Il piatto piange
Alberto Saibene

Alberto Saibene lavora in campo editoriale. Per il resto è un dilettante. 

18.02.2017

“I due orfanelli”, 1947 / Un maestro di disobbedienza

  Nelle prime ore del 15 aprile 1967, moriva improvvisamente il principe Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno de Curtis di Bisanzio, in arte Totò. Da quella notte sono passati cinquant'anni, ma la sua figura è più viva che mai nell'immaginario collettivo. Affrontarla significa raccontare una porzione consistente della cultura nazionale, sia “bassa” che “alta”, dal ventennio fascista ai prodromi del '68; ma significa anche, dietro le risate, domandarsi quanto sia ancora in grado di parlare a noi (ma soprattutto di noi), spettatori italiani d'oggi. In occasione di questo anniversario, Doppiozero ha deciso di dedicare a Totò uno speciale in più parti, nel quale le testimonianze d'epoca verranno affiancate alle parole dei nostri collaboratori, ciascuno alle prese con una...

23.12.2016

Dino Risi, 1916-2016 / Il segno di Risi

Negli anni in cui il cinema italiano era forse il più grande di tutti, il favore della critica andava a chi racchiudeva un mondo in un’inquadratura immediatamente riconoscibile (Antonioni, Fellini, Visconti). Poi c’era chi il mondo lo deformava (Germi), chi lo costruiva mescolando realtà e melodramma (Rosi), e infine una serie di ottimi professionisti che raccontavano il cambiamento del costume del paese nella forma della commedia (Comencini, Monicelli e molti altri).  Tra questi ultimi Dino Risi, di cui oggi si celebrano i cento anni dalla nascita. Si era attorno al 1960 e in tutti era presente la lezione del neorealismo (Rossellini, De Sica e Zavattini). Valeva anche per Dino Risi: «Il neorealismo è stato per me fondamentale [...] Non è un genere il neorealismo, è un modo di vedere...

11.12.2016

Parlando di ritorni / Notte al castello, pranzo in cascina

Arriviamo trafelati al castello di Varzi. Chiacchierando con Antonella e Luca non ci siamo accorti di aver perso la giusta uscita dell'autostrada e dopo vari su e giù tra val Staffora e val Borbera, in un pomeriggio di sole splendente, giungiamo in ritardo a destinazione. Antonella Tarpino ha dedicato alcune pagine del suo ultimo libro, Il paesaggio fragile, a questa zona, detta delle "quattro province" (Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova), mettendo in luce il naturale meticciato di una popolazione costretta a emigrare presto, in una terra che è stata storicamente un luogo di passaggio tra il mare e la pianura. Dagli anni Cinquanta è al margine dei grandi traffici, ma forse per questo, è sempre di più scelta come luogo di residenza da chi è stufo di vivere in città. Ad attrarre è un...

30.10.2016

Mare e Sardegna

“Finalmente ti sei organizzato delle belle vacanze”. L’approvazione di mia madre è il viatico a un’estate meno on the road del solito, con alcune giornate dedicate al mare, ai bagni, alla famosa “aria buona”, così rara quando si torna in città. E così, dopo un breve volo notturno Pisa-Alghero, eccomi sulla Carlo Felice in una Sardegna dove la notte coincide col buio. Sento soprattutto le buche della strada che mi conduce verso Riola Sardo, in mezzo al Campidano, a pochi chilometri dallo stagno di Cabras, dove un’amica milanese ha ristrutturato con garbo e rispetto una casa di paese e vi trascorre molti mesi all’anno. Attraverso di lei conoscerò una piccola, informale, comunità di sardi e di continentali che vivono un po’ fuori dagli schemi e amano questa terra di cui sono giustamente...

25.09.2016

Dagli anni ’30 a oggi / Il paesaggio italiano al cinema

Per ricostruire le trasformazioni del nostro paesaggio il cinema è uno strumento formidabile fino ad ora poco utilizzato. Ho preso in considerazione il cinema italiano dagli anni ’30 a oggi, conoscendo troppo poco il cinema muto che, secondo una vecchia classificazione, si divide tra gli eredi di Lumière, il cinema documentario, e di Méliès, il cinema fantastico, di invenzione. E in particolare mi riferisco al cinema di finzione, non al documentario, per la ragione principale che è uno specchio inconsapevole, quindi tanto più ricco di segni che entrano nell’inquadratura, della nostra società. Dal Romanticismo, quando cioè l’idea attuale di paesaggio arriva nella nostra Penisola, fino ai primi del Novecento, gli italiani hanno guardato al nostro paesaggio attraverso la storia dell’arte. Da...

