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Franco Arminio

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Ha scritto molti libri in versi e in prosa. Si definisce paesologo e in questa veste ha realizzato anche vari documentari.

18.02.2013

La pioggia russa

I meteoriti che hanno colpito la Russia sembrano un messaggio che un Dio stanco ha pensato di spedire alla sue creature accanite sul contingente. La piccola terra tonda è sempre più gremita di esseri umani e delle loro creazioni e sempre più priva di quello che una volta si chiamava sacro, spirito, religione. Le dimissioni del papa hanno ufficialmente sancito la stanchezza degli umani, il loro ripiegarsi sulle piccole vicende del proprio corpo e della propria psiche. La pioggia cosmica è sempre in corso. Forse i lunatici, gli ipocondriaci sono persone colpite da meteoriti invisibili. Ormai il pianeta sembra una vasta infermeria, un ambulatorio in cui ognuno porta i suoi mali a un medico che non c’è. La malattia del mondo è aver perso...

19.11.2012

Taranto. La città di ferro

Taranto è una città apocalittica, ma è un’apocalisse grigia, a lento rilascio. C’è una fabbrica che si è presa il mare, la terra, il cielo della città e adesso si prende anche il lavoro. Bisogna fermarsi e ragionare su Taranto, si può enfatizzare l’importanza del lavoro o quella della salute, comunque siamo di fronte a una vicenda cruciale, che spiega molto del nostro passato e anche del nostro futuro. L’apocalisse di Taranto prima che nelle cartelle cliniche è nella forma della città: una bellissima città della Magna Grecia circondata da una cintura di ferro, simbolo estremo di come l’Italia sia passata dalla civiltà contadina alla modernità incivile. Una storia di...

09.10.2012

Cartoline da un funerale

Qualche giorno fa è morto in Irpinia l’editore Elio Sellino. Oltre a fare tantissimi libri, non solo di storia locale, era anche direttore del centro di ricerche Guido Dorso. Camminando per il sud si trovano tante scene che illuminano sulla condizione attuale del sud e di quel sud più grande che è il mondo intero. Volevo scrivere un ricordo per esaltare le virtù del mio amico scomparso, alla fine mi è sembrato che potessero bastare queste cartoline dal suo funerale.     Al funerale di Elio Sellino era evidentissimo che il mondo della cultura in Irpinia non esiste. Ed era evidente che i cosiddetti intellettuali di sinistra qui non si sono mai visti. E che dire delle centinaia di politici con cui ha avuto rapporti? Oggi al funerale...

05.07.2012

Il cammino degli infermi

Prima si camminava, adesso si telefona o si vaga nella rete. Nella civiltà contadina per vivere bisognava camminare molte ore al giorno. Al mio paese il fazzoletto di terra, che poi era un fazzoletto di pietre, poteva distare anche dieci chilometri. E in un giorno se ne facevano venti, insieme al mulo e alla zappa.  L’Italia negli ultimi anni si è letteralmente fermata. Chi non è fermo davanti alla televisione, è fermo davanti al computer o è dentro un’automobile. Si vedono sul ciglio delle strade solo gli stranieri. Qualche giorno fa ho incontrato una badante che ogni giorno fa cinque chilometri a piedi per spostarsi dal letto dove dorme al letto dove accudisce un’anziana. Pure io cammino poco ultimamente. Potrei accampare...

06.01.2012

Letterina alla Befana…

Cara Befana,   scrivo a te perché ho inventato una scienza inesistente che si occupa di sparizioni. Il mondo in fondo è tutto un gioco di apparizioni e sparizioni, non ti pare? Potrei chiederti: come mai tu sei sparita e i cardinali sono ancora al loro posto? Potrei chiederti cose di questo mondo, ma immagino che a te interessino poco e forse anche a me. Quello che indugia a esistere diventa presto palude, fango. E allora ti chiedo di mettere nella tua calza la voglia di sparire o quanto meno di tacere. Ti sto scrivendo alle sette del mattino dal mio paese, un paese sparito. Sono rimaste le case, è rimasto il paesaggio intorno alle case, ma il paese non c’è più. Ieri sera facevano una tombolata al paese nuovo. Ogni volta che si prova...

