Nutella in orbita
Eccola lì, la clandestina a bordo dell’Artemis II, il vasetto di Nutella, che vola dentro la navicella spaziale passando accanto a Christina Koch, ingegnera elettrica e astronauta provetta con record mondiali di permanenza nello spazio, in felpa e i riccioli appena raccolti. Vera o falsa che sia, la crema spalmabile portata a bordo per merende inattese, o invece sapientemente introdotta ad opera dell’intelligenza artificiale nello spazio della capsula facendoci credere di essere fuggita dal sacco di Christina mentre manovrava qualcosa lì in basso – o in alto – contiene tuttavia un messaggio speciale.
Nelle ore in cui il Comandante in capo, King Donald, minacciava di cancellare un’intera civiltà – quella dell’antica Persia, depositaria di sapienza e saggezza remote, oltre che patrimonio di poesie e racconti da Mille e una notte, sede di monumenti meravigliosi come le antiche moschee arabescate di Isfahan –, questa apparizione inattesa, frutto del gesto d’una donna golosa, o invece effetto della capacità manipolatoria di una macchina invisibile, ha avuto per me l’effetto d’aprire uno spazio differente nella catastrofe che continua a proseguire imperterrita da tempo e che ha travolto Gaza, Israele, Libano, Iran, i paesi del Golfo e che è la forma molecolare e fratta che ha preso la Terza guerra mondiale, come aveva sentenziato Papa Francesco anni fa. E prima vengono l’Ucraina, e poi le altre guerre che si combattono in Asia e in Africa, parte di quel conflitto generale che, da quando King Donald ha iniziato a regnare imperterrito e insolente sulla più potente e armata nazione dell’orbe terracqueo, sembra non avere termine. Galleggia leggera l’urna di vetro che conosciamo perfettamente per averla avuta in mano milioni di volte e vista allineata negli scaffali di bottegucce e supermercati, esposta sulle tavole delle nostre case, oppure nascosta nelle dispense, oltre che in mille pubblicità e film fino all’apoteosi delle mostre a lei consacrate.
Nutella, da Nut, che sta per nocciola, ed ella che rende adatta la parola alla fonia italiana: un diminutivo e un vezzeggiativo insieme. Ci resta solo la Nutella, marchio depositato nel 1964 dalla Ferrero di Alba, provincia di Cuneo, cui restare attaccati in un momento così disastroso e terribile come questo? Forse sì. Può sembrare assurdo che un modesto vasetto di crema di nocciole con la sua etichetta ben conosciuta – la n nera e utella in rosso, la fetta di pane e il coltello dalla forma arrotondata appoggiato sopra e le nocciole fuori dal guscio in bella vista lì accanto – debba fungere da amuleto, da portafortuna.
Come nei versi imparati a scuola: “forse/ ti salva un amuleto che tu tieni/ vicino alla matita delle labbra, / al piumino, alla lima:/ un topo bianco / d’avorio; e così esisti!”. È così in qualche misura perché con quella parabola gentile percorsa in assenza di gravità, il vaso porta con sé, vero o falso che sia, un segnale che la guerra potrebbe finire prima di portarci alla catastrofe definitiva, alla distruzione delle civiltà, come invocava l’altra sera il Fool di Washington, e ci invita con la sua leggerezza a pensare al dopo, un dopo che dovrà pur cominciare. Viene in mente un passaggio d’uno scritto di Italo Calvino, che in anni lontani, forse migliori degli attuali, da ex combattente per la libertà, ci ricordava: “l’umanesimo del nostro tempo accetta la sfida del terrore che gli lancia l’epoca dei bombardamenti atomici, dei campi di concentramento, delle camere di tortura che ancora in questo momento in altre parti del mondo, risuonano delle urla dei suppliziati; l’umanesimo del nostro tempo si sforza di non chiudere gli occhi davanti alle immagini peggiori e di tenersi in piedi stringendo i denti” (Natura e storia nel romanzo, 1958).
Un vasetto di Nutella sarà meno mitopoietico del topo d’avorio di Montale, e senza dubbio più banale certamente, quasi kitsch, ma con quegli ingredienti (zucchero, olio di palma, soia, nocciola, cacao magro, lectine e vanillina, oltre all’inconfondibile sapore elaborato in modo geniale da qualche talento del gusto) serve comunque a migliorare, seppur per poco, la nostra vita quotidiana e ci aiuta a stare nonostante tutto in piedi. Forse non proprio a stringere i denti, ma piuttosto a passare la lingua sulle labbra dopo aver gustato la crema. Ci resta così poco? Siamo messi così male da dover cercare speranza in un vasetto che attraversa la cabina d’un veicolo di ritorno dalla Luna priva della consueta gravità? Probabilmente sì. Forse sarò fuori strada, ma in questo messaggio, involontario, o forse solo spiritoso, da cripto-pubblicità, diffuso da emittenti televisive e social media sugli schermi di tutto il mondo, ho letto un piccolo messaggio di speranza. Non è molto, lo so, ma la Nutella è buona e poi bisogna pur cominciare a ricostruire questo mondo ridotto in macerie da scelte folli, e questo segnale arrivato dal palcoscenico dello spazio stellare è pur sempre qualcosa: una matita per le labbra, il piumino e un po’ di crema di nocciole da spalmare.