Est. Varsavia e i droni
Io e Anna usciamo nel quartiere “Praga” assieme ad Alina, un’amica polacca della sorella di Cleo, mia moglie. Alina ha studiato nel Regno Unito dove si è laureata in Storia e ha lavorato a lungo nell’ufficio del Ministro della Difesa Sikorski. Anna invece è americana e sta completando un dottorato in Storia dell’Arte. Mi accompagnerà in questa seconda parte del viaggio in Polonia lungo il confine orientale con l’Ucraina, verso sud. La sera abbiamo mangiato in un ottimo ristorante italiano che si chiama provocatoriamente Culiinaria. Il ristorante è gestito da Alfredo un personaggio con gli occhiali e la barba bianca originario di Venezia che ha conseguito un dottorato in Storia all’Università di Varsavia, per poi mollare la carriera accademica e dedicarsi alla ristorazione. È molto simpatico – tra veneziani ci si trova –, e sta scrivendo un libro di cucina. È venuto a vivere a Varsavia per la prima volta durante l’Erasmus per poi non tornare più in Italia.
Secondo Alina parla benissimo polacco. Prima di arrivare al ristorante abbiamo assistito per strada a una scena violenta: due energumeni hanno placcato un altro uomo buttandolo a terra sul marciapiede nei pressi di un incrocio stradale. Forse l’uomo ha provato a rubare il cellulare a uno dei due, non si è capito bene cosa è successo. Poco dopo, mentre cercavamo il ristorante, vediamo un’altra scena che ci lascia interdetti: tre gendarmi della polizia arrestano una ragazza vestita in abiti succinti. Alina rimane anche lei piuttosto sconcertata e ci spiega che effettivamente negli anni ’90 in quel quartiere c’era una casa di piacere che era stata in seguito chiusa: in Polonia la prostituzione è illegale, così come attraversare la strada senza rispettare la segnaletica.
Lublino, Polonia orientale
Istintivamente, Anna ha una cattiva sensazione rispetto al luogo mentre arranchiamo sotto il sole cocente di mezzogiorno, dalla stazione verso il centro. Come posso biasimarla, dato che è ebrea? E persino io, da goyim – termine yiddish per definire i non-ebrei che viene spesso utilizzato in maniera derisoria o dispregiativa nei romanzi di Philip Roth –, sono molto turbato al pensiero della violenza che ha segnato la storia del Novecento qui. Tutti dovrebbero esserlo. A Lublino sono veramente successe le peggiori cose. E sono accadute, come presto scopriremo, persino di fronte al nostro albergo nella piazza principale e questo non concilia di certo il sonno dei visitatori più informati e sensibili. Se per la strada sento il pianto di un bambino mi si raggela il sangue pensando (o forse provando a non pensare) a quello che hanno fatto i nazisti all’orfanotrofio nel 1942. Non so se si tratti di fantasmi…ma non riesco proprio a togliermi dalla testa di come la Lublino ebraica sia stata letteralmente spazzata via. Così come lo sono state le città di Kaunas, in Lituania, dove io e mia moglie abbiamo di recente visitato una delle ultime sinagoghe attive rimaste, e la capitale Vilnius. Nel caso di Lublino però, incombe la presenza macabra, a pochi chilometri dal centro storico, del campo di sterminio di Majdanek. Questi sono i fatti che, per quanto remoti, ci turbano profondamente. Inoltre, come nel caso di Anna, non è facile essere originari di questi luoghi. Mi fa piacere però vederla gioire quando riusciamo a scovare un ristorantino ebraico che serve la cucina polacca-yiddish delle origini, quella che le famiglie americane ebree provano, dice lei, a imitare senza riuscirci. Quell’America di immigrazione, oggi annichilita assieme ai suoi sogni, dalle mostruosità nazionaliste e razziste di Trump & co., gli esponenti di una nuovissima forma di fascismo tutto americano. Parliamo al ristorante della crisi sistemica dell’America, del caos che la stringe. Proprio nei giorni in cui il destino per l’Ucraina, e quindi per l’Europa orientale, si fa sempre più incerto e crudele. Mentre sono a Lublino, alla corte cinese dell’imperatore Xi, Putin e Modi si stringono la mano in un autocratico gioco a tre. Discutono nei fuorionda su come raggiungere la vita eterna. Ma allora che futuro si prospetta? Gli Stati Uniti abbandoneranno per sempre l’Europa? Putin attaccherà la Polonia o gli Stati baltici? E ancora: dai “ventri molli” europei (per citare Winston Churchill) dei sovranisti filorussi (mentre scrivo, dalla sconfitta clamorosa di Viktor Orbán in Ungheria ora sono rimasti nell’Europa centro-orientale solo Slovacchia e Repubblica Ceca) si apriranno le crepe che distruggeranno la UE? Sono domande che mi assillano ma che non hanno risposte.