09.11.2011

Poesia della decrescita

La lingua appoggiata sulla terra come la suola delle scarpe. appoggiare la lingua  le mani  costruire con gli occhi col sorriso riempire il mondo di fiato e di calore non di cemento e di strade, mettere fuorilegge le betoniere bandire il calcestruzzo armare solo la pazienza la dolcezza amare il vuoto svoltare con violenza verso la povertà svoltare assieme tornare non al mondo contadino ma a ciò che c’era prima che nascesse il mondo cancellare dentro la testa i deliri degli ultimi millenni e stare qui a lodare quello che non c’è  quello che non abbiamo.

28.10.2011

La repubblica del fango

repubblica marcita da un diluvio di parole seppellita. la terra va giù come la carne di un corpo morto. la penisola è uno sputo su un vetro sporco. solo fango al posto delle vertebre, dell'orto.

18.10.2011

Ciao Zanzotto

Zanzotto è sempre stato ammalato: il disturbo di essere nel corpo il disturbo di essere nel paesaggio mentre viene divorato festeggiamolo in ogni modo: il poeta vive sempre sulla punta di un chiodo.

14.10.2011

Il cammino degli infermi

Prima si camminava, adesso si telefona o si vaga nella rete. Nella civiltà contadina per vivere bisognava camminare molte ore al giorno. Al mio paese il fazzoletto di terra, che poi era un fazzoletto di pietre, poteva distare anche dieci chilometri. E in un giorno se ne facevano venti, insieme al mulo e alla zappa. L’Italia negli ultimi anni si è letteralmente fermata. Chi non è fermo davanti alla televisione, è fermo davanti al computer o è dentro un’automobile. Si vedono sul ciglio delle strade solo gli stranieri. Qualche giorno fa ho incontrato una badante che ogni giorno fa cinque chilometri a piedi per spostarsi dal letto dove dorme al letto dove accudisce un’anziana di Castelbaronia. Pure io cammino poco ultimamente. Potrei...

28.09.2011

La democrazia zippata

  Che cosa ci sta accadendo, cosa sta accadendo a noi come persone? C’è un’agenzia di rating che declassa i nostri titoli morali, il nostro prestigio di esseri umani. In giro vediamo solo facce scontente. L’ardore viene scambiato per follia. Il modello è la rete, è Facebook. Una cosa la dico io, una la dici tu e andiamo avanti. La parola come porta girevole. Siamo in mezzo a questi spifferi. L’occidente occulta la sua bancarotta spirituale mettendoci davanti agli occhi la crisi economica. In Italia discutiamo da anni di un uomo terrorizzato dalla morte senza essere capaci di vedere dove va a inabissarsi ognuno di noi ogni giorno. Siamo inumati nelle fosse comuni dell’autismo corale, la rete è il nostro nuovo cimitero. Al...

06.09.2011

Ho fame di paesaggio

1. oggi ho capito che ho fame di paesaggio. prima se andavi da bisaccia ad andretta quello che stava in mezzo era il vuoto adesso il vuoto è dentro i due paesi e il pieno è nello spazio che li divide. la conferma mi è venuta provando più tardi un’altra via, quella che da andretta porta a calitri. è solo in parte asfaltata e non ci passa nessuno. la terra sembrava più buona e l’ho mangiata assieme alla luce. per il resto è stata la tipica giornata invernale dell’agosto irpino.   2. un amico mi dice che è tempo di alzare lo sguardo verso altri luoghi. non obbedisco resto qui e lo abbasso sempre di più verso la terra.   3. quando la terra non era...

30.05.2011

I carpentieri del nulla

Ogni volta che chiedo a qualcuno cosa c’è in questo paese mi rispondono sempre che non c’è niente e che non succede niente. C’è una sorta di nichilismo paesano a cui è difficile opporsi. Sono anni che aspetto di vivere in un tempo di fervore e invece metto i bottoni ai vestiti dei morti. Me lo diceva ieri sera al telefono il celebre latinista Antonio La Penna, mi parlava della vecchia melma secolare di un popolo servile. Parlava del sud, parlava di paesi, ma pensava all’Italia intera. Stranamente a conversazione finita un poco mi sono sentito in pace, mi sono messo con la testa in sciopero a consumare le ultime ore del giorno senza aspettare più niente. La notte però ha consumato la felice rassegnazione e stamattina sono...

20.04.2011

Viaggio in un libro

Ho un problema con i libri che parlano di paesaggi: quasi mai ti fanno vedere la cosa di cui parlano. Penso che la lingua letteraria sia quella più adatta a parlare in termini non specialistici del mondo che ci circonda. Un libro sul paesaggio deve far venire voglia di spegnere la televisione e uscire. Deve essere un invito a disertare il divano e a scegliere quello c’è fuori. Per me un autore che produce questa sensazione è Gianni Celati. I libri sul paesaggio scritti dai saggisti spesso hanno il difetto di usare il linguaggio delle astrazioni mentre un paesaggio è sempre una cosa concreta, un ammasso di dettagli. E forse lo strumento migliore per avvicinarsi ad esso è la poesia, la poesia in quanto scienza delle eccezioni, dei dettagli. Non penso...

