermate temporali e artistiche, non solo geografiche, come quello tenuto da Nebbia per scrivere Teatro Studio Krypton – Trent’anni di solitudine (edito da Titivillus). Krypton, gruppo di ricerca teatrale multimedia fondato dal regista e attore Giancarlo Cauteruccio con Pina Izzi, è approdato quest’anno al terzo decennio di residenza creativa nella sua città d’elezione, Scandicci, in provincia di Firenze. Di formazione interamente letteraria...

Emma Dante tra i vivi e i morti

Tutto ha inizio con un funerale. L’atmosfera è tetra, un profondo nero avvolge la scena. Deboli fasci di luce lentamente illuminano un corpo leggero, vestito di nero, che si muove da un lato all’altro della scena. Sentiamo i passi e il fruscio dei vestiti che fendono l’aria. Sul fondo, dal buio, iniziano ad affiorare gli altri personaggi e si fa ben visibile una croce a conferma di una sensazione di morte che avevamo iniziato a presagire. Sono tutti vestiti di nero, abiti mascolini, camicia e pantaloni, quasi a ricordare la compostezza di una divisa. Ne Le sorelle Macaluso si resta sospesi tra vita e morte. È un limbo particolare, una dimensione dove si permane per un ultimo scambio, dove non si distingue tra chi è morto e chi è ancora in vita, dove chi muore si chiede se davvero è morto. Uno spazio dove la mente può correre lontano ad acciuffare una memoria passata che fa tornare all’infanzia, a quella spensieratezza che tralascia le difficoltà di un padre solo e di una madre che non c’è più. Tutte insieme le nostre sorelle corrono ai ricordi di ragazzine, all’unione che c’...

Lettere a Romeo Castellucci / L’infanzia del poeta

Associo, a torto o a ragione, Raffaello Sanzio all’infanzia del poeta. Vera infanzia, s’intende, non simulata o letteraria. Con un senso naturale del gioco. Di tale sensazione nello stesso nome della Socìetas vedo un sintomo, anche se da poco sono arrivato a rendermi conto che mai m’ero interrogato sul motivo di quella loro scelta, quasi si trattasse d’un dato scontato. Forse pensavo che da ragazzi è facile dividersi in squadre e, se c’è da darsi un nome, si va diritti su quello di un numero uno.   Perdipiù, constatata la natura derisoriamente scolastica dell’apposizione latina, vedevo coincidere il personaggio da loro designato come simbolo con ricordi di mie passioni infantili: anche se poi ne ho diffidato, guardando io perfino con sciocca sufficienza per la perfezione che mi sembrava togliere ai suoi dipinti quel sapore che, crescendo nei decenni, sarei andato riscoprendo, per me Raffaello era rimasto un idolo dei giorni delle elementari, quando l’avevo amato in una biografia per ragazzi che esaltava il bel giovinetto urbinate prediletto da Giulio II, mentre caricava il bilioso Michelangelo della parte...

L’erotismo nero di Celestina

Chi abbia in mente il Ronconi del Panico, quella regia dalle atmosfere stralunate e insolitamente leggere, quell’interpretazione sempre in bilico tra humour e isteria, lo dimentichi. In Celestina si può facilmente riconoscere – fin dal primo ronconianissimo monologo di Giovanni Crippa – lo stile pre-Spregelburd del regista milanese: testi dilatati e rarefatti, un’esasperazione quasi espressionista del carattere dei personaggi, un programmatico anti-naturalismo.     La scelta del testo in scena fino al primo marzo al Piccolo Teatro è, come di consueto, peculiare e meditata. La corposa opera di Fernando de Rojas viene presentata attraverso la riscrittura del canadese Michel Garneau: una drammaturgia che ha sfoltito l’estensione del testo originale ma anche gli orpelli e le sovrabbondanze dello stile di inizio Cinquecento.     La storia d’amore di Calisto e Melibea è, almeno sulla carta, una vicenda non troppo diversa da quella che Shakespeare racconterà in Romeo e Giulietta: due innamorati, un’intera squadra di amici e servitori a mediare e organizzare nell’ombra incontri...