03.09.2016

Un popolo di cicale

L’aeroplano ronza sull’aeroporto di Bari Palese in attesa di atterrare. Un fortissimo temporale si è abbattuto sulla città e sotto di noi scorrono il Tavoliere, i campi gialli, le distese di ulivi. Dopo una mezz’ora scendiamo e prendo a nolo una vetturetta. In città mi aspetta Antongiulio Mancino, critico cinematografico, detective dei segreti dell’Italia repubblicana, ma soprattutto amico. Sono le 14 passate quando entriamo all’Hostaria del Gambero, classico ristorante sul porto. “Devi assaggiare gli spaghetti al nero di seppia!” Pur diffidando delle osterie con la h davanti, non mi lascio pregare. Dopo qualche antipasto (gamberi crudi e cotti, polipo, insalata di mare), arrivano gli spaghetti che, mescolati davanti a noi, diventano neri.   Sono buonissimi, ma cerchiamo di non...

03.07.2016

Omaggio a un maestro / Gli ottant’anni di Luca Baranelli

Nel primavera del 1939, per esorcizzare l’incubo di una guerra che sentivano sempre più imminente, Piero Calamandrei e alcuni amici (Sandrino Levi, Luigi Russo, Pietro Pancrazi e altri) presero l’abitudine di fare lunghe passeggiate domenicali per la campagna toscana. Il calore della conversazione scioglieva per qualche ora l’angoscia del tempo presente. Luca Baranelli allora aveva 3 anni, viveva a Siena un’infanzia felice e Calamandrei l’avrebbe conosciuto più tardi, quando, non ancora maggiorenne, militò in Unità Popolare, una formazione di derivazione azionista che contribuì a non far passare la “legge truffa” nelle elezioni del 1953.   Il calore dell’amicizia la ritrovo, attraversando in treno la campagna toscana, quando incontro a Santa Maria Novella Francesco Ciafaloni (forse...

29.05.2016

Il debutto di Andrea Bottalico / Il fuoco a mare

Negli anni Cinquanta, quando ancora era forte l'urgenza di dire, di testimoniare il presente e il passato prossimo, ci fu una collana editoriale, "I Gettoni" di Einaudi, che assolse più di tutti questo compito. Elio Vittorini battezzò grandi scrittori che poi fecero carriere anche molte diverse come Lucentini, Fenoglio, Lalla Romano, Anna Maria Ortese, Testori, Ottieri e altri nomi, alcuni dei quali oggi sepolti nell'oblio. Mi sono venuti in mente "I Gettoni" leggendo Il fuoco a mare (Monitor, p.216 15 euro), debutto di Andrea Bottalico, un Gettone dei nostri tempi, volume passato tra le mani di editori importanti e poi tornato al punto di partenza: la redazione di Napoli Monitor in uno scantinato dei Quartieri spagnoli.   Pur essendo meritevolissima, l'attività di Napoli Monitor (...

16.04.2016

Museo Guatelli, MAST e trattorie emiliane / Mai perdere di vista il ragù!

È da tempo che volevo visitare il Museo Guatelli. Me ne aveva parlato l'amica Marta Sironi, che ha un gusto infallibile per il bello e non vedevo l'ora di andarci. Tra una cosa e l'altra sono passati un po' di mesi e una mattinata piovosa di questo inverno mite non scoraggia il nostro equipaggio a far rotta verso Ozzano di Taro, prima tappa di una giornata intensamente emiliana. Tra la pianura e l'Appennino, appena prima di Fornovo, una vecchia casa di mezzadri, con stalla ed edifici annessi, ospita il Museo Guatelli. Ad accoglierci è Lino che, con amicizia e gentilezza, risponde alle nostre domande e ci fa notare le cose più curiose di questa gigantesca e compressa raccolta della civiltà contadina e, più in generale, del mondo di ieri. Ma non è solo un museo dell'uso e del riuso della...

