Chi scegliere tra Aiace e Odisseo?

Paul Woodruff. The Ajax dilemma

«Che senso ha studiare filosofia se serve solo a metterci in grado di parlare con qualche plausibilità di astruse questioni di logica, ecc., ma non migliora il nostro modo di ragionare sulle questioni importanti della vita quotidiana, se non ci rende più coscienziosi di un qualunque... giornalista nell’uso delle pericolose frasi fatte che costoro adoperano per i loro fini personali».

Ludwig Wittgenstein, lettera a Norman Malcolm, 16 novembre 1944 (in Lettere 1911-1951, pp. 321-322, Adelphi 2012)

 


 

Chi scegliere tra Aiace e Odisseo? Il primo è forte, leale, forse non troppo innovativo. Il secondo è creativo, scaltro, ma non si sa quanto affidabile. Aiace da solo ha sconfitto un'intera armata troiana. Odisseo con un espediente è in grado di far vincere la guerra. Se  preferisci il primo, perdi il tuo uomo più brillante. Se premi il secondo, farai a meno del più onesto e costante del gruppo. Come scegliere senza danneggiare la comunità?

 

«Il dilemma è perenne», dice il professor Paul Woodruff, studioso dell'antichità classica, direttore del dipartimento di Filosofia di Austin, Texas, autore di The Ajax dilemma: Justice, Fairness and Rewards (Oxford University Press, 2011). Al centro c'è una delle questioni più importanti per una società: come distribuire premi e riconoscimenti senza generare iniquità? «Domanda fondamentale, soprattutto oggi  che l'economia è in crisi in tutto il mondo – osserva Woodruff. – In un periodo di rapida crescita, la maggior parte della gente si aspetta di ricevere dei premi; ma quando le aspettative vengono limitate, e si prevedono meno benefici per tutti, allora si vuole soprattutto giustizia nella distribuzione dei riconoscimenti».

Attraverso Omero e Sofocle sappiamo che i greci scelsero Odisseo. Il trofeo era l'armatura di Achille, il premio più importante che potesse essere assegnato a un soldato. La decisione fu democratica: i capi si riunirono per ascoltare i discorsi di entrambi. «Un confronto che potrebbe ricordare i dibattiti dei politici prima delle elezioni», dice Woodruff. La maggioranza vota per Odisseo. Agamennone, il capo dei capi, gli consegna l'armatura. Aiace non la prende bene. La sua ira diventa incontenibile; vorrebbe massacrare tutto il suo esercito, finirà col suicidarsi. «Aiace rappresenta tutti noi che lavoriamo duro e con grande lealtà senza essere considerati. La sua rabbia nasce dalla percezione dell'iniquità, per questo è importante. La rabbia è un segnale, ci fa capire che nell'equilibrio della società qualcosa si è rotto».   

 

Dove cercare l'origine di questa ingiustizia? «Nel mito è l'errore di Agamennone. Mette da parte Aiace, lo tratta come se fosse solo una bestia da soma, sicuro che comunque continuerà a lavorare senza protestare. Noi stiamo commettendo lo stesso sbaglio, soprattutto negli Stati Uniti, dove le diseguaglianze nella redistribuzione sono crescenti». Chi sono quindi gli Agamennone di oggi? «Tutti coloro che hanno il potere e se ne servono solo per il proprio interesse, dimenticando i fini comuni e senza far caso a chi ha lavorato per loro», risponde Woodruff.

 

 

Il dramma di Aiace però ci mostra anche I limiti di una certa idea di giustizia. «Sbagliamo se la consideriamo solo un insieme di regole», dice Woodruff. Dal punto di vista formale, infatti, la decisione che premia Odisseo è ineccepibile. Se considerassimo solo l'aspetto giuridico, il dilemma svanirebbe. «Ma la giustizia è qualcosa di più grande della legalità – continua il professore. – Certo, leggi sbagliate distruggono l'armonia di una comunità, ma non bastano buone leggi a crearla. Non c'è una legge che si applichi perfettamente in ogni situazione. La vera giustizia deve preservare l'integrità di una comunità». Un'idea che attraversa tutto il saggio dello studioso americano:  «Gli esseri umani maturano solo nelle comunità. Negli affari, nella vita accademica, militare, politica o domestica, siamo sempre immersi in una comunità», sottolinea Woodruff.

 

Spesso chi ci guida lo dimentica. «Scegliamo i nostri leader affidandoci ai più esperti o ai più istruiti. Ma tutti conosciamo persone con un alto livello di istruzione che sono anche molto stupide e esperti che usano le loro conoscenze per fini orribili», afferma Woodruff. È ancora l'errore di Agamennone. «Lo commettiamo quando preferiamo la conoscenza alla saggezza. Diamo così tanto peso alla conoscenza perché più facile da insegnare. La saggezza non è così semplice da trasmettere ma è molto più importante. È quello che ci permette di apprezzare il contributo degli altri e ci fa capire quando è sbagliato seguire una regola abituale». Nanci Kohen, storica e docente della Harvard Business School ha accusato Woodruff di non indicare il modo in cui i futuri leader possono evitare di commettere gli stessi errori. «Sarà l'argomento del mio prossimo libro», risponde lo studioso. «Intanto spero che i leader di oggi imparino a fare attenzione ai molti Aiace che li seguono, e a trattarli con rispetto».

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