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cibo

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Cannibali travestiti da vegani

Scoprire come tra le pieghe del linguaggio possano celarsi verità insospettate lascia sempre sorpresi; spesso accade nel momento esatto in cui un accostamento o una metafora ci illuminano di una luce trasversale, rivelatrice. In un recente brano dei Negrita, una strofa, "...siamo cannibali travestiti da vegani...", accende il testo della canzone. È un contrasto tra una metafora – cannibali – e una moda – vegani – è un confronto forte tra una condizione estranea alla nostra umanità e un'altra contemporanea ma più virtuale che reale. Due finzioni contrapposte dove la violenza della prima esce rafforzata dalla seconda, una scelta alimentare che altro non è che un ennesimo travestimento, posa, tendenza, comportamento che dal cibo guarda altrove... Sì, perché nel recente e rapido espandersi del fenomeno vegan sembriamo restare distanti dall'idea di chi per convincimenti religiosi o filosofici ne ha abbracciato scelte e stili di vita. Ben distante ad esempio la lucida e visionaria astinenza professata da Guido Ceronetti: "C'è come un velo sulla retina dei non vegetariani,...

Pensare golosamente, mangiare ponderando

Già da un bel po’ mi si accumulano intorno innumerevoli saggi sul cibo, la cucina, il gusto, la tavola. Non faccio in tempo a compulsarne uno, ed ecco che ne scopro un altro in arrivo, poi ancora uno, e così via fino, speriamo, a quando questa benedetta storia dell’Expo non sarà terminata, e anche quello del cibo tornerà a essere un argomento come tanti, una faccenda direi normale di cui occuparsi, intellettualmente come esistenzialmente. La crisi di sovrapproduzione – di libri come di cibo – rende difficile selezionare e valutare, soppesare e scegliere i libri sul cibo. Provo a ordinarli per argomento, questi volumetti e volumesse, o forse per disciplina, facendo finta che le discipline, oltre che per i concorsi universitari e i progetti europei, abbiamo ancora un senso quanto meno classificatorio, un timido valore tassonomico.   Atelier Food, Still life 2, Art Direction and photography done by Petter Johansson Art Direction And Design (PJADAD)   Prendiamo per esempio i saggi filosofici. Sono sicuro che quando terminerò questo articolo, lo invierò in redazione e verrà pubblicato molti altri...

Vagone ristorante

Il prezzo fisso della compagnia Cook procura, non tanto un nutrimento, quanto una filosofia. Il suo principio è una scommessa: il viaggiatore consuma nel cuore del viaggio tutto ciò che, costitutivamente, s’oppone al viaggio stesso. Il primo obiettivo è dunque quello di purificare il pasto da qualsiasi finalità propriamente nutritiva, di mascherare – con un complesso protocollo di attenzioni – la contingenza: quella, molto semplicemente, del mangiare in treno. Qui, ogni limitazione sembra produrre la libertà contraria, qualsiasi gesto è una smentita dei suoi limiti originari. Per esempio, lo spazio ristretto genera un’enorme quantità di biancheria: è tutto uno spreco di tovaglie e tovaglioli (che ricoprono anche i cestini del pane), di innumerevoli posate, come se non mancassero né spazio né il tempo per rimetterli in ordine, per lavarli.   Al di là della profusione, quel che ci viene proposto è il miraggio di una solidità: biancheria inamidata, posate massicce, ogni cosa tende a superare teatralmente il semplice utensile, attestando che ci troviamo ancora in...