02.03.2016

L’Italia del miracolo economico (1958-1963)

Si è usi circoscrivere il boom o miracolo economico tra il 1958 e il 1963, anni nei quali fenomeni fino ad allora in stato di incubazione esplodono in tutta la loro virulenza. Il quadro politico, a parte la vistosa eccezione del governo Tambroni – monocolore DC sostenuto dall’appoggio monarchico e missino che insanguina l’Italia nella primavera-estate del 1960 –, registra il progressivo avvicinamento del PSI all’orbita democristiana, offrendo uno sfondo quieto alla grande trasformazione dell’Italia da nazione proto-industriale a nazione moderna (tenendo conto di tutte le insidie che questo aggettivo nasconde).   Qualche dato ci aiuta a riflettere: nel 1962 gli abitanti di Torino aumentano del 35,5%, arrivano cioè oltre 66.000...

21.02.2016

"L'importante è che la morte ci trovi vivi" / Marcello Marchesi. Il signore di mezza età

“Che bella età la mezza età… serenità… tranquillità”, così cominciava la sigla del Signore di mezza età (1963), un varietà di costume firmato da Marcello Marchesi insieme a Camilla Cederna e Gianfranco Bettetini. Marchesi, fino ad allora dietro le quinte, per la prima volta si presenta alla ribalta con una rassicurante maschera con baffi, occhiali, cappello, impermeabile e ombrello: il signore di mezza età che oppone la sua epoca e i suoi ricordi al presente. Sono gli anni del boom e in Italia chi ha 40-50 anni si sente superato da una nuova generazione con costumi diversi. È la scintilla che farà da detonatore ai successivi conflitti generazionali e il tema di molti film come La voglia matta (1962) di Luciano Salce dove il quarantenne Ugo Tognazzi è attratto dalle grazie acerbe della...

13.02.2016

1975 e dintorni

1 1975: Quinta elementare di via della Spiga. I venti del ‘68 raggiungono l’austero edificio nel cuore di Milano, dove gli alunni indossano un grembiule nero o, i più zelanti verso i regolamenti, una giacchetta verde con ricamata una spiga, mentre le alunne un grembiule bianco con o senza fiocco. I genitori, che spesso hanno frequentato lo stesso istituto, si dividono tra chi vuole una scuola più partecipata – sono gli anni dei Decreti delegati – e chi invoca un principio d’ordine in una società dove tutto sembra cambiare. In classe, a un angolo del muro, un altoparlante, eredità del fascismo, gracchia le comunicazioni del mite direttore Ferretti; alle pareti, dietro alla cattedra, divise dal crocefisso, una carta politica e una fisica. Quest’ultima è la meno utilizzata, serve per...

07.02.2016

La storia di Gianni Brera

“Io triumphe, avventurata Italia”. Così Gianni Brera celebrava, il 13 luglio 1982, il terzo campionato del mondo vinto dalla nostra Nazionale. Era anche un trionfo personale perché fu l’apoteosi del calcio “all'italiana”, una categoria critica inventata dallo stesso Brera, meglio noto come “contropiede”, altro neologismo di conio breriano. Il giornalista aveva allora 63 anni, scriveva per «Repubblica», ed era considerato il principe dei cronisti sportivi. Sarebbe vissuto altri dieci anni, ma quello fu lo zenith di una carriera cominciata oltre quarant'anni prima e proseguita, con meno smalto, dopo il 1982.   Dopo di allora cambiò il calcio con l'arrivo sempre più massiccio degli stranieri...

16.01.2016

Pintori: la grafica ai tempi della Olivetti

Non è difficile individuare i bersagli che il giovane Renato Solmi indicava, senza fare i nomi, nell'incandescente introduzione ai Minima Moralia di Adorno (Einaudi 1954), ora ristampata da Quodlibet. "Lo snobismo dei gruppi che si danno convegno – anno per anno – in un'isola selvaggia e fuori mano, fieri della differenza e della propria scoperta, ė di cattiva lega come lo humour di certi bohémiens attardati che si distinguono dai borghesi solo perché sanno fare loro il verso".   Bocca di Magra, tra La Spezia e la Versilia, non è un'isola selvaggia ma, negli anni Cinquanta, quando Solmi scrive queste pagine, diventa luogo di ritrovo di una borghesia intellettuale stufa della Versilia e che vagheggia un ritorna alla...

