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Accademia Unidee è il prototipo di un nuovo tipo di accademia d’arte della Fondazione Pistoletto. La proposta nasce dal percorso e l’esperienza del grande artista e dalle numerose azioni e iniziative ospitate nella sede di Cittadellarte. Questa, infatti, da oltre 20 anni è sede di sperimentazioni sulla formazione e la ricerca dell’arte per la trasformazione sociale responsabile. La sedimentazione di questo lavoro ha prodotto il nascere di Accademia UNIDEE che si caratterizza per una conoscenza multidisciplinare, orientata alla sostenibilità, all’innovazione consapevole, con attenzione all’impatto delle tecnologie sull’uomo, sull’ambiente e sulla società, e con una forte vocazione alla ricerca.

Per comprendere meglio questo progetto abbiamo rivolto alcune domande al Maestro Michelangelo Pistoletto, a Paolo Naldini Direttore di Cittadellarte e Presidente di Accademia Unidee e a Francesco Monico Direttore Generale di Accademia Unidee.

 

Accademia UNIDEE è appena nata ma ha già una lunga storia alle spalle, quella della Fondazione Pistoletto e delle sue numerose iniziative. Cosa vi ha spinto a creare un'accademia?

Michelangelo Pistoletto: Cosa ci ha spinto? Devo dire che siamo a una fase avanzata di tutto un progetto di lungo corso che parte negli anni '90, con la mia attività di professore all'Accademia di Belle Arti di Vienna, nella quale ho operato dal '90 al 2000. 

In questa accademia sono stato chiamato per operare una trasformazione verso un'idea nuova di accademia d'arte. Perché l'accademia di Vienna era un'accademia tra le più antiche, aveva professori d'arte moderna ma legati a un concetto di pittura tradizionale, pennello, colore, tela, per intenderci. O di scultura come gesso, martello e scalpello. E si aspettavano che io portassi un cambiamento, un'aria nuova, una dinamica nuova. Ed è per questo che avevo accettato di fare il professore a Vienna, perché ero molto attratto dalla possibilità di lavorare con i giovani per una riattivazione dell'accademia artistica. Lì ho lavorato per dieci anni. 

 

Opera di Michelangelo Pistoletto.


Nel frattempo, ho acquistato nel '91 a Biella lo spazio in cui poi è nata Cittadellarte con l'intenzione di fare io stesso, in parallelo, un'attività di insegnamento, o meglio, di formazione artistica. 

In cosa consisteva la differenza rispetto alle accademie tradizionali? Consisteva nel fatto che, prima di tutto si cercavano mezzi nuovi, a suo tempo il video per arrivare a internet, le performance e l'arte "fuori dalla cornice", ossia fuori dal luogo predefinito dal sistema artistico. Una ricerca artistica che, uscendo dal quadro tradizionale, o dalla scultura tradizionale, potesse includere altri elementi che normalmente non sono considerati artistici, come per esempio il cibo, il design, l'abito, la natura. Tutti elementi che dovevano in qualche modo essere implicati nello sviluppo di un nuovo concetto di accademia, a Vienna. 

La stessa cosa l'ho portata a Biella e pian piano è nata Unidee, il nome è un acronimo e si riferisce all'idea di creare un'università delle idee – non intesa come corso di studi ma come universalità, luogo di studi universali, quindi Unidee. Nel '94 ho poi fatto un manifesto che si intitolava Progetto arte, dove scrivevo che l'arte è l'espressione umana più completa, l'espressione del pensiero più integrale, per cui era venuto il momento per l'artista di comporre tutti gli elementi che compongono la società: dall'economia alla politica, dalla religione al comportamento quotidiano, dall'architettura alla moda. 

Cittadellarte nasce su queste premesse. L'arte come forza dinamica che unisce tutti i vari elementi della società. 