Lettere a Romeo Castellucci | Cinema

Che il cinema trovasse ampio spazio nell’omaggio che il Comune di Bologna ha voluto offrire in questo 2014 all’arte di Romeo Castellucci è fatto connaturato alla radice profonda del suo teatro, che è quintessenzialmente un teatro d’immagini.   Dal film “Valse Triste” di Bruce Conner   La Cineteca di Bologna è felice di essere il luogo dove si svilupperà la riflessione sul dialogo tra le immagini del teatro di Castellucci e quelle del cinema da lui studiato, amato e scelto, per una delle due sezioni in cui il dittico della nostra retrospettiva, L’atto di vedere con i propri occhi, si compone: da un lato una retrospettiva che presenterà la documentazione – in alcuni casi rarissima – degli spettacoli di Castellucci, e, dall’altro, attraverserà un secolo di storia del cinema, da fondatori di un cinema dell’anima come Carl Th. Dreyer alle più recenti sperimentazioni.   Un’immagine dal montaggio video degli spettacoli anni 80 della raffaello sanzio   La vocazione alla sperimentazione sembra guidare Castellucci anche nella sua veste di...

Le apocalissi di Spregelburd

Sarà per quella pioggia che scende ormai da giorni e che tutto allaga; sarà perché non c’è nessuna arca pronta a salvare il Belpaese che smotta e perché la fragile intercapedine del tetto del teatro durante lo spettacolo non ci fa dimenticare quel continuo stillare da Diluvio Universale; sarà per questo, e per altro, che Rafael Spregelburd nel teatro italiano, tra quest’acqua incessante che trasforma tutto in palude, fa l’effetto di un fuoco incendiario.     Lo scrittore e regista argentino non ha niente del nichilista russo e neppure del rivoluzionario nostrano d’antan: appicca fiamme mentali costruendo bombe teatrali a orologeria, che ti catturano con un’invenzione subito evidente, ti distraggono in un apparente clima di innocua conversazione borghese, magari con qualche pizzico di accento da moralista classico con spruzzate di umorismo sudamericano, e stritolano per slittamenti continui i cliché nei quali ci culla la società dell’informazione e dello spettacolo.     Roberto Canziani, in una bella presentazione del suo Furia avicola su un quotidiano, racconta...

Tavoli | Fabrizio Gifuni

Lunga e stretta. Una scrivania, due sedie, due posti di lavoro (postazioni per lavori diversi?). Una parte dove navigare e scrivere (su un Mac), dove prendere appunti (a mano, anche con essenziali schizzi). Là si telefona con un vecchio apparecchio con i fili. Là cresce una lampada a stelo, una memoria: la luce sembra rivolgerla fuori del piano di lavoro. Là si appoggia solida una scatoletta sovietica e un animale stilizzato fa la guardia. Su un cumulo di carte è pronto un paio d’occhiali per vedere meglio. In cima, si intravede un biglietto d’aereo: la scrivania è una pausa nella vita di continuo movimento dell’attore.   Un ramoscello d’ulivo spunta da penne e pennarelli. Una scena di film in una fotografia, un uomo e una ragazza (ma chi saranno, diavolo: sembrano quasi… ma no). La musica c’è, in questa stanza, ma nel momento della foto è staccata: non è un sottofondo, un’ossessione, ma una scelta.   Dall’altra parte del tavolo si definisce, con ordine negletto o con studiato disordine, la natura di attore-autore del proprietario: un film, Il rito, di Bergman, e...