09.01.2016

Gli anni di Beppe Viola

Beppe Viola è morto nell’ottobre 1982. Avrebbe compiuto 43 anni da lì a pochi giorni e da allora è molto rimpianto da un gruppo ristretto, ma non troppo, di fedelissimi. Erano passati tre mesi dall’incredibile vittoria nel Mundial spagnolo che aveva spazzato via gli anni neri della prima Repubblica e inaugurato i nostri anni Ottanta. Ora che torna in libreria Vite vere compresa la mia (Quodlibet, 17 euro), con la copertina originale di Altan, una simpatetica introduzione di Stefano Bartezzaghi e la scrupolosa curatela di Gino Cervi, ci si può chiedere le ragioni per cui resiste il mito di un giornalista sportivo diverso dagli altri, ma che ormai ricorda solo chi ha passato i 40 e anche da un po’. Il libro raccoglie e integra la rubrica che...

07.11.2015

Giancarlo Lunati, un manager

Giancarlo Lunati accoglieva il visitatore nel salotto della sua abitazione milanese dalle parti del Tribunale mostrandogli le foto di Benedetto Croce e Adriano Olivetti, insieme a una targa che celebrava la tiratura record raggiunta da «Il Sole 24 ore» negli anni della sua gestione. Tre simboli a ricordare le principali tappe di una vita ricca di impegni professionali e di occasioni culturali. Dichiarava che «un manager deve avere curiosità intellettuali, deve cercare di non essere mai troppo settoriale». Una certa bruschezza monferrina (era nato a Rivarone nel 1928) lo induceva ad andare al nocciolo delle questioni che riguardavano il suo passato olivettiano, affermando che quello che aveva da dire lo aveva scritto in Con Adriano Olivetti alle elezioni del...

01.11.2015

Un concerto di Bauscia: Explicit

L’immagine dell’Albero della vita inghiottito dalla nebbia è stato il segnale che la festa era finita e che gli amici se ne stanno andando. Dopo 5 mesi, 21 milioni di visitatori dichiarati (uno in più rispetto agli obiettivi degli organizzatori, tre in meno di quelli necessari per far quadrare i conti) l’Expo chiude i battenti. Anche i più critici si sono adeguati alla narrazione che l’Expo è stato un successo, che ha celebrato la rinascita di Milano e che ha mostrato che anche in Italia si sanno organizzare i Grandi Eventi. Il Commissario Giuseppe Sala, italico more, è ora candidato a tutte le cariche possibili, la più plausibile quella di Sindaco di Milano. Certo lo stesso Sala ha messo le mani avanti dicendo che finch...

25.10.2015

Expo: Milano da bere, Milano da mangiare

Ho un ricordo nefasto degli anni della Milano da bere, oggi associati agli anni Ottanta, in realtà cominciati nel 1985 e terminati sotto i colpi di Tangentopoli tra il 1992 e il '93. Trionfo dell'effimero, della spensieratezza, degli stilisti assurti a maître à penser, di uomini senza qualità (Cesare Cadeo a passeggio per via della Spiga), increduli del denaro facile che entrava (e usciva) dalle loro tasche. Un'amica torinese, che visse la Milano di quegli anni, cercò di farmi vedere l'altro lato della medaglia: le esplosioni di creatività, il dadaismo di alcuni personaggi, l'improbabile come fonte di divertimento. Non mi persuase, ma mi offrì un altro punto di vista. Ora è il tempo della Milano da mangiare,...

11.10.2015

Expo. Code e Mercato Metropolitano

Gli amici che si incontrano la sera in città, reduci da una giornata all’Expo, sono colpiti soprattutto dal fenomeno delle code. Se qualcuno si lamenta, la maggior parte dei visitatori affronta code di 2, 3, 4 ore, senza battere ciglio. E così, in fila sotto il sole o con il primo fresco d’autunno, la maggior parte delle persone preferisce spendere una giornata a Expo e dire di aver visto i padiglioni di Brasile, Giappone e Inghilterra, ma anche l’Arabia Saudita e naturalmente l’Italia o il Padiglione Zero, piuttosto che farsi un’impressione generale a spasso per il sito. In coda si familiarizza, si scambiano informazioni su Expo, si arriva rapidamente alla conclusione che tutto il mondo è paese. Il problema è che in Italia abbiamo...

