Il canto dell'ISIS

Una conversazione con Paolo Inverni

Paolo Inverni vive a Torino e lavora da tempo nell'ambito dell'arte contemporanea. Con Daniela Cascella, scrittrice e critica, è il fondatore di una piccola casa editrice, Noch Publishing, che si occupa di expanded listening. Cioè di suono e ascolto, nel senso più ampio del termine. Ho pensato di girare a Paolo una domanda che avevo piantata in testa da tempo. Volevo illuminare un dettaglio della grammatica comunicativa dell'ISIS, ovvero dell'Islamic State of Iraq and Syria. Un dettaglio che, puntualmente, ho riscontrato in diverse clip postate in rete dall'Islamic State. O comunque in moltissimi dei video prodotti ed editati all'interno della galassia dell'integralismo islamico. La domanda ha fatto da abbrivio ad una breve conversazione abbozzata al sole, tra i tavoli di un bar a Milano, e poi proseguita su Skype.

 

Ciao Paolo, hai poi aperto quei video che ti avevo mandato via mail? Per esempio questo e questo? Ti sarai accorto che c'è sempre un canto che apre il video o che lo accompagna in background. Volevo appunto parlare con te di questo...

Sì, effettivamente c'è un canto, con caratteristiche abbastanza specifiche, che ricorre in moltissimi montaggi. Decine e decine. A volte apre la clip e l'accompagna per intero. Sempre in primo piano. A volte sfuma, scompare e poi torna.

 

Funziona da commento sonoro a scene di combattimento, di guerra o di cameratismo tra mujahideen...

Oppure fa da raccordo ai vari tronconi di parlato che si alternano nel montaggio. Questi canti hanno un nome...

 

Anasheed...

Esatto, anasheed. Sono canti, quasi sempre corali, a contenuto religioso. Sono il risultato della sovrapposizione di più voci che si muovono attorno ad una linea melodica di base, e tendono a ciò che noi chiamiamo unisono. Il che è una caratteristica comune a un po' tutta la musica corale araba.

 

A me capita spesso di non uscire dalla visione di questi video, proprio per effetto dell'anasheed che continua a salmodiarmi in testa, che non se ne va, anche se ho spento il computer...

In effetti esprimono una suggestione, una certa capacità di penetrazione, anche su chi, per ovvie ragioni, non ne comprende il contenuto.

 

Sì, un'opera sottile di persuasione, emotiva e intellettuale. Forse anche per via di un fascino semplicemente esotico che esercitano sui non arabi...

Può essere. Senz'altro questa sovrapposizione di voci che convergono verso una linea melodica condivisa, amalgamandosi e confondendosi, ha come effetto la trasmissione di un'idea di comunità: omogenea, armoniosa, salda, unita. Che condivide ciò che il parlante sta dicendo – di solito un guerrigliero intervistato o che vediamo perorare una causa – che così immaginiamo circondato da una collettività invisibile che ne approva le idee.

 

Ha un specie di effetto asseverante sulle immagini di battaglia: le incoraggia, le rincuora...

...le accompagna e le sostiene. 

 

C'è poi un'altra caratteristica molto ricorrente nel trattamento del suono, particolarmente esasperata in questo video, abbastanza impressionante, in cui dei bambini cantano un anasheed. Mi riferisco all'uso dell'eco, del riverbero... 

Il riverbero e l'eco, in natura, sono effetti acustici che si generano in spazi di grandi dimensioni. L'onda sonora colpisce un ostacolo – ad esempio una parete – che la riflette, rilanciando nello spazio. In post-produzione è possibile simulare questi effetti, facendo sì che le voci o gli strumenti sembrino registrati in grandi spazi: in una cattedrale, in un teatro. O in una moschea. Luoghi istituzionali che presuppongono un rapporto gerarchico tra chi parla e chi ascolta. Che alludono, in qualche modo, alla presenza di un master of ceremonies e di un uditorio. Quello è l'effetto psicologico sull'ascoltatore. L'eco, poi, evoca i grandi spazi naturali, all'aperto, nei quali solitamente si genera.

 

Il riverbero è stato anche lo specifico di una intera civiltà musicale, parlo del dub giamaicano, con un effetto che ho sempre trovato psicotropo. E nel rock psichedelico il riverbero è altrettanto presente. C'era pure un pezzo dei 13 Floor Elevator, intitolato 'Reverberation'...

È stato usato moltissimo in tutta la cosiddetta musica psichedelica, in effetti, proprio per evocare in modo magniloquente la vastità, il cielo, il cosmo. Quindi con un effetto diverso rispetto a quello generato in un anasheed. Semmai a me viene in mente un'altra cosa ancora. Il riverbero è l'esatto corrispettivo acustico della contre-plongée al cinema. Guarda queste due immagini:

 

 

 

Sono due esempi di contre-plongée. La prima da Gangs of New York di Martin Scorsese, l'altra dal Trionfo della volontà di Leni Riefensthal. Il soggetto viene ripreso dal basso verso l'alto, e in questo modo monumentalizzato, enfatizzato, attivando nello spettatore un sentimento di timore e deferenza. Qualcosa di simile a ciò che proviamo ascoltando un anasheed riverberato. Nella plongée, al contrario, cioè nella ripresa dall'alto, si sottolinea invece una condizione d'inferiorità e debolezza del soggetto inquadrato. In una contre-plongée all'aperto, inoltre, il soggetto ripreso spesso ha come sfondo il cielo e può così trovarsi in connessione simbolica con ciò che sta in alto, con il cosmo, con le forze superiori.

 

Ho letto che il Corano proibisce l'uso degli strumenti musicali, per lo meno nell'anasheed, dato che ha un contenuto religioso. Gli strumenti musicali, equiparati all'alcol, vengono collocati nel campo del haram, cioè del peccato, di tutto ciò che è proibito dal diritto islamico...

Da occidentale non sono sicuro di riuscire a comprenderne le ragioni; a me la voce umana appare in assoluto lo strumento più seduttivo. Può darsi, forse, che abbia a che fare con un'interpretazione estrema del concetto di essenzialità, di purezza: all'uomo sono sufficienti il proprio corpo, la propria mente e la propria anima. Non sono necessari mezzi esterni, in questo caso gli strumenti.

 

Sorpresa: qui trovi un tentativo, direi non molto riuscito, di un anasheed in lingua italiana. E poi ti linko quest'ultimo video, più significativo, che sembra quasi l'esportazione dell'anasheed dentro un formato musicale occidentale. Il testo, salvo alcune parti, è in inglese, e c'è pure il finger snapping, cioè l'esecuzione di un ritmo attraverso lo schiocco delle dita, che in questo caso sembra voler fornire delle vertebre a un canone musicale che non ne ha...

Questo è chiaramente un gospel, realizzato da persone cresciute dentro la cultura occidentale, che ne hanno interiorizzato il linguaggio musicale e audiovisivo. In qualche modo questo anasheed mostra ciò che l'Isis, e più in generale gli estremismi, cercano di negare: che il dialogo tra opposti, anche quando è inconsapevole, è continuo e inevitabile.

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