31.03.2011

Elogio dell'Italia disunita

La cosa più interessante dell'Italia è la sua disunità. Sono i salti, le crepe, i vuoti che ancora allignano tra un luogo e l'altro. In certe zone il mondo sembra un panno di biliardo e anche dove è scosso e scosceso tutto è comunque in qualche modo omogeneo. Dell'Italia amo questa residua densità del suo passato che ti viene incontro all'improvviso con una faccia, con un muro. L'Italia del sud consente più facilmente di abitare questi anfratti, questi rilievi fuori scala rispetto alla livella della modernità. Il mio paese, spezzato in due come un verme, mi dà ogni giorno questa dose salutare di disunità. Amo le cose sconnesse, amo le cose che si svolgono lontano dalle premesse con cui iniziano...

17.03.2011

Gli eroi dello sfinimento

Camillo Cavour vive ad Alessandria dove dirige l’Agenzia delle Entrate. Ha sessantadue anni, tra un po’ andrà in pensione, ma la cosa non lo rende affatto felice. È sposato con Imma Magris, la direttrice didattica dell’Istituto comprensivo Torquato Tasso. Soffre da anni di reflusso esofageo. È andato da molti specialisti, ma il disturbo periodicamente ritorna, specialmente la sera quando si siede sul divano a guardare la televisione. Camillo è una persona abbastanza conosciuta nella sua città. Ad ogni nuova elezione sostiene con oculati slanci il sindaco che puntualmente si rivela vincente. È appassionato di monete antiche, gli piacciono soprattutto quelle romane. Ha due figli: uno lavora alla Borsa di Londra e l’altro fa...

16.03.2011

La nostra patria

Abbiamo una patria biologica, il nostro corpo. E una patria giuridica, la nazione dove siamo nati o dove abbiamo cittadinanza. È capitato a tanti di perdere la patria biologica per rispondere ai bisogni della patria giuridica. Alla patria biologica e a quella giuridica in qualche modo non c’è rimedio. Ci siamo già dentro. E se possiamo cambiare nazione non possiamo traslocare in un altro corpo. Forse abbiamo bisogno di patrie intermedie, provvisorie. Abbiamo bisogno di luoghi e idee in cui raccoglierci in un sentimento patriottico, un sentimento di appartenenza. L’epoca dell’autismo corale in cui stiamo vivendo tende sempre più a schiacciarci dentro i confini della patria biologica e a renderci insensibili a tutto il resto. Una posizione...

03.03.2011

Oratorio bizantino

Quanti libri politici escono ogni mese in Italia? Cinque, dieci, cinquanta? Forse meno, forse di più. Di certo nessuno somiglia a questo libro scritto da Franco Arminio: Oratorio bizantino (Ediesse). Nessuno possiede la forza e la verità di parola del paesologo di Bisaccia, Irpinia d’Oriente. Lo scrive Franco Cassano, filosofo meridionale, osservatore acuto del nostro Sud, quando ci spiega nella sua prefazione come il poeta irpino si opponga alla “planetaria fornicazione dei mediocri”, quella che incrementa al Sud come al Nord il bottino privato, arraffando dal pubblico secondo i propri interessi personali e di gruppo. Di più, da questa fornicazione procede la politica attuale, una politica non-politica, che trasforma tutto in affare, in carriera e...

13.02.2011

Desolazione

I paesi lasciati dai loro abitanti non restano vuoti, vengono invasi dalla desolazione. La senti appena arrivi, la senti se fai la scelta di andare in un giorno qualsiasi, non quando c’è la festa del patrono, non ad agosto, quando il paese si abbiglia come un villaggio turistico. La desolazione è una cosa nuova per i paesi. Prima c’era la miseria. Arrivavi e vedevi case fatiscenti, strade di polvere o di fango a seconda della stagione, vedevi i bambini che giocavano tra la merda degli asini e dei maiali, i vecchi con le coppole e le mantelle, le donne con gli scialli, un mondo assai simile a quello mirabilmente descritto da Carlo Levi. E questa visione è durata per millenni, praticamente fino alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso.   Poi la modernizzazione, la rottamazione...