Expo e dintorni: c'è qualcosa di arlecchinesco

Sui sedili di Expo c’è posto per tutti. Chi non potrà permettersi il biglietto di entrata nel mega recinto che racchiude il mondo e il suo cibo migliore, potrà partecipare all’Evento da qui, dal Corso Vittorio Emanuele.   ph. Antonino Costa   Per chi resta fuori, c’è disponibile un libretto giallo e con dorso psichedelico in nero e bianco che in 159 pagine guida agli eventi in città. Commistioni tra moda e bellezza, design e cibo, cultura e innovazione; dialoghi tra chef e architetti/designer/fotografi, industriali e stilisti (e per mio vaneggiamento e immaginazione: tra pastori e zolfatari che mangiavano “pane e coltello”, tra contadini e muratori e magari tra pescatori e assessori). È il primo numero, relativo al mese di maggio. Qui di salvare il pianeta non se parla, ognuno ce la deve fare da sé, con creatività e col proprio lavoro. Usando la pubblicità, ma soprattutto con l’italianità.   ph. Antonino Costa   Io sono un po’ confuso, non so più cosa fotografare. Cos’è Expo? una grande fiera commerciale o un movimento...

Mangiare con gli occhi

Nel corso del diciottesimo secolo nacque l’estetica, si diffuse il concetto di gusto attraverso cui giudicare bella un’opera d’arte. Fu il principio dell’estetizzazione dell’arte da cui ancora oggi non ci liberiamo, quello per cui l’arte, differenziandosi da qualsiasi valore funzionale, da qualsiasi funzione religiosa o profana a cui si legava e in cui aveva senso (Gadamer), divenne sostanzialmente autonoma dal mondo, qualcosa che riguarda solo le sfere dell’emotività e della sensibilità degli esseri umani. Da allora a oggi non esiste oggetto d’uso quotidiano, dal cavatappi al rubinetto dell’acqua, dagli occhiali fino al computer, che non abbia subito una pervasiva, inarrestabile estetizzazione a scapito della funzione; per non dire degli aspetti sociali, la politica, svuotata degli ismi ideologici e riempita di sensazionalismi per emozionare l’elettore anziché convincerlo, oppure la guerra, estetizzata (o anestetizzata) in un dolore schermato dalla sua spettacolarizzazione. E naturalmente il cibo, oggetto privilegiato del gusto, bello prima che buono o nutriente; d'altronde lo dice la saggezza...

Sfide ai fornelli e piaceri televisivi

Lo sappiamo: l’uomo è ciò che mangia. Ma che cosa mangia? come lo mangia? quando? con chi? E, così facendo, che tipo di uomo diventa? Ecco una serie di domande a cui “Buono da pensare”, volume collettivo curato da Gianfranco Marrone per Carocci, prova a fornire delle risposte. Nella convinzione che, per poter fare una buona comunicazione sul cibo, la cucina, l’enogastronomia, occorra innanzitutto conoscerne gli aspetti culturali e storici, filosofici e semiotici. Da qui l’esigenza di costruire un ponte fra gli antichi aspetti antropologici del cibo e le attuali tendenze dei media vecchi e nuovi, di raccontarlo, discuterlo, interpretarlo. I ricettari e le guide gastronomiche, la pubblicità alimentare, le trasmissioni televisive sulla cucina, i film sul cibo, i blog culinari, ma anche le tendenze della dietetica, la forma spaziale dei ristoranti, il food design: otto originali capitoli per progettare tale ponte, intravedendone le fattezze.   I vari capitoli del libro sono di Alice Giannitrapani, Dario Mangano, Francesco Mangiapane, Gianfranco Marrone, Ilaria Ventura. Pubblichiamo qui un estratto del saggio di...

Expo e dintorni: la pizza Carla

Expo e dintorni: la pizza Carla   Il primo giro con macchina fotografica in mano per esplorare la vasta tematica dell’Expo non mi portò a fare nessuno scatto, anche chi va in giro a fotografare a un certo punto si ferma per mangiare. Credo che entrai in questa pizzeria relazionandola, almeno per mia familiarità e provenienza, con il Cluster Bio-Mediterraneo. Uno dei nove padiglioni in cui i Paesi (leggo dalla nota di Expo) sono stati raggruppati non secondo criteri geografici, ma secondo identità tematiche e filiere alimentari. Essendo nato più o meno al centro di questo bacino babelico che è il Mediterraneo, in Sicilia, e sapendo che la Regione Siciliana è Official Partner di Expo, decido di cominciare il reportage da qui. Ormai ero pervaso da un sano appetito, avevo camminato parecchio, così proseguii le mie riflessioni sull’evento di fronte una pizza e al pizzaiolo che mi dà le spalle.   La pizza Carla: Pomodoro, mozzarella, scamorza, radicchio. Mi commuove leggere nomi e condimenti delle cinquantacinque pizze e tre calzoni disponibili alla pizzeria d’asporto dove oggi che sono in giro a...

