AUTORI
Roberta Ferraresi
20.04.2016

Gli acrobati fantasmi di Constanza Macras / Danza e Cina al Fabbricone di Prato

Ogni spettacolo di Constanza Macras è un viaggio. Dopo la cultura rom e quella sudafricana, quella indiana e quella brasiliana, con The Ghosts – il suo ultimo lavoro al debutto italiano al Metastasio di Prato (le repliche successive saranno al CSS di Udine, anche coproduttore dello spettacolo) – è la volta della Cina. Ma è una Cina un po' “particolare”, che viene presentata agli spettatori occidentali tramite una dei marchi artistici più celebri del Paese, quello dell'arte acrobatica circense. Sono più di duemila anni che è così: dai banchetti offerti agli ambasciatori stranieri in età imperiale, fino alla scelta del circo come arte rivoluzionaria e proletaria per rappresentare il nuovo corso all'epoca di Mao; ed è così anche oggi, nel momento in cui l'arte acrobatica è valorizzata e...

11.02.2016

Nuovi teatri crescono?

«E cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero?». C'era qualcuno – non ricordo esattamente chi – che aveva ripreso questo verso delle Luci della centrale elettrica per affrontare i teatri italiani degli anni Duemila, il loro avvento dirompente, la biodiversità così cangiante da essere difficile da raccontare per intero, la loro successiva caduta o almeno normalizzazione. È un modo un po' brusco di iniziare un articolo, ma è proprio questo il punto: tornare a chiedersi cos'è successo, cos'eravamo e cosa siamo, cos'abbiamo fatto in questi anni, com'è andata e come sta andando. Un argomento forse un po' démodé per l'agenda critica d'attualit...

05.11.2015

Fuori luogo, a passo di fanfara

En avant, marche!, ultimo lavoro di Alain Platel e il suo Ballet C de la B di nuovo insieme (dopo il successo di Gardenia nel 2010) a Frank Van Laecke e al compositore Steven Prengels, è dedicato in modo intenso e esplicito al mondo delle bande musicali, un microcosmo sotterraneo e diffusissimo, un riferimento ancora vivacemente attivo in molti paesi e città, quasi una sacca di resistenza artistica e sociale anacronisticamente incastonata nel mondo contemporaneo degli smartphone e del digitale. La forma e il tema della banda sono grandiosamente al centro di tutto lo spettacolo, sia sul piano visivo sia su quello musicale. En avant, marche! si apre con una scena che si potrebbe dire “preliminare”, dove due donne preparano il palco distribuendo decine e decine di...

08.10.2015

Contemporanea: il divenire del teatro

A Prato, fra fine settembre e inizio ottobre, fra il magma dell’estate dei festival e l’inizio delle stagioni, è l’ora di Contemporanea. Come di consueto, la rassegna ospita insieme danza e teatro, compagnie emergenti e artisti più affermati, gruppi italiani e scena internazionale; si vedono tante opere diverse nei giorni di festival, si confrontano differenti idee e pratiche del teatro. E – come ricorda il direttore Edoardo Donatini introducendo l’incontro condotto da Massimiliano Civica e Attilio Scarpellini sul nostro sistema teatrale – Contemporanea è anche un luogo di pensiero, di incontro e discussione, per come l’ha disegnato il direttore negli anni, insieme a quegli intellettuali, operatori e artisti che l’hanno...

09.07.2015

La Biennale Danza a Venezia

Venezia è una città di passaggio, da attraversare di corsa. Per tradizione e per vocazione: nei secoli, crocevia di commerci, culture, idee, porta cosmopolita fra Oriente e Occidente; oggi, altrettanto frequentata, ma da studenti e turisti, mentre i cittadini – sempre meno – si rintanano nei quartieri più popolari, Cannaregio, e poi Dorsoduro e Castello, e l'Isola della Giudecca. Non è forse un caso che proprio in questi quartieri si sia sviluppato il progetto della Biennale di Sieni, irradiandosi dal prezioso cuore di San Marco – dove si colloca la sede dell'istituzione e il suo centro pulsante – in campi, palazzi e calli. Anche quest'anno l'approccio del direttore artistico disegna, più che un festival, una...

30.04.2015

Marthaler: un sogno enarmonico

Una camera d'albergo: la moquette lisa dei tanti passi che l'hanno calpestata e la carta da parati a disegno floreale un po' optical, uno specchio incastonato fra una geometria di ante che custodisce armadi vuoti, il bagno con la porta scorrevole, il telefono anonimo, un bouquet di fiori finti, quella luce sempre troppo piena, né calda né fredda, come se fosse appesantita dal viavai di sconosciuti che l'hanno attraversata nel tempo.   È qui che si svolge il tragico e ironico recital che Christoph Marthaler ha voluto intitolare King Size (visto al Fabbricone di Prato, in chiusura della stagione del Metastasio): in tutto e per tutto una stanza d'hotel qualsiasi più vera del vero, con tutti quei dettagli infinitesimali fra l'usato e il posticcio e la grana così autentica dei materiali,...