Nella piazza principale di Lublino vecchia, si pranza con un gran caldo. Anna ordina come antipasto l’aringa con le erbe, servita su una specie di crêpe piatta. Io chiedo invece del formaggio con sopra le mandorle, e come secondo la carpa fritta con le patate. Ci sono tanti turisti perché è sabato. L’atmosfera è gioiosa e si riesce bene a staccare i pensieri su entrambe le guerre: quella passata e quella in corso. Beviamo una birra ghiacciata in un locale pieno di vinili e mi metto a scattare alcune Polaroid. L’indomani andremo a Zamość, una cittadina nei pressi del confine con l’Ucraina. Sono due ore e mezzo in treno per l’andata e altrettante per il ritorno.
Stazione di Lublino
Mentre aspetto il treno per Zamość, affronto per la prima volta sul campo la realtà dei rifugiati nel contesto della guerra in Ucraina. In stazione ci sono diversi punti di supporto per i profughi provenienti dai territori controllati da Kiev. Ci sono delle infrastrutture che possono favorire l’alloggio temporaneo, fornite di beni di prima necessità e di coperte. Queste strutture vengono gestite dal Dipartimento dell’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite ed entro a visitarne una.
In stazione, guardando i tabelloni con gli orari dei treni mi rendo presto conto di quanto siamo vicino all’Ucraina. Almeno una volta al giorno c’è una connessione ferroviaria per Kiev. Qui si percepisce bene la dura realtà della guerra, ora in una fase molto difficile. Credo che ogni europeo dovrebbe provare almeno ad avvicinarsi di persona a tutto questo, per meglio capire quello che succede e provare a lavorare sull’empatia.
Mentre sono in stazione guardo le notizie e vedo che è in corso uno degli attacchi russi più pesanti, utilizzando i droni contro i civili. Per la prima volta sono stati colpiti a Kiev gli edifici governativi decisionali del governo ucraino. Mi assale una rabbia profonda, mentre penso alla pagliacciata dei negoziati diplomatici in corso tra Trump, Putin, Xi (e alcuni nostri leader) in Cina, tutti lì a corte. Riesco a raffreddarmi solo perché aspetto il treno seduto su una panchina all’ombra.
Zamość
Il centro storico mi ricorda quello di Palmanova in Friuli, città fortificata, simbolo del Rinascimento. Passeggiando per le vie ombreggiate, andiamo a visitare la sinagoga principale, l’unica sinagoga sefardita di tutta la Polonia. È stata ricostruita con perizia dopo le distruzioni dell’Olocausto. Poco dopo la visita, Anna scoppia in lacrime. Cerco di consolarla offrendole un espresso nel caffé di fronte alla sinagoga. La ragione del suo pianto, ben comprensibile, è l’aver visto un oggetto in particolare nel museo. Si tratta di un rotolo della Torah distrutto dai nazisti. Quel che ne rimane venne salvato da un ragazzino del posto, con grande pericolo per la sua incolumità, per poi entrare a far parte della collezione del museo. La piazza principale di Zamość è un luogo gradevole, ma la cittadina in sé non ripaga le due ore e mezzo in treno da Lublino. Il confine ucraino è a circa settanta chilometri di distanza e siamo già nella regione storica della Galizia, regione che include anche la grande città di Lviv-Leopoli, anch’essa con un centro storico protetto dall’UNESCO. Mentre sto redigendo quest’articolo i droni Shahed russi hanno colpito un importante edificio storico a Leopoli: la chiesa di Sant’Andrea, patrimonio dell’umanità.
