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biologia

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Processi creativi e basi cognitive / Biologia della letteratura

Nella breve ma intensa storia della teoria della letteratura coesistono – ora fronteggiandosi, ora avvicendandosi – spinte verso l’astrazione e spinte verso la concretezza. Con ogni evidenza, nella fase attuale sono queste ultime a prevalere. In uno dei più importanti contributi recenti alla ricerca narratologica, Marco Caracciolo ha parlato di un «approccio E» (E-approach), dove «E» sta per embodied, enactive, embedded, engaged (The Experientiality of Narrative, De Gruyter, Berlin 2014). L’esperienza letteraria si cala nella realtà corporea: s’incarna, s’incastona nell’empiria, s’intreccia con l’azione; si vuole implicata, interessata, coinvolta. A seconda dei casi gli studiosi possono proporre orizzonti relazionali diversi, ma le varie prospettive convergono nella dimensione del rapporto con ambienti concreti e condizioni vive di esistenza. Niccolò Scaffai, in un bel volume da poco recensito su queste pagine da Gianfranco Marrone, ha messo in evidenza la tematica ecologica (Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione letteraria, Carocci 2017), in una prospettiva squisitamente comparatistica. Da tempo assai attivo sul versante della riflessione teorica, in Biologia...

Liberate gli animali / Contro l’acquario di Genova

Genova, in una giornata di pioggia. Pellegrinaggio ai luoghi caproniani: l’ascensore di Castelletto, il monumentino di Enea… Scendo al porto antico, e salgo sull’ascensore del Bigo. Lì sotto, l’acquario. A Genova – mi dice un passante – vengono tutti ormai solo per questo. Titubo, non so se visitarlo anch’io. Ma piove, sono a due passi e non c’è un’anima all’ingresso. La pubblicità lo spaccia per il più grande acquario d’Europa, ma non credo lo sia. E, benché disegnato da Renzo Piano, che ha rifatto i connotati dell’intera area, dubito pure sia il più bello. È un grande scatolone rettangolare, grigio, ormeggiato in banchina. Lì vicino, a ponente, Neptune, il vascello secentesco che Roman Polanski fece costruire per il film Pirati con Walter Matthau, approdato qui come attrazione. Ma dopo il Vasa a Stoccolma nulla, nemmeno l’ingresso a soli 5 euro, può indurmi a entrare in questa ridicola brutta copia.    Scendo dal Bigo e mi decido, in fondo non ho mai visitato un acquario. Non ho mai visto nemmeno la leggendaria vasca tattile di Annastella, la collega che insegna didattica della biologia. Prima spiacevole sorpresa: 25 euro per l’ingresso mi sembrano eccessivi. Ma...

Un nuovo libro di Jean-Christophe Bailly / La questione animale

La lettura dei saggi che compongono Il partito preso degli animali (Nottetempo, 2015) del filosofo francese Jean-Christophe Bailly si è districata all’insegna di una precisa frase di Georges Didi-Huberman: “Soltanto ciò che all’inizio fu capace di dissimularsi può apparire”. Queste parole risuonavano come una sorta di ritornello, come se gli approcci delineati da Bailly sulla questione animale non potessero che essere letti sugli echi di quest’apostrofe, di questa precisa constatazione.   Forse quando pensiamo all’animale, al regno animale nelle sua pluralità di forme, siamo messi costantemente di fronte allo spazio inatteso e sorprendente di una dissimulazione, di un camuffamento: l’arte di sapersi nascondere.   Nel ritrarsi tipico dell’animale, all’avvicinarsi dei nostri passi o all’opprimente stazionare degli sguardi desiderosi di sapere qualcosa di più su ciò che vediamo, la situazione tipica che ci si presenta negli zoo, nei giardini naturali, ecc., si rivela un mondo composto da flebili segnali, da minime apparizioni. Sono le scie, le piste segnate dall’animale, le impronte leggere per eludere o evidenziare il proprio passaggio. Questi tratti, che appartengono all’...

Sui bordi di un universo in cui Dio gioca a dadi

"Non riesco neppure a pensare un universo in cui Dio gioca a dadi". È la folgorante metafora con cui Albert Einstein esprimeva i dubbi sul modo di guardare alla natura che le nuove scoperte della fisica quantistica stavano provocando. Nell'infinitamente piccolo delle particelle subatomiche venivano meno le certezze delle misurazioni e una sorta di terreno paludoso si spalancava sotto ai piedi degli scienziati alle prese con la straniante consapevolezza di una conoscenza oggettiva, che, così come era stata vissuta lungo la inebriante cavalcata iniziata con Galileo, non era più la stessa. La novità era destabilizzante: misurare contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella non era possibile (a differenza di un satellite o di una palla di cannone) perché l'azione stessa del misurare alterava le caratteristiche di ciò che si cercava. Posizione e velocità di una particella potevano essere descritte "insieme " solo come una funzione matematica di probabilità... mentre ogni tentativo di una misura accurata di posizione o velocità rendeva ignoto l'altro elemento e "...

Fine della lentezza

Lamberto Maffei ha scritto, per la collana “Voci” del Mulino, un Elogio della lentezza  (Il Mulino, 2014) percorso dal gusto rinascimentale ed erasmiano per il paradosso. Il libro si apre con l’immagine di una tartaruga sul cui dorso è issata una grande vela gonfiata dal vento, accompagnata dal motto Festina lente, “affrettati lentamente”, l’emblema al quale Cosimo I de’ Medici affidava la sintesi della sua filosofia politica. Anziché inscenare un conflitto schematico, da risolvere unilateralmente, tra lentezza e velocità, Maffei, riprendendo alcuni degli spunti contenuti nel suo precedente, importante libro La libertà di essere diversi (Il Mulino, 2014) mostra la complessità delle relazioni tra due modalità del pensiero, tra due attitudini cognitive biologicamente radicate. Da un lato il pensiero rapido, prevalentemente automatico e inconscio, che guida le reazioni irriflesse e immediate agli stimoli ambientali, legate alle necessità primarie della sopravvivenza, ed è riconducibile alle aree più arcaiche del cervello, alle facoltà tradizionalmente associate all...

Eric Kandel. L’età dell’inconscio

The Age of Insight, titolo traducibile forse come “L’età della visione” o persino “L’età della veggenza”, è un libro con molte narrazioni al suo interno. È un trattato scientifico scritto da uno scienziato tra i più insigni nell’ambito della neuroestetica, Eric R. Kandel, premio Nobel per la medicina nel 2000 per le sue ricerche sulla base biologica della memoria. È un’ammirata ricognizione nei territori dell’arte e della creatività. È infine “tempo ritrovato”: giunto in tarda età, Kandel rievoca la Vienna della sua giovinezza e dedica un grandioso omaggio agli artisti, agli scienziati, agli storici dell’arte che hanno fatto grande la capitale dell’impero asburgico tra la fine dell’Ottocento e l’annessione tedesca.   Il punto di vista di Kandel è decisamente situato per quanto riguarda l’arte e lo studio dell’arte: si iscrive nel proposito di scienza dell’arte maturato da storici della scuola di Vienna. Determinate assunzioni gestaltiche appaiono confermate dalle recenti acquisizioni della...