 

Ma c'è anche un altro precedente, e qui dobbiamo andare indietro fino al '67, quando ho aperto il mio studio d'artista a Torino, anche lì con un manifesto, nel quale dicevo che gli artisti e i giovani che volevano mostrare le loro opere e incontrarsi potevano venire nel mio studio e presentarle. Quindi sono venuti musicisti, poeti, cineasti, persone del teatro, e abbiamo poi deciso di creare delle cose insieme, unendo i diversi linguaggi artistici, dal teatro alla musica, al cinema, all'arte visiva. Abbiamo creato un gruppo che abbiamo chiamato lo Zoo. Questo gruppo è uscito dallo studio, cioè dal luogo preposto, dalla fucina artistica, per andare in strada. Siamo scesi in strada facendo delle azioni, delle opere, creando qualcosa di molto simile al teatro, perché il teatro di per sé è già in qualche modo una sintesi di diverse arti, perché unisce parola, musica e arte. E noi abbiamo cominciato a fare qualcosa di simile al teatro, ma coinvolgendo il pubblico in strada. Questo è quello che abbiamo fatto a quel tempo. 

Naturalmente unire oltre ai diversi linguaggi artistici anche tutti i settori della vita sociale, negli anni '90, è stata una conseguenza naturale. Quindi Cittadellarte diventa un'istituzione nella quale abbiamo sviluppato quello che si desiderava fare uscendo dal luogo deputato del fare arte per entrare nella comunità umana, nella comunità sociale. Cittadellarte ha questa funzione di raccogliere le esperienze sia degli anni '70 che degli anni '90, per creare un luogo in cui i giovani di tutto il mondo potessero cimentarsi in una vera e propria ricerca tra arte e società, per rigenerare la società. Perché l'arte è qui intesa come rigeneratore della società. Accademia Unidee negli ultimi anni raccoglie il testimone di questo percorso e diventa una vera e propria accademia d'arte.

 

 

Sostenibilità, impegno sociale, ruolo dell'artista, come questi elementi possono essere utili nella formazione dei più giovani e come possono concorrere per produrre un cambiamento responsabile della società?

M.P.: Nella mia attività creativa ho creato una formula, quella della Trinamica, ossia la dinamica del tre. Questa formula è un simbolo formato da tre cerchi, in questi tre cerchi avviene il fenomeno della creazione. In un cerchio esterno possiamo mettere un qualsiasi elemento, nel cerchio opposto possiamo mettere un altro elemento, qualsiasi altro. Questi due elementi si combinano al centro, perché nel terzo cerchio centrale, che è vuoto, si incontrano questi due elementi e ne producono uno nuovo che prima non esisteva. Quindi questa è la formula vera e propria della creazione. Tutto ciò che esiste è creato dalla connessione di due elementi che ne formano un terzo che prima non esisteva, se già fosse esistito non sarebbe creazione. 

 

Non ho soltanto lavorato come artista applicando il fenomeno della creazione ma ho messo a punto la formula della creazione. E questa formula voglio che venga piano piano conosciuta da tutti, e partendo proprio dall'arte. Perché la creazione è essenzialmente un fenomeno dell'arte: l'arte è creazione. 

Questa creazione diventa, attraverso Cittadellarte e attraverso Accademia Unidee, un elemento dinamico che permette non solo di creare individualmente, ma di far sì che la creazione diventi elemento collettivo, illuminante, che diventi il motore della complessità che forma la società. 

L'arte come dinamica viva per creare e ricreare continuamente quelli che sono gli elementi della società, o per ricombinarli sempre in maniera nuova. Se io combino in maniera attiva, artistica, la politica con l'economia, l'economia con l'architettura, l'architettura con l'ecologia faccio un'operazione di creazione; e il cambiamento avviene attraverso una capacità estesa di creare continuamente l'elemento nuovo. 

La creazione diventa così capacità comune, estesa, della società stessa. Non è più appannaggio solo dell'artista. 

 

Opera di Michelangelo Pistoletto, ph Damiano Andreotti.


Allora, perché questo possa avvenire, occorre una scuola, un'accademia. Bisogna saper usare tutti gli elementi tradizionali, tutte le attività e le conoscenze che ci vengono dal passato e connetterle oggi in maniera tale da produrre un mondo nuovo. Noi con l'Accademia Unidee vogliamo produrre questo mondo nuovo, attraverso lo studio e l'elaborazione, in modo che in tutti i settori della società sarà necessario avere qualcuno che viene da questa scuola di connessione, di cambiamento. Perché la novità e l'innovazione passano attraverso questa accademia.

