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Per una nuova età del puritanesimo / Gli Stati Uniti, Trump e l'aborto

Dal 20 gennaio 2017, Donald Trump è a capo della presidenza degli Stati Uniti, the Commander-in-Chief, guida di uno dei Paesi più influenti del globo. Per ironia della sorte, colui che (per il momento) viene riconosciuto come il Presidente destinato a godere del minor consenso popolare degli ultimi decenni, questo stesso uomo sembra parimenti destinato a essere l’unico leader politico che porterà effettivamente a compimento gli obiettivi e le proposte promesse ai propri elettori durante la campagna elettorale. Trascorsi pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente Trump, fieramente seduto alla scrivania della Camera Ovale, ha firmato il primo decreto contro le politiche sull’aborto, un ordine esecutivo che costringe gli Stati Uniti a una drammatica restaurazione delle cose ante 2009, ovvero a prima che Barack Obama cancellasse tutte le norme che impedivano alle Organizzazioni Non Governative (ONG) internazionali di ricevere fondi qualora favorevoli alle pratiche abortive. Donald Trump non ha esitato a manifestare la propria posizione contraria (anzi, come affermano i suoi portavoce facendo ricorso a una retorica stantia e anacronistica, quella del presidente...

Una crisi che dura dagli anni Novanta / Pannella e il destino dell'antipolitica

Non ho mai amato la figura di Pannella e non tanto per via del suo stile di comunicazione plateale e smodato, e neanche per la fine che hanno fatto alcuni suoi seguaci storici: da Rutelli, a Capezzone a Giachetti. Nemmeno sopravvaluterei la questione ben più cogente di una strategia di posizionamento tanto velleitaria quanto opportunistica che, specialmente negli anni novanta, ha visto Pannella e il suo gruppo ondeggiare da una parte all'altra dello scacchiere politico, senza o quasi soluzione di continuità.   Seppur come tanti giovani d’un tempo abbia votato almeno una volta nella vita per la sua Lista, il motivo di tale idiosincrasia è certamente più profondo. Certo i più potrebbero obiettare: come si fa a non apprezzare la caparbietà con cui lui e i suoi fedeli hanno portato avanti lotte decisive per il cambiamento di costume della solita italietta retrograda? Come non adorare un modello di politica militante così attenta alla difesa delle virtù liberali e forse ultimo erede dell'universalismo illuminista? Il problema sta nel fatto che nella fase espansiva delle democrazie europee, trainate da uno sviluppo incessante e da una vasta cetomedizzazione, tematiche come il...

Abbiamo lasciato Auschwitz cantando / Etty Hillesum. Lo scandalo della bontà

Deportata ad Auschwitz Etty Hillesum ha con sé, nello zaino, la Bibbia e una grammatica russa, lingua della madre. L’ultima cartolina postale, indirizzata all’amica Christine van Nooten, è datata 7 settembre 1943: la giovane donna la lascia cadere dal treno diretto al campo. “Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Misha. Viaggeremo per tre giorni. Arrivederci da noi quattro”. Muore ad Auschwitz due mesi dopo, il 30 novembre 1943. Muore che non ha ancora trent’anni.   Etty Hillesum trascorre l’adolescenza a Deventer, studiando nel liceo dove il padre insegna Lingue classiche. Prima di ottenere il lavoro nella Sezione di Assistenza sociale ai deportati nel campo di smistamento di Westerbork, svolge controvoglia un impiego amministrativo presso il Consiglio Ebraico, ad Amsterdam, dove si trasferisce nel 1932. Lavorare nel Consiglio esenta Etty dall’internamento a Westerbork; è lei stessa tuttavia a chiedere di andare al campo per occuparsi dei malati nelle baracche dell’ospedale: “mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo”. Da Westerbork, ogni martedì mattina, parte un treno carico di uomini, donne e bambini...

Commento alla Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi

Ancora una volta ripeto qui ciò che ho più volte scritto, ovvero che le questioni interne alla Chiesa dovrebbero essere lasciate all'interno della stessa e che la soluzione di molti problemi dovrebbe essere affidata a una chiara separazione del dominio dello stato da quello della religione; a quel punto, come ha scritto con chiarezza Sebastiano Maffettone sul suppl. Domenica del Sole24Ore del 25 ottobre, «tutto seguirà di conseguenza». Nel caso dei matrimoni gay, scrive ancora Maffettone, «si offra a tutte le coppie, omosessuali o eterosessuali che siano, un'unione civile piena di diritti, e si lasci dipendere il matrimonio dalla religione in armonia con le norme che la regolano». Inappuntabile. Ma tale chiara separazione, che non è data di certo nelle teocrazie, non è presente nemmeno talvolta nelle democrazie, e anche questo è un fattore che ci spinge a esprimerci. Come pure lo fa il titolo della relazione medesima, che aggiunge a La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa, «e nel mondo contemporaneo», nel quale ci siamo anche noi.       «Senza famiglia...

Il nocciolo duro. Storia di Anna

Quanti sono trentasette anni per una donna, oggi in Italia? A trentasette anni si può ancora vivere a casa con i genitori, essere sposate con uno o due figli, avere un lavoro, vivere da sola, aver perso un lavoro, aver appena chiuso una storia importante nata quando ancora gli anni erano tra i venti. A trentasette anni si può vivere in un centro occupato perché il lavoro precario lo si è perso, avere un figlio piccolo e provare a crescerlo da sola. Si può essere indipendente e sola, non perdutamente sola, ma ostinatamente e orgogliosamente sola. Una donna in Italia a trentasette anni può essere capace di tutto questo e anche di molto altro, di una composta durezza come di una meravigliosa dolcezza. Può tenere i genitori affettuosamente alla larga dai propri problemi e avere ancora la voglia di divertirsi, di stare in questo tempo con tutti e due i piedi: con la politica e con il ballo, con gli amici e con l’amore per chiunque abbia gli occhi per vederlo e il desiderio di viverlo.   Dopo tutto questo, dopo una vita fatta di diritti e contrari, una donna in Italia oggi a trentasette anni vive soprattutto della fiducia...