Perché sono vegana

Alla Pinacoteca di Brera mi soffermo davanti a due quadri di Vincenzo Campi. Cucina, una sala piena di rumore e di confusione, di mani intente a squartare, sviscerare, infilzare polli su uno spiedo, altre mani che tagliano un bue appeso in fondo alla stanza, una vecchia seduta per terra, un gatto e un cane che litigano per un pezzo di carne, donne che discutono vivacemente mentre stendono la pasta. Un tavolo in lontananza assomiglia a un letto di defunto. La smorfia nei visi degli uomini, nervosi e arrabbiati, tutto è cupo, chiuso, nero di fuliggine. Il quadro successivo emana tutt’altro, rapisce per la luce e per i colori, per il suo silenzio gentile. La fruttivendola dallo sguardo sereno mostra la sua raccolta varia e abbondante, di tutte le stagioni: ciliege, zucca, asparagi, pere, uva, fichi, carciofi, e rose tra i fagioli. Il ruscello dietro di lei porta a una mattina appena nata; in mezzo alle nuvole, il sole, gli alberi, le colline e una chiesetta. Al museo, vi sono altre due sue nature morte e sono anch'esse molto scure rispetto al quadro delle verdure. Non è casuale la scelta cromatica per le scene all'interno della cucina, e per tutte quelle...

Il presepe slow e gli artigiani del gusto

Se si vuole vedere come un sistema di idee può trasformarsi in scelte visive, interazioni umane e insiemi di sapori, l’evento a cui partecipare è il Salone Internazionale del Gusto di Torino. Ci si troverà di fronte a una variegata e consistente manifestazione del sistema di idee che, per intendersi, sta intorno al cibo “lento”, tipico, buono e giusto: lo slow pensiero.   Dentro il fenomeno sociale che Gianfranco Marrone definisce gastromania, lo slow pensiero ha un ruolo decisivo perché riguarda valori essenziali, come il buono, il giusto, il pulito. E se il pensiero del cibo, anzi il pensiero gastromane, esce dall’ambito della nutrizione e del gusto, e si espande in sfere sociali molto più ampie (politiche, economiche, etiche, criminali), lo slow pensiero lo fa all’ennesima potenza; può essere utile pensarlo come una delle ideologie, attualmente in voga, più chiare, definite, sviluppate. Vi invito a considerare l’ambito politico, religioso o quello generalmente culturale e sociale per trovare una “linea di pensiero” altrettanto diffusa e precisa, alta ma nello stesso...

Alle cascine, alle cascine

È primavera … svegliatevi bambine /alle cascine, messer Aprile fa il rubacuor. Avevo sempre considerato Mattinata fiorentina, sussurrata dalla voce suadente di Cesare Buti , un classico della canzone gigliata , mentre basta qualche ricerca su internet per scoprire che è opera del duo milanese-napoletano Giovanni D’Anzi e Michele Galdieri ed è stata portata al successo dal milanese Alberto Rabagliati. D’Anzi e Galdieri  unificarono il paese attraverso le canzonette (O mia bela madunina, Quando canta Rabagliati), immettendo quel tanto di swing nel bel canto, ingrediente che rende ancora fresche le loro melodie.   È interessante anche la data della canzone: 1941. Sono gli anni in cui Firenze attraverso il Maggio musicale, la grande mostra di Giotto del 1937 e altri grandi eventi come 18 BL,  spettacolo teatrale per le masse per la regia di Alessandro Blasetti, diventava, culla ideale della lingua e delle arti, la capitale culturale italiana. Un’ambizione di breve durata: le distruzioni della guerra e, subito dopo, Montale che va a vivere a Milano e Gadda a Roma, e la città, nonostante il magistero di Longhi...

