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Virginia Woolf: il mondo visto da un acino d’uva

Passare una sera con Fedez. Oppure qualche ora con un’attrice famosa. Che sia per beneficienza o marketing, il principio è lo stesso: passare del tempo con una celebrità, poco o tanto non importa, è come vincere alla lotteria. Se invece compri questo libro, Nadia Fusini, Un anno con Virginia Woolf (Neri Pozza, 2021), vinci qualcosa di simile ma anche di molto diverso: 365 giorni con una delle più grandi scrittrici del ventesimo secolo. Attenzione, però, non si tratta esattamente di un premio in questo caso. Piuttosto di una piccola impresa, che richiede una certa dose di dedizione e curiosità.

 

Io personalmente penso che 365 giorni con Virginia Woolf in carne e ossa non li reggerei. Come con Eugenio Montale, Thomas Mann, Dante Alighieri o chi altro vi venga in mente. Sarà uno stereotipo, ma io ci credo: i geni, o come li vogliamo chiamare, possono essere insopportabili nella vita quotidiana. Per quello a volte si suicidano, oppure fanno altre cose ugualmente imbarazzanti. E per quello anche esiste la letteratura: per non sottoporci alla tortura di doverli conoscere di persona.

 

L’idea, all’inizio, era di carattere radiofonico: già ascoltare ogni giorno un pezzetto di libro, infatti, non era un appuntamento che aveva a che fare con una ritualizzata serialità del tempo? Quello di una fruizione pubblica e orale dei testi: un mese con Viaggio al termine della notte, quarantacinque giorni con Lolita o Gita al faro. Rendendoci consapevoli del fatto straordinario che noi “passiamo del tempo” con i libri. E che forse questa, al di là di ogni magniloquenza estetica o morale, è la principale funzione di quella diffusa ma anche umile attività umana che siamo abituati a chiamare letteratura: farci passare del tempo della nostra vita.

 

Il format è dunque quello di una trasmissione che, giorno dopo giorno, snoccioli qualche minuto di lettura o commento di un’opera celebre. Così è stato per il grande successo di Un’estate con Montaigne, che il critico e scrittore Antoine Compagnon ha prima proposto ogni giorno per due mesi nell’estate del 2012 su France Inter, poi in un libro tradotto in Italia da Adelphi. Chi di voi avrebbe mai pensato di passare un’estate non in Versilia o sulle Dolomiti, ma con un vecchio moralista del Cinquecento? Eppure molti di voi lo hanno fatto.

 

 

E Montaigne stesso vi ha aiutato: non perché avesse idea che i suoi Saggi, in un futuro poco raccomandabile, sarebbero stati ridotti in pillole di pochi minuti. Ma perché sapeva almeno due cose fondamentali per la modernità: la prima era l’inarrestabile avanzata del frammento, che lo ha condotto a scrivere un capolavoro che si può aprire e spilluzzicare come si vuole, in briciole o a grossi morsi. La seconda che quelle pillole sarebbero state un medicamento dell’anima. Forse l’unico ancora possibile. Come una cura omeopatica infinita, per un paziente destinato comunque a morire.

 

Dopo Montaigne, il format coronato da enorme successo si ripete con Baudelaire. Stesso trattamento: prima la trasmissione poi un nuovo libro intitolato L’estate con Baudelaire. Seguito da Un’estate con Proust, il quale già suonava meno paradossale: non solo per la mondanità del personaggio, che vediamo bene accompagnarci in qualche spiaggia esclusiva d’inizio Novecento, ma anche perché ci si stava abituando.

 

Nel frattempo avrete notato che, in questa piccola storia del modello prima radiofonico poi editoriale di “un minuto, un mese, un anno con…”, siamo passati dal Testo all’Autore (o Autrice): il tempo lo passiamo adesso direttamente con lui (o lei) piuttosto che con i loro testi. O meglio con i loro testi che però vengono fatti apparire come un tutt’uno con lui (o lei), in una illusione ottica che la teoria letteraria ha in tutti modi cercato di esorcizzare, cancellare, distruggere ma che puntualmente torna a ossessionarci, come una delle ingenuità forse costitutive della possibilità stessa di “credere” in ciò che chiamiamo letteratura. 

 

L’anno scorso Neri Pozza aveva tradotto il libro di Clemency Burton-Hill Un anno con Mozart. La musica si presta forse ancora meglio a questo genere di campionatura, capace di accompagnarci in punta di piedi nel tempo ripetitivo e spezzato della nostra quotidianità: tanto che l’esportazione di quel modello alla delibazione dei testi di una scrittrice sembra suggerirci che la cosa migliore sarebbe quella di ascoltare la letteratura come fosse musica. Nel triplice senso di farlo oralmente, di farlo a pezzetti, e last but not least di farlo con l’accento posto in prevalenza sul piacere. Senza rimorsi, pesantezze o troppi cerebralismi. Come fosse qualcosa da mangiare, magari a colazione, per scacciare lo sgomento della notte: “L’idea è questa – scrive la nostra perfetta accompagnatrice, Nadia Fusini, che ci guiderà con un rapido e impeccabile cappello introduttivo alla lettura di ogni brano scelto – svegliarsi ogni mattina in compagnia di Virginia Woolf. Per un anno intero, farsi accompagnare nella giornata che si apre dalla sua voce”. Virginia Woolf è lontana anni luce da Montaigne, ovviamente: ma come lui conosce il potere del frammento, che lacera il mondo e nello stesso tempo lo medica con il sorprendente balsamo delle parole. 

 

A riassumervi cosa dica Virginia Woolf nelle 365 citazioni riportate in questo voluminoso libro, o meglio cosa scelga di farle dire per 365 volte Nadia Fusini che è una delle sue maggiori studiose, spigolando in tutta la sua opera, non mi ci provo neanche. Sono pillole, caramelle. E sta a voi scartarle. O meglio, se preferite, sono acini d’uva: uno tira l’altro. Nel pezzo di apertura del 1° gennaio di un anno indeterminato (quindi a vostra scelta: che sia il 1882, data della sua nascita, o il 2022 poco cambia), Virginia Woolf scrive che per cogliere l’intensità delle sue prime impressioni nel mondo tardo ottocentesco in cui le era capitato di crescere bisognava pensare alle onde e alla tenda della camera dei bambini a St. Ives: “La sensazione, come a volte la descrivo a me stessa, di stare dentro un acino d’uva, e di vedere tutto attraverso una pellicola gialla semitrasparente”.

 

Pensate a che mondo vedreste stando dentro l’acino d’uva della piccola Adeline Virginia Stephen, mezza sveglia, mezza addormentata sul suo letto nella casa delle vacanze estive, quando volete sapere cosa può e deve fare per noi la letteratura. A questo proposito, faccio ammenda. Mi ero sbagliata: questi 365 giorni con Virginia, 21.900 minuti, 1.314.000 secondi sono davvero un premio. Che come ogni premio bisogna saperci meritare. Giorno dopo giorno.

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