Teatri nella Grande Mela

Si fa presto a dire New York. 
I turisti zomboidali, i taxi gialli, i saldi tutto l'anno. Il saccheggio selvaggio ai grandi magazzini Macy's nel Black Friday; l'isolamento da cuffie e cellulare nella metropolitana; la scacchiera di Street e Avenue del Midtown che profuma di cinnamon alla cannella e caldarroste; Chipotle e Mc Donald's, Sturbucks e Eataly, lo Street food, il finger food, il bagel con creme cheese, i pancake, la pizza by slice; il jazz e il blues nei locali notturni del Village, il sabato pomeriggio a Central Park, il brunch della domenica mattina; il Moma di venerdì che è gratis, il Met se rimane tempo; i portieri eleganti di Madison Avenue, la maratona, Halloween, il Columbus Day, il Veterans Day, il Thanksgiving Day.   "New York" è una tautologia spuria, un significante che è già referente senza passare per l'arbitrarietà di un significato: dice se stesso direttamente, per osmosi sommaria con l'immaginario che si porta dietro. Un immaginario svelto, che macina spot pubblicitari, serial televisivi, scene hollywoodiane e residui di Sogno Americano studiato sui libri, in una centrifuga...

Lettere a Romeo Castelllucci | Giuseppe Bartolucci

La Raffaello Sanzio ha il merito di aver tagliato le gambe alla smania metropolitana e di non essersi lasciata invadere dalla nostalgia del poetico. Partendo da un gusto eccentrico e disponibile – ed evitando sia una dimostrazione di stile, che un’esposizione di materiali – il gruppo via via è venuto imponendo un suo modo di agire ed una sua qualità rappresentativa. Il modo è quello di un procedimento mobile – per scatti e per pose – su cui distribuire azioni vertiginose e fissare immagini compositive. La qualità è quella di una sollevazione generale di segni e di una distribuzione senza limiti di segnali, con cui sommuovere la scrittura scenica. La Raffaello Sanzio di conseguenza è obbligata fortunatamente ad insistere sulla sua eccentricità, ed a produrre rappresentativamente per figure. Voglio dire che il gruppo si fa leggere per quadri, per cornici, dentro cui il paesaggio rappresentativo si evidenzia per passaggi. Il paesaggio è retto da un lato da un’ansia di composizione e dall’altro da una perdita di realtà; ne viene un tracciato immaginario espressivo, che si svolge...

The play is memory

Si è creato, in queste settimane, un involontario ma splendido dialogo tra due spettacoli in scena a Milano. Si tratta de Lo zoo di vetro diretto da Arturo Cirillo al teatro Menotti, e di Morte di un commesso viaggiatore firmato da Elio De Capitani all’Elfo Puccini, due produzioni – ottime, va detto subito – che propongono un gioco di vicendevoli e suggestivi rimandi.     Sono del resto le due pièce a dialogare, fin dalla creazione: Tennessee Williams scrive The Glass Menagerie nel 1944, mentre Arthur Miller firma Death of a Salesman pochi anni dopo, nel 1949. Le dense riflessioni che Williams annota a mo’ di didascalia in apertura (“la scena è memoria, quindi irreale. La memoria si concede molte licenze poetiche: omette particolari e altri ne esagera”) descrivono bene anche le atmosfere rarefatte del Commesso viaggiatore. In entrambi i casi troviamo una narrazione ipersoggettiva, che sfuma i contorni, altera i dialoghi, non pretende di raccontare il vero; e poco importa, quindi, se ci troviamo in America, perché lo scenario è innanzitutto la mente umana. Il Tom de Lo zoo di vetro riporta...

Lettere a Romeo Castellucci | Parsifal

Chi è Romeo Castellucci e perché Bologna gli dedica una rassegna che va da gennaio a maggio? Doppiozero chiede a organizzatori culturali, artisti, critici, pensatori, scrittori, spettatori di tratteggiare la figura di questo esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino Romeo Castellucci & Socìetas Raffaello Sanzio). E trae dagli archivi testimonianze di sguardi storici sul suo labirintico lavoro.   Tali “Lettere a Romeo Castellucci” saranno pubblicate sulla nostra rivista punteggiando il progetto dell’assessorato alla cultura bolognese E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale, realizzato con la Socìetas Raffaello Sanzio e con la cura di Piersandra Di Matteo. Inizia il 14 gennaio, con la regia del Parsifal che inaugura la stagione del teatro Comunale a cento anni dalla prima italiana dell’opera di Wagner. Continua con performance, concerti, incontri, spettacoli composti con materiali di creazioni di anni vicini e lontani, e culmina con una laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro conferita dal Dipartimento...