 

Quale rapporto intercorre alla luce della sua lunga e preziosa esperienza come artista tra arte, tecnica e comunità? E tra arte ed ecologia?

M.P.: Questa formula ha cominciato a diffondersi attraverso il simbolo del Terzo Paradiso. Il terzo paradiso implica che esistono due paradisi precedenti, che noi collochiamo nei due cerchi esterni, per creare al centro il terzo paradiso. Il primo è quello di quando eravamo totalmente integrati nella natura. Il secondo nasce con la capacità creativa dell'essere umano che porta poi al mondo artificiale nel quale viviamo. 

 

 

Quindi abbiamo il mondo naturale, il primo paradiso, il mondo artificiale, il secondo, che comprende la scienza, la tecnologia, la politica e l'economia di oggi ma che porta a precipitare nel baratro, perché stiamo distruggendo la natura. Allora è necessario trovare un equilibrio tra il paradiso artificiale, cioè quello in cui viviamo oggi, e la natura che stiamo completamente degradando. 

Il terzo paradiso è questo equilibrio tra natura e artificio. Per questo quando si parla di ecologia bisogna parlarne assumendo una vera e propria responsabilità che è quella di far interagire tutti gli elementi attivi nella società che sono appunto quelli del mondo artificiale, affinché si equilibri con la natura. E questo è un grande lavoro che deve essere fatto. Tutte la attività sociali e produttive si devono impegnare in questa direzione. 

Il progetto della rigenerazione è proprio quello del Terzo paradiso, e il terzo paradiso è il terzo stadio dell'umanità. Dobbiamo insegnare ai giovani come si entra nel terzo stadio attraverso un'attività che comprende tutti i settori della vita sociale. E l'arte è quell'attività che comprende tutti i settori della vita sociale.

 

Quali sono le istanze formative di Fondazione Pistoletto? E come Accademia UNIDEE può realizzarle? Ossia, quale può essere il ruolo della formazione nell'attuale società occidentale, tra neoliberismo, spinte sovraniste e individualismo?

Paolo Naldini: All’inizio del terzo millennio, l’umanità si trova di fronte a una trasformazione che può essere considerata come una vera e propria metamorfosi. 

La sfida posta da questa transizione epocale chiama le nuove generazioni all’impegno di rifondare la società generando una cultura capace di esprimere pratiche di creazione, organizzazione e produzione indirizzate verso una prospettiva di reale sostenibilità. 

Tale passaggio epocale deve essere effettuato mediante una feconda connessione tra la facoltà di creare, propria (ma non certo esclusiva) dell’arte e trasversale a tutte le discipline, la capacità di organizzare la società, propria delle scienze umane-sociali e politiche e la capacità di comprendere la complessità del mondo, propria delle scienze naturali.

 

Opera di Michelangelo Pistoletto.


L’ampiezza e la complessità della sfida non possono essere affrontate dagli apparati culturali, politici e scientifici esistenti unicamente con interventi correttivi, ma è necessario produrre una vera e propria trasformazione evolutiva nella convivenza sociale. Questo obbiettivo non può essere conseguito se non attraverso la formazione di una generazione che possieda le competenze necessarie a tale arte della connessione.

Basandosi su questa consapevolezza, Cittadellarte ha deciso di assumere direttamente una responsabilità politica costituendo una struttura di alta formazione che implichi l’arte in pratiche di innovazione sociale. Si sarebbe potuta chiamare università degli studi in scienze di arte e politica. Si chiama Accademia UNIDEE del Terzo Paradiso. 