La stazione ferroviaria di Zamość è un luogo semi dimenticato. La sala d’attesa consiste in una piccola stanza con pochisismi sedili e nessuna finestra. In tutti i viaggi che ho fatto in Europa raramente mi è capitato di vedere una sala d’attesa così vuota e desolata.
Poco dopo il nostro arrivo, mentre siamo appoggiati su una sbarra di metallo di fianco ai binari, arriva a parlarci un polacco di mezz’età con gli occhiali. Mi ricorda vagamente il cattivo nel film di James Bond Dalla Russia con amore, e mi riaffiora nella mente proprio la scena in cui i due lottano a bordo dell’Orient Express. Si rivelerà molto presto uno scocciatore che odia l’Ucraina e gli ucraini. L’argomento salta fuori perché a suo dire il gigantesco treno-container fermo sui binari davanti a noi contiene il grano che viene esportato da Kiev. Un suo amico gli ha detto che sta lì al sole da diversi giorni, e questo per lui è l’esemplificazione di come gli ucraini rifilino all’Europa moltissimi prodotti avariati e di come siano “molto furbi” a darci a caro prezzo un sacco di cose delle quali, a suo dire, noi faremo tranquillamente a meno. A suo parere, il grano in quel treno è talmente stato sotto il sole e carico di prodotti chimici che non potresti darlo nemmeno al bestiame come mangime. Io gli rispondo sostenendo il pieno diritto degli ucraini sotto assedio di provare in qualche modo a sopravvivere con l’export in una guerra d’aggressione illegale e brutale. Lui mi da ragione, ma solo per non essere frontalmente contrario e maleducato. Io e il tizio non ci piacciamo per nulla. Scopro che viene da un villaggio polacco proprio sulla linea di confine. Dice di essere un tecnico elettronico e di andare su e giú tra la Polonia e l’Olanda per lavoro.
Parliamo per almeno mezz’ora mentre si aspetta il treno e comincio veramente a non poterne più, anche perché a un certo punto la polizia è arrivata in gran velocità a interrogarlo. In un’epoca in cui si temono sabotaggi e attacchi ibridi di ogni sorta, costui, pur di mettersi a parlare con noi, aveva pensato bene di lasciare i suoi bagagli a 100 metri di distanza nei pressi di un sedile sul binario; fatto che ha allarmato i gendarmi che gli hanno intimato di recuperarli immediatamente.
Finalmente riusciamo a svincolarci dallo sgradevole personaggio e dalle sue teorie cospirazioniste. Nuovamente, tra uno scossone e un altro, ritorniamo per ora di cena al ristorante ebraico Mandragola, nella piazza principale di Lublino. Scopriamo peraltro, con grande stupore di Anna, che i proprietari non sono ebrei. Io questa volta ordino una trota alla griglia servita con una guarnizione di melograno e yoghurt e un contorno di insalata di pomodorini ed erbe fresche. Anna ordina invece una zuppa di brodo di pollo, che soprannomina la “pennicilina ebraica”. Dopo cena, facciamo quattro passi notturni per la città vecchia. Sono quasi le dieci di sera e sul ponte della porta Grodzka, Anna esclama con stupore in inglese: “Look! C’è un’eclissi di luna!”. Stento a crederci. Improvvisamente mi riprendo dalla mia amnesia totale per ricordarmi che l’eclissi è effettivamente proprio oggi. Il cielo è nitidissimo e c’è una luminescenza incredibile che fa trasparire un colore blu lapislazzulo. La luce sovrannaturale della luna che si eclissa si staglia sopra le case di Lublino. Subito mi viene in mente la canzone Eclipse dei Pink Floyd dell’album Dark Side of the Moon, “…and all you create and all you destroy…”, racconta perfettamente i nostri tempi. Stiamo per tornare in albergo, quando mi metto a parlare con dei ventenni alla luce dell’eclissi nella piazza principale. Presto scopro che sono dei rifugiati ucraini e che parlano perfettamente inglese. Uno di loro, molto magro, è pallido e ha gli occhi stralunati, i capelli lunghissimi e una t-shirt di un gruppo heavy metal. Mi spiegano che è sotto shock: è stato evacuato dai suoi amici da una zona del nord dell’Ucraina sotto attacco, al confine con la Bielorussia. Si è appena fatto una decina di ore in macchina fino alla salvezza del confine polacco. Stanno andando da un cugino in Germania. Sono tutti giovanissimi, felici di essere nell’UE, sani e salvi ma con un senso di amarezza per aver lasciato il loro paese. Molto probabilmente sono fuggiti dalla leva obbligatoria che li avrebbe spediti a combattere al fronte.