Un flusso di nome RezzaMastrella

Quando vai a vedere uno spettacolo di RezzaMastrella è difficile restarsene piccoli piccoli e anonimi seduti nel buio della propria poltroncina, sperduti tra il pubblico. Da un lato perché non sai mai quello che può accadere, dall’altro perché è comunque un’esperienza starsene con la mente aperta a godere di un palco così bene abitato. E allora ti può capitare di essere travolto dal flusso di Antonio Rezza, davvero un animale da palco!, e di rimanere imbozzolato negli habitat di Flavia Mastrella. Il loro lavoro è sempre coinvolgente e a tratti destabilizzante rispetto ai limiti che solitamente (per convenzione o per convinzione) ci imponiamo. I loro spettacoli sono veri e propri laboratori dove si sperimentano idee; spazi in cui le loro bizzarre trovate si affiancano e si susseguono una dopo l’altra. Nell’Antologia che è in programma al Teatro Vascello di Roma fino al 19 gennaio 2014 è possibile ripercorrere il percorso che Antonio Rezza e Flavia Mastrella hanno portato avanti negli ultimi dieci anni. Un decennio molto importante che ha segnato una svolta per i due artisti che erano...

Lettere a Romeo Castellucci

Chi è Romeo Castellucci e perché Bologna gli dedica una rassegna che va da gennaio a maggio? Doppiozero chiede a organizzatori culturali, artisti, critici, pensatori, scrittori, spettatori di tratteggiare la figura di questo esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino Romeo Castellucci & Socìetas Raffaello Sanzio). E trae dagli archivi testimonianze di sguardi storici sul suo labirintico lavoro.   Tali “Lettere a Romeo Castellucci” saranno pubblicate sulla nostra rivista punteggiando il progetto dell’assessorato alla cultura bolognese E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale, realizzato con la Socìetas Raffaello Sanzio e con la cura di Piersandra Di Matteo. Inizia il 14 gennaio, con la regia del Parsifal che inaugura la stagione del teatro Comunale a cento anni dalla prima italiana dell’opera di Wagner. Continua con performance, concerti, incontri, spettacoli composti con materiali di creazioni di anni vicini e lontani, e culmina con una laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro conferita dal Dipartimento...

Ricci/Forte: o della seduzione

All’inizio colpiscono. Poi ci pensi su, proprio mentre stai ancora vedendo lo spettacolo, e ti accorgi che sei nel melò più impudico, quello che cerca di catturarti con effetti e insinuanti appelli liturgici alla tua buona coscienza civile. E sotto ti rimane poco, oltre ciò che già sai, banalità da giornali presentate in una forma che sembra trasgressiva ma che suona falsa. Ricci/Forte è una ditta che gioca a sedurre, accompagnando parole e azioni sotto fiumi di musica ritmata, molte volte un dance parecchio kitsch, sempre con i subwoofer che pompano verso le zone corticali.   Still Life, visto nei bolognesi Teatri di Vita, che continuano a richiamare la coppia di autori e i loro performer in virtù dei pienoni degli anni precedenti (ma quest’anno, prima  di Natale, si notava qualche vuoto in sala), sarebbe una conferenza emotiva contro l’omofobia. La scena è scarna, con due tavoli carichi di oggetti sui lati, una lavagna, due grandi ventilatori e soprattutto, sul fondo, una lunga spessa fila di lumini da morto. Cinque performer in scena, tre uomini (Giuseppe Sartori, Fabio Gomiero, Francesco...