13.09.2015

Expo: Ricominciamo

La lunga coda che il 25 agosto si snodava davanti a Palazzo Reale era il segno di una rentrée anticipata per molti milanesi. L'occasione era l'opening della mostra La grande madre, organizzata dalla Fondazione Trussardi a Palazzo Reale, virtuoso esempio di collaborazione tra pubblico e privato. Il tema della mostra, l'archetipo della grande madre mediterranea e non solo, era così smisurato che si era sommersi dai materiali, spesso preziosi e inaspettati, ma col sospetto che il tema andava forse calibrato un po' meglio (scherzando suggerivo La grande zia). Ad ogni modo è una bella mostra ed è stata l'occasione per verificare la prevalenza degli abbronzati sui visi pallidi.   Diverso, meno da happening, il clima che si respirava nell...

02.09.2015

Ricordo di Manlio Cancogni

Era bello scendere in Versilia sapendo che Manlio Cancogni c’era ancora. Certo, aveva 99 anni, tutti i suoi amici più cari erano morti (l’ultimo, Cesare Garboli); l’appartamento di Fiumetto, dove era costretto da tempo, era una specie di punizione dopo anni di girovagare per il mondo (la guerra in Albania e Grecia, gli anni di Parigi corrispondente de «L’Espresso», quelli americani dove insegnò in un college del New England). Ma, quando si andava a trovarlo, oppure si leggevano le interviste che, con cadenza periodica, rilasciava ai quotidiani, si coglieva l’intelligenza viva, la sfida alla noia, l’occhio sempre vigile al presente.   Cancogni appartiene a quell’epoca della narrativa borghese italiana (dagli anni...

23.08.2015

Dialogo di due milanesi (in vacanza) sull'Expo

In un agriturismo del centro Italia, ai bordi della piscina, due signori milanesi, all'inizio dell'età di mezzo, conversano ai bordi della piscina. A: Devo dire che quest'anno il caldo è stato tremendo. Non ha mai smesso. B: Non lo dica a me. Mi fermo solo una settimana e poi si ricomincia. A: Anch'io ho preso meno ferie ad agosto perché avevan detto che la città sarebbe stata piena di gente per via dell'Expo e invece... B: No, ma guardi. Gente ce n'era. Magari non si vedeva tanto. Comunque la città era più viva del solito. Volendo ogni sera c'era una cosa diversa da fare e poi c'era lo stesso Expo. Con 5 euro, la sera ti fai una girata e ti diverti. A: Ma perché lei quante volte c'è stato? B:...

08.08.2015

Notti bianche a Stoccolma

Dopo la fine della guerra si partiva per la Svezia alla ricerca di un esemplare nuovo di umanità, prodotto da una civiltà che aveva assorbito la modernità nelle sue tradizioni. Si tornava in Italia con pezzi di design, esempi di urbanistica e di uno stato sociale modello. Erano gli anni Cinquanta e sulle nostre riviste apparivano articoli ammirati in cui erano, per una volta tanto, soppresse le note di costume e si indicavano esempi di crescita armonica della società, nella speranza che potessero essere seguiti anche da noi. Già negli anni Sessanta le cose cambiarono: i rapporti senza complessi tra i sessi vennero tradotti dalle nostre parti in libertà sessuale, le applicazioni della socialdemocrazia come indizi di totalitarismo. I film di Bergman...

19.07.2015

Leonardo and friends

In una serata non ancora troppo arroventata sono in coda davanti a Palazzo Reale in attesa di visitare Leonardo 1452-1519, la mostra fiore all’occhiello tra quelle organizzate dal Comune di Milano in occasione di EXPO. Dietro di me una panettiera si lamenta con l'amica che, dopo essersi finalmente fidanzata, ora convive con un precisetto che la comanda fin nelle piccole cose e rimpiange l’antica libertà. Davanti a me un signore siciliano continua ad ammiccarmi. Vorrebbe che intervenissi davanti alle proteste di una madre e di una figlia che accompagna: non hanno pazienza di aspettare e vorrebbero mangiare qualcosa prima della visita. Pochissimi gli stranieri. Ascolto in silenzio. Mi piacerebbe raccogliere i miei pensieri (e capire dove si sono ficcati i miei amici...