I giochi e i delitti di Màrius Serra

Barcellona, il 23 aprile, si riempie di rose e di libri. Dai marciapiedi nel tardo pomeriggio si solleva l’odore pungente dei petali calpestati; sotto il braccio o dentro borse cariche, molti lettori rincasano con copie di libri firmate dai loro autori preferiti. È la festa di San Jordi (San Giorgio), patrono della Catalogna, di cui spiccano due simboli, due facce. Una è quella del libro: è infatti, a partire dal 1996, dichiarata dall’Unesco, la Giornata mondiale del libro e del diritto di autore. L’altra è quella dell’amore, e quindi della rosa, che, così vuole la leggenda,  è fiorita dal sangue fuoriuscito dal petto del drago infilzato dal cavaliere Jordi per salvare la bella principessa.

Il nuovo libro di Màrius Serra, Il romanzo di Sant Jordi, si svolge durante la festa del santo, fra gli stand dei libri, in mezzo alla folla ammassata nelle strade. Da ormai svariati anni la festa è diventata l’occasione di concentrare moltissimi eventi in un giorno solo, tutti legati al mondo del libro: si organizzano letture, interviste, spettacoli; celebri scrittori si lanciano il lunghe maratone di book signing.

 

È l’occasione, inoltre, per piccoli e grandi editori e per programmi radiofonici locali di ideare stratagemmi o nuovi trucchi per accaparrarsi più ascolti o per intensificare le vendite. Serra, con un’ironia dosata ma non per questo meno vitale, di chi conosce quel mondo perché ne fa parte, ce ne presenta uno scenario nitido.

Ogni capitolo è intitolato con un orario: il romanzo inizia alle 5.55 e finisce alle 23.59. Al centro della storia campeggia un assassino, la cui ombra fin dall’inizio oscilla sulle pagine, tinge minacciosa gli eventi. Durante lo svolgimento della festa, alcuni fra i più rinomati scrittori impegnati nei firmacopie, improvvisamente, stramazzano a terra; portati in urgenza al pronto soccorso, fra le preoccupazioni dei fan e le sirene delle ambulanze, vengono dichiarati morti. Si suppone una serie di omicidi legati fra loro; il commissario Carmany prende in mano il caso: cominciano le indagini.

 

 

L’autore cuce un giallo la cui risoluzione si assottiglia man mano, con piccoli indizi che il lettore coglie e colleziona, costruendo, con l’avanzare della lettura, la propria interpretazione. Ora, Serra si serve di tecniche narrative curiose: prima di tutto mescola continuamente il reale e il fittizio. Molti degli scrittori che compaiono nel romanzo esistono realmente; l’autore inserisce addirittura se stesso, Màrius Serra, come uno dei tanti personaggi-autori presenti nel romanzo.

Il Màrius Serra-personaggio è uno scrittore che ha appena pubblicato un libro che sta avendo molto successo. Guarda caso racconta di una delle prime feste di Sant Jordi, durante la quale una banda di poeti maledetti, nel cui temperamento riverbera il Bolaño dei Detective Selvaggi, indignati dalla dissoluzione della letteratura odierna, inventa un gioco morboso, le cui regole prevedono di assassinare, come penitenza, alcuni degli autori presenti durante la festa.

Il libro raccontato nel romanzo prende ad assomigliare quindi al libro che stiamo leggendo! La storia si trasforma in una scatola cinese: dentro al romanzo, girando pagina, ne spunta un altro, e fra i due nasce un dialogo, un inesauribile gioco di specchi che moltiplicano, vicendevolmente, la loro immagine sulla superficie dell’altro. Il tutto con una squadra investigativa ostinata, che tenta di gettare il suo fascio di luce su un ventaglio di fatti ambigui. 

 

Serra è un riconosciuto ludolinguista e enigmista: è autore di rebus e cruciverba che compaiono su riviste catalane o che vengono presentati durante emissioni televisive. E il suo romanzo è costruito come un enigma, in cui il rompicapo, la trappola mentale dalla quale bisogna trovare una via d’uscita, si fonde alla componente narrativa battendo un percorso che sinuoso si avventura, tasta, prova a far combinare le idee, combaciare i sospetti, portando allo scioglimento del caso, alla fine del libro e insieme alla risoluzione del gioco.

Questo giallo singolare fa trapelare anche svariate critiche. Prima di tutto quella del mercato editoriale: Serra ne descrive le venalità, alcuni dei comportamenti ruffiani e prepotenti di chi lo compone, ma soprattutto pizzicando la pedanteria di quegli scrittori che si mettono in posa, tronfi, sguinzagliando larghi sorrisi. Sembra voler solleticare l’ipocrisia di un mondo al quale consapevolmente appartiene, non risparmiando nemmeno a se stesso le frecciate che fa scoccare dalla propria penna. 

 

L’altra critica è più velata. Serra semina diversi paletti nel proprio libro, in cui la questione dell’indipendenza catalana, al cui proposito lo schieramento dell’autore è risaputo, lascia filtrare un sottile percorso di lettura. Da quando Serra ha infatti preso, nel 2007, chiare posizioni indipendentiste, da Madrid le richieste dei suoi libri in traduzione spagnola sono diminuite (Serra scrive in catalano e traduce anche i suoi romanzi in spagnolo). Il romanzo di Sant Jordi s’inserisce nell’attualità politica e editoriale allo stesso tempo, arrogandosi la responsabilità di fare della letteratura un campo di sperimentazione in cui tutto quello che ruota intorno al nostro quotidiano, che siano i fiori e i libri in un giorno di festa, viene registrato e raccolto per poi inserirsi in un dibattito, in un confronto, o infilato, perché no?, in un gioco, impalcando così una dimensione in cui, per chi si occupa di scrittura, si può realmente parlare di tutto in qualsiasi modo.

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