Il cibo immaginario

Lo confesso: non avevo mai capito il carosello dell’olio Sasso, quello dove Mimmo Craig canticchia “la pancia non c’è più”.     C’è un signore un po’ tonto che ha incubi strani. Sogna di incontrare una signorina di bella presenza che ha l’aria di starci. Insieme giocano a palla o con l’aquilone sulla riva del mare. Tutto molto romantico, grandi sorrisi e sottili ammiccamenti, con Morning Mood di Edvard Grieg a incanalare le reciproche effusioni. E con un finale da pagliacci, dato a che a causa del pancione lui perde l’equilibrio e cade. Al risveglio scopre che la pancia sta solo nel sogno perché a casa sua, grazie alla cameriera nera con uniforme d’ordinanza, si cucina con l’olio pubblicizzato. “La pancia non c’è più”, canta il tizio con un ritornello che, appunto, diverrà un tormentone mediatico. Ma resta un senso curioso d’imperfezione: si trattava d’un incubo? Tutto sembrava così bello, tenero, pulito. In fondo, lui alla fine cade, ma la ragazza non fugge. Lo adora anzi, forse proprio per la sua congenita...

Mario Soldati: un'altra enogastronomia

Nato nel 1906 a Torino e morto nel 1999 a Tellaro (Sp), Mario Soldati già anagraficamente è stato il Novecento; non troppo giovane per non vivere la prima guerra mondiale (nel 1918 aveva dodici anni) appartiene in pieno a quelle generazioni per le quali quella guerra mondiale è stata ancora "l'altra guerra", vissuta la prima da bambino e la seconda da adulto.   Giornalista, scrittore, autore televisivo, regista, sceneggiatore, poeta e (forse non per ultimo) cultore, ricercatore e scrittore di temi enogastronomici, Mario Soldati ha rappresentato una figura importante del panorama culturale del 900 italiano, attraversandone da protagonista diversi decenni prima e dopo la seconda guerra mondiale.   Nella sua multiforme attività è stato anche di fatto l'inventore di un genere giornalistico e televisivo. Il suo Viaggo nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini è stato antesignano del reportage enogastronomico, a cavallo tra cibo e territorio, tra vini e confini, tra tradizioni e cultura alimentare o semplicemente cultura...     Sì perché per Mario Soldati (come subito...

La cucina, opera d’arte totale

All’Osteria francescana, dice Massimo Bottura, guardiamo al mondo da sotto il tavolo. Affermazione quanto meno singolare che, per questo, merita rispetto e considerazione. Bottura, sappiamo, è al momento uno dei migliori cuochi italiani, e il suo ristorante modenese un luogo di pellegrinaggio per gastrofilosofi di qualsiasi taglia, tutti pronti a rendere omaggio alle tre stelle del momento. Bottura cita Ai Weiwei e Joseph Beuys, mostrando video raffinatissimi in cui il processo di creazione dei suoi piatti viene messo in scena come un vero e proprio andamento artistico che non rinuncia, comunque, a un’attenzione costante per quanto accade nel mondo. Racconta di come, dopo il recente terremoto di Mirandola, abbia preparato una cupa sbrisolona col lambrusco, sorta di grido di dolore e di riscatto per la terra offesa.   La relazione fra Cibo, Filosofia e Arte è stata discussa in un ricco convegno così intitolato che si è tenuto il 4 e 5 aprile scorsi a Pollenzo, minuscola frazione di Bra (Cn) dove ha sede dal 2004 l’Università delle Scienze gastronomiche, strategicamente legata al movimento di Slow Food. Convegno nel...

