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Festival Inequilibrio Castiglioncello / L’arte di cadere

All’inizio di Under the flesh, Bassam Abu Diab, fisico asciutto e barba leziosamente curata (da hipster o da sikh), guarda il pubblico dal bordo del proscenio, e il pubblico si sente guardato da quel brusco, imbarazzante corto-circuito della distanza che è ormai l’eccezione divenuta regola di tante presentazioni performative. Eppure non immagina fino a che punto questo danzatore venga, culturalmente, da lontano: Abu Diab, certo è un arabo, un giovane coreografo libanese come specifica il programma di sala della ventesima edizione del festival Inequilibrio di Castiglioncello, che ospita un focus young arab choreographers. Ma nel rompicapo delle identità libanesi, divise e ricomposte dalla lunga guerra che racconta sulla scena senza declinarne le generalità – il dove e il come, l’unico dato certo è che dal cielo, a cicli stagionali, cade la bomba, sempre più complessa, sempre più letale – lui appartiene alla comunità drusa, una cultura religiosa minoritaria invisa anche all’Islam, talmente esoterica che persino molti drusi ignorano gli arcani maggiori della fede che professano.    Bassam Abu Diab, Under the flesh, ph. Lucia Baldini. Pina Bausch diceva che la danza...

Oggetti d'infanzia | Misirizzi

L’infanzia, si sa, è un tempo magico, e raccontare l’infanzia vuol dire anche raccontarne gli oggetti che più l’hanno abitata. Non solo i giocattoli, ma gli oggetti più comuni e quelli più speciali, e magari anche quelli strani di cui ci vergognavamo un po’: tutti sono diventati parte di noi, ci hanno accompagnato nell’età adulta, dimenticati in un angolo della memoria.   A quel tempo di meraviglia, di scoperte e paure che è l’infanzia si può a volte tornare grazie a un oggetto qualsiasi, che però, sta qui la magia, era il nostro, e ci spiega chi eravamo, cosa desideravamo e cosa detestavamo, anche. E che forse ci diceva, allora, cose che avremmo poi capito solo molto più tardi, quando di quell’oggetto era rimasto solo un ricordo sfocato.   Per questo ricordare un oggetto d’infanzia vuol dire non solo tornare ad affacciarsi su quell’epoca di prodigi e spaventi, ma pensare a cosa siamo diventati, noi, tutti, ormai adulti, a chiederci com’era il mondo che immaginavamo e com’è ora, così grande e terribile.  ...