Cittadellarte Fondazione Pistoletto è stata istituita a Biella negli anni ’90 da Michelangelo Pistoletto (l’artista italiano vivente maggiormente presente con le sue opere nei principali musei di arte moderna e contemporanea, secondo una ricerca redatta per conto del ministero dei Beni Culturali da W. Santagata, P.Sacco e M. Trimarchi, Skirà, 2005, L'arte italiana nel mondo) proprio con l’intento di “porre l’arte arte al centro di una trasformazione responsabile della società” obbiettivo da inseguire in unione e stretta collaborazione con le istituzioni e le organizzazioni della società civile. 

 

Se la natura comprende l'umano, la fenomenologia dell’umano accoglie ma non si limita alla natura in sé, poiché comprende specificatamente anche tutto ciò che è prodotto dall’essere umano; cioè l’artificio, che significa infatti etimologicamente “fare arte”. Il mondo umano che ci circonda è una creazione, un artificio elaborato nel corso dei millenni, ricorrendo ai più diversi strumenti intellettuali e materiali. Da tale processo hanno avuto origine la magia, la religione, la scienza, la politica e in generale la cultura che tutte queste comprende. La creazione dell’artificio in ogni campo sta perciò alla base del processo di umanizzazione, che ha portato appunto all'Antropocene.

Se da una parte, l’artificio ha raggiunto, negli ultimi secoli, straordinari conseguimenti, dall’altra ha indotto processi di degrado e consunzione dell’habitat planetario. Si è dunque venuta a produrre una situazione di squilibrio e di insostenibilità tra artificio e natura: la necessità di trovare un equilibrio tra questi è ormai evidente entro e tra ogni campo dell’agire umano.

 

Il passaggio dall'artificio insostenibile alla prosperità sostenibile è una fase storica che esige (oppure offre) all'umanità la possibilità di riprogettare ogni sua opera: dagli oggetti d'uso e consumo ai sistemi di organizzazione della vita collettiva, dai servizi alla persona e alle comunità ai rapporti con le risorse naturali e con il clima, dalle forme di comunicazione e condivisione della conoscenza ai modelli di produzione e divisione del lavoro, e così via. 

Si tratta di un passaggio altrettanto significativo e pervasivo quanto la rivoluzione industriale e più ancora della globalizzazione. Ogni aspetto della nostra vita individuale e collettiva sarà interessato da questo riorientamento lungo le direttrici della sostenibilità e della responsabilità. Questo comporta un'immensa generazione di (spesso imprevedibili) occasioni di impegno, impiego e realizzazione professionale ed esistenziale.

 

 

Quale percorso avete seguito per dare corpo alle idee di Michelangelo Pistoletto su un nuovo tipo di accademia?

Francesco Monico: Per fare diventare realtà l’intuizione di Michelangelo Pistoletto di un’idea nuova di Accademia di Belle Arti, ci siamo confrontati con il MUR, Ministero Università e Ricerca; perché in Italia l’erogazione di programmi di studio è soggetta al riconoscimento del Ministro dell’Università. Le accademie fanno parte del comparto AFAM, una sigla che sta per alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) e che indica l'istruzione superiore artistica appartenente al sistema universitario della Repubblica italiana. 

Michelangelo Pistoletto ha insegnato all’Accademia delle Belle Arti di Vienna (Akademie der bildenden Künste Wien) quando cadeva l’anniversario dei 300 anni di fondazione. Infatti questo istituto è stato fondato nel 1692 come un'università privata (ed è dal modello delle Accademie di Belle Arti austriache nell’epoca di Maria Teresa d’Austria che nascerà anche la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Brera a Milano).

 

In questo luogo Michelangelo Pistoletto ha messo a punto l’idea di una riattivazione dell'accademia artistica che si pone oltre l’Accademia perché importa dall’Università un lavoro di archeologia del sapere e di genealogia delle idee che danno solidità al pensiero progettuale di un’ arte che non è solo arte ma è l’idea della cosa che l’arte rappresenta (lo ‘specchio’ dell’artista nell’opera di Michelangelo). In questo modo Michelangelo Pistoletto ha proposto una riattivazione dell’Accademia attraverso delle discipline da insegnare oltre il sistema artistico. Così l’Accademia Unidee propone una ricerca che, uscendo dal quadro tradizionale, ad esempio dalla scultura tradizionale (1968, Beyond Modern Sculpture: The Effects of Science and Technology on the Sculpture of This Century, J. Burnham), include elementi che non sono considerati artistici, come l’economia, l’intrapresa, l’etica e la politica, configurandosi come università di arti applicate.