Jump/Junk: mal di Cina

Shenzhen è crossover puro. Un caleidoscopio di suoni: i grattacieli più acuti di un assolo di Eddie Van Halen e la periferia reiterata di edifici come l’intro di A forest. Tutto è in perenne movimento, non esiste scansione fra le ore: giorno e notte perdono i contorni, la realtà si potrebbe definire acquatica, fluida, instabile. Qui il Pil non è un numero e nemmeno un grafico: spariscono ascisse e ordinate, si corre sulla derivata di una funzione in perenne ascesa e la parola stagnazione non fa parte di nessun testo economico. Non in questo posto. Non per un europeo catapultato dall’immobilità italiana nel cuore del caos cinese.   Grattacielo a Shenzhen   In Cina è bello non essere turisti, lavoro e movimento coincidono perfettamente, anzi il secondo è un fattore essenziale, è connaturato al lavoro: spostarsi per strade affollate, in giro per contatti e uffici, dà la misura di cosa significa sentirsi al centro di un mondo in perenne mobilità. Un nuovo  “Chinese Dream”? Può darsi. O forse si tratta solo di una suggestione, l’idea stratificata di...

Oggetti d’infanzia | Il pacco dal Sud

Più che di un oggetto, si tratta di un insieme favoloso di oggetti e di un contenitore povero. La cornice è Pavia, i lunghi e nebbiosi inverni di Pavia verso la fine degli anni ’50, l’inizio dei ’60. Un paio di giorni all’anno mio padre telefonava dall’ufficio a mia madre annunciandole “è arrivato il pacco”. Non so i miei fratelli, perché i ricordi d’infanzia si conquistano in solitaria e poi diventano esclusivi, ma io entravo in agitazione da subito.   Quando mio padre tornava a casa, la sera, qualcuno doveva scendere a dargli una mano: il pacco era pesante e bisognava “maneggiarlo con cura”. Era di cartone, rinforzato sulla base da un cartone più spesso, chiuso con doppie armature di spaghi intrecciati. I nodi erano ingegnosissimi, c’era dietro tutta la sapienza delle nonne spedizioniere del nostro sud, ma questo l’avrei capito solo più tardi, parecchio più tardi. Insomma, noi stavamo attorno al tavolo della cucina, tanto piccoli da raggiungerne i bordi solo sulla punta dei piedi, mia madre prendeva le forbici e iniziava a districare le corde...

Progetto Cibo. La forma del gusto

Cosa accomuna designers e architetti, come  Bruno Munari e Marti Guixé, e chef di livello assoluto come Gualtiero Marchesi o Bruno Barbieri? Beppe Finessi racconta Progetto cibo. La forma del gusto, in esposizione al Mart di Rovereto fino al 2 giugno 2013.   Bompas&Parr: stampo St. Paul's jelly, 2009.   Una mostra come riflessione e prima ricognizione sull’opera di designer e architetti contemporanei che hanno posato il proprio sguardo verso “le cose da mangiare”, ovvero il progetto del cibo visto come problema di forma e non di gusto.   Come incipit, per imparare a decifrare questi differenti cimenti progettuali, lasciamoci guidare da Bruno Munari e dal suo libretto Good Design, un gioiello di raffinata intelligenza scritto cinquant’anni fa, e che ancora oggi spiazza per levità e rigore nel porgerci un frutto della natura, l’arancia, come fosse un vero e proprio prodotto di design. Dopo aver fatto nostra la lezione del maestro, sarà possibile leggere il progetto del cibo partendo dalla sapienza dei prodotti “anonimi” e dalla bellezza delle forme del pane, e poi...

Cassouela tra i grattacieli

Cassouela! La voglia di questo piatto m’è venuta un giorno che ero dal barbiere, milanesissimo, che diceva al collega pugliese: “Ué Gino. Stasera mi vado a fare una bella cassoulada con gli amici”. Che invidia! Per levarmi la voglia ho dovuto far trascorrere un po’ di tempo, ma sapevo precisamente dove sarei andato a mangiarlo: da Tomaso all’Isola.   Per farsi capire da chi ci legge e abita più a sud di Binasco bisognerà spiegare che cosa è la cassouela (un po’ come la cadrega di Aldo, Giovanni e Giacomo) e magari anche che cosa è l’Isola. La Cassoeula (it. Cazzuola) è una ricetta legata all’uccisione del maiale, si compone di costine, cotenne, verzitt (salamino) e alcuni aggiungono il piedino o il guanciale, cotti insieme alla verza, ed è parente stretto, senza nessun complesso di inferiorità (anzi l’è mej) della choucroute e del sauerkraut. Si mangia nei mesi più freddi e si accompagna, volendo, con la polenta. In una parola è un rito e comunque una cosa buona.   E l’Isola? Un quartiere di Milano, così chiamato...

