Tel Aviv e l'utopia delle start up

La settimana lavorativa in Israele comincia la domenica. La settimana del DLD Innovation Festival, hub internazionale che raccoglie ogni anno a Tel Aviv migliaia di investitori e di innovatori da ogni angolo del globo, comincia domenica 25 settembre sul tetto del Comune di Tel Aviv, ribattezzata ormai da anni la “non stop city”, con un abitante su tre nella fascia di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

Il numero degli innovatori in Israele, in rapporto alla popolazione e ai chilometri quadrati è unico al mondo, per questo non sorprende che ogni anno aumentino in modo esponenziale i visitatori che si recano a Tel Aviv per il Festival.

 

A fare gli onori di casa è Ron Huldai, primo cittadino nonché figura chiave nella trasformazione, nell’ultimo ventennio, di Tel Aviv nell’incubatore di startup di più grande successo non solo in Israele ma su scala globale, con 28 startup per chilometro quadrato e la media di una startup per ogni 290 residenti.

Molte di queste fanno già parte della nostra vita quotidiana: basti pensare a Waze, tanto per citare un’applicazione di cui ci serviamo tutti i giorni. Nata per aiutare gli utenti a trovare la strada più veloce durante gli orari di punta, la piccola startup concepita sul bancone di un bar di Tel Aviv è stata acquisita nel 2013 da Google e da allora “dirige il traffico” di tutto il pianeta.

Superata solo da San Francisco, Tel Aviv si è guadagnata in questi anni il ruolo di città leader per il numero di acceleratori e centri di innovazione nell’intera area Euro–Mediterranea, seguita da Londra, Parigi, Stoccolma e Berlino.

 

Ma in cosa consiste il segreto del successo della Silicon Valley israeliana? Secondo Dan Senor e Saul Singer, autori del best seller Startup Nation: The Story of Israel’s Economic Miracle che ha trasformato il termine Startup nation in un marchio di fabbrica Made in Israel, il segreto di questo successo è dovuto principalmente alla concomitanza di un insieme di fattori che fanno di Israele un laboratorio d’eccezione per l’innovazione.

Innanzitutto l’esperienza, unica al mondo, del servizio di leva obbligatorio per donne e uomini (rispettivamente di due e tre anni) nel corso del quale i giovani acquisiscono vere e proprie competenze manageriali da reinvestire poi nel settore civile. A ciò si aggiunge la percentuale di PIL destinata a ricerca e sviluppo, per la quale Israele detiene il primato mondiale. Infine le politiche dell’immigrazione, considerata da sempre in Israele una risorsa da valorizzare e non un problema da demonizzare. A legare tra loro questi aspetti e a fare la differenza sarebbe però, secondo gli autori, la capacità degli israeliani di trasformare, sin dagli albori della loro storia nazionale, le debolezze e le avversità in punti di forza. 

A conferma di tutto questo i quattro giorni di maratona dell’innovazione, iniziati il 25 e terminati il 28 settembre.

Come dicevamo, il festival è cominciato, non a caso, sul tetto del municipio di Tel Aviv, capitale economica e culturale della Startup Nation e, allo stesso tempo, città modello nella promozione dell’uguaglianza dei diritti e delle pari opportunità. Anche per questo, quest’anno in particolare, la città ha celebrato il contributo femminile all’innovazione, essendo Israele il secondo paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero di startup realizzate da imprenditrici. Tra queste e altre competitor provenienti dai diversi angoli del globo, il Comune di Tel Aviv ha deciso di premiare le 30 migliori.

La seconda giornata del festival è stata dedicata alle nuove tecnologie per la vita quotidiana, in concomitanza col settimo Tel Aviv Cities Summit, ospitato nella sede del Museo di Arte di Tel Aviv per sottolineare il ruolo centrale della creatività nell’innovazione, tanto che le diverse conferenze si sono svolte tra una sala e l’altra del museo, permettendo a chi partecipava alle diverse sezioni plenarie volte a risolvere questioni globali attraverso soluzioni locali, di scoprire al tempo stesso i capolavori dell’arte israeliana e le diverse mostre in esposizione nel museo più importante di Israele.

Il 27 settembre la location si è spostata all’“Hatachana”, la vecchia stazione dei treni che un tempo collegava Gerusalemme con il porto di Jaffa, laddove Tel Aviv venne fondata, nel 1909 da un piccolo insediamento di pionieri sionisti. Come allora, anche oggi l’“Hatachana", pur se trasformata in una sorta di centro commerciale open air, è rimasta un porto di mare e non per nulla è diventato l’hub principale del festival, nel corso del quale ogni startup ha avuto a disposizione 5 minuti cronometrati di pitch per conquistare l’audience di investitori e ventur capitalist.

Nella stessa sede il 28 settembre il palco è stato lasciato a key speakers leader nell’innovazione, in modo da aprire un dialogo tra i più e i meno esperti nel settore, i cui confini, grazie alle nuove tecnologie ormai a portata anche dei neofiti, risultano sempre più difficili da marcare.

Anche per questo, la sera del 27 settembre Bouleverd Rothschild, il lungo viale alberato nonché arteria dell’happening che attraversa la città, si è trasformato in un grande laboratorio pubblico in cui confrontarsi con arte, innovazione e nuove tecnologie.

Una maratona di quattro giorni al termine della quale, anche a causa della morte di Shimon Peres, statista, Premio Nobel, e, soprattutto, utopista,  ci si è sentiti tutti, improvvisamente, un po' vuoti.

Tuttavia, il cuore dell’innovazione di Tel Aviv non smette mai di pulsare, perché ogni giorno, in uno dei tanti caffè della città che non dorme mai, giovani israeliani e israeliane, spesso affiancati da nuovi immigrati carichi di voglia di sperimentare e di mettersi alla prova, si siedono davanti al proprio computer e tra un caffè e una sigaretta buttano giù le idee di quella che potrebbe essere la nuova app del futuro.

 

 

Un futuro dove tutto è possibile, se si è armati di una buona dose di ottimismo: “Sono ottimista per una ragione semplice,” diceva Peres, “ottimisti e pessimisti muoiono negli stessi modi. Se sei pessimista perdi la tua attività, la gioia di vivere. Se sei ottimista, invece, hai interesse nella vita e proverai a renderla migliore”.

E con questo testamento spirituale, concluse le giornate del DLD Innovation Festival, i giovani israeliani si rimboccano nuovamente le maniche e guardano avanti.

Goodbye Mister President.

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un solo euro per noi significa molto. Torna presto a leggerci e SOSTIENI DOPPIOZERO

2Array ( )