Il Verdi di Paolini e Brunello

Due sere prima dello spettacolo Verdi, Narrar cantando di Marco Paolini e Mario Brunello un grillo è entrato nella sala del teatro “Valli” di Reggio Emilia. La cosa non avrebbe fatto notizia se il grillo si fosse limitato ad ascoltare gli Hagen, l’ensemble d’archi che quella sera aveva in programma il quartetto n. 12 in mi bemolle maggiore op. 127 di Ludwig Van Beethoven. E invece il grillo ha deciso di dialogare con i musicisti e si è messo a suonare a modo suo.   Quando i teatri d’opera sono costruiti a regola d’arte, il frinire di un grillo è udibile quanto la vibrazione di una corda di violino. E allora? Panico in sala: ricerca frenetica del grillo fra palchi, palchetti e fregi dorati da parte delle maschere; colpi di tosse e sguardi nervosi e stupiti fra il pubblico che cominciava a entrare e non capiva chi potesse essere così maleducato da non spegnere il cellulare. O era forse un allarme? Comunque, una prova in più per affermare che non c’è più rispetto, che il mondo va a rotoli, che le stagioni concertistiche non sono più come quelle di una volta ecc....

Zombitudine

Il futuro incombe dal buio di adesso. C’è, ma non si vede, perché capita ad altri. A Loro: gli Zombi. La vita dura un battito di ciglia, le banche, la finanza, le multinazionali sono morti che vivono per sempre. È la fine che abbiamo fatto e continuiamo a fare in Italia. Ogni giorno di più. Bisognerebbe strappare la biografia del presente al limbo della crisi economica ed esistenziale e dirigerla in ciò che vogliamo impersonare: una comunità da difendere. Zombitudine, scritto, diretto, interpretato e prodotto da Elvira Frosini e Daniele Timpano ci fa sbancare il lunario della sopravvivenza con una bomba di ironia a grappolo mezza viva e mezza morta. Un nudo integrale delle paure di cui non possiamo fare a meno per morire da vivi. Un varietà esalante fuochi d’artificio sul “fine pena mai” di esistere, che seziona l’attualità con il bisturi dell’immaginario horror.   Fotografia di Donato Acquaro   Un uomo e una donna, le fedi al dito, sono “rifugiati teatrali” insieme al pubblico. Vestiti con abiti color pastello, hanno con sé solo una valigia e...

Arena: l'ottima aria del carcere

Cosa distingue il libro di Aniello Arena da altri che raccontano di vite buttate nelle nostre carceri sovraffollate, sotto accusa da parte dell’Unione Europea per trattamenti contrari all’umanità e degradanti, ben lontane da svolgere quel compito di “rieducazione del condannato” che vorrebbe l’articolo 27 della Costituzione? Arena ha un ergastolo sulle spalle; viene da Barra, un quartiere periferico e disperato di Napoli. È diventato attore a Volterra, in quella Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo che da venticinque anni risponde con spettacoli che aprono la mente alla chiusura tra mura spesse e sbarre. È diventato un volto noto al grande pubblico perché Matteo Garrone lo ha chiamato a fare il protagonista di Reality, premiato al Festival di Cannes.     La fama lo ha portato sui giornali e nelle televisioni: ha rilasciato interviste alle testate di mezzo mondo; nella trasmissione di Fabio Fazio ha letto una pagina molto emozionante sulla sua rinascita a una seconda vita grazie al teatro, al cinema, all’arte. Ora è uscito un volume da Rizzoli, L’aria è ottima (...

Prodigiosi deliri

Non è una réclame. Si tratta di una meravigliosa pièce teatrale diretta da Lorenzo Loris, con Mario Sala e Patrizia Zappa Mulas (fino al 22 dicembre al Teatro Out-Off), ispirata a due casi clinici rispettivamente studiati da Sigmund Freud e Ludwig Binswanger: il Presidente della Corte d'Appello di Dresda Daniel Schreber (caso di dementia paranoides) e la giovane donna ebrea (caso di protoanoressia) Ellen West. Del Presidente Schreber abbiamo uno strabiliante romanzo: Memorie di un malato di nervi, edito in italiano da Adelphi, con un’ispirata post-fazione di Roberto Calasso. L'Opera di Schreber, per essere pubblicata, richiese  una battaglia giuridica per riavere lo stato di cittadinanza. Alla diagnosi di malattia mentale seguiva - e in alcuni oscuri luoghi continua a seguire - la perdita dell'habeas corpus. Il caso, che aveva colpito Carl Gustav Jung per primo, ebbe una sua trattazione psicoanalitica in Freud. Mario Sala è magistrale, la sua conoscenza di Schreber è intima, è il Presidente così come s’immagina leggendo le pagine del suo romanzo. Oggi sarebbe diagnosticato nei termini di...

