Marcello Maloberti. Blitz

3,2,1, via, si parte. Ventisette persone, uomini e donne, si preparano ad entrare in scena. A passo svelto si posizionano ciascuna di fronte al proprio animale: una pantera nera di ceramica riprodotta in scala uno a uno, che rifulge sotto la luce al neon della stanza.

 

 

La tensione si fa spessa, gli uomini stanno immobili, imperscrutabili, lo sguardo è fisso di fronte a loro. Pochi secondi e le ginocchia si piegano, le braccia tendono verso l’animale, si aprono per raccoglierlo e sollevarlo in alto sopra le proprie teste. Un lasso di tempo piccolissimo, tra questa azione e la seguente con cui, all’unisono, le bestie vengono scaraventate a terra, tutte assieme a formare un boato, un urlo che si dipana in eco, raggiungendo le orecchie più lontane del pubblico tramortito. Maloberti dirige l’azione. Come un direttore d’orchestra, muove la mano ad accompagnare la sequenza. Bastano pochi secondi, per trasformare la sala Eneldel MACRO di Roma, in una cacofonia di suoni e azioni. Le pantere ridotte in frantumi vengono saccheggiate, ognuno cerca un pezzo da infilare nella borsetta, nelle sacche dei pantaloni; è la reazione naturale dello spettatore che diventa a sua volta parte dello show.

 

I felini sono cambiati, ma il filo che unisce questo lavoro al precedente realizzato a Vienna qualche anno fa è lo stesso: il sacrificio di un animale per compiacere l’essere umano o ancora l’utilizzo di un oggetto che si aggiunge alla costellazione infinita di oggetti selezionati da Maloberti per comporre il suo personale atlante popolare italiano. Lo stesso che, da lungo tempo, stabilisce il sodalizio fra arte e vita. 

 

 

Questo teatro continua con l’apparizione di un team di operai stradali, che così come fossero sul raccordo anulare, si apprestano a delimitare la zona, montando un guard rail a forma di fulmine. Trapani, avvitatori, bulloni di acciaio, costruiscono il nuovo tappeto sonoro su cui si insinuano diverse prospettive visive dello spazio, a sua volta riflesso nel grande specchio (Sim Sala Bim, 2012) che tramite un argano si muove dall’alto al basso, inglobando tutto quello che “scansiona” al suo passaggio.

 

Una sorta di medium che coniuga molteplici punti di osservazione: dello spazio specifico in cui ci troviamo ad agire (o fruire), ma al tempo stesso a una realtà sfaccettata che influenza le relazioni con lo spazio e col tempo.

 

 

Amen è il lavoro che contempla la chiusura del cerchio. Una performance che si è attivata per tutta la durata della mostra, composta da cinque performer istruiti per trasportare dei tavoli contenenti ciascuno un cipresso nano. Niente di più, se non questa fugace apparizione errante, il non senso cosmico che ancora una volta innesca il meccanismo di smantellamento della realtà.

 

Tutto questo non è più tanto il “circo” di Marcello Maloberti, quello che apre il percorso della sua personale nel V Tunnel del Macro, ripercorrendo le varie edizioni dello storico lavoro dal 2003 al 2007. Blitz piuttosto è un filmine a ciel sereno, uno squarcio che si apre nel reale per costruire una dimensione super - reale.

 

 

Durante la campagna elettorale delle primarie, Bersani il dirigente del PD, parlando ai suoi elettori in qualche provincia emiliana, per esprimere la sua puntuale visione del suo programma elettorale, disse più o meno queste parole: “il mio programma, le azioni da compiere, ce le ho talmente chiare in testa, talmente ben messe a fuoco che è come se… vedessi una mucca apparire in un corridoio…”. Bene. Una mucca in un corridoio è talmente visionaria che visualizzarla significa prendere consapevolezza di una realtà. Questo Maloberti lo sa fare molto bene. È quel passaggio sottile che trasforma la sua performance in qualcosa da assecondare, vedere, toccare, esperire. Non basta guardare il video di documentazione, per coglierne la visionarietà.

 

 

Bisogna esserci, esserci stati. Le sue iperrealtà, gli eventi che si manifestano inaspettatamente, noi li possiamo raccontare, per renderli così veri, ma se li vediamo per davvero, se li governiamo con la nostra presenza, essi stessi si sommano alle molteplici striature del reale, conferendogli un senso ulteriore.

 

   

Marcello Maloberti. Blitz

MACRO, Museo d’arte contemporanea Roma

A cura di Stefano Chiodi e Bartolomeo Pietromarchi

 

Fotografie di Ela Bialkowska

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