Tavolate romagnole

Furlé o Forlì è l’epicentro della romagnolità, quel sentimento della dismisura che lega a un tenace filo Rossini e Valentino Rossi, Renato Serra e Mussolini, Pascoli e Fellini, Francesco Baracca e Pantani (anche se non riesco a perdonare a quest’ultimo la frode sportiva, con buona pace del romagnolo Teatro delle Albe). Un contributo decisivo all’unità gastronomica d’Italia venne da Pellegrino Artusi da Forlimpopopoli.   Forlì sconta la vicinanza a Predappio, eppure il welfare autoritario dell’architettura del ventennio non dispiace in quello che i romagnoli chiamano il Zitadon. Io ci sono andato per la riunione nazionale di “Una Città”, piccola rivista, molto meno nota di quanto si meriterebbe e che, attraverso l’uso metodico dell’intervista, tasta il polso dell’Italia e del Mondo. Il quale, come è noto, specie ora, non è che sia granché combinato. Molti di noi sono reduci da tante battaglie, malinconici ma non disincantati, e poi le rezdore del gruppo danno il buon esempio e non consentono più di tanto la deprecatio temporis....

Parma in musica

Parma è la capitale del paese del melodramma. Il merito principale di questo primato spetta ad Arturo Toscanini che nacque in una casa di Oltretorrente, quartiere popolare “di là dell'acqua” della Parma, il fiume della città, che in un pomeriggio d’inverno ci appare scuro e impetuoso. Sono qui con Eduardo Rescigno, che ha appena curato un epistolario verdiano con la solita competenza e una passione personale verso il Maestro che da queste parti è contagiosa. Ci hanno invitato le Verdissime, un circolo di trentasei donne, ognuna col nome di un personaggio femminile del melodramma verdiano. Sono meno note del Club dei 27 (tante sono le opere di Verdi), ma attive, simpatiche e temperamentali (se no che emiliane sarebbero). La prova l’avremo dopo la presentazione.   Siamo nel posto giusto: la Corale Giuseppe Verdi, a due passi dalla casa natale di Toscanini e che affaccia sul nobile Parco Ducale. La Corale è un circolo dotato di un simpatico bar, di un ristorante, di una sala per musica per il coro verdiano ed è un luogo che altrove sarebbe meta di pullman di turisti, mentre qui pare frequentato...

Panettone e dintorni

Chi ha avuto in sorte di vivere qualche pezzo d’infanzia negli anni 60 ha forse potuto percepire il fascino di un’epoca di passaggio e, con il passar degli anni, qualcosa che lentamente diventava la consapevolezza di aver attraversato frammenti di due vite diverse. La prima ancora radicata nelle consuetudini del passato e nelle tradizioni di un’Italia agraria e contadina - atmosfere che grazie ai genitori e ai nonni si riuscivano a percepire anche in città; l’altra più o meno decisamente affacciata ad una modernità che si annunciava con le sue molteplici lusinghe, comodità diffuse e facili consumi, elettrodomestici e caldi appartamenti, cinema e televisione, luci e supermercati, scale mobili come gioco di pomeriggi in centro, viatico tecnologico verso il piano superiore della Rinascente... verso commesse e oggetti sempre rilucenti.   Degli anni 60 restano nella memoria molte immagini e molti simboli; tra questi, e non ultimo, c’è certamente il panettone. Simbolo natalizio per eccellenza di quegli anni, simbolo decisivo della forza economica di una città - Milano - che stava diventando la vera...

La Grande Mela ovvero junk food, fame e...