 

È quello che Michelangelo esprime nel Manifesto Arte (1994) in cui pone l’arte come vero e proprio metodo di ricerca attraverso il quale si può affrontare qualsiasi argomento, sia esso culturale, scientifico o economico.

 

Quali sono gli elementi che vi hanno permesso di dare vita a un progetto così strutturato?

F.M.: Accademia Unidee si fa Accademia di Belle Arti attraverso due topiche. 

La prima è il metodo critico che deriva dal ‘Teorema della Trinamica’ di Michelangelo Pistoletto: ossia la dinamica del tre. Questa formula è un vero e proprio ‘motore’ critico formato da due istanze più una (che ne è il risultato). In queste istanze avviene la produzione critica. Nella prima istanza possiamo mettere un qualsiasi elemento culturale normativo, nella seconda istanza, che è giustappositiva, mettiamo un elemento culturale normativo contrario. Queste due istanze combinandosi tra loro producono una terza istanza che prima non esisteva (da qui Trinamica). È un motore critico che aiuta a uscire dall’immaginario normato del XX secolo e di entrare in una ridiscussione dei significati utile per affrontare le incognite del XXI secolo. È una formula semplice, libera e potente che si basa sul fatto che tutto ciò che esiste è creato dalla connessione di due elementi che ne formano un terzo che prima non esisteva. In questo ex novo ci possono essere delle verità che non avevamo percepito e che possono essere molto utili oggi, di fronte alla profondissima mutazione antropologica che stiamo vivendo. 

 

La seconda topica è lo sfondo su cui Accademia Unidee opera, anch’essa derivata da una fase della ricerca artistica di Michelangelo Pistoletto nata nel 2003 intorno all'opera Nuovo segno d'infinito e che si concretizza nel 2005 come l’opera dal titolo Terzo Paradiso. Questa seconda topica si basa sul concetto che il mondo naturale è il ‘primo paradiso’ e si giustappone al ‘secondo paradiso’ che è il mondo artificiale della scienza, della tecnica, della politica e dell'economia. Oggi è imperativo trovare un equilibrio tra il paradiso artificiale, cioè quello in cui viviamo oggi, e la natura che stiamo completamente degradando. Questa topica fonda lo sfondo della ricerca e dei programmi formativi dell’Accademia Unidee ovvero quello che Paolo Naldini, Presidente dell’Accademia, definisce ‘Prosperità Sostenibile’.

Quindi, per dare una dimensione accademica normata a tutto ciò, l’Accademia Unidee propone l’arte non come mera disciplina di studio, ma come dispositivo di ricerca divergente, derivato dalla tradizione della fenomenologia artistica. L’arte quindi non come disciplina di studio ma come metodo di ricerca, che, in seno a una comunità di pari accademici, permette di affrontare problemi in maniera divergente dal classico approccio lineare che agisce dall’interno del problema stesso. 

 

Per finire, come descriverebbe questo nuovo tipo di accademia?

F.M: Direi che Accademia Unidee si propone come un istituto di alta formazione che è oltre l’Accademia di Belle Arti: oltre perché è una concreta università di scienze applicate, oltre perché è una nuova accademia filosofica che utilizza il pensiero analogico e l’immaginazione, oltre perché è un istituto tecnico-metodologico, oltre perché è una scuola di economia e intrapresa incastonata nel cuore produttivo del made in Italy. Per far tutto ciò affianca la ricerca alla didattica e per questo diciamo che è 'ispirata dal cambiamento’, definendola una 'challenge driven academy'.

L'intenzione è di fornire agli studenti solide basi per affrontare le scelte nella vita e, parallelamente, offrire ai docenti il contesto per agire da protagonisti nel cambiamento di paradigma del XXI secolo.

 

L'intervista è stata curata da Marco Liberatore.

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Terzo paradiso, Michelangelo Pistoletto.