Le eclissi sono il cambiamento che arriva. Storicamente sono dei presagi per gli eserciti, per le battaglie e le guerre. Tutto cambia durante le eclissi.
Cracovia 10 Settembre 2025
La mattina presto sono stato letteralmente tirato giù dal letto da una serie di messaggi di alcuni amici che mi intimano di levare rapidamente le tende. Colgo subito l’antifona. Apro internet sul telefono dal letto rovistando tra le notizie. Sembra il finimondo e sta accadendo proprio in Polonia! È successo tutto quello che non doveva succedere, quello che in qualche modo sapevo sarebbe potuto accadere durante questo viaggio al confine orientale NATO di Schengen, ma che sembrava fantascienza. Eccolo invece diventare realtà e non ci avrei mai neppure scommesso!
Una grande formazione di droni russi è partita dall’Ucraina per violare lo spazio aereo polacco. Su ordine del primo ministro Donald Tusk sono stati abbattuti. Una casa è stata danneggiata dai resti di un drone, probabilmente dopo l’abbattimento, per miracolo nessuno è stato ferito o ucciso.
È accaduto proprio nelle zone della prefettura di Lublino dove eravamo stati il giorno prima. Le autorità hanno disposto la chiusura dello spazio aereo e hanno intimato alla popolazione di stare a casa. Un attacco e una rottura dei trattati internazionali del genere nei confronti di uno stato NATO come la Polonia non è mai accaduto. Ursula von der Leyen sta tenendo un discorso molto serio, grave, sullo stato dell’Unione Europea. In Polonia si evoca l’Articolo 5 della NATO. La tensione è alle stelle. Troppe sono state fino ad ora le provocazioni in Polonia. Già una settimana fa quando ero a Varsavia, Alina, informata di tutte queste questioni per aver lavorato a lungo al Ministero della Difesa, mi aveva detto che c’erano stati vari sorvoli di droni attraverso lo spazio aereo polacco, perfino a Varsavia. Questa mattina gli aeroporti di Rzeszów e della capitale sono stati chiusi e ci sono stati dei disagi notevoli per i passeggeri. Attorno alla regione di Lublino, teatro degli ultimi sorvoli e abbattimenti dei droni russi, le persone sono state chiamate a dare una mano in caso di avvistamenti di piccoli velivoli non identificati o di parti degli stessi droni distrutte e ritrovate per terra. Alla popolazione di Lublino è stato chiesto di restare nelle proprie abitazioni.
A Cracovia non ci sono chiusure e l’aeroporto è in funzione. La NATO ha messo assieme i caccia per la difesa dello spazio aereo della Polonia tra cui dei velivoli da guerra italiani. Queste notizie hanno dell’incredibile ma durante questo viaggio mi era passata per la testa la possibilità di un evento del genere vista la situazione lungo la linea di confine orientale dell’Unione Europea. Situazione in costante aggiornamento. Ursula von der Leyen ha detto che da ora in poi “l’Europa è in lotta”… non in guerra ma in lotta. È un cambiamento epocale.
Non riuscirò a dimenticare le parole del messaggio che mi ha mandato oggi Alina: “ho parlato con mia madre. Secondo lei dobbiamo aver pronte delle valigie... non si sa mai. Dobbiamo essere pronti al trasporto immediato dei nostri averi più preziosi. Non vogliamo ovviamente andarcene da qui… ma non si sa mai…” Ancora oggi mi chiedo se la mia risposta per SMS a quanto mi ha scritto abbia o meno senso: mi dispiace. Alla fine nella UE siamo teoricamente tutti nella stessa barca che ci piaccia o no. Dobbiamo provare a non avere paura.
In copertina, Negozio di armi ed equipaggiamenti militari nel centro di Cracovia, Polonia. Foto dell’autore.
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