Le immagini dello sciopero dei lavoratori delle grandi catene di fast food sono arrivate attraverso internet nella prima mattinata del 30 novembre. Durante la giornata gli schermi televisivi hanno via via evidenziato la portata della protesta ma soprattutto amplificato il valore simbolico ed emotivo di qualcosa che non era descrivibile solo in termini di rivendicazioni salariali, di giusta protesta sociale, né per l’eccezionalità di un evento che precedentemente non aveva mai visto la possibilità di azione sindacale in quel settore.   Quello che colpiva da questa sponda dell’Atlantico - e in particolare dalla sua “periferia mediterranea” - era non solo che fosse una protesta per la sopravvivenza (poco più di 8 dollari all’ora è la paga media di un lavoratore del settore contro un costo della vita reale di oltre 20 dollari ora per persona con un figlio in uno dei quartieri periferici della città ) ma che gli attori di quanto stava accadendo fossero dipendenti di Wendy’s, King Burger, Mc Donald, Five Guy Burger, Pizza Hut...   Del resto, se New York resta uno dei simboli della societ...

Omaggio a Za

Vivere – e crescere – per lunghe estati a Cerreto Alpi, piccolissimo paese sull’Appennino Tosco Emiliano, può educare contro ogni resistenza di bambino suo malgrado “cittadino” a un insieme di altri valori, paesaggi, affetti, sensazioni.   Solo in seguito, da adulti, si riesce a realizzare che vivere in quei luoghi ha  permesso di immaginare, quasi di avvertire, come potesse essere l’epoca preindustriale o almeno i suoi ultimi sussulti: in questo è stato un regalo inaspettato, perché un’estensione della vita.     Ancora verso la fine degli anni ’60 arrivare in paese, scendendo dalla macchina o dalla corriera – la Lazzi proveniente da Fivizzano o da La Spezia, dopo il treno da Genova – significava fare qualche centinaio di metri a piedi evitando di calpestare con le scarpe leggere le innumerevoli deiezioni di pecore, capre che punteggiavano la strada dalle lastre di ardesia. Più ingombranti ma già rare la presenza di quelle di mucche, muli, asini e cavalli, segno secondario seppur evidente di un’economia che stava tramontando rapidamente....

Filosofia e cucina

I filosofi in cucina di Michel Onfray (Ponte Alle Grazie, 2011) appartiene a quel filone letterario dove il cibo sembra ormai essere diventato “ingrediente indispensabile”.   In questi anni, nella saggistica come nella narrativa, il cibo e l’alimentazione sono stati presenti come semplice pretesto, corollario per un auspicabile aumento di interesse, ma anche come tema principale e quasi in tutte le forme possibili. Una tendenza e una “moda” di cui le società ricche sono testimonianza, a ulteriore dimostrazione di come la nostra sia una società del cibo pensato almeno quanto (in eccesso) del cibo consumato.   Il libro di Onfray tuttavia si colloca su di un piano diverso perché va diritto al legame tra cibo e pensiero, tra cibo e conoscenza, in una delle espressioni più feconde della nostra civiltà, vale a dire quella filosofica. Il sottotitolo – Critica della ragione dietetica – appare peraltro più indicativo a far comprendere gli aspetti filosofici legati alla scelta del cibo che quelli appunto dietetici.   Se per definizione dell’autore il libro è anche...

Santi e streghe / A cimma

  “Cè serèn tèra scùa carne tènia nu fàte nèigra nu turnà dùa e ‘nt’ou nùme de Maria tùtti diài da sta pùgnatta anène via”     Cielo sereno terra scura carne tenera non diventare nera non ritornare dura e nel nome di Maria tutti i diavoli da questa pentola andate via     Una nenia, una preghiera, un’implorazione, persino un esorcismo... solo casualmente qui in dialetto genovese. Poteva avere anche queste forme ciò che ha accompagnato la nostra storia nel quotidiano confronto con la natura e con le relative paure, domande, attese... Di questo confronto, il rapporto con il cibo è stato a lungo la parte più profonda e la cucina ha rappresentato la mediazione quotidiana attraverso cui venire a patto con quelle paure, soddisfare quelle domande e quelle attese. Uno strumento e una mediazione che non erano “scienza” e a cui si aveva accesso secondo il proprio ruolo - la cucina popolare è sempre stata femminile - le risorse personali, la natura di una regione o di un...