Scenario di incertezze e spaesamento

Quali sono le tendenze del teatro contemporaneo under 35? E quali i temi più urgenti per chi si affaccia alle prime esperienze autoriali? Esistono linguaggi di sperimentazione condivisi tra le giovani compagnie?   A queste domande cerca di rispondere l’Associazione Scenario, con un accurato lavoro di ricognizione su tutto il territorio italiano che si articola in un intero biennio: per la XIV edizione del premio nove commissioni nazionali hanno lavorato in parallelo fino alla tappa dello scorso luglio a Santarcangelo dei Teatri, dove gli undici progetti selezionati hanno affrontato la sfida finale.   È stato il Teatro Franco Parenti di Milano a ospitare in prima nazionale i quattro spettacoli vincitori  (Premio Scenario; Scenario per Ustica e due segnalazioni speciali); l’appuntamento – inserito in un cartellone quest’anno particolarmente attento alle nuove drammaturgie – ha offerto alle compagnie l’opportunità di presentare una versione completa del lavoro davanti a un pubblico di operatori e specialisti. Chi segue gli appuntamenti di Scenario sa che molto può cambiare tra la prima...

La menzogna di Arlecchino

Che sia una riscrittura di una riscrittura di una riscrittura e, dunque, un lavoro sull'idea di tradizione, lo si capisce fin dal titolo, dalla scelta del testo. Come dice lo stesso Antonio Latella nell'intervista sul libretto di sala che accompagna lo spettacolo, del resto, «Il servitore di due padroni si presta perfettamente a questo scopo». Infatti. Chi meglio di Goldoni – cui il regista torna dopo una straordinaria Trilogia della villeggiatura – per fare i conti col passato e col presente? Del teatro, della cultura, della società.   L'esito è quello di un raffinato e complesso sovrapporsi e rimpastarsi di riscritture differenti che accompagnano il testo dal Settecento a oggi, da Goldoni a Ken Ponzio – che riscrive la drammaturgia per Latella –, passando per Strehler, ma anche per Heiner Müller. E per la televisione, la pubblicità, la musica pop; decenni e secoli di storia del teatro, scontri di classe, di genere, generazionali e culturali. Le indicazioni goldoniane sono sviluppate nel senso più stretto del termine: vengono aperte, svelate, esplorate, restituite in tutto il loro...

Laura Chiossone. Tra cinque minuti in scena

La stagione appena conclusa sembra fortemente segnata dalle connessioni e dagli attraversamenti tra cinema e teatro. Accanto al discusso Sangue di Pippo Delbono, presentato lo scorso agosto a Locarno, e al debutto veneziano di Emma Dante con Via Castellana Bandiera, anche una piacevole opera prima si colloca nello stesso solco: si tratta di Tra cinque minuti in scena, firmato dall’esordiente Laura Chiossone (già autrice di cortometraggi, ma alla prima prova con un lungo).     Il film si colloca, per molti aspetti, sul versante opposto delle due pellicole sopra menzionate. Se i lavori di Dante e Del Bono utilizzano linguaggi e visioni propri del teatro fino a contaminare le specificità del mezzo, Chiossone mette il palcoscenico al centro della sua narrazione cinematografica, snodo metaforico ed esistenziale per la protagonista. Gianna (che per timbro vocale e pettinatura non può che ricordare Mariangela Melato) è un’attrice alle prese con le prove di un allestimento precario e scalcinato: l’improbabile regista – che pare affidarsi interamente agli attori per la propria messinscena, e che non interviene mai...