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China Art Palace, Shanghai

The Crown of the East, la Corona d’Oriente: questo, a dare retta alle sempre provvisorie guide turistiche di Shanghai, inutili baedeker ogni volta in ritardo rispetto ai mutamenti incessanti di una megalopoli senza rimpianti, è il soprannome attribuito all’architettura bolliwoodiana – uno sorta di ziggurat rovesciato, ovviamente rosso lacca (o rosso PCC ?)– che, nato come Padiglione Cina per l’Expo 2010, oggi accoglie il China Art Palace. Meta di un pellegrinaggio obbligatorio e infinitamente paziente nelle settimane affollate dell’Esposizione Universale più visitata di tutti i tempi, una sontuosa celebrazione della nuova Cina (e del tardo capitalismo) di cui rimangono oggi giovanissime rovine e qualche improvviso monumento – tra gli altri, l’astronave luccicante della Mercedes Benz Arena, oppure lo Shanghai Italian Center, le cui architetture tanto design  sono abitate dalle voci di Celentano and friends – il China Art Palace anche nei giorni più silenziosi resta per il singolo visitatore, escluso per orgoglio o inadeguatezza dai rituali controllatissimi dei gruppi organizzati, uno spazio non facile...

La collezione come forma d’arte e le sorti dei Musei Civici di Reggio Emilia

La volontà di aprire un dibattito serio con l’amministrazione pubblica sul riallestimento dei Musei civici di Reggio Emilia da parte di un gruppo di persone che a vario titolo se ne occupa - insegnanti, operatori culturali, storici dell’arte, architetti, scrittori - si è polarizzato di recente nei termini, a dire il vero fuorvianti e massimalisti, di una disputa che ha occupato le pagine dei giornali nazionali e la rete (per una rassegna stampa completa e una cronistoria degli interventi si veda qui ). L’amministrazione pubblica e l’architetto Italo Rota, ideatore di un concept di riallestimento, si sono presi la parte di chi sostiene e promuove la modernità, attribuendo ai quarantacinque firmatari di una lettera aperta al sindaco il ruolo di passatisti e conservatori ad oltranza.   Ma le cose stanno veramente in questi termini? Gli elementi materiali a disposizione per ragionare su questo riallestimento sono in verità due mostre e una videointervista, tutte a cura dell’architetto Rota. Poiché sulla prima mostra, L’amore ci dividerà. Love will tear us apart. Prove generali di un museo, (...

Il museo come serial televisivo

Agli inizi del 2007 il Comune di Reggio Emilia ha scelto Italo Rota, in quanto architetto di fama internazionale. Non si è a conoscenza di alcun testo scritto sottoposto all’architetto in funzione di progetto culturale sul museo; neppure, come si è fatto in altri casi nel nostro paese, si è formata una commissione o un comitato scientifico che affianchi il progettista; non risulta neppure un coinvolgimento diretto dei conservatori che avevano il compito di seguire le collezioni archeologiche e quelle scientifiche. Tutto è stato più semplice e diretto: “A lui è stata chiesta una proposta che, a partire dalla progettazione degli allestimenti del Museo, contribuisse a rafforzarne l’identità e le capacità di comunicazione”.   A più di cinque anni dall’approvazione del “concept generale” (questo il termine usato nelle delibere relative), non c’è ancora stata una presentazione organica e completa di questo progetto di “riallestimento” o “riqualificazione” dei musei civici. E questo è certamente uno degli aspetti più...